Armando Comi

Adventus Antichristi.

Parte 2.

2012 Imprimatur Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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14. Praga, 1363.
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Bastiano trattenne il fiato. Il calore del respiro si sarebbe condensato in una nuvola di vapore al contatto con l'aria. Si sentiva appeso al soffitto come un candelabro senza candele.
 inutile sent dire sotto la schiena, far i conti col priore appena decider di tornare.
E se fosse fuggito? sent domandare all'altro frate.
Abbiamo cercato ovunque. Secondo me avevano un piano e li ha raggiunti.
Passi, uno dei due camminava. Immagin a mente il percorso. I passi finirono nella stanza accanto, quella dell' enigma, solida e inespugnabile con le sue quarantatr lettere.
No, non  uscito da qui sent dire attraverso la parete, quindi ud i passi tornare indietro.
Non credo sia il momento di giocare con la porta gli rispose quello rimasto, andiamo, tra poco serviranno il pranzo, e il priore sar gi abbastanza furioso per Bastiano.
... o per l'inquisitore a pranzo con noi.
Pagheremo anche noi per questa storia del numero, per una colpa non commessa.
La menzogna che stiamo per raccontare  una colpa disse uno dei frati, io il numero l'ho visto come te, come lutti. E ho paura. Questa  la nostra colpa.
Che ti importa di dire o non dire la verit? Il numero  stato cancellato, ma  ricomparso nello stesso punto. Testimoniare di averlo visto non cambierebbe nulla, ti metterebbe solo nei guai. Il numero  tornato, con o senza la nostra testimonianza.
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I due frati parlavano a bassa voce, precauzione che lasci intendere a Bastiano che aria si respirasse fuori dal suo nascondiglio. Poi ud le voci sfumare, la fiamma del lume diradarsi al ritmo dei passi. Quindi silenzio.
Riprese fiato, non vide il vapore dalla bocca ma lo sent sulle mani che finalmente potevano godere dell'alito caldo.
Stava coricato di schiena, a pigiare il saio avido di umidit e sangue.
L'arco dell'ingresso, largo abbastanza da contenere una persona o forse due, introduceva in una stanza cieca. Questa aveva un controsoffitto pi profondo di quanto non si vedesse dal basso e un gradino insospettabile sul fondo. Anche provando a sbirciare salendo sul baule si doveva cedere al buio, come i due frati poco prima.
Avrebbe atteso il crepuscolo per uscire e manifestare la propria presenza con qualche segno, spostando qualche oggetto perch qualcuno si domandasse perch questa vanga  sul mio letto?
Bastiano sapeva. Sapeva delle chiavi. Sapeva dell'inchiostro. Sapeva del numero. Ma soprattutto sapeva che il topo aveva letto la Bibbia di Milic, e che per lui il numero era uno scherzo, una gherminella per fare un dispetto.
Sotto lo scapolare tocc il dorso rigido del libro. Poi spost la mano sulla coscia sinistra, il saio era zuppo. Aveva frizionato la ferita con delle erbe per alleviare il dolore, ma era molto estesa, dal ginocchio fin quasi al bacino, fasciata solo con un lembo del saio.
 Il gufo vola di notte, vede i conigli o le lepri correre, mammiferi che nel buio si sentono al sicuro perch pensano di non essere visti. La notte prima Bastiano era volato agile e veloce: corridoio, scriptorium, tavolo, infine la scrivania di Milic con il florilegio di vite di santi e la Bibbia. Aveva sfogliato il florilegio, contato cinquantatr pagine, controllato con i polpastrelli le imperfezioni della carta e strappato. Sapeva esattamente dove fosse la Bibbia, che era rapidamente passata dal tavolo al suo scapolare.
Il gufo caccia al buio, per un rapace vedere e sentire sono azioni simultanee. Un topo non pu fare rumore, non pu farsi vedere e sperare di raccontarlo ai propri simili.
Diede un morso al pane che aveva rubato per s e i compagni prima che lo lasciassero.
I due frati avevano parlato di un inquisitore. A quale genia apparteneva questo inquisitore? A quella dei padri di Wolfango o a quella dei padri di Milic? Le autorit che aveva conosciuto appartenevano a un'unica genia. Trista.
Avrebbe atteso che lucifero, la prima stella del crepuscolo, sorgesse.
Una volta uscito da quella stanza avrebbe raggiunto rapidamente il chiostro e poi le mura esterne.
La colonna vertebrale sembrava fusa con la pietra in un unico blocco di ghiaccio, le pareti come abbondanzieri raccoglievano il freddo di tutti gli inverni praghesi. Le pietre incastonate nelle mura a riscuotere l'annona in neve e grandine, un freddo custodito lontano dai raggi del sole, e un lui io geloso del proprio freddo.
L'ora del pranzo, avevano detto i frati. Si trovava nel controsoffitto da prima del Mattutino. Non aveva sentito le campane battere sesta. Cercava di non dormire per non concedersi inerme al buio.
Li ha raggiunti, avevano detto. Quindi Milic, Matthia, Goffredo e Uberto non erano ancora tornati. L'inquisitore era arrivato in convento senza di loro. Strano. Che Matthia non avesse deciso di lasciar perdere l'inquisitore e fuggire? Questo pensiero lo incup. Poi pens alle condizioni di salute di Milic. No, Matthia lo aveva portato dall'inquisitore, al caldo.
Fuggiti dalla prigione dell'Inquisizione? Lo sper. Almeno per loro.
Cancellato, ricomparso. Forse aveva sentito male. La mente di Bastiano procedette con la regolarit di un'ape mentre costruisce una cella esagonale. Cancellato, con ogni probabilit il priore aveva ordinato di farlo cancellare, cos da far credere che quel trambusto fosse stato inventato da Matthia e gli altri. Ronz ancora un poco, poi dovette arrendersi. Ricomparso. Corrug la fronte. Rimase a fissare un punto nel buio sopra di s, ricomparso. Qualcuno aveva avuto il coraggio di farlo. Qualcuno era andato nella cella di Milic, aveva visto il numero cancellato e lo aveva riscritto. Chi?
Bugiardo, si disse. La domanda era sbagliata. Stava ronzando intorno alla domanda vera, la stava rimandando, anche se l'aveva gi pronta, da molti anni.
Cosa? Cosa era entrato in quel convento? Le parole di Milic, le catene slegate erano segni del Creatore.
Chiuse gli occhi, sussurr alcune parole, poi altre, e poi altre ancora. Il salmo novanta. La riverberazione della preghiera di Bastiano si infranse contro quelle pietre secolari digiune di divino. Le parole diventavano immagini, Camminerai su aspidi e vipere, immagin una valle oscura tra due colline. Laddove avrebbe dovuto esserci un lago, immagin il brulicare di tutte le bestie indegne di camminare su zampe, condannate dal Creatore a strisciare. Pens alla propria anima che avrebbe camminato su quel lago di carni fredde e lucide aggrovigliate e nervose. Schiaccerai leoni e draghi, era cavaliere con spada e scudo, in ginocchio per ricevere la collata di benedizione da una mano santa. Non aveva dovuto vendere terre o servi per avere il cavallo e l'armamentario. Vide Gog e Magog corrergli contro e vide i compagni e fratelli d'arme, Matthia, Goffredo, Uberto e infine Milic. Con loro avrebbe vibrato colpi di spada su crani e giunture di leoni e draghi.
Avrebbero davvero combattuto fianco a fianco? Avrebbe rivisto i suoi fratelli?
Continu a tenere gli occhi chiusi. La recitazione del salmo si fece inframmezzata di parole e silenzi.
Questa  la chiave gli disse un frate in ombra in piedi accanto a lui. Bastiano lo guardava dal gradino in cui era incastrato, basso e stretto come una tomba. La chiave era un oggetto sferico e vitreo, che in mano si rivel molle e scivoloso. Un occhio umano. Sent le dita del frate ficcarsi, sottili come coltelli, nel bulbo oculare sinistro, e con una leggera leva far saltare fuori l'occhio dall'orbita. Guarda gli disse il frate e gett l'occhio strappato contro il soffitto attraversandolo come nebbia. Bastiano pens all'impenetrabilit dei corpi, ho paura gli disse. Guarda. Allora
Bastiano guard e intravide una statua seduta su un trono, il cui volto non si vedeva dal suolo. Teneva le mani giunte e sollevate davanti al viso, come se stesse leggendo un libro. Ai piedi della scultura vi era scritto: Aspettala. Bastiano prese la Bibbia da sotto lo scapolare e la lanci tra le mani della statua. Gli occhi della statua si accesero come fiammelle e parl: Nelle casse di re Salomone affluiscono ogni anno 666 talenti d'oro. Un sagittario punt l'arco contro gli occhi della statua, scocc la freccia che spense le fiammelle. La statua allora disse: Nel 1368 a Venezia verr rubato un talento d'oro dalle casse dell'Anticristo. L'uomo vestito di stelle verr... Lo scenario cambi improvvisamente, Bastiano si trov in un archivio, leggi ordin una voce. Bastiano prese un foglio, ma le scritte si muovevano come formiche. Ne afferr un angolo, lo strapp e lo mise in bocca. Poi mastic. Sent scendere la carta nello stomaco con dolore. Chi sei? domand Bastiano.
Una pietra aguzza gli comprimeva la palpebra. Apr gli occhi, fu come non averlo fatto. Si sollev leggermente, il dorso rigido del libro era andato a conficcarsi appena sotto la costola. Scost la copertina, il sollievo fu immediato. Si spost dal fondo verso l'uscita del controsoffitto, controll l'ingresso della stanza. Ricomparso, ripet a mente. Solo allora fu certo di essere sveglio.
Non aveva modo di stabilire per quanto tempo avesse dormito. Decise di scendere dal controsoffitto per ispezionare con cautela quell'ala del convento, per carpire qualche altra informazione. All'altezza della coscia sinistra la macchia di sangue si era allargata. Lasci la Bibbia nel controsoffitto, per muoversi pi agilmente. Di sghembo con il piede cerc un baule posto sul lato sinistro sotto l'arco, meglio non azzardare un salto da quell'altezza, troppo rumore, troppo dolore. Dopo qualche tentativo il piede sent il baule. Lo posizion in modo stabile, quindi scese. La coscia reggeva. Controll che la Bibbia fosse invisibile dal basso. Precauzione sciocca, la stanza era completamente al buio.
Si avvi verso il chiostro. Aveva contato otto passi dal baule al muro. Tre passi, la ferita si fece sentire.
Uno squittio nervoso, acuto, stridulo pietrific Bastiano senza motivo, infatti tutti i giorni squittivano topi ovunque.
Che timbro aveva la voce del sogno? Non seppe rispondere, ma sent alle spalle una presenza marmorea, fredda, bianca.
Avanz con le mani tese in avanti come chi gioca a mosca cieca. Cont altri cinque passi, con i palmi ispezion il buio e infine tocc il muro. Si scost sulla destra e fu nel corridoio. Percorse pochi metri in fretta. Arrivato a met non entrava ancora luce.
Che cosa pretendevate da me? Poggi la fronte contro la parete del corridoio. Chiese perdono. Le pietre accolsero quella confessione per conservarla per sempre nel silenzio del loro essere inanimate.
Raggiunse il chiostro, sbirci fuori, era una posizione sicura, poteva controllare senza essere visto. Rimase in attesa. Per un momento lo spettacolo della neve argentea, ferma e spazzata da raffiche di vento gelido, lo commosse.
Praga. Perch ci era tornato? Forse perch era abbastanza lontana, o forse per quella cerimonia suprema che aveva sentito dire si praticasse: il lancio dei morti. Si diceva che venissero accumulati i morti sotto le mura e che venissero lanciati fuori. I pellegrini che andavano a vederla svenivano. Aveva aspettato di poter partecipare, non da vivo ovviamente.
Era arrivato a Praga con il saio e un ricordo piegato in quattro.
Qualcuno diceva il mese prossimo, altri dicevano che quella cerimonia non esisteva.
Chi decide di suicidarsi non porta con s un ricordo. Il ricordo  il ripensamento, l'appiglio per cambiare idea che si presenta all'ultimo momento.
Era una pagina ben piegata, che veniva da lontano, dal passato. La portava per le mura di Praga, per lanciarla e lanciarlesi dietro, insieme agli altri morti. Per giorni aveva rincorso il rito, poi la fame lo aveva intimato di sbrigarsi se voleva partecipare da vivo. L'unico posto dove si mangia presentandosi con un saio  un convento. Quindi conobbe Goffredo, Uberto, Matthia. Continu per qualche tempo ad aggirarsi per le mura di Praga con la pagina, poi senza.
Infine decise di conservarla in un posto sicuro, e smise di incorrere il lancio dei morti.
Aveva smesso sette anni prima, anni passati in convento a sopportare le piccole cattiverie dei frati, cose da ridere. La monotonia della vita di convento aveva macinato anni, volati al vento come farina. Ma il passato non si abbandona come si abbandona una terra. In Europa ci sono migliaia di citt, e sparsi per queste citt ci sono migliaia di conventi. Bastiano sembrava alla ricerca del posto sbagliato. Il perch fosse sbagliato lo aveva capito con l'arrivo di Milic, in una sola notte di nove mesi prima.
Se qualcuno profetizzasse: resta in casa per sette giorni, cos eviterai la morte, come reagiresti? Se credessi nelle profezie resteresti in casa. Altrimenti usciresti ma ti guarderesti intorno con sospetto, perch di sicuro hai sentito la storia di qualcuno che  morto dopo un sogno, o dopo una premonizione. Tutti conosciamo storie che ci hanno insinuato il dubbio e se fosse vero? Il potere delle profezie  il dubbio. Bastiano aveva spiegato in questo modo a Goffredo e Uberto la natura delle profezie, un giorno, passeggiando sotto il colonnato:
Quindi la natura delle profezie  il dubbio?
No, la curiosit.
Ma sappiamo che non si sono mai realizzate.
Lo bevi il vino? S.
Sai che fa male?
Bastiano ricord con soddisfazione la faccia ammirata di Uberto.
Ma bere  un bisogno.
Anche la fine  un bisogno.
L'ammirazione era diventata malinconia. Non vide pi Uberto incantarsi davanti allo gnomone della meridiana, usare erbe per il mal di piedi, prendersi cura dell'orto, trascrivere su un foglio le quarantatr lettere dell'enigma. Lo sorprese invece in una notte tersa e fredda, a guardare l'alto. Negli occhi una di quelle giornate di fine settembre. E Bastiano era rimasto a guardare, a guardare Uberto, Milic, Praga. Il posto sbagliato, dove una notte di marzo torna il passato. E ti trova l ad aspettarlo da sette anni, si disse Bastiano.
Il chiostro ghiacciato aveva l'immobilit artificiale di certi affreschi. Pare che Cola di Rienzo volesse lasciare Praga per due ragioni: troppo freddo, poco vino. Bastiano si era abituato all'uno e all'altro. Si era abituato al priore, alla liturgia delle ore, a Wolfango. Il gufo e il topo hanno occhi adatti al buio. Il topo di notte gioca, esplora, rosicchia. Rode legni e le corde che reggono le campane. Il gufo non l'aveva fermato ed era rimasto a guardare, come andr a finire?
Sent una goccia si sangue solleticargli il polpaccio, percorrere la pelle fino al piede.
La ruota della fortuna non  mossa dal topo o dal gufo. Compie una rotazione intorno a un asse eterno e immutabile. Anche san Pietro aveva provato a fermare san Paolo. I due si odiavano, erano gelosi, invidiosi. Paolo non aveva mai conosciuto Ges, ma aveva molto pi successo di Pietro. Ritengo di non essere in nulla inferiore a questi superapostoli, diceva Paolo prendendo in giro Pietro. Anche loro erano un gufo e un topo, incapaci di fermare la ruota, pensava Bastiano, quando un rumore lo scosse.
Una porta aperta, dalla parte opposta del chiostro.
Passi sulla neve.
Il gufo allung il collo.
Due frati trascinavano sulla neve un grande sacco.
Si dirigevano verso di lui.
Salire le scale rappresent un inaspettato gioco d'equilibrio. L'inquisitore aveva ordinato di essere condotto nello scriptorium, lo seguivano il priore, il frate bibliotecario, Wolfango.
I libri erano custoditi lontano dal contatto diretto con i raggi del sole e preservati dall'umidit attraverso un sistema di ricambio dell'aria, i cui condotti erano stati ricavati nelle pareti.
Chi  l'ultimo frate che ha richiesto dell'inchiostro? domand l'inquisitore al frate bibliotecario.
Non ricordo con precisione rispose il frate. Mi sembra
che sia stato Uberto, ma di sicuro non lo ha chiesto per s, dato che non sa leggere n scrivere.
Limitati a rispondere alla domanda.
Volevo solo... prov a dire il bibliotecario.
Voi dovete comprendere lo interruppe il priore. I frati di questo convento...
... non sono avvezzi a inquisizioni lo anticip l'inquisitore. Lo avete gi detto. Poggi una mano sulla parete, chiuse e riapr gli occhi per mettere a fuoco i gradini. Tacete. Quando parlo io voi non esistete.
I miei frati non dovrebbero pagare le colpe di un gruppo di cani tenuti al guinzaglio da un eresiarca. Milic vuole l'Anticristo, e voi?
Prego?
S, voi... perch invece di farmi domande inutili su Bastiano non provate a fermarlo?
L'inquisitore temette di sollevare il piede sul gradino successivo.
L'Anticristo  a Praga, nella capitale dell'impero.
L'inquisitore dovette appoggiarsi alla spalla del priore. Questo gli diede un paio di pacche sulle nocche della mano e ammicc al bibliotecario che trasse un sospiro di sollievo.
Dietro di voi disse l'inquisitore senza mollare la spalla.
Il priore si volt. Non fece caso a Wolfango che arretrava di un gradino. Dietro di voi cosa? domand.
Non lo vedete?
Chi dovrei vedere? replic il priore scrollandosi di dosso la mano dell'inquisitore. Ma non capite? Milic non  venuto qua con i propri piedi,  stato scortato dalle guardie imperiali che mi hanno ordinato di custodirlo. Perch secondo voi?
Se era cos grave perch non lo hanno spedito ad Avignone?
Non fate finta di non saperlo.
L'inquisitore sentiva di essere in un labirinto. Fingere di conoscere la strada aveva fatto correre troppo il priore, e lui iniziava a restare indietro. E non gli piaceva restare indietro, voi siete cos sicuro di saperlo? Milic vuole l'Anticristo.
E voi volete anticiparlo disse l'inquisitore.
Wolfango scese ancora un gradino. La bocca secca.
Cosa c'entro io con...
L'inquisitore indic con il pollice dietro la propria schiena.
Il priore si volt di scatto.
Ha confessato che siete stato voi disse l'inquisitore.
Wolfango corse gi per le scale.
Il priore gli corse dietro. Goffo.
Allora? ironizz l'inquisitore.
Topo, ratto schifosooo url il priore con una mano premuta sul fianco, fermo per riprendere fiato. Prendilo, corri url al frate bibliotecario.
Stai fermo disse l'inquisitore che si era gustato la scenetta e anche voi. Possiamo rimediare senza complicazioni.
Il priore era ancora a met delle scale. D'un tratto, come se avesse visto la Madonna, giunse le mani, cadde in ginocchio su un gradino e inizi a pregare.
Siete correo disse l'inquisitore.
Il frate bibliotecario incollato al muro, rigido.
Conoscete la questione dell'intentio?
Il priore continuava a farfugliare la preghiera, inginocchiato per le scale come dinanzi a un altare.
Quello che state facendo pu chiarirvela. Mentre pregate, la vostra intenzione  salvarvi da un processo. Cosa dovrei valutare? domand l'inquisitore, la vostra preghiera o lo scopo della vostra preghiera?
Il priore pregava e ascoltava. L'inquisitore puntava a sottometterlo elencando le accuse che avrebbe potuto portare davanti a un tribunale, ma lui continu a pregare.
Mi fa piacere che abbiate capito disse l'inquisitore come se il priore avesse confermato tutte le sue parole, voglio che mi sia dato libero accesso a ogni libro della biblioteca. Nel dirlo lanci un'occhiata al frate bibliotecario. Il tono non ammetteva repliche. Voglio sapere da dove viene la storia degli angeli lussuriosi...
La preghiera bisbigliata del priore continuava in sottofondo.
E un'ultima cosa... fece una pausa.
Il priore smise di pregare. In ginocchio com'era guard l'inquisitore tenendo le mani giunte.
Dovete dirmi perch avete fatto riscrivere il numero.
Il priore si alz di scatto, sal in fretta le scale, si gett ai piedi dell'inquisitore. Mettetevi qui accanto a me disse con le lacrime agli occhi. Pregate. Anche tu rivolto al bibliotecario.
Falso pentimento elenc l'inquisitore.
Wolfango non sa nulla di tutto ci, ha agito di testa sua per avere il priorato, lo ha fatto solo per creare uno scandalo e io ho solo fatto il suo gioco. Confesso che volevo Milic lontano da qui per cercare in pace ma, ribadisco, Wolfango di tutto ci non sa nulla. Aiutatemi, voi dovete aiutarmi. C onfesser tutto.
No, non vi confesser. Non mi vincolerete al segreto confessionale disse l'inquisitore. Che significa che non sa nulla?
 un topo di fogna, vede poco e male, fiuta le cose ma niente di pi. Io ho ordinato che il numero venisse cancellalo, poi mi sono messo a cercare.
Cosa? si chiese il bibliotecario senza parole per formulare la domanda.
Il priore strinse un lembo della tonaca dell'inquisitore e vi affond il volto umido di lacrime e muco.
L'inquisitore lo scans come si fa con un cane in calore che monta una gamba.
Gli avete solo ordinato di cancellare il numero? domand l'inquisitore allontanando con il piede il priore.
S, e deve essere stato lui a riscriverlo appena uscito dalla sala del capitolo.
Perch avrebbe dovuto riscriverlo? domand l'inquisitore.
Non  entrato nessuno nella cella di Milic la voce del frate bibliotecario si intromise, timida.
Il priore e l'inquisitore lo fissarono. Il priore stupefatto. L'inquisitore preoccupato. Come puoi dirlo? domand quest'ultimo.
Nessuno di noi  tornato nella propria cella rispose il bibliotecario. Siamo rimasti tutti l davanti dopo la cancellazione.
E il numero era gi ricomparso? domand l'inquisitore.
No, quando siamo andati via non c'era alcun numero.
Mi avevate detto che la cella era rimasta incustodita.
Lo era, infatti rispose il priore che aveva nel frattempo ripreso animo. Voi conoscete la curiosit dei frati. Un episodio del genere li avr tenuti svegli a curiosare nei pressi della cella di Milic.
E Wolfango? domand l'inquisitore a entrambi.
Io l'ho lasciato sulla soglia della sala del capitolo, quando  venuto a dirmi che Matthia sarebbe partito con Milic disse il priore. Gli ho fatto cancellare il numero appena la cella di Milic  rimasta vuota, l'inchiostro  andato via subito.
Noi lo abbiamo visto dirigersi verso la sua cella. Avremmo voluto avere da lui dettagli sulla vicenda, ma lui ci ha ignorati e si  chiuso dentro disse il bibliotecario.
E non  pi uscito?
No, fino al vostro arrivo  rimasto nella sua cella.
E voi?
Il priore  salito a controllare, e siamo spariti tutti rispose il bibliotecario.
Il priore nel frattempo si era rialzato, con due colpi di mano aveva ripulito la tonaca all'altezza della ginocchia.
Voi perch pensavate a Bastiano?
Secondo voi perch? rispose il priore.
Il bibliotecario non accenn a domandare a cosa si riferissero. Fu questo che convinse l'inquisitore a smetterla con quel gioco.
Non  entrato nessuno ribad il bibliotecario.
Quando avete ordinato ai frati di ritirarsi, non avete visto Bastiano.
Il priore conferm strizzando la bocca e scuotendo il capo.
Lo scriptorium? Anche l c'era qualcuno a controllare?
No, non che io sappia rispose il bibliotecario, come se fosse una colpa non controllare la biblioteca di notte.
Stamattina hai controllato che non mancasse nulla? Che lutto fosse in ordine?
No rispose il bibliotecario che in testa si accusava perch non lo hai fatto? Io registro i volumi che leggono i frati. Molti lasciano i libri sui tavoli, io poi li ripongo negli scaffali, anzi spesso lo fa il mio aiutante.
Fammi strada ordin l'inquisitore che aveva ottenuto quel senso di colpa che porta gli interrogati a parlare.
Ho capito cosa  successo disse il priore, affannato per le scale. Se il numero  stato riscritto e nessuno  entrato in quella cella, c' una sola soluzione... recuper fiato.
Ma  impossibile apostrof l'inquisitore incredulo.
Bastiano  ancora in quella stanza, mander subito qualcuno a controllare.
Fermo, non serve. Matthia mi ha accennato a un litigio Ira lui e Bastiano prima della partenza, ci significa che era con loro.
Il priore si sent come quelle pecore che qualunque direzione prendano hanno un cane che le riporta al gregge, e non possono far altro che obbedire. L'inquisitore era a Praga perch al papa serviva un pretesto per ricattare Karl IV. L'uomo che precedeva il priore di qualche gradino era infatti il miglior cacciatore di pretesti dell'Inquisizione praghese avesse. In convento doveva sentirsi come un gatto in una fogna.
Cosa ci guadagneresti dall'avere Wolfango per priore?
Il bibliotecario non pensava di dover rispondere ad altre domande. Soprattutto non era sicuro di aver capito quella appena postagli. Rimase a pensarci un attimo di troppo.
Potresti essere stato tu a riscrivere il numero afferm candidamente l'inquisitore. Per aiutarlo.
Questa  una terrizione, fare domande simili  come mostrare gli strumenti di tortura. Vi ricordo che siete qui in via non ufficiale.
Lo avete fatto di nuovo disse l'inquisitore.
Cosa?
Vi ho detto che quando faccio domande dovete stare zitto.
L'inquisitore prosegu per raggiungere lo scriptorium.
Il frate bibliotecario faceva strada, non aveva risposto all'inquisitore. Aveva l'impressione che quelle domande servissero solo a tenere sotto pressione il priore.
Sapete cosa sto cercando, vero? disse l'inquisitore. Ricordate che posso sottrarvi tutti i privilegi del vostro ufficio.
Il priore era assente.
Ho bisogno della Bibbia di Milic per capire com' stato ottenuto 1368.
Il priore fissava un punto sopra la rampa delle scale.
Il frate bibliotecario e l'inquisitore si scambiarono uno sguardo interrogativo.
Non ci sono. Non vi  nulla che possa esservi di alcun aiuto, n nella Bibbia di Milic, n tra gli scaffali dello scriptorium.
Se state cercando di tenermi lontano da Abelardo, Piero Giovanni Olivi o Gioacchino da Fiore... come vedete  troppo tardi. So che li camuffate in un florilegio di vite di santi.
Chi vi ha detto questa menzogna? Io non so nulla di questi testi replic il frate bibliotecario sgomento.
Il priore questa volta non disse nulla.
Lo so disse il priore. Ma non  una menzogna. Questi nomi ci sono e vengono letti.
Il priore sembrava uno di quei neonati che ancora non distinguono volti e suoni.
Degli scritti di Matthia cosa sai?
Mi sembrano chiose rispose il bibliotecario, commenti a passi biblici. Ma non li ho mai letti.
Dove li conserva?
Non lo so, ma non in biblioteca.
E invece di Cola di Rienzo e dei figli degli angeli cosa sai?
Non ne sa nulla rispose il priore riemerso dal sottosuolo.
Vi ascolto disse con fermezza l'inquisitore.
Se proprio volete sapere dove ho letto le storie degli angeli caduti, allora dovr deludervi, perch non le ho lette da nessuna parte. Mi sono state raccontate da un frate che ne conosce sin troppe di queste storie. Mi riferisco a Bastiano, che le ha apprese da un eremita immurato. Non so altro.
Un frate immurato, dove? domand l'inquisitore stupito da quell'assurdit.
Dice di averlo trovato durante un viaggio, mentre vagava per le campagne intorno alla citt di Druguntia.
Druguntia? E cosa ci faceva frate Bastiano in quel covo di eresie?
Il peggiore degli ordini catari aveva trovato luogo in quelle terre, vi erano campagne dove addirittura non sapevano chi fosse Cristo.
Non so cosa lo abbia spinto sin l. Voi cosa pensate si trovi di cos interessante a Druguntia?
Dovrei sapere anche questo? Pens l'inquisitore.
Ma anche Bastiano pensa che Milic appartenga alla progenie dei figli degli angeli caduti?
La voce del priore si fece cattiva: Bastiano era qui per lui.
Ma vivono nella stessa citt da anni osserv l'inquisitore.
Prima delle profezie di Cola di Rienzo Milic era un uomo qualsiasi, poi ha iniziato ad avere visioni.
Quando avete sentito quel latrato nella sua cella, non avete pensato a uno scherzo?
Non era solo un latrato. Qualunque cosa fosse in quella cella stava parlando con Milic.
Perch avete deciso di raccontarmi solo oggi queste cose?
Perch  uscito il numero rispose il priore come se stesse dicendo la cosa pi ovvia. Sto cercando le vostre stesse cose da anni, e siete l'unico che pu aiutarmi. Nel sottosuolo di Praga succedono cose strane. Cose che vedranno presto la luce. E quel giorno vorr essere lontano, ma non a inani vuote. Aiutatemi a cercarle.
Anche io devo confessarvi una cosa.
Il priore lo guardava come se le parole fossero mosche da catturare.
Io non sto cercando nulla.
Vergognatevi disse tra i denti il priore.

15. Praga, 1363.

Nessuno sarebbe andato a cercarlo nella sala del trono, non nella notte di Natale. Il cortile interno del castello sembrava una pista da ballo senza divertimento. Si sedette, poggi la fronte sul polso e il gomito sul ginocchio. Lentamente la corona inizi a scivolargli sulla fronte. Se la tolse e la pos su un seggio vuoto.
Obbed a un impulso e si volt. Dalla porta socchiusa due occhi lo fissavano. Prese il lume ma non and subito a controllare, aspett che il calore della fiamma si diffondesse dai polpastrelli alla mano.
C'era davvero bisogno di andare a vedere chi fosse?
La barba curata non mascherava la malinconia, il senso di colpa. Quella colpa che ancora lo spiava.
Sent dei passi, era il cameriere che doveva spogliarlo. Per tutti i sedici anni del suo regno non era mai entrato nella sala del trono senza indossare abiti ufficiali, anche in quel momento li portava addosso. La Fortuna gli aveva giocato il brutto tiro di fargli ottenere la corona nell'anno della Peste Nera, quando anche le mura delle case trasudavano liquami sporchi e i campi sembravano laceri. Karl sapeva che la ruota della fortuna girava: chi era sopra, un giorno avrebbe potuto trovarsi sotto, se ci fosse capitato a lui, avrebbe voluto almeno la dignit degli abiti, fosse stato solo per presentarsi davanti al Grande Turco o alla Peste Nera.
Quando sent che la mano era calda, usc dalla sala. C'era solo il cameriere. Chi altri doveva esserci?
Si fece accompagnare in camera da letto.
Si sedette al bordo del materasso. Estrasse l'encolpio che portava al collo. Dalla strada, echi di risate che il vento irriverente faceva passare dagli stipiti. Karl si assicur che la porta fosse ben chiusa. Il castello avrebbe potuto ospitare tutti i poveri di Praga, ma i poveri di Praga quella notte preferivano essere dov'erano, in giro, tra strade e piccole chiese che per la festa di Natale diventavano sale da ballo. Dalla finestra il fiume sembrava un animale strisciante, nero e liquido, capace di introdursi attraverso gli orifizi di Praga. Una donna salt fuori dal buio con un boccale in mano, rimase barcollante a guardare in direzione del castello, url sguaiatamente qualcosa mettendosi il boccale in mezzo alle gambe.
Karl sciolse il laccio, la tenda cadde pesantemente sulla finestra. Fuori i festeggiamenti continuavano. Strinse nel pugno l'encolpio fabbricato con un pezzetto del velo servito a impiccare santa Ludmilla. Le ossa della santa riposavano nel vicino convento di san Giorgio.
Si sedette sul letto, cont: tre cuscini, tre lumi, tre libri. Alle quattro aste che reggevano i drappelloni del letto a baldacchino Karl ne aveva fatto aggiungere una quinta. Il numero di oggetti era importante. Tre come la trinit. Cinque come le ferite nel costato di Cristo.
Davanti al letto, il dipinto di un santo curvo e con lo sguardo torvo, vestito di una tunica blu che mostrava un libro aperto. La fiamma della candela agitava il blu. Il santo indicava la pagina, cosa leggere, come leggere.
Distolse lo sguardo dagli occhi del santo e dalla Bibbia. La tenda mossa leggermente dal vento.
Non ha nulla a che vedere con la fede disse Karl richiudendo la porta dietro di s. L'indemoniato di Gerasa non era un uomo malvagio, eppure Legion si era impossessato di lui costringendolo a vivere tra le tombe, girare nudo tra i cadaveri, ululare di notte e pestarsi le cosce a pietrate.
Milic sembrava inghiottito dal suo abito largo e lungo. Karl continuava a parlargli, non si era accorto che era rimasto indietro.
Maest, non vi sento, voi continuate a parlare ma io non vi sento. Ho provato ad ascoltarvi, ma loro sono tanti, urlano. Tra poco trover il coraggio di domandarvelo. Se sarete onesto ve le mostrer, le ho qui con me. Voi Cola di Rienzo lo avete conosciuto, vi ha rivelato le cose che saranno.  triste, per conoscere il futuro basta vivere e, momento per momento, il futuro diventer passato. Allora perch esistono le profezie? Perch qualcuno deve conoscere il futuro in un momento solo?
... nulla a che vedere con la fede Karl si volt.
Milic parlava da solo.
Karl gli and vicino, non ricordava di avergli chiesto perch avesse voluto quell'incontro.
Io devo vedere l'inquisitore le parole uscirono senza che Milic si aspettasse di poterle davvero pronunciare.
L'inquisitore? domand Karl come se gli avessero detto il nome di una malattia grave.
Io non volevo, ma mentre cercavo dei documenti ho trovato altro.
Karl guard in direzione dell'archivio, Arnost ti ha voluto qui in cancelleria perch sa che ci sono carte delicate.
Perch vi fidate di me?
Perch in Germania abbiamo messo il primo mattone per una Chiesa pura disse Karl. E senza di te non ci saremmo riusciti.
Milic con il piede spost un sassolino: Chi costruisce un edifcio ne conosce i punti deboli e potrebbe distruggerlo.
Per questo serve gente fidata disse Karl. Come te.
Come me ripet Milic. In realt se lo stava domandando.
Passarono sotto il portico dell'ingresso del castello. Era marzo. Il cortile era pi animato del solito. Karl e Milic galleggiavano tra la gente come gocce d'olio sull'acqua. Milic aveva bisogno di sedersi.
Perch vuoi vedere l'inquisitore?
Voi non dovete fidarvi di me disse Milic, fin quando non avr parlato con lui.
Karl lo fiss.
Le cose che dir o che far in futuro, vi prego... non vi fidate.
Mentre pronuncio la parola futuro  gi passato. Fu-tu-ro. Tre ultimi, ed  gi passato. Ora invece non  pi cos, ora  tutto circolare, senza senso come tu-ro-fu, ro-tu-fu... Il tempo ha senso se va da 1 verso 2 e poi 3. Ma io ho visto il futuro in un solo istante, come mi affresco dove mani, corone, zampe, foglie, piedi, corsi d'acqua, pagnotte, monete, culi, fiori, uova e scheletri sono stati buttati a manciate sul piatto di una bilancia per essere venduti a peso.
Quando Milic sent di essere chiamato, Karl doveva aver pronunciato a voce alta il suo nome almeno tre o quattro volte.
Che ti succede? disse Karl mentre lo scuoteva dalle spalle.
Non lo so rispose Milic devo vedere l'inquisitore.
Salirono la prima rampa di scale. Milic dovette fermarsi un momento, zoppicava, cercava una panchina come un assetato l'acqua.
Quello che si trova in quegli archivi disse Karl non  mio, o tuo, o dell'arcivescovo. Accordi di pace non ufficiali, documenti di processi non regolari... sono l'aria degli Stati. Lo sanno i nostri amici e anche i nostri nemici. Eppure certe battaglie si combattono sugli scandali, quindi...
Milic si lasci cadere su una panca sotto una finestra, stese la gamba sinistra, si abbandon esausto.
La prima stanza del castello, un piccolo atrio che immetteva nell'enorme sala delle giostre, era disadorna ma pulita e confortevole. Karl amava mantenere gli spazi vuoti, con pochi arredi. In quel momento l'imperatrice pass con tutte le sue dame. Milic la vide allontanarsi lasciando una scia di profumi e risatine. Non riusciva a immaginare l'imperatore mentre faceva l'amore con quella donna. L'imperatore  uno strumento nelle mani di Dio, attraverso il quale Dio dispone le cose in terra, non un uomo che rotola tra le coperte di un letto. In fondo un imperatore non deve essere felice come gli altri uomini, non deve godere delle loro stesse cose. Cristo non rise mai, era inseguito dalla sua ombra: l'Anticristo.
Cosa hai trovato? domand Karl.
Da quanti anni non entrate nell'archivio? domand Milic.
Sei un impiegato della cancelleria, non puoi disporre delle carte imperiali senza consultare me.
Sarebbe bastato tirare gi qualche incartamento continu Milic. Invece no, le cose sono incastrate nel mondo. Alcuni di noi devono trovarsi in un punto del mondo in un determinato momento, perch uomini ed eventi hanno degli appuntamenti fissati da Dio al principio dei tempi.
Una folata di vento spalanc la finestra dietro le loro teste. Milic trov la propria immagine riflessa davanti a s.
Colp il vetro.
Karl scans l'anta cercando sul vetro ci che aveva terrorizzato Milic. Vide solo il proprio riflesso. Forse Milic aveva confuso la propria immagine con altro.
Pensi che fosse un tuo appuntamento con il destino? disse Karl. E perch non una carta archiviata male? O qualcosa che conosciamo tutti e della quale potremmo ridere insieme?
Milic continuava a guardare con aria ostile il riflesso della finestra.
Il tuo appuntamento con il destino potrebbe essere utile a tutti.
Karl scrut Milic, fu attratto da quella follia. Ma torn immediatamente a essere imperatore. L'arcivescovo pu fare pi dell'inquisitore per te sugger Karl. Perch non vai a riflettere da qualche parte? Un convento ad esempio. Posso chiedere al priore del convento francescano di ospitarti. Chi ?
Non lo conosco molto bene, non credo sia un esempio di morale. Tuttavia il convento  a qualche ora da Praga e possiede anche una biblioteca. Prima di parlare con l'inquisitore, cerca nella Bibbia. A volte siamo messi alla prova in modi che non possiamo prevedere. Non farti sopraffare dalla malinconia.
Credete in quello che  scritto nella Bibbia? domand Milic.
Karl giustific quella domanda offensiva perch sembrava rivolta al riflesso sulla finestra.
Milic recit: Ci sar sulla terra un Quarto Regno diverso da lutti gli altri e divorer tutta la terra, la schiaccer e la stritoler. Allora? domand. Credete anche in questo?
Ci sono quattro sensi per leggere la Bibbia, uno letterale e tre spirituali. Non sempre chi  ben istruito o possiede molte conoscenze specifiche riesce a rispondere a domande semplici e dirette. Questa incapacit porta la gente a pensare che chi studia troppo non si ponga domande semplici, lira esattamente quello che stava capitando a Karl.
Hai trovato una spiegazione per la profezia del Quarto Regno?
Milic tacque.
Non avrai pensato che il Quarto Regno sia il mio? Karl lo ipotizz ridendo. Torn serio quando vide che Milic non ricambiava. Ascolta aggiunse in un impero grande quanto questo  impossibile non avere nemici. Tutte le carte dei processi lo dimostrano. Se hai letto di qualche eretico che pensava al mio regno come al regno che divorer la terra, guardati intorno.
Un intenso profumo di primule eccitava il crepuscolo di marzo, un brivido percorse la gamba stesa di Milic.
Ogni processo per eresia  stato condotto su supervisione di un inquisitore e approvata da Arnost, sempre.
Questo rende i processi regolari, ma non giusti afferm Milic.
Karl chiam un cameriere. Ordin due cose: di portate tutte le carte dei processi per eresia, e di mandare a chiamare Arnost al pi presto.
La tenda si gonfiava come la vela di una nave, mentre per strada un boccale si infrangeva seguito da una sonora bestemmia.
Il santo in blu non smetteva di spiare il bordo del letto, era passato meno di un anno.
Ordini precisi?
Ordini che valgono pi dei vostri ribad Milic.
Arnost gett un'occhiata a Karl che gi si protraeva in avanti pronto a reagire. Che forma di governo  quella dei nostri tempi? domand.
 un impero rispose Milic perch?
Secondo te, sopra l'impero c' Dio?
S.
Sopra una monarchia?
Sempre Dio.
Sopra una democrazia?
Dio.
Bene disse Arnost e se non fosse cos?
Milic e Karl fissarono Arnost come chi sta per ascoltare una storia mai sentita.
Se sopra l'impero, la monarchia e la democrazia ci fosse un'idea?
Che idea?
Un'idea che tutti sanno che sar sempre l, che cambier solo forma.
Anche Dio  sempre l e cambier forma replic Milic.
No, Dio non cambia forma. Dio  immobile, eterno, saremo noi ad andare verso di Lui. Lui non cambier forma per noi.
Allora di che si tratta? Quale sarebbe questa idea?
Arnost tenne in bocca la parola che stava per pronunciare, come si tiene il buon vino prima di berlo potere disse. E attese che gli chiedessero una spiegazione, cosa che avvenne un istante dopo. Quanti sudditi sanno cosa faccia l'imperatore durante i consigli? Quanti contadini conoscono il nome del consigliere che gli aumenter le tasse? Quanti artigiani sanno la differenza tra impero e monarchia?
Dove volete arrivare?
Il governo non  una persona o una legge. Il governo  un'idea, l'idea che ci sia un potere, qualunque esso sia, che dice al popolo cosa fare, dove andare, cosa mangiare. Ed  sempre la stessa idea, lo fu ai tempi di Alessandro Magno, a quelli di Nerone e di Liutprando.
Con questo volete dire che gli ordini che ho ricevuto vengono da me stesso? Dalla mia voglia di avere un potere che mi governi? domand Milic.
Come mai voi profeti ricevete solo ordini da eseguire, e mai responsabilit da assumervi? Non ho mai detto di essere un profeta, non sapete di cosa state parlando.
Arnost sorrise come se avesse sentito una battuta.
Per te l'inquisitore  il babbo a cui chiedere cosa devi fare.
Voglio solo capire alcuni passi della Bibbia.
Come quello del Quarto Regno?
Anche.
-  curioso disse Arnost.
Cosa?
Ricevi ordini superiori ai nostri continu ma hai bisogno di un uomo per farteli spiegare.
Non mi devo far spiegare degli ordini, ma dei passi della Bibbia.
Dovresti avere l'umilt di riconoscere che si tratta di un tuo limite. Se non sei capace di leggere la Bibbia, questo non ti d il diritto di mettere in pericolo Praga andando a raccontare che si conservano eresie.
Obbedir comunque agli ordini che ho ricevuto.
Nessuno te lo impedir, solo aspetta di capire cosa ti sta... toss. Prese fiato. Toss ancora.
Milic si alz e and dritto a prendere un cilindro che sembrava un cero consumato. Era un calice che secondo una leggenda era servito per trasportare il cuore di un uomo innamorato, ucciso dal padre di lei. La donna amata che aveva ricevuto il cuore nel calice si era avvelenata. Quando Karl convocava Milic e Arnost in quella stanza, Arnost usava bere solo da quel bicchiere che in qualche modo era diventato il suo.
Na zdrav gli disse Arnost prendendo il bicchiere.
Na zdrav, salute rispose Milic.
Era un brindisi ironico che facevano in ceco per prendere in giro Karl. Un'abitudine che avevano inaugurato in Germania, quando si erano trovati insieme a dettare le regole contro la Chiesa corrotta. Era l che era iniziata anche la tosse di Arnost. Brindavano con l'acqua per augurarsi una salute che lentamente ma inesorabilmente stava abbandonando il vecchio arcivescovo. Forse era il motivo per il quale aveva rifiutato di diventare papa.
Arnost bevve, e la tosse si calm.
Aspetta di capire fece uno sforzo per alzarsi, cosa ti sta succedendo concluse. E usc dalla stanza lasciando Milic e Karl soli.
Ci andr rispose Milic.
Karl lo guard mentre riponeva il calice e disse ti servir. La vita di un convento pu aiutare.
Arnost sar contento.
Quando glielo dir penser che hai fatto la scelta giusta disse Karl. Potrai lasciare il convento quando vorrai aggiunse.
Quando verr il Quarto re.
Karl ripiomb in un lago scuro.
Proferir parole contro l'Altissimo e insulter i santi dell'Altissimo; penser di mutare i tempi e la legge. I santi gli saranno dati in mano per un tempo, tempi e met di un tempo.
Come ti ha detto Arnost...
Ho scoperto quello che nascondevate lo interruppe Milic.
Secondo te, con un papa ad Avignone e i principi pronti a farmi cadere mi metto a conservare eresie nel mio...
Secondo voi, perch Arnost non ha voluto sapere... Improvvisamente il volto di Milic si contrasse in un ghigno.
Karl sgran gli occhi, si alz di scatto.
Le membra di Milic si irrigidirono, inizi ad agitarsi coma un'anguilla fatta a pezzi: Non cos, non cos disse Milic a qualcuno che non era Karl. Mi dispiace... non io, vi prego... non c' luce, no... perch io?... No, non continuate, vi prego... smettetela... non so cosa significhi... non sto cercando di fuggire... lo so ovunque e in qualunque momento... voi potete, lo so Milic mantenne per qualche istante le braccia a croce, rigide come rami secchi.
Si afflosci a terra come un sacco vuoto.
Karl apr la porta, Arnost  partito?
Non ancora gli rispose il cameriere.
Portamelo qui subito.
Osserv il cameriere andar via. A giudicare dall'espressione tranquilla dell'uomo, fuori dalla stanza non doveva essere trapelato nulla, nessun rumore, nessuna parola.
Karl si segn tre volte.
Arnost apr senza bussare, vide Milic a terra.
Cosa  successo?
Era malinconico da qualche tempo Karl senza controllo.
Questo lo avevo visto, ma che ci fa l a terra?
Indemoniato, era indemoniato.
Non  il momento di dire sciocchezze disse Arnost soprattutto di dirle a lui.
Karl not il tono insolito di Arnost. Perch sciocchezze? Io ero qui, l'ho visto, l'ho sentito.
Karl prese fiato, si segn ancora e raccont.
Si chin su Milic, lo guard con interesse e ammirazione, come un reperto antico appartenuto a una civilt sepolta nel buio dei millenni.
Non credi sia opera del demonio?
Arnost guard Karl come si guardano i bambini che hanno paura del buio.
 ossessionato dalle profezie disse Karl
Infatti ha creduto di essere rapito in estasi.
Perch escludi il demonio?
Arnost aveva messo le mani in tasca a Milic, andando a toccare la coscia sinistra.
Non lo escludo.
Karl si allontan.
Quando fu abbastanza lontano, Arnost tast l'interno della coscia di Milic. Questo non mi piace disse cambiando colore. Lev la mano dalla gamba e si concentr su altro. Dalla tasca esterna della guarnacca di Milic estrasse un foglio.
Il crepuscolo praghese entrava nei petti rimestando umori freddi e caldi. Per i cortili del castello il vociare si era via via spento.
Numeri senza senso sentenzi Karl sbirciando il foglio.
Milic iniziava a rinvenire. Karl strapp il foglio dalle mani di Arnost, come per fare pi in fretta. Che calcolo ? domand.
In un angolo in basso a sinistra c'era disegnato un piccolo crocifisso dal quale gocciolava sangue dentro una coppa che andava a insozzare un volto femminile.
L'Apocalisse? domand Karl indicando il disegno. Il passo della grande prostituta che brinda con il sangue dei potenti della terra?
Il disegno rappresenta quel passo, accanto c' la Lettera di Giovanni. Dove sono le carte dei processi per eresia?
Karl indic un baule.
Arnost lo apr, ficc le mani tra i fogli. C' tutto disse  solo malato.
Karl lo guard perplesso: Come fai a dirlo dopo una sbirciatina di pochi secondi.
Arnost sollev un fascicolo datato 1350.
Karl lo riconobbe e chin il capo.
Ecco da dove vengono gli ordini ai quali pensa di dover obbedire l'incartamento dell'anno 1350. Il processo con le profezie della Sibilla e di Merlino portate a Praga da Cola di Rienzo. Le ha studiate e questo  il risultato.
Karl lesse sul foglio la Prima Lettera di Giovanni: Figlioli, questa  l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'Anticristo, di fatto ora molti Anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che  l'ultima ora. Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri.
Quarto Regno, Anticristo... vi ricorda qualcuno?
Karl imbarazzato.
Arnost estrasse dall'incartamento del processo di Cola di Rienzo alcuni fogli, credo che mi dobbiate delle spiegazioni. Di ogni processo devono rimanere solo gli atti, invece le profezie di Cola di Rienzo e le sue lettere non furono bruciate. Perch?
Karl fu sincero, perch sono scritte in un latino sublime.
E se le trovasse un inquisitore?
Le custodir io.
E lui?
Guardalo, chi vuoi che gli creda? Baster qualche altra crisi e non lo salver nessuno.
Un imperatore in mano a un funzionario disse Arnost senza far nulla per nascondere disprezzo.
Non ti  concesso usare questo tono con me. Sono passati dieci anni, nessuno domander di quell'incartamento. Il buon nome dell'impero  salvo Karl guard Milic come se fosse un pulcino che ha saltato prima di saper volare.
Quello che gli capiter in convento  affar suo.
Andr in convento? domand Arnost con indifferenza.
Lo ha chiesto lui.
E quale convento ha scelto? domand con ancora pi indifferenza.
Quello con l'architettura rovesciata.
I versi di una coppia di cicogne, come il martellio frenetico di un fabbro, catturarono Arnost che segu i due uccelli dalla finestra attraversare il cielo in cerca di un punto lontano dal castello dove deporre le uova. Perch siamo cos attratti dall'idea della fine?
Il Quarto Regno... un regno prima della fine del mondo?
Forse perch noi siamo finiti, e ci consola in qualche modo l'idea che anche il mondo partecipi della nostra finitudine sussurr Arnost.
Cosa c'entra con il Quarto Regno?
Arnost lasci le cicogne al loro destino, Daniele racconta della visione di quattro bestie. La quarta bestia  un orrore con dieci corna. Una di queste corna sar come una vagina e partorir un re blasfemo.
Si parla di un regno che sottometter la terra per distruggerla.
Non prendete alla lettera le profezie.
Pensi che un giorno succeder davvero?
Non si deve leggere la Bibbia come un indovinello. Quello che non capiamo dobbiamo accettarlo per fede.
Non mi hai risposto insistette Karl.
L'Anticristo deve ancora sorgere disse Arnost. Solo Dio sa chi sar e quando camminer tra noi.
Ma non posso credere che davvero camminer tra noi senza che sia possibile distinguerlo.
Voi non potete credere che il male camminer tra gli uomini?
Karl rimase zitto.
Come pensate che sar il Male? Rosso? Nero?
Non capisco Karl stupito dalla reazione di Arnost.
Quante persone siamo costretti a incontrare tutti i giorni?
Karl lo guard.
Persone che non sopportiamo pi ma che ogni giorno dobbiamo incontrare. Quante? Persone che vivono di soddisfazioni stupide, come il fallimento di Tizio o la figuraccia di Caio. Persone che si nutrono di dispettucci, che costruiscono la loro esistenza in un piccolo mondo fatto di piccole cattiverie quotidiane. E quante di queste persone godrebbero nel vedere il loro prossimo senza soldi, senza casa, trattato male dai superiori? Se non ci fosse la legge, quante persone avrebbero reagito ai dispettucci quotidiani con l'assassinio o la tortura?
Parli di nemici disse Karl riflessivo, ma qui  qualcos'altro, qui  un nemico capace di offendere Dio, invertire le stagioni e operare miracoli che sfidano le leggi del creato.
La verit  che non vogliamo ammettere che l'Anticristo  qui. Siamo annoiati, vorremmo una grande tragedia con un grande Diavolo che uccide migliaia di uomini, con piogge di sangue e onde alte migliaia di piedi.
Perch parli cos? domand Karl sinceramente preoccupato da quella reazione.
Guardatevi. Desiderate combattere l'Anticristo, eppure state per consegnare quest'uomo a un destino di disperazione disse Arnost. E cos che si combatte l'Anticristo?
Karl era incredulo.
Non sto dicendo che state facendo il male aggiunge Arnost. Ma la verit  che una piccola azione malvagia pu servire a una grande azione buona. Fare del male a Milic per fare del bene all'impero. Uno scambio vantaggioso. Guard a terra, non prendiamoci in giro, in questa stanza sta vincendo il male, e non avete altra scelta che il male. Volete sapere come io vedo l'Anticristo? Per me l'Anticristo  la scelta, e noi ora in questa stanza stiamo scegliendo il male. Pensate che siamo malvagi? No, non siamo malvagi. Scegliere il male oggi, per una sola persona, significa garantire il bene domani a migliaia di persone. Dio non guarder il male fatto a Milic, ma il bene fatto a migliaia di sudditi. L'intenzione, non l'azione.
Non distingueremo l'Anticristo perch l'Anticristo siamo noi? Perch anche per fare il bene dobbiamo passare dal male?
Il nostro compito  capire il volere di Dio, e il volere di Dio  il mantenimento dell'ordine stabilito in cielo. Quell'ordine  il potere, qualunque forma assuma.
Anche se assume la forma che voleva dargli Cola di Rienzo?
Il potere non pu partire dalle profezie disse Arnost. Le profezie piacciono ai popoli perch fanno credere che verr il giorno in cui ciascuno potr essere re o regina. Per molti la fine del mondo  come un lungo giorno di festa, come quegli scolaretti felici di poter saltare un giorno di scuola.
Pensi volesse raccontare all'inquisitore delle profezie di Cola di Rienzo? domand Karl.
Scriver al priore di riferire all'inquisitore, una volta al mese, ogni cosa che riguarda Milic. Ogni stranezza, ogni parola, ogni manifestazione. Nel giro di poco l'inquisitore avr un mosaico sempre pi completo. Noi non dovremo far altro che aspettare che venga dichiarato pazzo o eretico.
E il priore?
Si tratta di un uomo da nulla, abboccher.
Karl annu.
Non ha alcun interesse ad avere l'occhio dell'inquisitore sul suo convento.
E gli altri frati?
Saranno incuriositi dal nuovo arrivato ma poi lo lasceranno vaneggiare. A noi basta che Milic impazzisca fuori dal castello. Poi potr vaneggiare di Cola di Rienzo e di tutti gli eretici che gli verranno in mente.
Le profezie di Cola di Rienzo sono come una bestia in letargo, un sonno di pi di dieci anni, dal quale si sono risvegliate. Ma sono mie, Dio le ha messe nelle mie mani. Se tenteremo di bruciarle troveranno una tana dove nascondersi, come bestie selvatiche.
Arnost non ascoltava, ha detto lui di voler andare in convento, auguriamogli buon viaggio.
Tutto si sarebbe svolto secondo quanto stava dicendo Arnost. Il priore e l'inquisitore avrebbero inconsapevolmente fatto il suo gioco.
Quanto ai miei toni, vi prego di scusare questo vecchio uomo di Chiesa capace di fare e giustificare il male. Ma vedete, ho speso la vita ad arginare i danni della fortuna sull'impero... e la fortuna non ha toni urbani. Mai.
Il tuo arcivescovato  legato all'impero disse Karl infastidito da quella provocazione se crollo io, crolli tu. Il papa aspetta la mossa sbagliata e il piccione viaggiatore dell'inquisitore pare sia un animale di una precisione leggendaria.
Non ci sono mosse giuste o sbagliate per un inquisitore. Secondo voi Maria  salita in cielo?
Certo disse Karl.
Sbagliato sorrise Arnost. Se io fossi un inquisitore voi sareste gi un eretico.
Karl gett un'occhiata triste su Milic. Se io domani mi presentassi al tuo confessionale, e ti raccontassi di quello che mi ha detto Milic e di quello che ha fatto, tu cosa faresti?
Perdonerei e manterrei il segreto. Ma ricorderei anche a vostra maest che la confessione  valida solo se il pentimento  autentico. Ma quella di oggi non  una confessione.
Questa conversazione non  dunque vincolata da segreto?
Karl avrebbe dovuto sentirsi tranquillo, tuttavia c'era qualcosa che gli sfuggiva e che lo rendeva nervoso.
Formalmente siamo al sicuro. Nessuna delle cose che ha detto e fatto Milic pu essere materia per un processo. Ma  meglio per tutti se le cose che dir e far in futuro capitino in convento.
Karl aveva mandato a dire che lo stalliere apparecchiasse i cavalli per trasportare un uomo in un convento vicino a Praga.
Il giorno seguente Arnost si era accertato che Milic fosse stato consegnato al priore insieme a una lettera con le istruzioni per trattare il nuovo ospite. Gli era stato riferito che un frate si era incaricato di prenderlo in consegna, dato che era ancora incosciente. Arnost aveva preso nota di ogni persona entrata in contatto con Milic quella prima notte. Poi lo aveva abbandonato al suo destino.
Le ultime notizie che Karl aveva di lui risalivano all'estati, quando era accaduto quello che Arnost si era aspettato. Milic era andato dall'inquisitore.
Karl prov a immaginare quel che il suo vecchio consigliere stava passando in convento: corridoi, celle infestate di vizi. Affond le unghie nelle coperte del letto. Se l'Anticristo doveva davvero nascere tra gli uomini, sarebbe diventato un frate.
Ai primi raggi di sole la tunica blu del ritratto aveva iniziato a riprendere colore. Gli occhi del santo non avevano ancora smesso di fissare Karl. Lucenti.
Marzo 1362
Milic si era risvegliato. Non aveva riaperto gli occhi per paura di vedere qualunque cosa gli fosse davanti. Aveva istintivamente portato la mano alla gamba sinistra, poi nella tasca della guarnacca, gli appunti non c'erano pi. Spossato aveva lasciato cadere il braccio sul pavimento e un brivido lo aveva fatto sentire vivo. Percepiva una presenza, come un alito sulla testa.
Apr gli occhi: il saio, i sandali, il crocefisso. Un uomo dal capo tonsurato armeggiava sul suo corpo. Quando i loro sguardi si incrociarono, sussultarono entrambi di paura.
Sei in un convento, se te lo stai chiedendo. Il suono delle campane dei vespri copr la voce stridula del frate. Come ci si sente dopo aver avuto una visione?
Milic vide i piedi del frate talmente vicini che pareva dovesse baciarli.
Avr una mia cella? disse Milic mentre rimetteva a posto pezzi di realt.
Troppa fretta per essere la prima notte in un convento rispose Wolfango con un sorriso finto.
Milic si volt di scatto, come se qualcuno stesse con l'orecchio attaccato al pavimento e continuasse ad alitargli sul capo. Poco prima aveva attribuito quella sensazione alla presenza del frate, invece percep che la stanza era dominata da una forza ferina.
Vedi qualcosa, Milic? domand Wolfango.
Tu vedi qualcosa, frate...
Wolfango disse Wolfango. No, non vedo nulla.
Posso incontrare il priore?
 nella propria cella, e la prima regola del convento  che non ci si pu andare.
Vorrei solo spiegargli perch sono qui.
So che dovrai cercare dei libri, io sono molto amico del frate bibliotecario.
Milic sent di voler restare da solo, di immergersi interamente in quell'alito di animale feroce ma caldo.
Forse non subito, ma potresti avere bisogno di me. Alcuni libri devono essere autorizzati dal priore, che sta ancora leggendo la lunga lettera che ti ha accompagnato. Non ti sar facile muoverti liberamente qui in convento.
Tu mi aiuterai.
Forse.
Non era una domanda.
Data la tua posizione a corte, godrai di qualche privilegio... ma qui non riceviamo ordini da un consigliere dell'imperatore... anche se accompagnato da una lettera lunghissima.
Che tu vorresti leggere ma non puoi disse Milic mentre cercava di alzarsi sui gomiti.
Non ricevo ordini da un consigliere ripet Wolfango.
Ma gli offri il tuo aiuto disse Milic. O meglio, dai in vendita il tuo aiuto, perch un consigliere imperiale che conosce vescovi, nobili, pu mettere sempre una buona parola.
Libri in cambio di buone parole.
Milic prov ad alzarsi. La gamba lo aveva abbandonato.
Wolfango gli si fece vicino.
Milic si ritrasse.
Il frate gli si fece ancora pi vicino, fino a calpestarne gli indumenti che toccavano terra. Accarezz la stoffa dell'interno della sua coscia.
Milic gli afferr il polso. La macchia che si era formata era ancora umida.
Wolfango la strofin tra le dita sfregando il pollice sull'indice e il medio, come a sentirne la consistenza. Poi si pass le dita umide sotto il naso, per annusare. Sangue.
Perplesso sulla porta, un frate osservava la scena.
Wolfango lo vide, liber il polso dalla presa, si alz e usc.
Vieni, ti porto al piano superiore disse a Milic il frate appena entrato, il priore ti ha assegnato una cella tra la propria e quella di Wolfango.
Quello appena uscito  un frate?
Non fa onore all'ordine, ma anche Wolfango  un francescano rispose il frate. Pare ti vogliano sotto il loro controllo aggiunse.
Ha voluto darmi il piacere di dirmelo di persona, che sar la mia ombra. Mi ha mostrato la strada in salita e quella in discesa per vivere qui in convento Milic rimase a fissare la porta.
Non far caso a lui dopo un pausa il frate aggiunse io sono Bastiano.
Ma io ho in mente una terza via disse Milic.

16. Praga, 1363.

Il priore poggiato allo schienale guardava i rinforzi del dorso di un libro simili agli anelli di una colonna vertebrale. La cima di un filo usciva dalla trama di un tessuto che copriva un tavolo. Con le unghie riusc ad afferrarla.
Qualche tavolo pi avanti il bibliotecario si muoveva da uno scaffale all'altro portando e riponendo volumi come fossero mattoni, un muratore che non conosce il progetto ma sa che sta costruendo una cattedrale. Il progetto era tutto nella mente dell'inquisitore che dava ordini.
Wolfango non  mai stato registrato disse il priore.
L'inquisitore tenne il capo chino sul registro, alz solo gli occhi per guardarlo.
Ho gi spiegato tutto disse il bibliotecario.
Il priore torn alla cima del filo diventata lunga abbastanza da poter essere afferrata con i polpastrelli.
Lui l'ha mai letta? domand l'inquisitore al bibliotecario.
Il bibliotecario guard il priore. Dopo un momento disse un sospirato s.
Le pagine facevano il rumore dell'acqua sguazzata. Ogni volta che l'inquisitore finiva di scorrerne una e passava alla successiva, per il bibliotecario era una secchiata d'acqua in faccia, mi sta bene, pensava.
Brulichio. Nel corridoio, nella cella di Matthia, tra i tavoli spostati, nei libri, sotto i cuscini, nei sacchi.
Ho avuto nove mesi, pens il priore mentre sentiva il convento agitarglisi intorno. E in cuor suo fu felice che neppure l'inquisitore riuscisse a trovarli. Perch a me non  venuto in niente?
La fiamma della lanterna illuminava una riga che portava la data di un giorno d'estate. Accanto, il nome del volume: Bibbia. Nella colonna successiva, il nome del lettore: Milic.
Pu averla rubata Wolfango? domand l'inquisitore.
Deve essere stata rubata tra la Compieta e il Mattutino, dopo il trambusto del numero, in questo lasso di tempo Wolfango  rimasto con il gruppo di Milic rispose il bibliotecario.
L'inquisitore aveva alzato il tono della voce per far sapere al priore che il suo convento si stava sgretolando, che aveva un nuovo capo.
Il filo, man mano che tirava, disfaceva le maglie della traina che saltavano come vermetti. Erano d'accordo disse il priore senza alzare lo sguardo.
Chi?
Wolfango e Milic il priore rivolse gli occhi verso l'inquisitore. Si sono parlati una volta sola, la prima notte. Poi per tutti questi nove mesi hanno fatto finta di odiarsi.
E cosa avrebbero ottenuto? domand l'inquisitore mentre chiudeva il registro. Questo non ci serve pi disse rapidamente al bibliotecario.
Il priore non rispose. Sognava il cosciotto di lepre unto di piverada che aveva lasciato nel piatto, una birra, un letto.
Fruscio di pagine, come acqua che zampilla irregolare. D'accordo per cosa? gli domand l'inquisitore.
Non dirglielo, si disse il priore. E obbed a se stesso. Per scrivere il numero disse con l'espressione pi mesta che gli riusc.
Vammi a prendere il florilegio di vite di santi. Se  come penso, almeno una cosa riuscir a trovarla prima dei vespri.
Il frate bibliotecario rimase perplesso: Passando ho notato che  stato spostato.
Allora cercalo, muoviti ordin l'inquisitore. Quello corse.
Non  come pensate disse il priore sottovoce appena il bibliotecario fu lontano. Non sono un traditore.
L'inquisitore fece finta di non sentire. La parola traditore
conteneva al suo interno una brutta storia, traditore significava segreti, spie, patti. Il priore la collegava alla ricerca delle profezie.
Pensate che sia nel florilegio? attese una risposta che non arriv. Le profezie le ho cercate anche l, non c' aggiunse.
L'inquisitore continu a ignorare il priore, ma registr nella mente che era passato dal femminile al maschile e dal plurale al singolare. La matematica della lingua escludeva che il risultato fosse la parola profezie.
Anche se tutti parlassimo la stessa lingua, anche se Babele non fosse mai caduta, gli uomini non si capirebbero comunque. L'essere  una scala sospesa tra cielo e terra. Tra gli uomini intercorre una differenza di grado, non siamo nati per stare tutti sullo stesso gradino della scala. Quanti politici, mercanti, dottori in legge condividono lo stesso gradino delle scrofe? Quanti speziali, tessitori, mugnai condividono il gradino degli angeli? Anche se parlassero la stessa lingua, un politico e un angelo, si capirebbero? Capirebbero i suoni delle parole, ma non avrebbero essenzialit da comunicarsi.
Se gli fosse venuto in mente che esiste una scala dell'essere, l'inquisitore non avrebbe scelto di continuare, di andare fino in fondo. Non pensate che sarebbe gi abbastanza grave se dentro trovassi pagine di scritti di Abelardo, Olivi e Gioacchino da Fiore? domand l'inquisitore.
No, non sarebbe affatto grave. Vi  gi stato detto che quei testi ci sono, che sono nel florilegio. Quando il florilegio sar tra le vostre mani che farete? Fingerete di cercare Gioacchino da Fiore? O reciterete la parte di chi  stupito?
Voi dove li cerchereste?
Pensate che Matthia sappia dove sia?
Mi sembra ovvio disse l'inquisitore sentendo una stonatura nel sia.
Il priore aveva finito di sfilacciare un'intera riga della trama del tessuto. Si dice che le bugie abbiano le gambe corte, ma il proverbio mente, non esiste impero, regno, convento che non poggi sulle bugie, senza il mentire l'umanit si sarebbe estinta.  la verit che ha le gambe corte. Quanto  durata la verit dei filosofi egizi? E di quelli greci? In quanti saprebbero elencare le dieci categorie di Aristotele? Per la menzogna  diverso, quanti sanno chi era il dio Bacco? Tra verit e menzogna  la menzogna ad avere le gambe pi lunghe, Bacco  una menzogna, ma tutti sanno chi era. Vi ha detto di sapere dove  nascosto?
Non si dice una cosa del genere a un inquisitore rincar l'inquisitore mentre una coppia di bisce sembrava gli si stesse attorcigliando sulle gambe.
Perch solo quelli di Matthia, perch non cercare gli scritti di Goffredo o di Uberto?
O di Bastiano aggiunse l'inquisitore, immaginando di parlare con un bersaglio.
... o di Bastiano conferm il priore mentre il panno lasciava il posto a un brandello aggrovigliato.
Quando stamattina sono arrivato in convento mi avete detto che volevate un colloquio a tre con Matthia.
Era per fornirvi una versione ufficiale del...
Prima che Wolfango confessasse, pensavate che Matthia fosse l'autore del numero...
Era l'unico ad avere le chiavi della...
Mi avete detto che il numero era parte di un piano per attirare la Fama sul loro gruppo continu coprendo le parole del priore. Voi, al mio posto, non cerchereste gli scritti di Matthia?
Il priore non trov nulla da dire.
Infine lo volevate qui, sperando che al suo posto partisse Bastiano.
E se fossero tutti d'accordo? Hanno tenuto Milic segregato in modo che nessuno potesse parlarci. Lo hanno incatenato, gli hanno messo un crocefisso sulla ciotola per farlo digiunare e hanno ottenuto la profezia. A quel punto Wolfango ha scritto il numero, Matthia ha nascosto le carte, Bastiano la Bibbia. Stanno fregando sia me che Milic. Solo che di Milic non possono fare ancora fare a meno.
Perch no?
Smettetela di prendermi in giro disse il priore con la spiacevole sensazione di essere un bersaglio.
Continuate a parlarmi di cose che non capisco. Centro, pens l'inquisitore.
Ecco il florilegio disse il bibliotecario poggiando il libro sul tavolo.
Il priore li guard in cagnesco. Ci sono?
Non vi ha mentito, ecco Abelardo, qui Gioacchino mostr il bibliotecario. ... e i suoi appunti?
Neanche l'ombra disse il bibliotecario, poi lo guard vi sentite bene?
Fu una botta. L'inquisitore improvvisamente non riusc pi ad afferrare le singole pagine, come se stesse sfogliando il libro con due guanti da combattimento. Dur un momento. Lunghissimo.
Cosa dicevate del loro piano? domand l'inquisitore al priore.
Che Wolfango ha scritto il... No, della cella di Milic precis l'inquisitore. Che lo hanno incatenato e costretto a digiunare. Come lo hanno convinto a farlo? Hanno messo un crocefisso sulla ciotola rovesciata facendogli credere che non dovesse spostarlo. Seguimi ordin l'inquisitore al bibliotecario. Il priore li guard allontanarsi. Si liber dall'intreccio di fili, sput a terra e li segu. Bibbia:
Ges disse: In verit, in verit vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
Appunti:
Parla agli apostoli, e per due volte annuncia che sono parole dette dentro lo spirito della verit. In verit. La verit  la vita, che non  l'anima vegetativa.  carne e sangue. Cos' allora la croce?
Bibbia:
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti...
Appunti:
Perch non ringrazia per la croce? Il sangue  conservato nel calice, il corpo  conservato sulla croce... ecclesia primo signat domum dei faceta ad hoc ut in ea populus excolat.
Bibbia:
Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All'ora della cena, mand il suo servo a dire agli invitati: venite  pronto. Ma tutti, all'unanimit, cominciarono a scusarsi.
Appunti:
Dio manda il figlio a invitare gli uomini alla Cena, gli uomini rifiutano. Perch l'espiazione del peccato  il morire crocefissi? Disertare il simposio divino, rinunciare alla vita.
Bibbia:
Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice.
Appunti:
il simposio  per tutti Ma quanti uomini rifiutano l'invito perch dall'esame di se stessi risultano indegni? Punire il corpo con il dolore della croce  pi facile? Trafiggere le proprie membra  un esercizio spirituale,
che il dofore traforma in espiazione. La croce  cosa  la croce?
Durante il Banchetto...Ecclesia signat ministros ad illam domum pertinentes, et isto modo clerici pertinentes ad unam materialem.

Quando avevano sollevato la ciotola e trovato solo una pagina spiegazzata, il priore sent fin nella coscienza la consunzione della carta.
Un nascondiglio semplice e sottile, le riflessioni sul banchetto mistico sotto una ciotola.
L'inquisitore fin di trascrivere, pass la mano sulla carta, la sent carica della malinconia di Matthia. Il fazzoletto rosso ingoi appunti e sensazioni, disporr l'apertura del processo. Il priore e il bibliotecario si voltarono verso di lui, se vi state domandando perch, allegher i vostri nomi
alle carte della denuncia.
Il priore sentiva solo una voce dal pozzo dirgli non l'ha trovato, ridere, non l'ha trovato.
Avevate mai sentito Milic parlare del banchetto mistico? prov a domandare l'inquisitore.
No rispose soddisfatto il priore. Un no che fece trapelare pi del dovuto, come una risata interiore.
Fu in quel momento che l'inquisitore perse la pazienza e punt grosso, pi di quanto stesse immaginando. Sapete nulla di un uomo vestito di stelle?
Tu ora puoi andare ordin il priore al bibliotecario.
L'inquisitore dovette abbassarsi a grattare le gambe. Non si accorse che il bibliotecario sperava in un suo intervento per poter rimanere.
Levati di torno gesticol il priore. Quando lui e l'inquisitore furono soli disse ve ne ha parlato Milic?
 una profezia disse l'inquisitore e inizi a grattarsi la testa insistentemente.
Il priore rimase impassibile a guardarlo, ora capisco perch lo avete trattenuto nel vostro palazzo, perch la completasse.
L'inquisitore inizi a tossire, con le mani si premette l'addome, e voi perch lo volevate fuori dal convento o addirittura morto se siete tanto interessato alle sue profezie? prov a prendere fiato, espir l'aria, sent una spugna zuppa nel petto.
Perch lo ha lui, ed  qui, nascosto da qualche parte.
Ma avete detto che lo ha preso Matthia disse l'inquisitore passando anche lui al maschile singolare, bench non sapesse di cosa stesse parlando il priore.
Non volevo che il bibliotecario sospettasse qualcosa e iniziasse a cercarlo, ma  qui in convento.
Come fate a esserne sicuro?
Mentre i compagni preparavano Milic al viaggio, Wolfango era nell'ospedale con loro. L'ho mandato a controllare che Milic fosse nudo e che fosse rivestito davanti ai suoi occhi, senza portare nulla con s. Wolfango sar stato attentissimo.  un topo,  schifosamente attento a queste cose.
I compagni, potrebbero averlo preso loro. L'inquisitore sper solo di aver indovinato almeno un aspetto di questo oggetto, vale a dire che poteva essere trasportato.
Uberto e Goffredo non sospettano di nulla, per loro Milic  un maestro. Mentre di Matthia non avrei giurato lo stesso. Per questo avevo ordinato che restasse in convento il priore fin di parlare e si allontan impercettibilmente dall'inquisitore.
Gli appunti di Matthia dimostrano che non ha altri interessi che la teologia l'inquisitore non poteva vedere i puntini rossastri che gli erano comparsi intorno alle labbra. Rimangono Bastiano continu, sparito prima ancora di essere tra i sospetti, e Onan.
Onan?
Onan, vi ricordate il passo della Genesi? Onan aveva ricevuto l'ordine di fecondare la moglie del fratello. Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva il seme per terra, per non dare un discendente al fratello. Dio uccide Onan per questo motivo.
Non capisco cosa c'entri Onan con il convento.
Onan usava il corpo della moglie del fratello per ottenere piacere, ma gettava via lo sperma. Come se una persona usasse un profeta per avere una profezia e poi gettasse via il profeta. Come  stato gettato via Milic.
Intendete gettato via dal vostro palazzo? il priore rigir la domanda perch, se state pensando che Onan sia io, voglio condividere questo piacere con voi.
Voglio raccontarvi di un eretico che ho dovuto condannare. Diceva di avere un fischietto per chiamare un angelo. Aveva un discepolo che si era offerto durante il processo di fischiare per richiamare l'angelo. Il maestro fu rispedito a casa e insultato da tutto il villaggio. Il discepolo fu raccolto con la paletta e la scopa quando il fuoco si spense del tutto.
Starei usando Milic per ottenere profezie false? Mi avete preso per un coglione che va in giro a strapparsi i capelli per statue che piangono o per il profumo dei santi? Questa  l'ultima occasione che vi offro. Non potremo averlo tutti e due, ma almeno uno di noi lo vedr. Voi avete lasciato libero Milic perch venga a riprendersi le profezie di Cola di Rienzo, e noi saremo qui ad aspettarlo. Quando sapremo dove sono... vinca il migliore.
L'inquisitore si incurv leggermente, poi si abbandon con la schiena alla parete. Pieg le ginocchia. La schiena strisci sulla parete fino a terra. Si sedette, estrasse lentamente il fazzoletto rosso, lo poggi sul pavimento. Rimase un momento a guardarsi una mano con gli occhi sgranati, la avvicin al volto fino a toccarsi il naso, quindi la allontan. Chiuse gli occhi. Si arrest di nuovo, poi sciolse il saio nonostante il freddo della cella.
Si pieg su se stesso, sciolse il fazzoletto, riusc a prendere una penna d'oca.
Il priore osserv i movimenti da ubriaco dell'inquisitore, gli and vicino, tra le dita strinse delicatamente la rachide della piuma.
L'inquisitore sent il calamo sfilarglisi dalle dita. Rimase con pollice, indice e medio sospesi per aria aiutatemi disse.
Vedo che avete smesso di fingere. Se non volevate che accadesse, non dovevate venire qui.
Non siate sciocco disse l'inquisitore, non capite che chiunque abbia riscritto il numero far dell'altro male?
Eppure avete affrontato il pericolo pur di aspettare che Milic tornasse a riprendersi le profezie.
Sono stato avvelenato disse l'inquisitore chiamate il frate erborista, non lasciatemi morire. Un colpo di tosse, piccole macchie di sangue schizzarono sul foglio degli appunti, mimetizzandosi sul fazzoletto.
Chi si pone sul loro cammino disse il priore porgendo una mano all'inquisitore, inizia a odiare. A odiare se stesso, a odiare gli altri. Tutto ci che rimane indietro perde senso, il passato diventa un oggetto che non usiamo pi, da buttar via. Dio non doveva offrirci la possibilit di conoscere il futuro. Il profeta sar torturato, sepolto vivo, se non svela le cose che vede. Voi davvero pensate che vi aiuter, che non vi lascer morire?
Ma perch?
Il priore scoppi in una risata che si spense come il bagliore di un lampo. Io ci riuscirei a mentire mentre muoio? Vi sar capitato di sognare e di ordinare al sogno fa che questo non accada e come per magia il sogno cambia. Ebbene, le profezie hanno questo potere sulla realt. Se io potessi vedere il mio futuro, farei come nel sogno, lo cambierei a mio piacimento, sarei re, imperatore, Dio.
Voi bestemmiate accus l'inquisitore.
Il priore si alz di scatto. Lasci cadere la mano del moribondo, si allontan e raggiunse l'altro capo della cella. A distanza rimase a osservare il numero 1368 e l'agonia lenta della morte di cui era cornice. Io ci riuscirei a non impazzire? Ditemi chi  l'uomo vestito di stelle, tanto a voi non serve pi.
Io non sono Onan sorrise l'inquisitore, e oggi vi costringer a macchiarvi di peccato.
Non sono io ad avervi avvelenato rispose. Non ho scacciato Milic, ho solo fatto quello che dovevo.  stato lui ad avvelenare tutti, compreso voi che gli permettete di andare per le strade a parlare liberamente. Voi non capite quanto male pu fare un profeta.
Onan deve morire disse l'inquisitore.
Ditemi la profezia url il priore in ginocchio, supplichevole, vi salver ma ditemi la profezia.
Se devo morire in questo momento voglio almeno sapere perch. Guardatemi in faccia e ditemi il perch.
Perch non dovevate cercarlo.
Milic non mi dato nessuna profezia, voi state inseguendo cose che non esistono. Aiutatemi.
Ditemi la profezia ordin il priore, tornato serio come un soldato.
Voi non volete che io muoia, perch lo permettete?
Non dovevate cercarlo.  Dio che vi mangia, vi cattura, vi manda in esilio.
Non sono profezie, vero?
Ammiro la vostra determinazione, ammetto che non so se riuscirei a morire cos il priore si pass la manica in volto per asciugarsi le lacrime, sembrava un animale che si avvicina col naso prima di accettare il cibo. Scoppi in un'altra risata, come un rutto non trattenuto.
L'aria ispirata dall'inquisitore sembrava che attraversasse un canneto paludoso. Gli occhi due biglie di vetro senz'anima.
Il priore indietreggi, urt con le spalle al muro. Alz gli occhi, e vide 1368.
Si alz, afferr la maniglia della porta. La lasci immediatamente.
Corse dall'inquisitore lo afferr per le spalle scuotendolo come un setaccio: Cosa vi ha svelato? Url.
La maniglia della porta si mosse da sola.
Orrore.
La maniglia si mosse ancora.
Mani tra i capelli. Il priore corse contro la finestra, troppo stretta. Nessuna fuga, nessun rifugio.
Poi un botto. La porta si schiant contro il muro.
Il priore si fece della stessa consistenza delle mura della cella.
Dal buio avanzarono strisciando le piante di due piedi, punte all'aria. Quindi i polpacci, le gambe, il busto.
Spunt Wolfango che spingeva il corpo dalle spalle.
Il priore non seppe decidere subito se fosse risollevato dal vedere un volto noto a cui chiedere aiuto oppure se volesse saltargli al collo. Fu quando vide il cranio rotto del bibliotecario che mise da parte entrambi i propositi.
L'inquisitore fu preda a convulsioni violente.
Ci hai fatto tremare gli disse Wolfango, ora tocca a te e con la punta del piede diede un paio di colpetti all'uomo che moriva.
Cosa hai fatto? Assassino, fermati prima che sia troppo tardi. Nulla  perduto, fermati. Possiamo ancora salvarci, perch versare altro sangue? Divideremo ogni cosa ma per carit, basta sangue.
Chiudi la porta ordin Wolfango, maleducato, violento, maligno. Si avvicin all'inquisitore, gli sollev la mano che bloccava il fazzoletto rosso a te non serve pi e lo prese con tutti i fogli. Bastiano? domand.
Non lo so, non so niente il priore scoppi in lacrime.
Sta zitto, aiutami a portarlo gi, deve morire davanti a tutti.
Sei stato tu? No disse Wolfango  stato il bibliotecario che poi  l uggito.
Il priore pass una mano tra i capelli impastati di sangue e cervello del bibliotecario: Gli hai fatto male?
Lasciamolo qui e portiamo gi l'inquisitore, che muoia davanti ai testimoni. Poi ordinerai che tutti si ritirino nelle loro celle. Quindi noi saliremo a prendere il bibliotecario e lo metteremo nel baule accanto alla stanza dell'enigma tir fuori un grande sacco.
Gli hai fatto male? ripet.
Come un bue dal macellaio, un solo colpo qui disse con un sorriso rosa e sottile puntandosi l'indice tra le sopracciglia.
Il priore obbed. Sembrava un mulo che deve far girare una ruota senza capire perch, ma sa che se non lo fa lo macellano.
Se si riprende?
Radice di Acontinum napellus spieg Wolfango non ha nessuna speranza.
Matthia non  ancora tornato.
Ora ho io gli appunti. Quando l'arcidiocesi sapr della morte dell'inquisitore ne mander un secondo spieg Wolfango nel frattempo noi diremo che Matthia e la compagnia sono eretici responsabili di tutto, che erano d'accordo con il bibliotecario.
Perch mi hai chiesto di Bastiano?
Dopo che avremo rinchiuso il cadavere del bibliotecario nel baule, farete sorvegliare tutto il perimetro delle mura del convento. Cos non potr uscire.
Dopo un momento di silenzio il priore domand, perch hai scritto il numero?
Uno scherzo.
Mio Dio esclam il priore con le dita davanti agli occhi come sbarre di una cella, Non  durato abbastanza?
Ero dietro la porta, ho sentito tutto rispose Wolfango.
Il priore si mise la dita in faccia e trascin gi la pelle elastica, che si deform come cera fusa.
Lo voglio anch'io disse Wolfango mentre si puliva le dita sulla paglia. Da sotto il suo saio si intravide un lembo rosso.

17. Roma, una decina di anni prima.

Se il sole fosse sceso oltre il terzo campanile, le possibilit di vederlo tornare sarebbero diventate zero. Per ingannare se stesso aveva deciso che anche il lontano martello di un fabbro poteva essere confuso con il rumore di passi e che quindi valesse la pena sbirciare dalla finestra. Se non fosse che il sole non ha mai piet delle speranze, e che in quel momento mostrava esattamente che il cortile era vuoto, che l'erba era secca e che forse non era sopravvissuto neppure un fabbro.
Marion andava avanti e indietro dal baule alla porta, le zanzare dopo aver succhiato restavano appiccicate alle vene dei piedi, senza possibilit di godersi a lungo la bevuta.
Il disco bianco del sole oltrepass il terzo campanile. Marion attese qualche momento, quindi iniziarono. I rintocchi che annunciavano i vespri gli stavano dicendo che aveva aspettato abbastanza.
Apr il baule. Dentro, ammucchiati, i pezzi di un abito femminile.
Inizi dalla cotta. E dall'ipotesi pi semplice: ha preso il pane, il messaggio ed  fuggito.
Sulla cotta indoss il corpetto.
Litig con gli alamari. E con la seconda ipotesi non ha trovato la casa. In entrambi i casi il messaggio non era stato consegnato, ma non era neppure finito nelle mani sbagliate. L'angelo della morte e il figlio dell'Anticristo saranno a Roma entro l'estate, pens.
Fu la terza ipotesi a fargli rovistare il fondo del baule in cerca di una parrucca: lo hanno catturato e hanno preso il messaggio.
Quando aveva calato il cesto dalla finestra aveva calcolato cosa sarebbe accaduto in ognuno dei tre casi. Il piano coincideva solo in un punto: lui sarebbe partito qualche ora dopo il messaggio, giusto il tempo di far ritornare il messaggero indietro. Se catturano lui non troveranno me, mentre potrebbero trovare Giovanni di Vico. Fatti suoi pens Marion, brano i patti, io ti avverto se so di qualcosa di Cola di Rienzo e tu me lo fai trovare morto. Giovanni aveva accettato, pensando che fosse davvero vantaggioso aver salva la vita in cambio di un omicidio che avrebbe comunque commesso.
Il patto di morte prevedeva solo una clausola, Marion sarebbe stato il primo a entrare in camera di Cola.
Perch? aveva domandato Giovanni.
Non lo so gli aveva risposto Marion, ed era la risposta vera.
Ucciderlo era l'unico modo? Si era domandato prima del patto di morte. No, ma Cola di Rienzo era riuscito a ottenere il Tesoro dall'assassino del vescovo di Verona, che a propria volta l'aveva ottenuto dall'assassino del precedente proprietario. Marion si era fatto un'idea piuttosto precisa anche della propria morte. Salvo la remota ipotesi che fosse riuscito ad aprire il Tesoro.
Cosa ci sarebbe stato di diverso nella morte di Cola di Rienzo? Niente. Il tribuno aveva il Tesoro ma non era stato capace di sconfiggere l'inutilit, la noia, di curare la nostalgia. Come tutti, anche Cola avrebbe percepito che  bello essere un corpo, e che non  facile accettare che tutto finisca con esso. Qualcuno si illude di avere un corpo e un'anima allo stesso modo di come si possiede un mantello o un paio di stivali. Ma noi siamo un corpo, non abbiamo un corpo. Solo che ce ne accorgiamo in punto di morte, quando ci piacerebbe essere anime per regalarci l'illusione di non morire, pens Marion.
Esiste una colpa, un peccato, originale come quello di Adamo ed Eva ma precedente, pi antico ed essenziale. Questo peccato  riposto in una domanda:
da dove vengo?
Ges Cristo aveva risposto:
Essi
non sono del mondo,
come io
non sono del mondo.
Ed era stato ucciso, senza opporre resistenza. Perch Cristo non era il suo corpo, non era di materia, non era del mondo.
Essi non sono del mondo, Cola di Rienzo, il vescovo di Verona, anche io? Si domand Marion. La risposta era in quel corpetto da donna troppo stretto, senza il quale non sarebbe potuto fuggire da Roma. E soprattutto nel Tesoro, senza il quale non avrebbe potuto sperare di fuggire dal mondo per raggiungere l'altro. Un altro lontanissimo, assoluto, primordiale del quale aveva un'innata nostalgia.
Essi, aveva detto Cristo, e di loro Marion sentiva di far parte, in loro sentiva di avere una famiglia. Sono come gabbiani, vagano per il mare, solitari. Non devono andare in giro a cercarsi, o a far conoscere al mondo la nostalgia. Sanno che si incontreranno a nidificare su qualche scogliera. Hanno un nome, Ombre.
Ed era su una scogliera che Marion era salito a cercare il mondo, l'altro, l'irraggiungibile. Nel mare, non quello dei poeti, ma quello vero freddo, nero, immenso, che di notte ingoia il cielo e ruggisce come una bestia millenaria. Marion era tra le onde, montagne di acqua viva che strappano dagli occhi ogni lacrima. Una massa infinita di acqua nera nella quale aveva sentito la libert autentica, l'orrore della libert autentica, talmente assoluta da schiacciare la volont. La libert di poter prendere ogni direzione, perch ogni traguardo  solo una massa fluida nera, viva. Marion nuotava, come tutti, solo per restare a galla. Ed era approdato in uno scantinato di Verona, un porto come un altro, ma con una colonia di gabbiani, di Ombre che senza appuntamento si incontravano l.
Aveva ascoltato il vescovo delle Ombre e aveva capito come uscire dal mare. Poi il vescovo delle Ombre era stato catturato e ucciso. Come Cristo, come tutti quelli che non sono del mondo. Uccisi da chi? La risposta lo aveva inquietato, non avrebbe mai pi rimosso il tono con cui gli venne data:
Chi ha creato il mondo? gli aveva domandato un'Ombra.
Dio.
Se noi non siamo di questo mondo, perch Dio ci dovrebbe tenere qui?
Perch ci ha creati.
Lui ha creato il nostro corpo, la terra, il sangue, ma noi siamo luce, noi non siamo di questo mondo.
E Dio ci uccide per questo?
Ci uccide perch non  il nostro Dio.
Marion iniziava a capire come uscire dal mare chi  il Dio delle Ombre?
 il Primo Eone, l'assolutamente altro dalla materia.
E allora chi  Yahveh, il Dio che ha creato il pene e la vagina e ha ucciso il serpente?
Su questo mondo lo chiamano Dio o Yahveh, per noi  Satana, il creatore della materia.
Un secolo prima, nell'arena di Verona avvolta dalle fiamme, si erano consumati i corpi di pi di cento Ombre arse vive tra una folla plaudente. Allora le parole di Cristo avevano assunto un senso. Cristo era stato ucciso da Satana perch non era del Suo mondo.
Adamo ed Eva erano stati scacciati perch Satana li aveva sorpresi a parlare con il Serpente, che  la saggezza antica di un mondo che non  fatto di alberi da frutta e accoppiamenti. Satana aveva creato l'uomo a sua immagine e somiglianza: carnale, violento, invidioso, incapace di raggiungere il Primo Eone.
Satana cre la carne, e insieme alla carne il piacere. Allora le carni si accoppiarono, si mescolarono, godettero. E nacque altra carne che ricominci ad accoppiarsi. Un ciclo morboso che dura da millenni, e che produce uomini nuovi ogni giorno.
Come faccio a riconoscere un'Ombra? aveva domandato Marion.
Dalla nostalgia.
La nostalgia del Primo Eone.
Se ci uccidessero tutti?
Non  mai successo da quando esistiamo. Le Ombre sono come le lucertole, se le catturi dalla coda la spezzano e fuggono. E la coda ricresce.
Se non le trovo?
Segui il Tesoro.
Non so neppure che forma abbia.
Devi riconoscerlo da altro, non dall'aspetto. Guarda oggi in Europa, chi  che sta combattendo contro il mondo, contro il papa, contro l'imperatore?
Il figlio dell'Anticristo.
Dove c' ribellione all'ordine di Satana, c' il Tesoro. Il Tesoro non ama il silenzio. Anche se viene tenuto nascosto, lui parla.
Marion aveva provato a seguire il Tesoro senza interrogarsi se fosse qualcosa di piccolo. Cola di Rienzo lo portava in una borsa.
Non esistevano dipinti o disegni del Tesoro. Un oggetto del genere pu avere una forma? Certo che ha una forma, qualunque cosa voglia esistere su questo mondo deve averne una. Sul Tesoro circolavano trattati, speculazioni, dicerie, calcoli, non si sapeva se fosse bello o brutto, sempre simile o cangiante.
Da un cesto Marion prese due mele selvatiche e un tozzo di pane di argilla. Cibo che non avrebbe mangiato, lo stomaco era carne cruda a macerare nel limone. Come un ostetrico di morte, era stato scelto per occludere l'organo ovopositore di Satana. Il Tesoro era il decotto abortivo da far bere alla regina delle termiti, per isterilire l'enorme addome pregno di migliaia di pezzi di carne viva.
Cola di Rienzo non era stato in grado di capire fin dove avrebbe dovuto spingersi. Aveva iniziato l'opera ma si era ammalato. Il Tesoro aveva toccato le corde del suo essere dalle vibrazioni piatte, comuni. Era stato come il sole estivo, che a terza nutre i campi coltivati, e a sesta li brucia. L'alba di Cola era stata grandiosa, aveva ottenuto il potere dal popolo, sottraendo il governo ai nobili. Cola aveva ordinato all'imperatore e al papa di andare a Roma, perch si sottomettessero al vero potere. Un popolo giusto sceglie
capi giusti, mentre nel mondo di Satana comanda il pi violento o il pi furbo. Cola aveva afferrato violenti e furbi e li aveva rinchiusi nelle fogne dove potevano comandare sui ratti, non sugli uomini. Satana aveva guardato impotente il crollo dei propri eletti.
Ma a mezzogiorno il sole  troppo alto, non basta sudare per disperdere il calore accumulato, serve ombra altrimenti il cervello inizia a cuocersi.
Il Tesoro aveva fatto salire Cola sulle vette del mondo. Lui si era creduto il cavaliere dello Spirito Santo, senza avere pi nulla dello spirito, ma solo del corpo.
Le Ombre avevano scelto Marion perch provasse ad aprire il Tesoro con l'arte dell'ostetricia della Fine.
Un rumore.
Marion si abbass, orecchie tese sul cortile. Di sotto le strade tacevano come bambini offesi.
Su un tripode una bacinella con un fondo d'acqua. Si riflett: occhi sottili, denti stretti. Non si riconobbe, ma non per la parrucca. Nel riflesso aveva riconosciuto uno per uno quei cento fratelli scarnificati dalle fiamme a Verona. Lui tra il fuoco e il mare avrebbe preferito il mare.
Ti cercheranno aveva detto l'Ombra.
Sanno cosa devo fare?
Da millenni.
Perch Cola non lo ha aperto?
Lo ha trovato per caso,  il Tesoro a scegliere il proprietario, e quando cambiarlo.
Come riconoscer gli inseguitori?
Saranno come un ritratto che ti osserva anche se ti sposti aveva detto l'Ombra non  facile sapere chi e da dove ti sta guardando.
Se mi prenderanno?
Cosa ti aspetti da Satana?
Aghi sotto le unghie, tenaglie per i capezzoli, martelli per i testicoli.
Non poteva restare in quella casa ancora a lungo. Se avessero interrogato il messaggero sarebbero arrivati a lui. Ma non poteva neppure perdere di vista Cola di Rienzo di ritorno da Praga. Fuggire in campagna, si diceva che l la peste fosse meno grave. Sollev la gonna, all'altezza dell'inguine il bubbone bruciato faceva ancora male. Lo aveva visto fare a un medico con un ferro rovente. Aveva funzionato, ma si sentiva ancora molto debole. Campagna, decise. Senza controllare i pensieri, gli venne alla mente un componimento ascoltato quando era ancora bambino. La Pastorella. La storia di un cavaliere che vaga smarrito nelle campagne di un villaggio e che incontra una pastorella. Il cavaliere domanda il nome del villaggio e del suo signore. La pastorella sorride, risponde e poi tutte e due a rotolarsi nudi tra i fiori di campo. La pastorella si stacca dal cavaliere per andare a medicargli l'inguine con il bubbone. A farlo sdraiare, riposare. A fargli perdere la verginit perch non possa pi usare il Tesoro.
Un alfiere si rovesci. Marion scatt come una guardia. Aveva buttato i pantaloni su una scacchiera dove era in corso una partita che aveva vinto la peste.
Marion raccolse le proprie vesti e le mise in un sacco, per scaricare quell'energia bucolica al profumo di latte appena munto e fiori di campo.
Guardati soprattutto dagli uomini di Chiesa.
Marion imparava.
Un tempo indossavamo bei mantelli lunghi e neri, e nostri libri erano rilegati in pelle tinta di rosso. Le Ombre ricche per salvare i nostri libri pagavano copisti e rilegatori, tutti cercati tra i membri della setta. Nessuno fuori dalla setta avrebbe ricopiato un libro di dottrine in Ombra.
Che accadde?
Mentre Mos apriva il mare e trasformava i bastoni in serpenti, Dio inventava la differenza tra gli uomini. Il re, il cavaliere, il duca, il conte, il falegname, il frate. Cos l'uomo smise di essere uomo, per diventare la quantit di cose che possiede.
Gli eoni?
Gli eoni sono ordinati dal primo al trentesimo con la stessa importanza che in un albero hanno le radici e le fronde. Sono diversamente, non posseggono diversamente.
L'Ombra, la pi pericolosa delle sette ereticali di tutti i
tempi. La caccia era stata spietata, le Ombre arse insieme ai loro libri. Dio aveva creato una Chiesa e un impero per dar loro tribolazioni.
Gli uomini di Chiesa ti controllano stando fermi, come fanno i ritratti.
Marion si era procurato la sua cornice ed era diventato egli stesso un ritratto. Indossare il saio gli era sembrato il miglior modo per non essere osservato. Un ritratto pu osservare tutto, eccetto il vicino appeso accanto.
Non aveva propriet, non dormiva mai nello stesso letto, non incontrava mai le stesse persone. Sempre con una domanda. Il Tesoro esiste da millenni, possibile che nessuno sia riuscito ad aprirlo?
Aveva letto una storia del Tesoro scritta da alcuni cacciatori di Ombre.
Se il Creato esiste ancora,  perch il Tesoro  chiuso gli aveva detto l'Ombra.
Tu l'hai mai visto?
Se lo cercano tutti da millenni, vuol dire che esiste.
Vuol dire che esiste, si ripeteva Marion.
Ci far tornare nel nostro mondo?
Da dove siamo venuti.
Come siamo arrivati qui? Come ha fatto Yahveh a impadronirsi del mondo?
Vi fu un tempo, fuori dalle ere degli uomini, che noi Ombre chiamiamo era eonica.
Il mondo c'era?
No. C'erano solo trenta eoni ordinati dal Primo al Trentesimo.
Yahveh era un eone?
L'Ombra aveva sorriso, Yahveh era un angelo ai piedi del Trentesimo Eone.
Come ha fatto a diventare potente?
Il Trentesimo Eone si chiama Sophia.
Fu lei a rendere potente Satana? domand Marion.
Sophia volle solo salire dal Primo, per amore, ma precipit e urt sulla materia. Sola, nel buio, immersa nella materia, Sophia pianse. Guard l'alto e risal, troppo spaventata per cercare le lacrime perdute.
Sono ancora sul mondo?
S.
Dove?
La storia non  finita disse l'Ombra Satana scese sulla materia, cerc le lacrime. Ne fu illuminato, divenne arrogante e decise di salire a rubarne altre a Sophia. Ma cadde come una falena baciata e non pot pi tornare ai piedi di Sophia.
Per tenne le sue lacrime. E cosa fece con queste lacrime?
Lo sai gi sorrise l'Ombra.
Non  vero...
La terra era informe e deserta, e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Basta...
Dio disse sia la luce e luce fu.
Tapparsi le orecchie non era servito a nulla, il mondo intero conosceva i primi versi del Genesi.
Ci cre a sua immagine e somiglianza continu l'Ombra ma per renderci vivi aveva bisogno di spirito. Devo dirti da dove lo prese?
Ed  di quello che abbiamo nostalgia?
Noi siamo le lacrime di Sophia, veniamo da l disse l'Ombra quando di notte guardi le stelle e ti coglie l'angoscia di essere incompleto, pensa alla parola desiderio. De sidero, sulle stelle. La distanza siderale  il nostro viaggio.
Quindi tutti abbiamo dentro di noi un frammento di Sophia?
Certo, ma la carne si fa sempre pi spessa e la nostra luce sempre pi fioca. Ti sei mai chiesto perch appena nati piangiamo? Il nostro pianto  il pianto di Sophia, che cade nella materia e diventa carne. Piangiamo perch il nostro lume  soffocato dal corpo. Crescendo lo strato di carne diventa talmente spesso, che molti non si accorgono nemmeno pi di essere fatti anche di luce.
La risposta a tutto questo era in un borsello di Cola di Rienzo, che tornava da Praga senza che l'imperatore si fosse accorto di nulla.
Rumore di passi.
Marion si mise a quattro zampe.
Rapidamente and a sbirciare dalla finestra.
Un leggero ronzio sempre pi assordante vicino all'orecchio. Troppo silenzio per colpire. Marion fece posare la zanzara lasciandole fare quanto era nella sua natura ematofaga.
Tutti gli accessi alla citt erano controllati, per evitare che entrassero appestati. Ancora poco e sarebbe stato buio, avrebbero certamente lasciato uscire una donna appestata. Marion controll che la parrucca non scivolasse.
C'era una possibilit da verificare. Cola, prima di Praga era stato dagli eretici della Maiella, francescani che non volevano che il loro ordine diventasse ricco o fabbricasse inquisitori.
Sono anche loro Ombre? aveva domandato Marion.
No, ma conoscono Gioacchino da Fiore.
Gioacchino era un'Ombra?
Gioacchino aveva capito che il vero Dio  lo Spirito Santo, non Yahveh.
Per questo fu condannato?
Gioacchino stesso and a chiedere di essere condannato, solo che mor prima che l'inquisizione facesse in tempo a leggere i suoi scritti. Lo condannarono da morto.
Il Tesoro potrebbe essere sulla Maiella? In fondo loro hanno spedito Cola a Praga.
No, Cola non se ne separa mai, lo avr portato con s a Praga. Sulla Maiella avranno solo pensato che il tribuno potesse realizzare la profezia dello Spirito Santo di Gioacchino.
Perch la Chiesa ha paura della profezia dello Spirito Santo?
Perch se lo Spirito Santo scendesse a governare il mondo, sacerdoti, sultani e regni sarebbero importanti quanto un girino nell'oceano.
Perch allora chiesero a Cola di andarla a raccontare proprio all'imperatore?
Se un gatto cambia padrone, guadagna di pi restando fedele al vecchio o strusciandosi al nuovo?
Era per convincere Karl a diventare imperatore dello Spirito Santo concluse Marion.
Come andare a chiedere a una vacca di suicidarsi per risparmiare il lavoro al macellaio. Infatti l'arcivescovo lo fece sbattere in prigione.
Tuttavia una volta fuori da Roma una visita sulla Maiella poteva far bene ai polmoni.
Il metallo freddo della maniglia fu un invito a sottrarre un poco di fresco a un oggetto inanimato. Marion fu bloccato da una constatazione: erano giorni che l'unico essere vivo con il quale interagiva erano le zanzare, prima che diventassero macchiette grigie e rosse. Il messaggero di poco prima era l'unico uomo che aveva incontrato e con il quale aveva parlato. La cosa lo aveva disgustato, quell'uomo aveva un nome? Un cibo preferito? Un'idea?
A Marion serviva un pezzo di carne che fosse in grado di portare un messaggio. Per questo non avrebbe avuto paura di usare il Tesoro. Chi  stato in mezzo al mare notturno, vede l'umanit come un massiccio mucchio di carne tartara che si muove. Nient'altro, pens Marion.
Avrebbe cercato un profeta e atteso. Satana aveva riempito il mondo di profeti.
I profeti di Satana promettono sesso, cibo, tranquillit gli aveva spiegato l'Ombra. Tu ricorda solo che il profeta non risponde a domande, non promette Cuccagna o Bengodi. Va da uno che dice di essere profeta a domandargli come sar il mondo nel 1400? Un vero profeta non ti risponder.
La profezia sembra una magia, il mago se volesse potrebbe conoscere afferm Marion.
Il profeta non  un mago o un indovino. Il profeta  come un folle, non sa cosa fa, n sa quando gli capiter di profetare. La profezia  come una malattia recidiva. Si rimane in bala del morbo, di guarigioni, di ricadute. Il profeta parla quando lo spirito si impossessa di lui. Poi rimane zitto, in silenzio per anni.
Avete mai pensato di riunire sacerdoti, politici e rappresentanti del popolo per spiegare chi sono davvero? Per raccontare di Sophia, del Tesoro? Forse potrebbe essere fatto tutto in pace. Senza nasconderci come criminali.
Sai perch la gente prega Yahveh? La maggior parte degli uomini prega per guarire da una malattia, o per diventare
notaio o per trovare un buon marito. Alcuni pregano addirittura perch Dio uccida un loro nemico. I re, gli imperatori giurano su Dio che si vendicheranno, che uccideranno. Sono politici che dicono di essere potenti per diritto divino. A questi che provano piacere nel defecare tu affideresti il Tesoro?
Marion non rispose.
A noi serve un Merlino, un Serpente.
Era stata l'ultima conversazione con l'Ombra. Non sapeva come si chiamasse, loro non hanno un nome. Non l'aveva mai visto in volto, parlavano da una specie di confessionale.
L'Ombra aveva partecipato a un rito, un suicidio collettivo.
Un rito da non scartare. Fermare i bisogni, il tempo, sospendersi tra l'essere ancora e il non essere pi. Per tornare da dove si  venuti.
La maniglia era ormai calda quanto la mano.
Apr la porta e usc.
Imbocc le scale.
Qualcosa su un gradino.
Strano, pens.
Si chin a raccogliere un incartamento sigillato che non doveva essere l.
Si trovava su una scala tra due porte chiuse. Che potevano essere due uscite per lui oppure due entrate per qualcun altro. L'incartamento sul gradino sembrava dirgli sei in trappola.
Se fosse tornato in casa, potevano essere gi dentro. Se fosse uscito, potevano essere fuori ad aspettarlo.
O forse qualcuno aveva solo buttato quel fagotto dentro una porta e sarebbe tornato a riprenderselo, e lui doveva semplicemente lasciare tutto cos e andare.
Scese a controllare che il portone fosse ben chiuso.
Sal, origli. Sent il silenzio uscire dalla serratura.
Infil l'incartamento nella sottana.
Scese di corsa le scale.
Qualche ora dopo, fuori dalle porte di Roma, non avrebbe mai pi rimosso il contenuto di quel fagotto dalla sua mente.
Apr lentamente il portone, sbirci.
Fugg.
Marion non credeva nel caso.

18. Praga, 1363.

La mensola spuntava dall'angolo della parete e reggeva il lume come una mano aperta. Un tempo era servita per trascrivere sull'obituario il nome del fratello che la peste si portava via, senza dover ogni volta raggiungere lo scriptorium al piano di sopra.
I cardini della porta si preparavano a reggere gli assalti delle raffiche che come onde oltrepassavano la porta per infrangersi contro le schiene dei frati.
Avvelenato? domand un frate.
Wolfango si limit ad abbassare il capo. Il priore abbass anche lui il capo.
Chi  stato?
Matthia, Bastiano e il bibliotecario avevano un piano disse Wolfango congiungendo le mani come in preghiera. Poi si interruppe.
Matthia, Bastiano e il bibliotecario avevano un piano gli fece eco il priore e congiunse anche lui le mani in preghiera.
Wolfango lo fiss e il priore fece lo stesso.
L'inquisitore li ha scoperti, il risultato lo vedete su questo catafalco.
L'inquisitore emise un sottile guaito bronchiale. Il priore gonfi d'aria la pancia ed emise lo stesso suono.
Bastiano dov'? domand un frate.
 probabile che sia qui in convento. Non deve uscire, chiunque di voi lo veda ha l'obbligo di fermarlo con qualunque mezzo.
... ma negli appunti di Matthia non c' scritto 1368 disse il priore al moribondo come se stesse continuando un discorso.
Wolfango lo lasci fare. Pazzia, elezioni anticipate.
Perch non  fuggito? domand un frate.
Non lo sappiamo, ma se si trova ancora in convento non lieve scappare.
Il vento sembrava essersi armato di ariete, la porta reggeva le testate chiedendo rinforzi. Gli ansiti dell'inquisitore si fecero affannati. Frenetici e irregolari come le zampe di un insetto finito in una ragnatela.
Posso provare a preparare un decotto disse l'erborista.
No rispose Wolfango. Troppo tardi.
Si dice che la morte renda tutti uguali, eppure i frati, Wolfango e il priore erano sorpresi nel vedere che l'uomo che si contorceva su quel catafalco stesse assumendo i tratti, le espressioni e il colore di Milic. Il lume si divertiva come un bambino che fa cuc a mostrare i tremanti zigomi spigolosi, la bocca severa consumata dal veleno.
Smettila, basta, ti prego.
Tutti si voltarono verso il priore. Con le mani si tappava le orecchie affondando le dita tra i capelli. Scuoteva la testa come a dire no.
Un frate, un tale Rabano, gli si fece vicino: Vi sentite bene?
Si sente benissimo disse Wolfango allontanando il frate per un braccio.
... no, Milic non vede gli oggetti, lui vede il tempo disse il priore afferrando le mani di Rabano l'urlo era per il tempo.
Perch non andate a riposare? sugger Rabano.
Il rantolo spugnoso si spense, lasciando nelle orecchie dei presenti la sensazione di sollievo di quando in estate smettono di cantare le cicale. Un sollievo innaturale, sospeso, di fine.
Wolfango si mosse senza far rumore, con la punta dell'indice chiuse gli occhi del morto. Si strofin l'indice sul saio, come se stesse asciugando un coltello bagnato. Preghiamo per il nostro fratello, vittima di una pestilenziale eresia.
Si pu morire per un numero? sbott un frate, tradendo il silenzio che tutti si sarebbero attesi.
Nessuno rispose. Come i cipressi, che hanno radici a carota e non invadono le sepolture, cos i frati, dritti e solenni vegliarono sull'inquisitore, si sentirono rami fragili dinanzi a quanto stava accadendo.
Non ci credo disse il frate erborista.
Lo guardarono come se fosse strano che qualcuno fosse ancora dotato dell'uso della parola.
A cosa non credi? domand Wolfango tenendo gli occhi chiusi in preghiera.
Matthia non avrebbe mai fatto una cosa del genere puntando il dito sul catafalco. E poi perch sei tu a parlarci di cosa  successo e non il priore?
Se vuoi puoi farlo tu disse Wolfango e lentamente riapr gli occhi sull'erborista purch sia la stessa versione che racconterai al prossimo inquisitore.
Un verso, come una U soffiata dentro una barattolo di vetro, poi un battito d'ali. Qualcuno si volt in direzione della porta. Wolfango guard gli angoli del soffitto, dove il lume non arrivava.
E quale sarebbe la versione per l'inquisitore? domand l'erborista.
Quella vera rispose Wolfango nessuno ha visto il numero, se non dopo che Bastiano lo ha scritto, giusto? domand Wolfango.
Nessuno fiat.
Vuoi provare a ripetere? chiese Wolfango con un sorriso spalmato.
Padre, a cosa  dovuto il vostro silenzio? Frate Wolfango punta il dito contro Matthia e Bastiano, ma durante il pranzo lo abbiamo sentito parlare di Urm e Tummm come se volesse provocare l'inquisitore.
Forse desideravi parlargli della bottiglia di vino che tu hai portato a tavola dall'erboristeria?
Indovina chi ha la seconda chiave dell'erboristeria.
Wolfango ebbe gli occhi di tutti addosso.
Il priore intanto cercava di sciogliere con le unghie le quattro spire del nodo del cordone.
Sospetti di me? domand Wolfango. Fai bene, perch anche io sospetto di te.
Di me? disse l'erborista strabuzzando gli occhi. Sei tu che hai parlato con spocchia all'inquisitore, come se non temessi le conseguenze delle cose che dicevi.
Chi di voi saprebbe dire dove mi trovavo stanotte durante il trambusto?
I frati tacquero. Lo avevano visto tutti nella cella di Milic e poi nella sala del capitolo con il priore.
Chi invece saprebbe dirmi dov'era il nostro frate erborista? domand ancora. Attese qualche momento quindi sorrise, eri con Bastiano? domand all'erborista.
Volevo solo assicurarmi che non avessi perso le chiavi dell'erboristeria proprio ieri. Perch in tal caso sarebbe tutto pi chiaro. Tu hai perso le chiavi Bastiano le ha trovate e con il frate bibliotecario hanno preparato il veleno.
 andata esattamente cos disse Wolfango, ieri ho perso le chiavi e Bastiano deve averle trovate.  chiaro a tutti? domand. Senza aspettare risposta continu Passiamo al numero, 1368. Lo ha scritto Bastiano per ordine del Demonio. 1368  l'anno di nascita dell'Anticristo. Bastiano lo ha scritto la notte di Natale per dileggiare Cristo, radunare adoratori del Demonio e festeggiare la nascita dell'Anticristo. Ora preghiamo e digiun...
Una risata grassa e malata lo interruppe. Tu che ne sai? disse il priore risvegliatosi, con inespresso sollievo di tutti i frati.
Siete molto stanco tagli corto Wolfango. Seguite il consiglio di Rabano, andate a riposare.
Nessuno di voi si  mosso dall'ingresso verso cella di Milic dopo che Matthia e gli altri sono usciti. Chi di voi ha visto entrare qualcuno?
 I frati si consultarono ronzando come mosche.
Allora? domand il priore alzando il tono.

 l ronzio cess per lasciare la parola al capo.
Il priore a passi lenti si fece largo tra la piccola folla di frati, alcuni ne sentivano l'alito sul collo.
Non vi viene un sospetto? disse.
Bastiano ha scritto il numero, entrando e uscendo con uno dei suoi trucchetti insistette Wolfango.
Un sorriso al limone salato irrigid il volto del priore. Non vi viene alcun sospetto? disse irrorando di saliva i pi vicini.
Segni della croce, bisbiglii come voceri di prefiche.
Stanotte Milic  morto disse il priore. Ma cammina ancora sussurr come se il cadavere sul catafalco dormisse e avesse paura di svegliarlo. Si torturava con cilici e digiuni perch voleva liberarsi dal demone. L'urlo disumano di stanotte  uscito dall'anima che si  vista scacciata. Milic cammina ancora, attraversa boschi, parla... scrive numeri.
Wolfango lo fiss domandandosi se si stesse fingendo pazzo per tirarsi fuori da quella storia.
Avevo paura di ammetterlo, ma oggi non posso pi costringervi a fingere disse il priore Milic divideva la cella con una bestia
Priore... prov a dire Wolfango. Non riusc a completare la frase.
Forse  stato Milic stesso a invocare l'animale, per poi scoprire di non essere capace di controllarlo disse il priore sovrapponendosi a Wolfango.
Bastiano potrebbe essere entrato quando siamo andati tutti via disse il frate erborista.
Il priore avvicin il proprio naso a quello del frate, pensi davvero che Bastiano sia rimasto in convento, col rischio di essere catturato, per scrivere un numero che non si capisce a chi e a cosa possa servire? lasci l'erborista con il dubbio e come attratto da un fal inizi a girare intorno al catafalco.
Wolfango aveva sottratto gli appunti all'inquisitore, i frati non sapevano avesse confessato di essere l'autore del numero. Rosso, pens il priore e gli venne in mente che i libri di Adamo ed Eva che aveva sognato erano proprio di quel colore. Negli appunti doveva esserci anche il suo sogno. Poggi le mani sul catafalco, come su un qualsiasi tavolo da lavoro. Cosa avete sognato in questi giorni? domand.
Sogni? chiese a propria volta Wolfango ancora incerto
se scrivere sotto il comportamento del priore la didascalia uomo pazzo.
S, dal giorno di luna piena a oggi.
Sogni e demoni recit Wolfango, ora spero sia chiaro perch Milic  stato cacciato dalla cancelleria imperiale.
Nel caso il prossimo inquisitore domandasse cosa ci facesse qui in convento aggiunse l'erborista.
 frati rimasero con gli occhi incollati sul priore, ignorando le frecciatine tra Wolfango e l'erborista.
Vi ascolter in confessione. Mi vincolo al segreto del sacramento disse il priore. A nessuno parve scherzasse o vaneggiasse.
Quello che occorre qui in convento  un esorcismo, una formula per scacciare Herlaking e i suoi non morti. Arlecchino gira con le anime dannate intorno a questo convento perch vuole prendersi l'anima di Milic.
Wolfango sembrava un crepitio che si ignora con l'abitudine.
Non mi racconterete che nessuno ha sognato nulla, neanche in quelle ore di sonno dopo la scoperta del numero? il tono del priore non era accusatorio. Rimase un momento in silenzio, fronte corrugata. Neppure prima dell'urlo stavate sognando?
Padre, perch queste domande? disse l'erborista.
Durante alcune fasi lunari le porte della nostra anima sono meno resistenti, ed  in quei momenti che i demoni si insinuano nei sogni, soprattutto se un eretico ne ha evocato uno nella cella accanto. Occorre liberarsi di quelle visioni. Il sogno non  una colpa di chi sogna, il sognatore senza volerlo potrebbe ricevere immagini, visioni rivelazioni...
Profezie disse Wolfango.
Il priore lo fulmin.
Ma i nostri sogni serviranno al prossimo inquisitore?
Certo conferm immediatamente il priore.
Potremmo fare come con le chiavi dell'erboristeria disse l'erborista.
Wolfango fece finta di trattenere una risata.
Non sto cercando una versione ufficiale da raccontare al prossimo inquisitore, io voglio i vostri sogni, quelli veri.
Sono false profezie, l'avete appena detto. Inoltre non  lecito interpretare i sogni, come non  lecito interrogare la luna per avere responsi.
Con quelle parole Wolfango stava informando il priore che poteva minacciarlo. Le profezie, studiate sotto le sfaccettature legali, erano un grave capo d'accusa da presentare all'Inquisizione, il che significava un arrosto di priore.
Per sistemare la legge basta trovare un accordo. Ma con la coscienza e con Dio non basta.
Wolfango sinceramente stupito che qualcuno pensasse a Dio attacc questo non vi autorizza a usare i sogni...
Non provarci con me disse il priore, poi come un carico di catarro umido sput la parola ... topo.
Vedete...vedete... Wolfango quasi saltellando, dito puntato contro il priore. Trattenne le parole. I frati non capivano cosa dovessero vedere, contro cosa stesse puntando il dito.
Il vento buss tre o quattro volte sul legno.
Ci che stup Wolfango non fu il topo, quanto il fatto che nessuno dei frati avesse riso o mostrato un disappunto per l'insulto. Come se fosse il suo vero nome, come se tutti lo chiamassero solo cos. Vedete disse con calma, ... papa Gregorio Magno raccontava i propri sogni, le autorit sanno come distinguere una visione demoniaca da una angelica. Quindi inizier io a raccontare un sogno.
Dunque nessuno di voi ha sognato nulla il priore copr anche quel tentativo di riconciliazione calcolata. Fece ancora un giro intorno al catafalco. Nominer vicepriore chi mi racconter un sogno o catturer Bastiano.
Bastiano non era pi solo un problema, era appena diventato un'occasione.
La Bibbia di Milic non  pi nello scriptorium disse Wolfango.
Un vociare, come di vespaio, tra i frati.
L'ha presa Bastiano continu Wolfango.
O il bibliotecario aggiunse il priore giusto? un modo come un altro per ricordare a Wolfango che le minacce riguardavano anche lui. Arrosto di priore, arrosto di topo.
Cosa se ne fa di una Bibbia?
La lorder di merda o ci piscer sopra.
Ma allora perch  in convento? domand l'erborista.
Non  riuscito a fuggire e adesso  in trappola rispose Wolfango.
O  lui a tenere in trappola noi? domand il priore.
Wolfango deglut, una goccia di sudore dalla tempia cadde sul saio all'altezza della scapola, tutto quello che c' da sapere su questa vicenda  qui dentro disse e alz l'incartamento involto nel fazzoletto rosso. Lo avete visto tutti prendere appunti anche mentre eravamo a tavola, volete che legga? minacci Wolfango.
No disse il priore, troppo forte.
Fu come caricare un peso eccessivo su una bilancia in equilibrio instabile. Wolfango aveva ottenuto la paura del priore, mise via il fazzoletto.
L'inquisitore sospettava fossi io ad aver rubato la Bibbia disse Wolfango. Per questo durante il pranzo sono stato borioso. La faccenda degli Urm e Tummm era un modo per metterlo dinanzi a una sua colpa, mi stava giudicando senza gli elementi adatti. Come un sacerdote senza gli Urm e i Tummm. La Bibbia di Milic  sempre stata nello scriptorium a disposizione di tutti. Perch rubarla?
L'inquisitore voleva solo capire come Milic avesse calcolato il numero 1368 sussurr il priore. Quando non ha trovato la Bibbia ha fatto delle ipotesi.
Perch Bastiano non ne ha presa una pi preziosa se l'obiettivo  di profanarla per qualche rito satanico? domand l'erborista.
Forse  un trucco disse Wolfango. E spieg che il furto della Bibbia poteva servire a depistare le indagini. Il gruppo di Milic forse stava nascondendo altro e aveva lasciato in convento Bastiano apposta per distrarre l'inquisitore con quel furto inspiegabile. Infatti  evidente che Matthia sia fuggito e che Bastiano cercher di raggiungerlo.
Quand' cos non resta che sorvegliare il convento perch Bastiano non esca disse il priore, che da tutto il discorso prendeva l'unica informazione che gli serviva Wolfango
non sa nulla, non  d'accordo n con Bastiano, n con Milic.
La paglia intonsa. La ciotola rovesciata. Le catene appese al soffitto. Meno dell'indispensabile per sopravvivere. Neppure una di quelle tracce che mostrano la presenza di un uomo, qualcuno di voi ha mai sentito Milic parlare con qualcuno mentre era da solo nella sua cella? domand il priore.
Neppure un leggero brusio.
Avanti, sono stato io stesso a spegnere le voci che circolavano sul conto di questi colloqui misteriosi. Nessuno di voi sa dirmi nulla? Un frammento anche insignificante di questi dialoghi? Qualcosa che somigliasse a una preghiera o una supplica a Dio?
Il priore camminava bendato su un sentiero che conosceva solo lui, e sperava che qualcuno gli indicasse come proseguire senza sapere dove.
Wolfango aveva rubato gli appunti e li avrebbe letti: la storia degli angeli caduti, il sogno di Adamo ed Eva. Aveva inoltre origliato tutta la conversazione tra lui e l'inquisitore. Avr capito che l'inquisitore era alla ricerca della chiave per aprire la porta delle profezie, pens il priore. Qualcuno di voi ha spostato o consultato di recente il florilegio di vite di santi che era sul tavolo di Milic? domand.
Wolfango non disse nulla, ma inizi a studiare come prendere il formaggio senza far scattare la molla della tagliola. Numero, Bibbia, florilegio. Aveva l'aspetto di un piano, ma c'era un punto contrario alla ragione: il numero lo aveva scritto lui per fare uno scherzo. Era stato come poggiarsi a un muro, schiacciare un mattone e far muovere una porta nascosta che non si sa cosa celi.
Quel libro  rimasto per mesi sopra la scrivania di Milic senza che nessuno lo toccasse, ma proprio oggi era fuori posto, qualcuno di voi lo ha sfogliato proprio stanotte?
Ma perch tutto questo  successo dopo la comparsa del numero 1368? domand l'erborista.
Se qualcuno ti dicesse io so come e quando morirai, tu cosa faresti?
Cercherei di saperlo disse l'erborista.
E se quello ti chiedesse del denaro o di fare dei lavori per lui, pagheresti? Lo serviresti per avere la profezia?
L'erborista non rispose.
Chi conosce il futuro,  un Dio per gli altri uomini. Il 1368  una profezia. Questo lo abbiamo capito tutti continu il priore quello che non sappiamo  cosa accadr nel 1368.
Wolfango parlava della nascita dell'Anticristo disse l'erborista.
Era solo un'ipotesi precis Wolfango.
Quei libri sono rimasti inutilizzati per mesi. Poi compare il numero 1368, un libro viene rubato l'altro in qualche modo usato. Non mi sembrano coincidenze.
Wolfango sud copiosamente. Era come in un incubo. Aveva aperto una porta che nascondeva un tesoro, ma non riusciva a muoversi, vedeva solo gli altri entrare e uscire a tasche piene. Ho trovato io il numero, ho letto quella Bibbia per mesi, cosa mi  sfuggito?
Nel florilegio c' uno dei disegni di Gioacchino da Fiore continu l'erborista, una profezia che conosciamo tutti, ma che non ha molto significato.
L'incubo peggiorava. Sfilavano davanti a lui Matthia, Bastiano, il priore, uscivano dalla stanza del tesoro e gli mostravano anelli, pietre, corone e lo ringraziavano, mentre lui poteva solo guardare. Si sentiva un burattino che recita una parte secondaria in una storia oscura, mentre tutt'intorno gli altri diventavano protagonisti.
Il priore non comment l'osservazione dell'erborista sulla profezia di Gioacchino, diede ordine perch tutti rientrassero nelle proprie celle, e recitassero settanta preghiere. Diede disposizione a ogni singolo frate perch al termine delle preghiere scendesse a sorvegliare una parte di convento. Quindi mand via tutti.
Un uccell spicc il volo disturbato dal calpestio dei frati che uscivano.
Il priore aspettava che Wolfango parlasse, ma lo vide guardarsi attorno, fissare il soffitto. Quanto ci metteremo a portarlo nel baule?
Voi ora dovrete raccontarmi tutto disse Wolfango e fece strada con un lume. Chiostro, corridoi, scale a chiocciola. Il priore cammin in silenzio, fissava il cerchio arancione del lume sul pavimento, pensava al Terzo Testamento di Gioacchino da Fiore.
Il freddo dell'ospedale avrebbe rallentato il processo di decomposizione dell'inquisitore.
Un gufo percepisce la velocit di una mosca che vola come un uomo percepisce il movimento di una piuma che ondeggia per aria. Per questo la preda non ha scampo, perch qualunque sia la sua velocit, un rapace la vedr muoversi come immersa nell'acqua densa.
Bastiano vide due frati, un sacco, e la direzione che prendevano. Uno era di faccia, e teneva una estremit, il secondo di spalle teneva dall'estremit opposta. Circa tre braccia di lunghezza, valut Bastiano. Uno dei due tirava o spingeva pi dell'altro sbilanciando l'equilibrio, i piedi affondati nella neve non si estraevano facilmente per il passo successivo, e dopo pochi passi i due cadevano.  piuttosto pesante. Avrebbero impiegato parecchio tempo per attraversare tutto il chiostro. Quanto bastava a Bastiano per capire chi fossero. Perch e cosa stessero trasportando richiedeva invece un p di fortuna. Lui e Matthia erano soliti fare quel tragitto per andare a sfidare l'uscita sigillata dall'enigma. Spera che siano Matthia e Goffredo. E Bastiano avrebbe sperato, se non fosse stato per quel sacco.
Alle spalle un corridoio cieco. Davanti, oltre il chiostro al piano superiore, i lumi delle celle che si accendevano. In quelle celle si agitavano attese, vendette, rancori, preghiere. Pens a come arrivare nella cella di Wolfango per scrivere un numero qualsiasi. Pens a come aizzare gli altri frati perch esprimessero tutto l'odio che provavano per il topo. Pens, pens... Riscritto.
I demoni Succubi serpeggiano nella mente durante i lunghi momenti di sospensione dell'intelletto, quando lo scettro dell'autocontrollo viene ceduto al terrore, che rimane a signoreggiare sulla ragione ridotta a schiava. I demoni trovano un burattino, una mano, da prendere e usare per scrivere. Wolfango il numero lo aveva solo impresso su un muro il numero. Ma una volta fuori dall'utero profetico, questo era divenuto vivo, capace di sparire e ricomparire come la muffa sulle pareti.
Io sono Bastiano aveva detto nove mesi prima.
Prendi, conserva tutto gli aveva risposto Milic, come se sapesse di dover cercare un Bastiano, dentro un convento di Praga. Ma non era cos, Bastiano era solo l'altra faccia della moneta.
Non avevano mai chiarito cosa implicasse quel patto, Milic aveva solo giocato a testa o croce. Non aveva avuto una terza scelta.
Il primo frate di quella notte era stato Wolfango. Il secondo era stato proprio lui, Bastiano, che aveva preso in consegna il segreto. Pesante, molto pi del sacco dei due frati oramai arrivati a met del chiostro. Molto pi di ogni fardello umano. Ed era solo mentre lo stringeva tra le dita, senza Matthia o Uberto ad aiutarlo. Solo, come sette anni prima.
Nonostante quel segreto Milic era riuscito a creare un gruppo, a parlare delle profezie di Cola di Rienzo, a costituirsi all'inquisitore come presunto eretico. Ma il segreto era rimasto tale.
Bastiano non credeva al caso. Le profezie di Milic erano state come serpenti silenziosi tra le lenzuola. Gli effetti del veleno si erano visti subito su Matthia, che aveva iniziato a mettere in dubbio misteri della fede e stava plasmando un'eresia, pi attratto dalla soluzione che non preoccupato delle conseguenze.
Bastiano si era sentito responsabile di quel precipizio nel quale vedeva cadere tutti i suoi compagni. Avrebbe potuto fermare tutto, invece era rimasto a guardare, fermo come un gufo su un ramo.
La gamba gli ricord che tutto ci avrebbe retto ancora per poco. Raggiungere un pugno di neve avrebbe almeno alleviato il dolore, ma i due frati erano oramai abbastanza vicini, al punto che Bastiano riusciva a distinguerne i volti coperti. I due non parlavano. Precauzioni che non lasciavano presagire nulla di buono. Pu essere un ordine dell'inquisitore? Tra poco, pochissimo, sarebbe dovuto risalire a nascondersi sul controsoffitto, in fondo al corridoio due passi sulla sinistra, otto dritto fino al baule. Dal baule al nascondiglio.
I frati non scoprirono i volti. Non si dissero una parola.
Nessuno scendeva ad aiutarli.
Pu bastare, pens Bastiano e si inoltr nel corridoio. Cerc di non fare troppa pressione sulla gamba. E lo ud. Un rumore, come di unghie dietro la parete, fuori dalle mura, esattamente in direzione del controsoffitto.
La Grande Bestia, che sentiva l'odore del sangue, che sentiva la ferita pulsare.
Dall'uscita il fruscio dei sai, dei passi, il respiro affannato per la fatica.
Sent una vena pulsargli senza controllo in qualche punto tra l'occhio e la palpebra. Trattenne il respiro per qualche secondo. Espir lentamente.
I due frati con il sacco sono reali. Il rumore di unghie dietro la parete forse no, come il sogno. Giuseppe nel Genesi dice al faraone che il potere dell'interpretazione dei sogni compete solo al Creatore e ai profeti. A Bastiano non interessava interpretare il sogno, ma sapere da dove venisse. Aspettala c'era scritto ai piedi della statua, ed era l'unica cosa che era riuscito a leggere. Forse era un caso che lo avessero lasciato solo nel chiostro, forse non aveva saputo leggere nei segni e avrebbe dovuto lasciare la Bibbia dov'era. Forse... e se invece ho letto bene?
Dall'uscita un incitamento strozzato a issare.
Con la mano sulla parete percorse tutto il corridoio fin quando la mano trov l'angolo.
Due passi sulla sinistra.
I frati erano dentro. Si fermarono, rumore di metallo, con un acciarino cercavano di accendere un lume.
Bastiano cont otto passi. Dall'uscita i rumori ripresero.
Otto passi.
Sent il sangue pompato con violenza, ne sent il sapore
dolciastro e rugginoso in gola. Il baule non c'era pi. Dimentic passi e conteggi, si mise a quattro zampe e con un braccio teso gioc a mosca cieca con il baule.
L'acciarino ademp al proprio compito, dall'ingresso arriv luce.
Vide il baule, qualcuno l'aveva spostato. Qualcosa l'aveva spostato.
Con la lucidit di un ubriaco che cerca nascondere lo stordimento, sal con calma sul baule. Fece leva sulla gamba ferita, afferr il bordo del controsoffitto.
La luce si avvicinava. Un frate reggeva il lume, l'altro trascinava il sacco.
Un Balzo. Cadde. Avvicin il baule. La posizion simmetricamente sotto il controsoffitto. Sal. Con uno sforzo delle braccia fu sopra.
Non poteva lasciare il baule nel mezzo dell'anticamera. Avrebbero capito tutto.
Allung la gamba sana, spinse lentamente. Il baule scivol sul bordo. Una spinta sfruttando l'angolo e Bastiano fu su.
Rotol fino in fondo. La Bibbia era al suo posto.
Per un momento i due frati rimasero fermi. Bastiano, coricato di schiena, studi il movimento delle ombre per stabilire la loro posizione.
Sbrigai voce nasale e stridula.
E se qualcuno ci ha visti? voce tremante, da codardo.
Bastiano not per prima cosa che Wolfango aveva dato un ordine al priore, per seconda fu il tu, per terza che a portare il sacco era il priore stesso.
 I cardini del coperchio del baule cigolarono.
Io lo prendo dai piedi disse Wolfango.
 Il sapore del sangue. Bastiano strinse la mandibola, trattenne il fiato. Tutto ricominciava. Forse per l'ultima volta.
O' issa. Un tonfo.
Non ci entra.
Piegagli le ginocchia.
I cardini del coprchio mentre veniva chiuso.
Fatto disse Wolfango, e prese fiato. Veniamo a noi.
Prima cosa: per le scale avete... hai detto all'inquisitore che avrebbe dovuto sapere perch Milic  stato tenuto in un convento e non spedito ad Avignone.
Cosa vuoi da me, Wolfango? Vuoi diventare priore del convento? Ancora poco e sar tuo. Ma basta sangue.
Non ho finito disse Wolfango, spiegami di cosa parlavi con l'inquisitore, quando ha detto che tu e Bastiano nascondete qualcosa.
Bastiano ripens al priore davanti alle dieci cifre latine, come un uomo che stia guardando lo spettro della propria madre. Ebbe la sensazione che qualcosa dentro fosse diventata liquida, e che qualcuno lo stesse svuotando. Organi, coscienza, anima scorrevano come acqua piovana nella grondaia lasciando l'eco del vuoto. Un avanzo d'istinto di sopravvivenza raccolse pezzi di discorso, per quando la ragione avrebbe ricominciato a fare il proprio dovere.
Probabilmente tra pochi giorni sar tuo aggiunse il priore.
Per portare un cadavere occorreva essere soli. I frati dovevano essere nelle celle. L'informazione nella mente di Bastiano si trasform in via libera per la fuga.
Le ombre si fermarono, il lume doveva essere stato poggiato.

 I pezzi che l'istinto aveva salvato andavano incollati. Nascondente qualcosa aveva detto Wolfango. Io e il priore? Si domand Bastiano. Voleva me fuori dal convento, pens, ecco perch la convocazione di Matthia.
Il priorato  gi mio. Con l'inquisitore avete parlato, di profezie, avete detto che potreste diventare imperatore, Dio.
Cosa volevi sentire con la porta chiusa e dopo aver ucciso un tuo fratello.
Avete detto che chi si mette a cercarla muore o impazzisce.

 l priore tacque.
E avete parlato di un uomo vestito di stelle.
 una formula disse il priore.
Wolfango tacque: Che formula?
Per evocare Mamon.
Mi prendi per il culo?
Parlavano del priorato come due mercanti, e di Mamon, il demone dell'avidit. Lo scherzo di Wolfango era diveniate un omicidio. Finalmente Bastiano riusc a domandarsi, omicidio di chi? Si vergogn che quella domanda fosse arrivata cos in ritardo. Il dolore alla gamba, come una grande valanga, travolse anche quell'inutile, ultima vergogna.
Se non vuoi essere preso in giro, allora ragiona continu il priore. L'inquisitore non era qui per il numero, ma per gli appunti di Matthia. Io non so cosa si siano detti, per scoprirlo ho inscenato questa storia delle profezie segrete. Solo facendogli credere di avere anche io un segreto potevo barattare il suo segreto con il mio. Stavo barando, tutto qua.
Barando? E per barare lo avete lasciato morire davanti ai vostri occhi? L'ho sentito chiedervi di poter vedere l'erborista.
Non potevo sapere che avevi messo veleno nel vino.
Vi ho sentito... ti ho sentito con le mie orecchie mentre gli dicevi in faccia che l'avresti lasciato morire.
Perch avrei dovuto farlo morire? Sei tu che hai confessato di essere l'autore del numero, non io. Io al massimo avrei perso la mia carica. A te sarebbe andata molto peggio. Inoltre poco fa anche tu hai fermato l'erborista.
Io volevo solo levarmi di torno un testimone. Voi invece avevate paura che l'inquisitore trovasse per primo questa cosa, queste profezie.
Ma non capisci che il modo pi semplice per ottenere fiducia da un inquisitore  confessare qualche colpa?  un metodo per ottenere favori dalle autorit. Mostrarsi pentiti, pronti a obbedire. Come fai tu... Topo, pens ma non lo disse.
Hai cercato di sfruttarlo, avevi paura che Milic gli avesse svelato il nascondiglio delle profezie e speravi di avere un alleato per cercarle.
Potrei dire la stessa cosa di te.
In che senso? domand Wolfango.
Sei tu ad aver letto per mesi la Bibbia di Milic disse il priore. Sei tu ad aver avviato tutto questo meccanismo scrivendo il numero. Come lo spieghi? Come la spieghi la scomparsa della Bibbia?
Quella Bibbia era identica alle altre, eccetto che per gli appunti di Milic, ed  l che ho trovato il numero. Non ho capito come lo abbia calcolato, ma era segnato pi volte.
Il priore rimase a riflettere mesi a leggere e non trovi nessuna buona ragione perch dovesse essere rubata?
L'ho letta e sfogliata fino alla nausea, ma non ho trovato nulla, a parte quel maledetto numero. Non so perch Bastiano l'abbia rubata.
Come fai a dire che sia stato Bastiano?
Siete proprio un cretino disse Wolfango quello che tu cerchi e che speravi che l'inquisitore ti aiutasse a trovare  nella Bibbia, solo che non l'abbiamo visto. Pensi che lui non abbia capito che volevi far partire Bastiano al posto di Matthia? Quando hai visto il numero hai sperato che Bastiano si levasse di torno perch fossi tu ad arrivare per primo. Solo che non sapevi dove cercare. Invece a quanto pare Bastiano lo sapeva benissimo.
Un rumore, come unghie sulle pietre da fuori.
Wolfango e il priore tacquero. Il rumore smise.
Il cuore di Bastiano era un tamburo lugubre. Cerc di decelerarne il battito trattenendo il respiro per una decina di secondi e inspirando lentamente. Apr gli occhi, il soffitto era una patina fluida. Li richiuse.
Allora ammettete... ammettilo, in convento c' qualcosa da custodire. E tu e Bastiano sapete di cosa si tratta.
Io so solo una cosa, che Bastiano ha preso la Bibbia e qualcos'altro dal florilegio. O lo sta facendo per confonderci, oppure ha qualcosa che non vuole che venga trovata. Ma io non ne so nulla. Tu trovami Bastiano e il priorato  tuo disse il priore.
Dimmi cosa mi nascondete? Wolfango, a denti stretti.
Senza reagire Cos' una minaccia? Hai gi detto un sacco di menzogne durante il funerale dell'inquisitore. E ora cosa credi di fare? Di uccidermi e di andare a raccontare che anche io faccio parte del complotto? disse il priore. Guarda le tue mani sul mio collo, le vedi?
Bastiano dal controsoffitto prov a immaginare Wolfango che afferrava il priore costringendolo a sollevarsi sulle punte dei piedi.
Li hai visti prima i frati pronti a obbedire per paura di un processo? Hai visto la paura vincere sulla verit? domand il priore.
 la vera ragione per la quale avete ottenuto obbedienza per tanti anni, stesso metodo disse Wolfango.
Guarda le tue mani. Hanno ucciso, lo avevi mai fatto prima?
No ammise Wolfango.
Ieri notte queste mani sfogliavano libri, contavano soldi. Poi a un certo punto hanno fatto qualcosa di insolito. Hanno scritto quel numero.
Bastiano concentr la propria attenzione sulle mani di Wolfango, come se da un momento all'altro potessero staccarsi dai polsi e muoversi come ragni.
Ascoltami, tra poco sarai priore, potrai avere denaro, donne, donne vere, vergini, gioielli, cavalli disse il priore. Guarda invece dove sei ora, in un corridoio cieco con un cadavere. Il potere  bello, questo che invece stai facendo  uno schifo.
Bastiano prov a immaginare un animo di sentimenti freddi come Wolfango mentre faceva contorcere di piacere donne coperte di monete mentre lui afferrava a casaccio gambe e capezzoli.
Le unghie sulle pietre non ebbero pazienza, l'immagine dell'accoppiamento topo donna dur poco, sostituita da un rapido calcolo: morire per mano di due frati, tra le unghie di qualcosa di demoniaco, riuscire a fuggire. Una volta Goffredo gli aveva domandato come si scacciassero i demoni.
Posso dirti come scacciare Asmodeo.
Come?
La ricetta  nel libro di Tobia, occorrono i suffumigi del cuore e del fegato di un pesce.
Che schifo aveva detto Goffredo, e avevano riso. Era successo una settimana prima. Una vita prima. Prima del numero, prima dell'irruzione del principio di ogni ombra, della pura materia impenetrabile da luce. Prima dell'Anticristo.
Anche Wolfango e il priore dovevano aver sentito il rumore, e avevano smesso di litigare. Sembrava che qualcuno stesse sfregando le pietre con un acciarino, per ottenere una scintilla o una fiamma che mettesse fine alla notte, al freddo. Un fuoco purificatore che facesse danzare Praga al ritmo degli sfrigoli del grasso del priore, quello localizzato tra l'addome e il collo, perch friggesse e schizzasse come burro fuso sulle pietre di quel corridoio lungo e stretto come un intestino occluso.
Un posto qualsiasi dove per mangiare e bere basta avere un saio. Vero, coglione? Goffredo, Uberto, Matthia, finalmente degli amici, avevi pensato. In cambio non c'era molto da sopportare, cosa vuoi che siano le piccole angherie dei frati? Bastiano guardava quei sette anni come bambini nati deformi, che i genitori considerano comunque belli, ma non lo fanno per i bambini, lo fanno per se stessi. Quegli anni erano passati fingendo di essere normali, belli, forti, finch un giorno un topo dentro un corridoio senza uscita non ti mette di fronte a uno specchio, si disse Bastiano. Allora vedi il mostro, ti accorgi dell'illusione.
I passi dei due frati oltrepassarono il controsoffitto. Il lume li segu. L'ispezione si svolse in silenzio, tanto che Bastiano, rimasto al buio, non percep segni di vita per lungo tempo.
Improvvisamente le unghie ripresero a graffiare.
I due sembravano essere stati ingoiati. Bastiano fu risollevato quando sent i passi dei due assassini tornare indietro.
Muovevano il lume, seguendo i rumori, le ombre si accorciavano e si allungavano senza ordine, Bastiano vide le forme delle pietre e delle macchie che lo circondavano, che il buio aveva reso malefiche e oniriche.
Perch il baule era fuori posto? forse aveva contato male i passi. Prov a convincersi che fosse in quel modo. Inutilmente.
I rintocchi delle campane scandirono un orario, ma non li cont.
L'hai finita con questa buffonata? domand Wolfango spostando il lume.
C' qualcosa qui disse il priore. Lo senti? Si sta muovendo.
Ora basta ruppe il silenzio Wolfango dimmi cosa nascondete tu e Bastiano.
Non so di cosa parli.
Poco fa volevi conoscere i nostri sogni dal giorno di luna piena a stanotte, perch?
Te l'ho gi detto, Milic  indemoniato, e gli indemoniati possono attrarre un Incubo o una Succuba. Questi demoni parlano nei sogni. Non capisci?
No, non capisco. Sembra che improvvisamente tutti parlino una lingua diversa, persino la Bibbia sembra scritta in una lingua diversa. Come se questo Natale avesse congelato il normale corso delle cose.
Sei tu che non ti rendi conto di stare perdendo tempo. Mi hai in pugno, come io ho in pugno te. Non voglio finire nelle carceri dell'inquisizione, quindi cos' che vuoi? Il priorato? Ti ho detto che sar tuo. Ma ora basta.
Un improvviso rumore venne dal convento.
A questo punto io starei attento a fare pazzie. Voglio farti notare una cosa, Wolfango il priore fece una pausa tu sei solo. Solo contro di me, contro il resto dei frati e soprattutto contro Bastiano.
Anche voi... anche tu sei solo disse Wolfango. Giusto il frate erborista potrebbe avere il coraggio di accusare me o te davanti al prossimo inquisitore. Gli altri hanno paura perch sanno che finirebbero come lui indicando il cadavere. Ma li hai visti? Tutti hanno visto il numero, ma nessuno testimonierebbe. Non so chi possa averlo riscritto, ma il vostro universo di menzogne non si regge pi in piedi. Avete detto la menzogna del demone e i frati hanno guardato le cose con gli occhi della paura. Avrebbero visto anche Satana se tu avessi ordinato loro di vederlo. Per quel che mi riguarda potresti aver rubato tu la Bibbia e messo fuori
posto il florilegio. Con l'inquisitore, hai parlato di profezie mai scritte. Per questo non hai cercato nella Bibbia, vero?
Se origliavi avrai anche sentito che le mie erano domande. L'inquisitore sapeva, e ha preferito morire pur di non dire nulla.
Non prendermi in giro. Hai detto che rinunceresti al priorato, e per cosa, per conoscere profezie delle quali non sai nulla? Questi tempi sono pieni zeppi di profeti. Sono anni che sentiamo profezie di ogni genere. Cosa ha di speciale questa del numero calcolata da un boemo?  da mesi che studio quei maledetti appunti, inutilmente, Ho calcolato e stracalcolato tutti i numeri dell'Apocalisse, di Daniele, di Merlino, delle Sibille e chi ne ha pi ne metta. Il numero non si ottiene.
Lo so disse il priore.
Wolfango non emise suoni.
Credevi di essere l'unico?
E perch non mi sono mai accorto di nulla? Lui mi avrebbe detto una cosa del genere.
Lui mi diceva che tu leggevi la Bibbia, e non il contrario. Ti ho detto, in convento sei solo. Ti sei convinto di essere un piccolo capo, ma ti sbagli.
Perch?
Perch cosa?
Perch leggevi la Bibbia di Milic?
Una sguaiata risata, fu la risposta del priore.
Bastiano tocc la Bibbia, mise il libro tra le ginocchia, poggi la fronte sul dorso e resistette alla voglia di chiedere perdono, di piangere per il cadavere del bibliotecario. Fuggire, attraversare il chiostro, raggiungere il muro, lanciare la Bibbia, scavalcare. Si dava degli ordini per non pensare. Oppure sarebbe sgattaiolato nella stanza dell'enigma e avrebbe sfidato la porta. Per perdere per l'ultima volta.
No, pens, buona partita priore.
La risata si spense. Non segu alcuna reazione.
Passi che si allontanavano. La luce restava immobile. Una corsa. La luce del lume immobile.
Fermo.
Lasciami.
Il rumore del lume che si rovesciava. Buio.
Fu allora che il graffiare si sent ancora.
Che cos'? voce supplichevole.
Chi va l? venne chiesto al buio.
Un suono improvviso, di un corno. Fuori dalle mura, dal bosco, dal sottosuolo di Praga si lev con la solennit del pi antico dei suoni. Proveniva da ere lontanissime. Il suo riverbero cupo diede voce al ghiaccio della notte praghese.
Un richiamo che dava inizio a un rito ancestrale.
La caccia.
Annusare l'aria, percepire la presenza di corpi caldi, mobili, umorali.
Il richiamo della caccia notturna, l'invito di Herlaking, pastore a cavallo di anime suicide, morte per violenza, non sepolte, costrette a vagare per scontare le proprie colpe, per purgarsi e forse un giorno meritare la salvezza. Anime senza nutrimento, in cerca di cibo vivo.
Herlaking, che pascola anime che non riescono a morire, e danno tormento ai vivi.
Le prime schiere dell'Anticristo.
Il grido lacerante del priore si incanal nel tunnel del corridoio, raggiunse ogni cella del convento.
Seguirono solo pianti e lamenti.
Wolfango fugg senza scopo. Puro terrore. Oltrepassato il perimetro del portico del chiostro si gett sulla neve con un senso di liberazione. Il chiostro era affollato dai frati scesi a fare la guardia dopo le settanta preghiere. Al suono del corno erano corsi via come selvaggina braccata dai cani, come pernici inseguite dai falchi.
Una raffica di vento spazz la neve pi fresca sollevando una nuvola gelida. Il cielo non lasciava ai raggi lunari alcuna speranza di filtrare. I frati tormentati dal vento sembravano fiammelle scure in mezzo alla neve. Quando videro il priore gli si fecero intorno, per sapere dove andare. Il priore non diede alcun ordine. Li ignor e si avvi verso la stanza appena abbandonata, da dove era venuto il suono del corno. I frati rimasero a fissarlo, come un gladiatore che vada a passare a fil di spada un leone.
Dove vai? grid Wolfango coperto dal rombo del vento.
Il priore lo ignor e prosegu.
Wolfango lo trattenne dal saio. Molti frati avrebbero pi tardi testimoniato che si era trattato di un gesto di grande coraggio da parte del priore. Se Wolfango lo aveva fermato era perch nascondeva qualcosa.
Nella confusione, l'erborista corse incontro al priore. Portava un messaggio.
Padre, ci siamo riusciti.
L'attenzione del priore si concentr sul labiale dell'erborista. Lo fiss come se non lo avesse mai visto.
Padre ripet l'erborista.
Che significa ci siamo riusciti? intervenne Wolfango, che sembrava uno stecco piegato.
Tu che vuoi saperne? gli disse l'erborista.
Il priore afferr la spalla di un frate anziano ma robusto, completamente sordo. Nessuno aveva avuto il tempo di spiegargli del suono del corno, e il sordo aveva corso senza capirne la causa. Il priore a gesti gli ordin di fare la guardia accanto alla stanza dell'enigma.
Idiota, pens Wolfango, il miglior modo per far scoprire il cadavere.
Seguitemi url Wolfango. Fece un cenno con la mano e tutti lo seguirono verso la sala del capitolo
Il priore fu trascinato via. Puntava verso la stanza cieca come un cane da caccia.
Tu, vai fuori e vedi chi ha suonato il corno ordin Wolfango all'erborista.
Vacci tu.
Sotto le nocche di Wolfango il naso dell'erborista divenne una frittella di sangue e muco. Il freddo rese il colpo pi doloroso del dovuto.
Wolfango rimase con il pugno serrato in attesa di una reazione, ma nessuno fece nulla.
L'erborista, lasciato solo, prese una manciata di neve e si tampon il naso.
Il priore guard la scena come Nerone mentre Roma bruciava.
Vacci ordin di nuovo Wolfango all'erborista sanguinante.
Vacci tu disse l'erborista avvicinandosi al priore.
Andiamo disse il priore, ma prima pass vicino a Wolfango per sussurargli nell'orecchio Solo. Sorrise e prese a braccetto l'erborista.
Ti fa male? domand il priore.
Ma chi si crede di essere?
Devi capirlo, gli unici ordini a cui obbedisce un topo sono i colpi di ramazza.
L'erborista rise, il priore pure. Si vide circondato dai propri frati. Gli appunti di Wolfango non interessavano a nessuno di loro. Morto l'inquisitore, erano tornati a riconoscere lui come autorit, a rispettarlo.
Questo corno  legato al numero e ai sogni?
Non lo so disse il priore all'erborista, poi si rivolse a tutti. Se dovesse capitarmi qualcosa promettetemi che non darete tregua a Bastiano.
Acconsentirono.
Quello che adesso dobbiamo fare  raccogliere tutti i volumi della biblioteca dove si accenna alle profezie di Gioacchino da Fiore. Ogni profezia in cui si faccia il nome di Gioacchino da Fiore deve saltare fuori.
Il portico li ripar dalla neve.
Un'altra cosa aggiunse se venisse l'imperatore in persona a domandarvi cosa sia successo, voi non sapete nulla. Questa  una guerra tra il convento e un demone. E noi dobbiamo vincere. Se si viene a sapere ci fermeranno, e per il convento sarebbe la fine.
Wolfango prov a cercare una coerenza tra numero, sogni, uomo vestito di stelle, demoni, Gioacchino da Fiore, ma fu come impastare sabbia e farina. Cap solo che erano anelli di una catena alla quale era legata una bestia antica, oscura, pericolosa.
Il priore continuava a camminare accanto all'erborista con il naso rotto. Dall'altra parte del porticato una fila di frati gli andava incontro.
Cosa eri venuto a dirmi prima che Wolfango ti... interrompesse gli domand il priore.
Tra poco lo vedrete con i vostri occhi disse l'erborista senza trattenne un sorriso di soddisfazione.
Il priore lo vide accelerare il passo in direzione dei frati in processione.
Bendati e legati Uberto, Goffredo e Matthia.
Il priore li fiss. Il sorriso si trasform in risata.
Quindi rise.
Rise.
Rise.

19. Praga, 1363.

I Bretoni alzavano i loro calici in argento, i Franchi arrivati con la sposa rispondevano ai brindisi con calici d'oro. Vino, birra, sidro, idromele, ai carcerieri venne fame ascoltando Matthia.
A met banchetto re Herla e la sposa ordinarono che venisse aggiunto un posto. C'era un invitato in pi, arrivato a festeggiare le nozze. Era il re dei nani. Aveva portato in dono ogni sorta di pietra preziosa nascosta nelle miniere senza luce del suo regno, Matthia apr e chiuse le mani per far circolare il sangue, i carcerieri non si mossero.
Prima di andar via, il re dei nani invit Herla al proprio matrimonio, che si sarebbe celebrato un anno dopo. Trascorso un anno, Herla lasci il proprio castello e viaggi fino alla terra dei nani. Entr in una caverna e scese sottoterra. Arrivato nel palazzo, fu abbagliato da una luce rossa e azzurra di pietre che sembravano custodire all'interno una fiamma; si respirava l'aria di una primavera non giocosa. Sulle pareti del palazzo il gatteggiare di minerali trasparenti verdi, gialli, grigi, prima di continuare il racconto Matthia diede un'occhiata alla prigione, dava le spalle all'uscita.
Quando il banchetto fu terminato, Herla salut il re, ma il nano lo trattenne e lo riemp di altri doni. Armi, cavalli, falchi. Tutti doni per andare a caccia. Tra questi anche un bulldog, un cane con un ottimo fiuto per il sangue. Per portarlo via per, Herla avrebbe dovuto tenerlo in sella, e non scendere da cavallo prima di lui, pena la riduzione in cenere sua e di tutta la famiglia. Herla accett il patto, prese i doni e torn all'aria aperta.
Matthia abbass il tono della voce e parl pi lentamente, in Germania lo chiamano Herlaking, in Francia Hellequin, in Italia Arlecchino.
Arlecchino disse il priore dalla soglia della porta. Braccia conserte, spalla poggiata alla parete. La fiamma del lume ne lasciava in ombra mezzo volto, l'altra met, arrossata e gonfia, sembrava un'estensione della forma irregolare delle pietre, e cosa fece una volta tornato su?
Matthia non lo aveva sentito arrivare. Prov ad allentare un poco la corda intorno ai polsi, stese le gambe e strisci le natiche fino a riuscire a poggiare la schiena alla parete, quando fu in mezzo al bosco, Herla cerc la via di casa, domand a un pastore come raggiungere il castello del re dei Bretoni, ma il pastore gli rispose che le terre dei Bretoni erano state occupate dai Sassoni. Fu cos che Herla scopr di essere rimasto sottoterra non per tre giorni, ma per due secoli.
Finisce cos? domand il priore.
 una leggenda, non pu finire senza un insegnamento rispose Matthia.
Sentiamo.
Anche se non vi piacer?
Tanto  una leggenda.
Matthia rote i polsi dietro la schiena, il bulldog non scese mai pi da cavallo ed Herla, per aver salva l'anima, fu condannato a vagare fino allo sconto della pena. Ora vaga per luoghi di morte a raccogliere peccatori. Non peccatori comuni, ma anime che si macchiano di un peccato speciale.
Quale?
Il patto con Satana.
Cosa hanno di speciale questi dannati?
Hanno bisogno dei vivi, che preghino per loro o che li nutrano. Ed Herlaking porta con s armi e animali da caccia. Re di anime che non possono essere sepolte fin quando non avranno purgato i loro peccati.
Interessante disse il priore, e come finisce?
La fine della storia non la conosce neppure Herla.
Insomma, la leggenda insegna che chi va a Roma perde la poltrona disse il priore scoppiando a ridere e i carcerieri con lui.
Matthia rise con loro, di loro. La leggenda disse Matthia insegna che non si accettano doni da chi vive lontano dalla luce.
Le risate svanirono come le zanzare con il maestrale.
 una leggenda ribad il priore.
Herla va a caccia di vivi che hanno commercio con il buio. Fiuta l'aria, li sente, suona un corno e d inizio alla caccia selvaggia.
Chi crede in Dio riconosce solo Lui come giudice disse il priore, puntando il dito verso il soffitto.
Al cospetto di Dio non potr presentarsi il cieco, n lo zoppo, n chi
abbia il viso deforme per difetto o per eccesso, n chi abbia una frattura
al piede o alla mano, n un gobbo, n un nano, n chi abbia una macchia
nell'occhio, la scabbia, piaghe purulente o sia eunuco
il passo del Levitico era riferito ai sacerdoti, che sembrava venissero selezionati come una razza di cavalli. Matthia vide i carcerieri fissare in un certo modo il priore. Voi sarete al Suo cospetto? domand, ma che sciocco che sono, certo che sarete al Suo cospetto, voi siete un'autorit.
Anche se non sono bello come Milic disse il priore. Si guardarono.
Dov'? si domandarono l'uno all'altro contemporaneamente.
Si guardarono ancora.
Non era arrivato in convento con l'inquisitore. Non era insieme a Matthia.
Che significano queste catene? domand Matthia sollevando i piedi con le caviglie incatenate, e dove sono Goffredo e Uberto? Voglio vedere l'inquisitore. Noi non abbiamo fatto nulla per meritare di essere trattati cos.
Il priore corrug la fronte. Un'ombra di sincero dubbio gli si addens sul volto, cosa si sono detti Milic e l'inquisitore?
Forse era eccessivo preoccuparsi per la scomparsa di Milic. Non tutti sanno cogliere il momento giusto per mettere da parte pregiudizi e rancori e a Matthia quello sembr un
buon momento. Si limit a rispondere, non hanno parlato.,. o meglio Milic ha parlato nel sonno, deve aver sognato una profezia.
L'uomo vestito di stelle.
La fiamma del lume faceva tremare le ombre dei presenti conferendo loro una mobilit che nella realt non avevano.
Quello che scoprirai non ti piacer affatto disse il priore. Sei libero di non credermi, ma Milic  in pericolo.
SUEPCEORNCFREISMSIONNEOANLCTREERDIIUTS UDRES.
Da quando si era imposto la clausura non aveva pi visto la porta dell'enigma. In piedi, sotto le mura del convento, Milic guardava le quarantatr lettere che lo separavano dallo scriptorium e dalla sua Bibbia. Anche questa  una profezia. Il convento stesso era una profezia. Sospeso tra un torrente e un bosco, aveva un unico accesso invisibile a chi non lo conosceva, e, all'estremit opposta, un accesso finto con lettere mischiate per confondere. Due vie d'accesso, due livelli di lettura. Come doveva star succedendo tra i frati con il numero, ciascuno avrebbe provato a dare una propria interpretazione, cos che sarebbero presto nati cento, mille livelli di lettura. Era come osservare un corpo nudo e coprirlo con un velo per non provare imbarazzo. Un corpo nudo sprigiona il desiderio di alzare il velo per godere della nudit. La profezia  un corpo nudo che  stato coperto. Chi vuole vederlo deve togliere un velo, ma poi deve lasciarlo coperto con un altro velo.  cos che la profezia viene svelata e rivelata, svelata e rivelata.
Chiss se il mastro costruttore ha mai pensato che un giorno questo enigma, potrebbe costare la vita a qualcuno. Forse alla fine dei tempi, un frate e il Serpente antico si giocheranno l'anima del mondo con queste quarantatr lettere, pens Milic.
Sono ancora dentro? domand Wolfango.
Li hai visti uscire? Topo schifoso, rispose il frate di guardia. Topo schifoso lo pens ma non lo disse.
Wolfango era fuori con le guardie da quando il priore era entrato a parlare con Matthia. Andava avanti e indietro sotto il portico del chiostro senza perdere di vista l'ingresso della prigione. Agiva come se qualcuno avesse occupato la sua volont e avesse agito al posto suo.
Aveva letto che l'intelletto  come una stanza divisa in due parti, una passiva e l'altra attiva. La prima  uno sgabuzzino in disordine che riempiamo con le cose che vediamo, assaggiamo, sentiamo; l'altra met resta vuota, come una stanza per gli ospiti. Ogni tanto capita che nella stanza vuota entrino presenze che fanno sbattere le finestre, come se quella parte d'intelletto sia in preda a una possessione diabolica. Taluni allora diventano improvvisamente capaci di parlare lingue sconosciute, o di suonare strumenti mai presi in mano. Il tutto per opera dell'intelletto attivo, la stanza vuota che Dio decide raramente di visitare.
Il topo si sentiva posseduto. Cosa ho fatto? Un numero, poi un omicidio, poi un secondo omicidio. Si sentiva come un sicario che sgombra il campo dai nemici di un pretendente al trono, ma lo stava facendo gratis e senza sapere chi fosse il mandante.
Gli sembrava improvvisamente di vivere in un incubo. In primo luogo, il priore credeva nelle profezie. In tutti gli anni trascorsi insieme non aveva mai dato segno di credere nient'altro che non fosse il denaro. In secondo luogo, il numero. Wolfango aveva visto giusto, il piano aveva funzionato, da l a breve avrebbe avuto lui il priorato. Ma proprio ora scopriva che quella carica non interessava a nessuno, neppure al priore. Il numero era servito a tutti tranne che a se stesso. Per avere il priorato non avrebbe dovuto fare altro che chiederlo. Invece no. Aveva attuato un piano complicatissimo, aveva studiato per mesi, rischiato, ucciso e per cosa? Per governare su un convento che sembrava diventato il teatro di una tragedia che nulla aveva a che fare con ricchezze e cariche ecclesiastiche.
E il corno? Possibile che a nessuno fosse venuto in mente che poteva essere stato un qualunque viandante a suonarlo? Anzi, era certamente cos. Eppure il priore sembrava terrorizzato, come se aspettasse qualcosa... cosa?
Colpo di tosse. Wolfango scatt, sono usciti?
Il frate di guardia non rispose.
Io ho dato inizio a tutto, pens Wolfango, e pensava sinceramente di stare subendo un'ingiustizia venendosi tagliato fuori dal confronto del priore con Matthia.
Un topo in gabbia. Una gabbia che si era costruito da solo con pazienza, un mosaico che avrebbe dovuto rappresentare vendetta e potere, ma che prendeva sempre pi la forma di un ghigno ironico, come quello della faccia languida e sensuale della Papessa Giovanna.
Se qualcuno avesse davvero letto il futuro? Qualcuno che sapeva che lui avrebbe scritto il numero, che avrebbe visto il disegno della Papessa accanto al sambuco, la bacca perfetta per camuffare il vino cattivo; che sapeva che l'inquisitore avrebbe chiesto vino, il vino cattivo del convento. Qualcuno interessato a uccidere l'inquisitore; che aveva previsto le mosse del topo e aveva piazzato tutti gli elementi per realizzare l'omicidio senza macchiarsi le mani. E io ho fatto avverare tutto.
Tutto per un numero. Un numero legato a un tesoro che doveva valere pi delle prebende di un priorato. Non doveva trattarsi di una carica ecclesiastica, e neppure di una carica politica. Doveva essere un oggetto materiale, qualcosa che potesse interessare sia a Milic sia al priore. Non semplice denaro, dunque. E io, il pi temuto dei frati del convento, sono stato tanto stupido da aprire la strada perch tutti possano cercarlo tranne me?
Solo. Il priore aveva ragione. Forse persino i carcerieri sapevano di cosa stessero parlando il priore e Matthia. L'inquisitore era morto perch sapeva, perch rappresentava un concorrente.
Wolfango camminava, correva, si voltava. Non si accorse di star parlando da solo.
Una congiura per nascondere qualcosa che non si voleva venisse scoperto: il mistero dei misteri della cristianit. La Resurrezione di Cristo. Wolfango provava a pensare a qualcosa di pi prezioso della Resurrezione, ma in mente non gli veniva nulla. Qual  l'oggetto del mistero della resurrezione? Ma certo, cercano il Santo Graal. La profezia non scritta. Il calice che fa risorgere il corpo e l'anima. E il numero doveva avere una qualche relazione con il Graal. Ripens alla conversazione del priore con l'inquisitore. Sostitu la parola Graal alla parola profezie. Certo. Il discorso filava. Fece la stessa operazione con le parole che il priore aveva rivolto ai frati per il funerale dell'inquisitore. Funzionava.
Una guardia impugn saldamente il bastone in mano.
Il topo non immaginava quali conseguenze avrebbe avuto quella ridicola intuizione sulla storia della Boemia.
Fammi entrare,  urgente disse Wolfango lanciandosi sulla guardia, ci stanno mettendo troppo, devo vedere il priore immediatamente. Spingendo le guardie, ho trovato io il numero, non Matthia. Devo passare.
La guardia, un frate robusto al quale Wolfango aveva pestato i piedi in passato per certi furti in cucina, impugn il bastone da entrambe le estremit. Piedi piantati per terra, sopracciglia aggrottate.
Neppure io so nulla rispose la guardia. Nessuno di noi sa nulla. Se Dio ha deciso di far tremare il convento, non sarai certo tu a fermarlo. Paga per i tuoi peccati come paghiamo tutti. Vai ad aiutare gli altri a cercare i libri di Gioacchino da Fiore se vuoi essere utile.
Gli era persino passato di mente che parte dei frati stava sprecando olio e candele per rovistare la biblioteca in piena notte alla ricerca dei libri di Gioacchino. Solo. Se l'indomani fosse diventato priore, neppure le panche e gli aspersori avrebbero obbedito ai suoi ordini.
Tutto ci in un solo giorno. I rintocchi dei Vespri erano finiti da un pezzo. Il priore e Matthia continuavano a parlare, nessuno aveva fatto caso al fatto che le funzioni fossero state saltate. Tutti si erano arbitrariamente dispensati dai servizi, nessuna preghiera, proprio il giorno di Natale. In un solo giorno il corso delle cose era stato alterato. Al diavolo le profezie e tutti i Graal. Avrebbe voluto una clessidra magica da girare per far tornare tutto come prima. Guard il cielo, fu schiacciato dall'impotenza contro le cose che non si vedono, contro il presente, contro l'alternarsi delle stagioni.
E ora? si domand. Il priore sembrava del tutto indifferente al proprio destino come se davvero il mondo sarebbe finito entro il 1368. Il topo aveva un solo pedone da muovere. Gli appunti dell'inquisitore erano l'unica prova della sua colpevolezza. Cancellarli, riscriverli con attenzione, imitando la scrittura dell'inquisitore. Ma non ne aveva il tempo. Nel giro di qualche giorno da Avignone avrebbero inviato un nuovo inquisitore. Gli appunti del priore andavano ricopiati in fretta e da una mano capace di farlo. Un quaderno di appunti falsificati, fine dei problemi con la legge e con l'inquisizione. Ecco che la testa iniziava a uscire dalla gabbia. Se esce la testa esce il corpo.
Sono ancora dentro?
La guardia piant il bastone nella neve.
Il priore stava coinvolgendo Matthia nella ricerca. Il topo non poteva farsi scorrere le cose sotto gli occhi come l'acqua del torrente. Doveva ricominciare daccapo, come aveva fatto con la Bibbia. Giorni, mesi di lavoro, con l'aiuto del bibliotecario. Ora doveva mostrarsi pentito e farsi benvolere da tutti, levarsi di dosso ogni sospetto e farsi aiutare, giorno dopo giorno, per mesi. Pens alla cosa. Far pi schifo di prima. Nessuno lo avrebbe aiutato. No. Doveva ottenere tutte le informazioni di cui aveva bisogno quella notte stessa. Non dal priore, non da Matthia.
Con uno scatto nervoso volt le spalle alle guardie.
Fu ingoiato dal buio. Si accert che nessuno lo stesse seguendo. Precauzione inutile, nessuno si curava di lui quel Natale.
Le cucine non erano custodite, prese coltelli e mannaie, li pose in un sacco.
Le mani tremavano, rimase a guardarle. Ci sono inchiostri ricavati dal vino che danno un colore rosso sbiadito alle parole sulle pagine. Anticip con la fantasia quanto gli occhi avrebbero visto tra breve.
Un demone riscrive il numero, un demone suona il corno. Tutto qui? No. Un demone fa del male ai vivi.
Come una formica che percorre un sentiero invisibile dal cibo alla meta, cos Wolfango, senza che nessuno lo vedesse, sottrasse le chiavi del cellario e si avvi verso la prigione accanto alla porta dell'enigma.
Gli venne fame, come quando poche ore prima, dalla cucina, gli odori erano giunti sotto il disegno del sambuco.
Ad ogni passo sotto il portico del chiostro, Wolfango si sentiva pi solo, pi maligno, pi potente.
Le chiavi ruotarono nella serratura della prigione.
Uberto e Goffredo si svegliarono di soprassalto.
Lo riconobbero.
Lo guardarono perplessi richiudere la porta della prigione dietro di s.
Il sacco, poggiato in terra, produsse un rumore freddo, metallico.
Negli occhi di Uberto e Goffredo il terrore che i bavagli soffocavano.
1368 e Graal disse Wolfango.
I due compagni scossero il capo, come a dire no.
Wolfango si chin sul sacco, estrasse la mannaia.
Inizi da Uberto.
Lui e un cadavere. Del caos di qualche momento prima non arrivava pi alcuna eco. Tutto si era spento con la stessa rapidit di una raffica di maestrale. Una calma irreale, di uccelli che smettono di cinguettare prima di un terremoto. Una sospensione momentanea del flusso del tempo, come se fuori dal corridoio, nel chiostro, si fosse consumata la fine del mondo e tutto stesse lentamente ricominciando a rigenerarsi daccapo in modo nuovo.
Bastiano aveva resistito all'impulso di scappare. Finire in mano a Wolfango significava morte; in mano al priore significava molto peggio. Il graffiare era durato ancora qualche momento dopo il corno.
A giudicare dal silenzio, il chiostro sembrava vuoto. La gamba doveva reggere una fuga di pochi metri. Non volle pensare al baule sotto di s, se fosse o meno dove l'aveva lasciato, aveva deciso di saltare gi dal controsoffitto senza usarlo come gradino. Milic, Matthia, il priore, gli omicidi, il corno. Non ora. Fuggire. Una volta lontano, tutto ci avrebbe perso ogni significato. Non aveva con s alcuna arma se non la Bibbia, arma dello spirito. In un altro momento
avrebbe riso.
Il pane era finito, aveva continuato a perdere molto sangue dalla gamba, e doveva ancora saltare e correre. Avrebbe fatto rumore.
Le campane avevano suonato i Vespri poco prima, mentre il priore e Wolfango erano con il cadavere. I frati si erano di certo dispensati dai servizi. Il suono del corno doveva aver svegliato chi dormiva, qualcuno poteva dunque essere in giro.
Fantastic. Un bel mangano, alto e robusto, con un porta proiettili capiente, tanto da farci stare dentro un uomo. Un bel tiro e via, fuori dal convento. Ecco cosa serviva.
Il salto avrebbe attirato l'attenzione di qualcuno, con la Bibbia in mano sarebbe stato impacciato. Dal salto alla fuga non doveva passare molto tempo. Saltare dal controsoffitto, correre per il corridoio, subito a sinistra, raggiungere le mura, lanciare la Bibbia, arrampicarsi e saltare dall'altra parte.
Il ripasso del piano fu interrotto. Vibrazioni laringee, rumori dalla stanza accanto, voci umane. Uno dei camuffamenti del vento? Il pi inquietante, che fa sembrare il vento un lamento o il pianto di un bambino. Torn al piano di fuga. Rovist nelle tasche del saio nella speranza di trovare una manciata di radica di ortica del diavolo per praticare una frizione sul taglio. Gessetti colorati, un foglio spiegazzato, niente ortica del diavolo.
Un dondolio metallico precedette il cigolare di catenacci meccanici dalla stanza accanto. Bastiano trattenne il fiato, sent stridere i cardini, poi la porta venne richiusa. Nella stanza vicina stava succedendo qualcosa, non si diede il tempo di capirlo. Sottoporre la gamba al dolore del salto era follia, ma gli piaceva ancor meno l'idea di usare il baule come gradino.
Il fatto che nessuno dei compagni fosse andato a cercarlo poteva significare molte cose. Che non fossero tornati, che fossero nei guai, o che lo stessero lasciando solo, come nel cortile la notte prima. Non sapeva se essere indispettito o preoccupato. Coltivare due sentimenti oscuri gli parve eccessivo, era solo preoccupato.
Afferr il laccio del saio e lo strinse fra i denti. Rotol e strisci di pancia fino a raggiungere il bordo del controsoffitto. Fece pendere per aria la gamba destra, poi la sinistra. Met busto ancora sul controsoffitto. Prese il volume in braccio come un bambino e lentamente si cal. Rimase per qualche momento appeso. Quindi salt.
Matthia rimase a lungo in silenzio ad ascoltare la storia della giornata di Natale del suo convento. Fu come quei sogni dove si torna a casa ma si scopre che l abitano persone con nomi e volti diversi. Il priore gli parlava di Gioacchino da Fiore come se parlasse dei salmi. Si era preparato con i compagni per affrontare l'inquisitore e invece si trovava, prigioniero, ad ascoltare un resoconto improbabile. Bastiano era scomparso, l'inquisitore morto. E lui era stato legato e trasportato l senza capire il perch, anche se la risposta veniva lentamente instillata dalle parole del priore, bugie? Forse, ma non aveva modo di accertarsene. Sentiva che quei racconti, quelle confidenze, avevano un prezzo. Ogni crimine che gli veniva confessato era come un giro di corda in pi intorno ai polsi. Il priore lo stava costringendo ad ascoltare, a firmare un contratto senza sapere per che cosa.
La notte di Natale Milic sogna l'uomo vestito di stelle. Ora rifletti, in un solo vangelo si racconta della figura del re mago: giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov' il re dei Giudei che  nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo. Tre magi vedono la stella e la seguono il priore continuava a parlare.
Matthia poggi la fronte sulle ginocchia. Aveva una percezione alterata della sua collocazione in quella vicenda. Legato mani e piedi, non riusciva a trovare uno spazio nelle parole del priore dove inserire le proprie. Di prepotenza veniva coinvolto in qualcosa che non voleva, e non trovava la forza di dire basta.
Era partito la notte precedente per confrontarsi con un inquisitore, per rispondere a una convocazione voluta dal priore. Quelle due cariche, dinanzi al racconto che stava ascoltando, non significavano pi nulla. La Chiesa, corrotta o no che fosse, non doveva permettere che accadesse nulla del genere. Non era fuggito, era tornato indietro perch credeva nell'istituzione, anche se la voleva cambiare. Ma cosa sarebbe potuto accadere se il priore fosse definitivamente impazzito? A chi rivolgersi, a quale legge appellarsi dentro un convento isolato e con un inquisitore morto? Vi fu un tempo in cui l'uomo visse senza legge, prima che Dio chi mandasse dall'alto. In quel tempo gli uomini avevano ucciso per il cibo, reso schiavi altri uomini. Il convento sembrava tornato a quelle epoche, come sarebbero tornate a quelle epoche tutte le istituzioni fondate su leggi caduche che valgono solo per un anno, una citt, un gruppo di uomini.
Voi dovete correre in citt a denunciare l'accaduto disse Matthia nella speranza di essere ascoltato.
Non sono uomini comuni continu il priore ma magi, astrologi, uomini capaci di leggere i segni delle stelle lo copr il priore, e il segno che videro fu un bambino. Un bambino che sarebbe diventato un uomo. Un uomo che un giorno torner tra gli uomini vestito di stelle. Pezzetti, frammenti di visioni oscure, come quella del numero che hai visto anche tu. Non  pi possibile rimuoverlo dalla memoria dei frati, e se uscisse dal convento non potremmo pi rimuoverlo dalla memoria degli uomini. Il 1368, l'anno in cui verr l'uomo vestito di stelle, annunciato da un profeta la notte di Natale. Mi sembra cos semplice. Cosa ci importa di quale fosse l'intenzione di Wolfango? Ha fatto quanto doveva.
Dov' adesso Wolfango?
In giro, credo sia qua fuori.
Matthia mosse le dita dei piedi, apr e chiuse le mani, nello stomaco duellavano passioni obnubilanti a colpi di mazza ferrata.
Lui lo ha cancellato ma non riscritto Matthia cerc conferma.
Sarebbe successo comunque disse il priore.
Ditemi solo se siete sicuro che non lo ha riscritto.
No, non lo ha riscritto lui rispose il priore.
Chi allora?
Elia... o Astaroth.
1368. L'uomo vestito di stelle. Che bisogno c' di allarmarsi e uccidere per una profezia tanto bella?
Tu sei sicuro che sia bella?
Matthia si sent un poco stupido, o ingenuo, o... o non sapeva come si sent Il ritorno di Cristo, cosa dovrebbe esserci di ambiguo? Pregherei ogni giorno che si avverasse.
E se non vincesse?
Matthia sospir: Voglio tornare nella mia cella, libero di riflettere e pregare.
Non ne avrai il tempo. Mentre noi siamo in questa prigione, l fuori si stanno muovendo altre storie, altre vite.
Questo capita ogni giorno, ogni giorno ci svegliamo e siamo circondati di persone che incontrano altre persone, amici o nemici. Perch oggi dovrebbe essere diverso?
Se vuoi costruire una barca per scappare da un'isola puoi impiegarci uno o dieci anni, hai una vita per costruirla. Ma se un giorno scopri che c' qualcuno che sta scavando perch l'isola venga inghiottita dalle acque, allora non hai pi tutto il tempo che vuoi. O fermi chi scava o costruisci la barca, sperando che il bel tempo vinca sulla tempesta.
Matthia scopriva di non avere idea di chi fosse davvero l'uomo che aveva davanti. Un'autorit, certo. Corrotto e intrigante. Lo si sarebbe detto un seguace della setta epicurea: appagamento di desideri e accumulo di ricchezze. Non poteva ancora sapere che dietro quell'uomo si nascondeva una lunga storia, fatta di volti e nomi che muovevano corde dalle vibrazioni abissali. Uomini che da molte parti e da molti anni chiedevano risposte proprio a lui, al priore. E Milic era in qualche modo parte di quella storia. Matthia avrebbe dovuto fermare il flusso di parole che lo investiva senza riguardo. Non era ancora parte di loro, ma gi ne sentiva i sussurri.
Saggezza e prudenza mancarono all'appello della coscienza di Matthia. E ogni cosa fece il suo corso.
Cerc di poggiare lo sguardo lontano dal priore, sull'arazzo che non c'era. Goffredo lo aveva visto solo per un attimo eppure stava descrivendo una fanciulla con uno specchio, mentre bende e catene li attendevano oltre la soglia.
Poi la prigione, dentro la prigione, il bivio. L'antico gioco delle due porte, il macabro gioco della scelta.
Sette anni prima un lastrone del pavimento del refettorio si era sollevato e ne era emerso il priore, questa l'impressione di Matthia. Era stato nominato priore dal nulla, non era stato votato dai frati, che si erano visti arrivare questo sconosciuto a governarli e mangiare, bere, dormire. Prima di lui era arrivato Bastiano, una mappa del mondo, le torri di Bologna, le Alpi in Carinzia, il fiordo in Albania.
... se invece di costruire la barca...
Matthia invidi il frate sordo.
Il buio non rese meno rumorosa la caduta. Conserv il grido di dolore dietro lo sterno, lo avrebbe scagliato pi tardi contro tigli e querce. Fece leva sulla gamba sana e si alz. Movimenti minimi, per non urtare il baule. Tastando i tratti del volto avrebbe potuto riconoscere se era davvero il bibliotecario. Non lo fece. La Bibbia pesava, protesi di quella colpa che non voleva sentire.
Sper che Herlaking esistesse, e che fosse arrivato per i morti senza sepoltura, sper che si portasse l'anima del bibliotecario lontano da quel corridoio, dal baule.
Voci dall'altra parte della parete.
Il priore avrebbe barattato il priorato pur di catturarlo. Dovevano esserci guardie in giro. Nella stanza accanto c'era qualcuno, non era il vento. Troppo tempo passato a fuggire per non averne la sensazione che si trattasse di un agguato.
Volt le spalle al baule.
Corse verso la fine del corridoio.
Senza prudenza corse a sinistra. Era fuori, finalmente nei polmoni l'umidit lasci il posto all'aria ghiacciata.
La gamba, la neve, la Bibbia.
Un frate alto e robusto era fermo di spalle sulla sua traiettoria e teneva le mani sulle orecchie per riscaldarle. Il cappuccio gli copriva il capo, non sembrava avere bastoni o altre armi improvvisate.
Correre o colpirlo?
Era inevitabile che il frate lo vedesse.
Il frate fece qualche passo, poi si volt.
La debole luce lunare illumin il suo volto, Bastiano lo riconobbe subito. Aveva davanti il vecchio frate sordo, due spilli nei timpani per una faccenda di conti non saldati ai dadi.
Bastiano sapeva che quell'uomo non vedeva di buon occhio il priore, nonostante il priore si fidasse abbastanza di lui.
Bastiano non colp, sper in un aiuto. Ma non immaginava cosa avessero prodotto anni di convento in quel frate sordo.
Umiliazioni, angherie, nessuna speranza da nutrire.
Prov a farsi leggere le labbra, non sospettando di stare solo peggiorando l'umore del frate.
Aiutami disse Bastiano in latino, Dio te ne vorr.
Il frate non guard le labbra di Bastiano. Dalla sua altezza lo fissava negli occhi.
Aiutami? domand in tedesco il frate sordo.
Poi guard dove il saio tradiva la presenza della Bibbia. Quindi ancora negli occhi.
S, aiutami ripet Bastiano in tedesco.
Fu un lampo.
Bastiano estrasse la Bibbia e caric in faccia al sordo.
Corse verso il muro.
Quello accus il colpo, traball ma non cadde.
Bastiano, sotto il muro di cinta, con una torsione da discobolo rote su se stesso, prese slancio e scaravent la Bibbia fuori dalle mura.
Il sordo lanci un urlo.
Bastiano con la mano afferr un appiglio, ficc la punta del piede destro in un punto d'appoggio, si sollev. Piede sinistro, sollev, la gamba ferita lo trad.
Prendetelo sent dietro di s.
Il primo pugno sulle reni.
Poi due braccia afferrarono la gamba sinistra. Il dolore penetr alla radice dei denti.
Prima di svenire pens al lancio, solenne, fuori dalle mura di Praga.
L'interpretazione anagogica della ricetta dell'arrosto d'anatra, questa era la frase che Matthia avrebbe voluto pronunciare. Invece obbed alla ragione e continu ad ascoltare.
Se un lettore poco attento li legge senza conoscerti... insomma il priore fece una pausa, capisci cosa voglio dire, vero?
No, Matthia non capiva, non capiva come avesse fatto l'inquisitore a trovarli, non capiva perch li avesse letti il priore.
Da quegli appunti qualcuno potrebbe sospettare... come dire, poco riguardo per la Croce. Sotto la scodella di Milic... ci sar un drago, un esercito macedone. Pensavo chiss quale profezia vi avesse raccontato Milic, o quale complotto per far cadere Avignone. Invece cosa trovo? Piccoli dubbi su un grande mistero come la Cena del Signore.
Ecco qua, l'interpretazione allegorica del coniglio marinato.
Chi partecipa al banchetto va in Paradiso, chi rifiuta l'invito va all'inferno disse il priore sorridendo. Mi dispiace per quello che sto per dirti, ma raramente ho trovato pi semplicit d'animo, non dico stupidaggine, ma semplicit.
Detto da un noto teologo come voi disse Matthia.
Semplicit, dividere la realt in due, bianco e nero, amici e nemici il priore fece s col capo,  semplicit.
Credo di capire, obbedire alla legge di Dio, disobbedire alla legge di Dio, che per me che sono un semplice  la Bibbia. Ma suppongo che voi, che invece non siete un semplice, abbiate scritto una nuova legge che entro breve adotteremo tutti.
Se ti proponessi una terza via?
Tra le due porte c' una porticina, ecco il trucco, sembrava dirgli il priore.
Tra cosa?
Qualcosa che non  n bene n male, n giusto n sbagliato, n bello n brutto, n potente n impotente disse il priore. Qualcosa che pu avvenire senza che vi sia il tuo intervento o sia messa in gioco la tua volont. Come sta capitando ora in convento. La fortuna ha apparecchiato le cose perch tu le vedessi e ne fossi responsabile, ma senza volerlo.
Io non ero qui, come posso essere io il responsabile?
Se fossi rimasto ieri notte, forse l'inquisitore sarebbe ancora vivo, e anche il frate bibliotecario. Io ti ho chiesto di restare. Tu sei andato. Due fronti il priore fece una V con l'indice e il medio. Tu hai causato due morti, io avrei salvalo due vite. Il male disse indicando Matthia. Poi continu, indicando se stesso: E il bene. Credevi di essere un eretico degno delle attenzioni di un inquisitore. Voglio dirti cosa sei davvero, sei un piccolo fantoccio che non sa compiere n il bene n il male, e non  neppure in grado di distinguerli; un fantoccio mosso da qualcuno che invece sa compierli e sa distinguerli
Le offese uscivano dalla bocca del priore con la fredda cortesia che  d'uso durante delicate trattative diplomatiche.
Li hai tenuti nascosti a tutti?
Matthia lo guard smarrito.
I tuoi appunti precis il priore.
Non li ha letti nessuno disse Matthia.
Ti ho chiesto se li hai tenuti nascosti.
S, oramai siete il solo a conoscerne l'esistenza disse Matthia sperando di restituire al priore la parte del cattivo.
Il priore rimase un momento pensieroso, quindi disse non  cos.
Bastardo sobillatore, pens Matthia, scommetto che si tratta di qualcuno a me caro.
Uno che  rimasto in silenzio per anni, fino all'arrivo di Milic. Uno che ha dato prova di saper fuggire, nascondersi. Che ha un segreto, ma non ne pu parlare. Ti  ancora caro?
Bastardo sobillatore.
Sa che li hai scritti dopo l'arrivo di Milic. Ti starai domandando come faccio a saperlo, ecco... Bastiano qui in convento aspettava Milic. Ha aspettato per sette lunghi anni. Per qualche ragione oggi ha preso la Bibbia di Milic ed  sparito. Metteresti a repentaglio la tua vita per una Bibbia? Certamente lo faresti per il nome di Dio, ma non per una copia della Bibbia. Se rischi le fiamme dell'inquisizione deve esserci qualcosa di pi.
Wolfango per cosa ha rischiato?
Per cosa abbia rischiato Wolfango non  importante
disse il priore. Non avrebbe fatto nulla neppure lui se Milic non fosse arrivato qui in convento. Non guardare l'effetto, Matthia, cerca la causa. Milic  la chiave.
Vi sfugge un altro aspetto della mia semplicit, Milic  la risposta a questa et di decadenza, voi non vi sareste mai fatto inquisire spontaneamente come ha fatto lui, in estate e anche stanotte.
Perch secondo te?
Perch la decadenza finir quando le autorit faranno il loro dovere. Milic avrebbe potuto andare in giro a predicare, invece  andato da un inquisitore e gli ha domandato dimmi se ho capito bene questo passo. La sua Bibbia non ha nulla di diverso dalle altre, se non appunti presi con l'intenzione di scavare sotto il senso della parola di Dio. L'inquisitore ha rappresentato quella certezza che non posso dare io o un uomo comune. Se Dio ha posto un ordine politico nel mondo, quell'ordine politico deve almeno fare il proprio dovere. Ecco perch con Milic pu finire la decadenza: lui non usa l'inquisitore per accusare, lui lo interpella per inquisire la fede. Voi, ogni mese, per cosa lo avete usato?
Il priore fiss il pavimento. La mano scivolava sul capo libero dai capelli per la tonsura.
Ho fatto il mio dovere.
Usavate l'autorit per accusare Milic. Stanotte l'inquisitore avrebbe potuto chiudere il caso Milic, invece con una profezia ascoltata con le proprie orecchie non ha fatto nulla disse Matthia, e andavate anche ad accusare me, i miei scritti...
Non gli importava nulla dei tuoi scritti, tanto meno a me interruppe il priore. Svegliati Matthia. Ma non ci arrivi ancora? Ti ha usato come pretesto per venire qui, per cercare nella biblioteca qualcosa che conoscono solo lui, Milic e Bastiano. Una vecchia storia, che ieri notte  ricominciata.
Ascoltare il resto della vecchia storia significava accettare di diventarne parte. Il bivio, la scelta. Matthia si convinse che l'avrebbe fatto per salvare Milic. Accettava il dono.
Cosa hai sognato in queste notti, Matthia? domand il priore con un tono diverso. Ma non attese alcuna risposta,
nulla. Non hai sognato nulla. Sai perch? Perch le visioni oniriche di questi giorni erano tutte per loro, per i cercatori. Mi hai detto che Milic ha sognato. Ebbene posso dirti con certezza che anche l'inquisitore ha sognato, e anche Bastiano.
Matthia poggi la schiena alla parete spigolosa e umida. Un genio perverso lo spinse a ringraziare i lacci che lo tenevano legato, che non gli davano la libert di andare via. Che lo forzavano ad ascoltare il resto della storia, come doveva essere successo all'inquisitore, che forse era giunto in convento con la sola intenzione di fare il proprio dovere, e doveva aver attraversato la strada di questa vecchia storia e ne era rimasto travolto. La differenza tra volont e intenzione, infinita e assoluta ironia di Dio.
Se  come dite, perch l'inquisitore avrebbe lasciato Milic libero di fuggire?
Qualcuno, mentre io e te parliamo, sta dando la caccia a Milic.
Furono interrotti.
Venite, presto url qualcuno da fuori.
SUEPCEORNCFREISMSIONNEOANLCTREERDIIUTSUDRES.
Milic resistette all'istinto di fuggire. Anche a quello di bussare.
Il viaggio di un profeta finisce di fronte a quarantatr lettere.
Poi una macchia nera, come un enorme pipistrello, tinse un angolo di cielo.
Una traiettoria dall'alto in basso, quindi un tonfo.
La polvere di neve rimase sospesa per aria, aura argentea del corpo scuro.
Milic si avvicin. Voci dall'interno del convento. Qualcuno si dimenava.
Non aveva ancora realizzato di cosa si trattasse che gi ringraziava Dio.
Una rapida preghiera, pi rapida dei frati che sentiva correre.
Prese il volume, ne baci il dorso. Non fugg, i suoi inseguitori avrebbero potuto raggiungerlo, avrebbero potuto seguirne le impronte o si sarebbero fatti guidare dai rumori. Fece passi lunghi, silenziosi. Si immerse nel letargo dei viventi, dove non c' differenza tra giorno e notte. Il bosco di Boemia, con i suoi canti antichi, suon ogni corda della sua angoscia.
I rumori del convento sfumarono nello stormire delle fronde.
Cammin senza sapere cosa calpestasse, come un uomo bendato per cui una strada vale l'altra, purch lontana dalle candele del convento.
Mentre riprendeva fiato, lo sent correre affannato. Non lo vide, ma sapeva che era lui: il priore.
Milic si nascose dietro il tronco di un albero. Poggi la Bibbia sulla neve.
Entrambi senza vista, in attesa del primo rumore.
Le braccia di Milic aderirono ai fianchi, la mano sfior il corno. No, si impose. Quindi attese. Vento e luna davano ai rami forme oblunghe, come di mani monche che dall'alto supplicavano salvezza.
Un tonfo, fiato rotto, passi, qualche parola farfugliata. Poi i passi si fecero lontani, fino a scomparire.
Milic non lo vide, ma immagin che il priore si fosse voltato pi di una volta, per verificare che il bosco non fosse andato via con la Bibbia.
Rabano, sotto il portico, non riusc a capire cosa fosse la macchia sotto lo zigomo di Wolfango, ma mentre gli raccontava della cattura di Bastiano, la vide diventare un rivolo che lentamente si allungava verso le labbra.
Wolfango ringrazi e salut. Poggi il sacco molto lentamente, raccolse una manciata di neve e deterse la macchia che and via subito.
Si avvi verso il porcile, quindi scelse un maiale. Con un gesto affettuoso lanci alla bestia l'alluce di Uberto. I grugniti seguiti da spinte e urti diedero voce all'unanime disapprovazione dei maiali.

20. Praga, 26 dicembre 1363.

Erano appese ai rami degli alberi come impiccati desolati e rigidi. Il vento fresco le frustava, le agitava, le staccava per farle precipitare a terra e infangarsi sulla neve sciolta. Le redini tese voltarono le teste dei cavalli sensibili alle imboccature. Gli uomini della guardia imperiale parevano ammutoliti da un orrido sortilegio. Immobili.
Anche Karl tir il morso del proprio cavallo. Il silenzio rotto dal vento, conferiva una macabra solennit allo spettacolo. Karl si avvicin a un albero e stacc una pagina da un ramo cercando di non strapparla. Il foglio, forato, trafitto e costretto al ramo senza riguardo, rivel a Karl tutta la portata blasfema del teatro di bestemmia che aveva ospitato quel bosco. L'inchiostro era intatto. Era una pagina della Bibbia. Karl lesse.
Gli inferi di sotto si agitano per te, per venirti incontro al tuo arrivo; per te essi svegliano le ombre, tutti i dominatori della terra, e fanno sorgere dai loro troni tutti i re delle nazioni.
Tutti prendono la parola per dirti: anche tu sei stato abbattuto come noi, sei diventato uguale a noi.
Negli inferi  precipitato il tuo fasto, la musica delle tue arpe; sotto di te v' uno strato di marciume, tua coltre sono i vermi. Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell'aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli?
Eppure tu pensavi: Salir in cielo, sulle stelle di Dio innalzer il trono, dimorer sul monte dell'assemblea, nette parti pi remote del settentrione.
Salir sulle regioni superiori delle nubi, mi far uguale all'Altissimo.
E invece sei stato -precipitato negli inferi, nelle profondit dell'abisso!
Non lesse a voce alta.
Il sole di terza risaltava l'azzurro del cielo. L'aria pulita e tersa pareva il prologo di una eterna domenica. Dai rami, colonnine coniche di ghiaccio brillavano come gli orecchini preziosi di una stupenda regina d'inverno. Il bosco era di cristallo, deserto, a mostrare a ciascuno la propria solitudine.
Un cavaliere ripens alla donna che aveva amato. A quando, di ritorno, l'aveva trovata con le vesti strappate, graffiata, picchiata e violentata dai nemici. A quando, dopo averla violentata un'ultima volta anche lui, l'aveva coperta di offese e quindi ripudiata, cacciandola dalla propria casa, facendola fuggire scalza e vestita di un sacco, inseguita da due robusti mastini. Il cavaliere si sent osservato, la staffa parve stringergli il piede come la mandibola di un cane.
I verdi abeti secolari si nascondevano sotto il mantello bianco e pesante della neve. Sul terreno impronte di zoccoli, a due e a quattro dita, tradivano il passaggio di cervi e cinghiali; qualche cavaliere alzava lo sguardo a cercare il gracchio dei corvi. Bestie affamate rinfacciavano agli intrusi i ricchi banchetti consumati il giorno prima per festeggiare il Natale. Una falda di neve precipit da un ramo sulla pagina. Karl sussult, ridestato. La neve bagnata sbav l'inchiostro della parola Lucifero.
La profezia del Quarto Regno, Milic.
Karl fece indietreggiare il cavallo girandosi da una parte e dall'altra. I cavalieri della guardia misero mano sull'elsa delle spade, guardinghi.
Questo  il mio impero, pens Karl mentre osservava la goccia d'acqua e inchiostro tingere di un nero sbiadito la nervatura della carta. Da Margravio aveva servito fedelmente la Boemia, rimediando agli errori del padre. Poi re, poi imperatore. La goccia aveva raggiunto la fine della pagina.
I cavalieri attendevano il da farsi. I loro occhi supplicavano un unico ordine.
Le pagine delle Sacre Scritture infilzate nei rami erano centinaia. Meticolosamente trafitte una per una, ciascuna su un ramo diverso, a segnare la via per il convento.
Una decisione andava presa. Erano giorni di malinconia. I fatti del mondo parevano a Karl ammonimenti alla propria condotta. Persino la visita a un convento si era trasformata in un fatto prodigioso. Tutto quel che sapeva di quel posto e del suo priore gli era stato raccontato da Arnost: un luogo infido, retto da un uomo da nulla, che non valeva la pena di conoscere.
Il nitrito dei cavalli sembr assecondare i pensieri di Karl.
Prima di tirare la briglia rimase ancora a fissare l'oscuro presagio che gli sbarrava la strada.
Uno strattone all'imboccatura del cavallo volse le spalle a tutti i propositi formulati di fronte al ritratto del santo in blu. Il tunnel di rami e pagine rivers una folata di vento gelido sulle spalle dei cavalieri, come a rendere agevole la decisione di non proseguire. Karl in silenzio fece trottare il cavallo in direzione opposta al convento. Aveva provato a immaginare la posizione anomala di quel luogo dall'architettura invertita, l'illusione di una doppia porta d'ingresso, inganno per ogni viandante. L'enigma della porta con quarantatr lettere aveva solleticato la sua fantasia, gli sarebbe piaciuto vederla.
Una seconda folata di vento soffi sopra ogni ripensamento.
Arnost doveva essere avvisato al pi presto, e le pagine dovevano essere rimosse dai rami prima che il bosco diventasse meta di pellegrinaggio. A Praga le persone amavano i presagi. Di quel teatro blasfemo non doveva arrivare voce ad Avignone, e neppure a Roma. Serviva un colpevole.
Un cupo istinto gli suggeriva la risposta, ma Karl prefer non ammettere di aver gi trovato il nome dell'artefice di quello spettacolo offensivo.
Era passato meno di un anno dalla notte di marzo, quando lungo quella stessa strada Milic aveva raggiunto il convento. Karl avrebbe voluto domandare se avesse avuto altre crisi. Ricordava la gamba claudicante del consigliere che zoppicava lenta ma decisa quanto l'anima, in direzione dei lidi inesplorati della fede. Avrebbe voluto domandare al suo vecchio consigliere molte cose.
Per tutti quei mesi Arnost aveva mostrato per Milic lo stesso interesse che per un uccellino in gabbia. Si accertava di tanto in tanto che fosse vivo. Per il resto, aveva lasciato all'inquisitore e al priore il compito di occuparsi della sua anima. Arnost voleva solo che rimanesse lontano dal castello, dalla corte e da tutto ci che era istituzione e legge.
Il sole accarezzava il volto, come a confortare Karl da quel senso di estraneit instillata trotto dopo trotto da quell'angolo sconosciuto di Praga. Romolo Augustolo, Ottaviano, Adriano, imperatori stranieri ovunque, in Gallia, in Egitto, a Roma, come me in questo bosco boemo.
Arnost non avrebbe apprezzato quel tentativo di visita, gli avrebbe suggerito di stare lontano da Milic, come sempre da quella notte di marzo.
Si dice che Jeanne di Francia sia prigioniero a Londra, che la Francia sia senza un re disse un giovane cavaliere trottando al fianco di Karl. Sentiremo le campane di Praga chiamarci alle armi? Dicono che Avignone sia un enorme bordello. Mi son fatto tradurre e leggere una poesia di Petrarca, parla di giovani puttanelle che corrono nude per le stanze del papa e giocano a farsi rincorrere e che si accoppiano con vecchi preti insatiriti. Quanto tempo passeremo ad Avignone? domand divertito il giovane, sorriso ebete, eccitato. Dicono che vi sia una puttana bella quanto Uta di Naumburg.
Quanti sudditi ha ucciso l'inverno di Praga? domand Karl senza voltarsi verso il cavaliere.
Non... il sorriso ebete per un momento si spense. Poi riprese Se mi  permesso... cosa andavamo a fare in quel convento? Dicono che Milic sia chiuso l dentro in una cella e che parli con Dio. Magari non sono fatti miei, ma a Praga si parla ancora di Milic e delle sue prediche. Che ne  stato di lui?
Karl tacque.
Il cavaliere pure, magari non erano fatti suoi.
Petrarca non aveva aiutato ad abbellire l'immagine popolare di Avignone.
Per le camere tue fanciulle e vecchi
Vanno trescando, e Belzebub in mezzo.
co' mantici e col foco e co' li specchi.
Karl si domand se quel giovane cavaliere si rendesse conto che la poesia parlava esattamente di gente come lui. E che non faceva ridere.
Anche io l'ho sentito una volta riprese il giovane, serio.
Karl lo guard un momento.
Dicono tutti le stesse cose: purezza, niente gioielli per le donne, niente begli abiti per gli uomini, niente peccato, nessun piacere, se non di pregare, tutto il giorno, pregare e avere fede. Ma la gente non si stanca di sentire sempre le stesse cose? Tanto le sappiamo gi.
Sotto la pelliccia del giovane cavaliere spuntava Una cotta finemente trapuntata, con colori che brillavano quando la luce andava a frangersi contro.
Continu anche io ho avuto paura prima.
Karl si accigli, ma continu a guardare dritto.
Ma s, prima, quando eravamo tra le pagine della Bibbia appese come a volersi spiegare meglio. Deve essere stato Satana, sapete che gira di notte nei boschi...
Lieve colpo di sperone. Il cavallo di Karl distanzi il cavaliere di qualche metro. Quindi riprese il trotto.
Il cavaliere non comprese. Colpo di sperone.
Si tratta di un'ordalia. Satana vi ha sfidato. Sapeva che sareste passato da questa strada per andare in convento spieg il giovane cavaliere, certo dell'unicit della propria spiegazione. Credo che sia normale, se stiamo per attaccare Avignone, Satana avr paura. Non dico che non volesse che raggiungessimo il convento, ma magari vuole tenersi Milic tutto per s. Dicono che Milic non parli solo con Dio. Questo non vuol dire che sia assatanato, ma magari che bisogna lasciarlo in pace l dov'.
Non sono sicuro di aver capito cosa c'entri Avignone con Milic disse Karl.
Maest, forse ieri non avete prestato molta attenzione durante la predica dell'arcivescovo. Non voglio intromettermi nei vostri pensieri. Solo che ieri  sembrato a tutti che la predica sulla prigionia del popolo di Dio volesse esortarvi a liberare il papa da Avignone. E tutti abbiamo pensato che quando stamane chiedevate una scorta, fosse per radunare l'esercito.
Cosa c'entra Milic? Karl alz il tono.
Le occhiate di biasimo dei cavalieri investirono il giovane compagno d'armi.
Il soffio del vento cess d'improvviso. Il rimuginare del giovane non fu coperto da alcun rumore.
Karl cerc la risposta negli occhi degli altri cavalieri.
Ognuno finse di pensare ai fatti propri.
Un dubbio prepotente si impadron di Karl. D'improvviso ferm il cavallo, costringendo gli altri a fare lo stesso. Si piazz dinanzi al giovane cavaliere, in attesa della risposta.
A capo chino quello bisbigli un auspicio.
Lo sguardo di Karl non smise di interrogarlo.
Andavamo da Milic a domandare un pronostico per la guerra, non  vero? Il giovane cavaliere cerc una disperata conferma.
Karl si guard ancora intorno.
Un cavaliere sput sulla neve.
Chi vi ha detto una cosa del genere? grid Karl.
Nessuno, voci che girano rispose il giovane umiliato.
Voci che girano.
Qualcuno che voleva farle girare. Qualcuno che voleva tenere lontani corte e convento, e infangare preventivamente ogni proposito di riavvicinamento.
Un abisso si divaric sotto di lui, e Karl ne venne risucchiato.
Alz lo sguardo sui rami degli alberi, come se potesse germogliare una pagina con una profezia diversa, migliore.
Le campane scandirono nona. La notizia non aveva ancora sei ore di vita e gi Praga in ginocchio supplicava il perdono di Dio. Milic, il misterioso consigliere di Karl, era definitivamente scomparso dal convento la notte di Natale. Voci vollero che si fosse unito a una setta che usava offendere Dio nei boschi durante le notti delle festivit cristiane. Altre voci
raccontavano invece che fosse fuggito da Karl e dall'arcivescovo, e che questi avessero tentato di ucciderlo perch testimone scomodo delle trame equivoche di palazzo. La notizia della morte dell'inquisitore e della scomparsa di quattro frati impression molto la citt, ma non raggiunse la forma e i colori apocalittici della storia delle pagine appese agli alberi. Come impiccati. La Bibbia deturpata pagina per pagina.
L'indistinta massa di persone accorsa a vedere aveva trasformato la via regia di Praga nel letto di un fiume umano. I volti erano maschere tragiche, deformati da smorfie di dolore e sconforto. Libera me Domine. La preghiera veniva amplificata dalle labbra disperate di uomini e donne, che ripetevano le tre parole latine, come una formula magica, senza conoscerne il significato.
Eccole toni allarmati.
Dio, Dio... supplichevoli.
Le pagine, sovrapposte l'una sull'altra, trasportate su un carretto dagli uomini mandati a raccoglierle.
La folla si accalc impedendo il passaggio.
Un ricco borghese fece arrivare una portantina dal baldacchino rosso rubino, la pila di pagine venne adagiata sul cuscino della lettiga come il cadavere di un bambino. Il fango impregn di nero la trama bianca e oro della fodera.
Fu un agitarsi disordinato di mani, baci, offerte.
La pila di fogli era sopravvissuta all'assalto del Male, la parola di Dio era pi forte della carta che la supportava.
Il miracolo.
... e inoltre hanno ripreso a circolare profezie, come era da aspettarsi data la circostanza. Fine del mondo, giorno del giudizio e... anche la nascita dell'Anticristo, che raduna Gog e Magog per approfittare delle discordie tra principi cristiani e della prigionia del papa... diceva l'informatore, bruscamente interrotto.
Un cenno della mano, per tagliare corto. Karl non voleva sentire altro.
Il messaggero cadde in un silenzio offeso.
Chi ha portato la notizia della morte dell'inquisitore e della scomparsa di Milic?
Un frate venuto in citt dal convento.
Lo avete interrogato?
No,  stato visto entrare nel palazzo dell'arcivescovo e ripartire.
Desidero vedere Arnost, immediatamente ordin Karl.
Maest rispose il messaggero impacciato, temo sia impossibile, l'arcivescovo stanotte ha avuto un grave attacco di tosse, i medici dicono...
Karl rimase a guardare le labbra dell'informatore muoversi. Come un sordo.
Si volt con lentezza verso la finestra. La fiumana di gente venne scemando con il crepuscolo.
L'informatore rimase a guardare le spalle dell'imperatore in attesa di essere congedato.
Nella prigione fece in tempo ad accomodarsi un odore di muffa e latrina che il calore del sole mut in miasma. Matthia si trascin fino a raggiungere il raggio che tagliava la cella in due, rub alle pietre del pavimento un p del tepore mattutino. Espose al sole le mani e i piedi intirizziti dai lacci e dalla notte.
Il priore era corso via dalla cella, aveva troncato il discorso per inseguire qualcosa di pi urgente.
Non si era pi visto n sentito nessuno.

 cercatori.

 l priore aveva parlato di uomini alla ricerca di qualcosa. L'inquisitore, Milic e Bastiano.
Del primo non poteva dire nulla. Di Milic e Bastiano s. Poteva dire che lo avevano tenuto all'oscuro di tutto per nove mesi. Matthia era agitato da sentimenti dirompenti. Non aveva il diritto di sentirsi tradito. Cerc di mettere a tacere il clamore interiore, senza successo. Il maestro e l'amico lo avevano escluso da un segreto, avevano sacrificato devozione e amicizia sull'altare della segretezza. Tradito.
L'allungarsi dell'ombra dei piedi indicava a Matthia lo scorrere delle ore scandite dai rintocchi delle campane per le funzioni. Il formicolio ai glutei lo costringeva a cambiare spesso posizione, coricarsi di fianco, stendersi, sedersi.
Il nemico, l'uomo paradigma del vizio e dell'avidit stava facendo quello che Milic e Bastiano non avevano voluto fare. Lo stava mettendo a parte di una trama che lo attraeva come il pane l'affamato. Perch? Do ut des. Matthia voleva sapere, e il priore avrebbe raccontato. Ma a che prezzo? Che ci fosse un prezzo era fuori di dubbio. Come era fuori di dubbio che il priore fosse implicato nella vicenda.
Con l'inquisitore era naufragata l'illusione di una autorit degna di fiducia. Matthia si figurava l'inquisitore ridere di quegli appunti, e consegnarli in pasto a porci come il priore. Ridere della ciotola, nascondiglio delle sue riflessioni.
Il ricordo di quando aveva scelto la scodella vuota del maestro si piazz con arroganza nei suoi ragionamenti. Aveva preso tra le mani quell'oggetto quotidiano e con le dita aveva rimosso qualche granello depositato sul fondo per riporvi studi, dubbi, riflessioni. Poi l'aveva capovolta e vi aveva posto sopra il crocefisso in legno. Ricord il senso di fine che lo aveva invaso uscendo dalla cella.
Quante volte Milic e Bastiano avevano parlato con lui, considerandolo un intruso? Quante volte avrebbero preferito rimanere da soli a discutere di cose occulte, e la sua presenza era stata di troppo? Quante volte era stato il solo a non sapere, a fare la figura dell'idiota?
Il cigolio dei cardini della porta fug le domande.
Matthia era steso, spalle alla porta. Represse la curiosit di vedere chi fosse. Nel tentativo di ostentare indifferenza alle cose del mondo, farfugli quella che sarebbe dovuta sembrare una preghiera. Si sarebbe aspettato di sentire la voce del priore. Invece, solo dei passi. Rumore di legno poggiato sulla pietra e ancora passi. La porta si richiuse. Matthia prima ancora di voltarsi si diede dello stupido. Avrebbe potuto chiedere qualche informazione, invece aveva solo facilitato il compito del suo carceriere, che probabilmente aveva ricevuto l'ordine di non parlare con lui.
Profumo di cibo, Matthia si volt.
Non bast l'orgoglio a renderlo irremovibile dal proposito di rifiutare il pasto. Il buon cibo delle cucine del convento. L'umiliazione non fu solo quella di dover mangiare come usano i cani, quanto piuttosto di dover stare inginocchiato, piegare il capo e mettere la bocca nell'unica ciotola che poteva diventare la propria compagna di cella. Un'idea di Wolfango, Matthia ne era certo. La ciotola di Milic, il cibo del convento del priore, la perversione di Wolfango. Appena ebbe finito di mangiare sent che tutto lo stomacava, il puzzo di piscio e merda, la scodella, l'impotenza dinanzi al male.
Un unico violento conato. Il contenuto gastrico aggiunse altro lezzo alla stanza. Matthia si lasci cadere su un fianco, poggi la tempia sulla pietra. Il freddo della materia inanimata, per un momento, gli fu di conforto. Cos trascorse il giorno.
Fu notte. Solo allora Matthia si accorse di non essere solo.
Come sei entrato? Perch non mi hai detto che eri qui? Sei pallido disse Matthia strisciando agitato verso Uberto.
Perch sei solo? dov' Goffredo? Matthia non fermava il suo impeto, avido di notizie. Domand se il priore avesse parlato con loro, domand dove li avessero tenuti prigionieri, se li avessero separati. E ancora chiese notizie di Milic, di Bastiano, se fosse gi arrivato un nuovo inquisitore e molte, troppe altre domande. 
Uberto taceva, triste e calmo, come un lago del nord.
Matthia rimase a guardare il compagno che stava in piedi, di spalle alla feritoia. Il cielo alle spalle di Uberto era terso, nero, infinito. Le stelle si affacciarono nella cella come spettatrici. Matthia, sopraffatto dall'alto, non comprese.
Che succede? domand Matthia al compagno con un tono diverso.
Ti ricordi quando passeggiavamo sotto il portico del chiostro? domand Uberto. Quando studiavamo, discorrevamo e cercavamo spiegazioni?
Un secchio cadde nel pozzo dell'anima di Matthia, per rimestarla.
Ti ricordi le risate, i pianti, i progetti. Gli insegnamenti di Milic, la paura che avevamo dell'inquisitore. La litigata di ieri?
Matthia faceva s col capo. Ascoltava, guardava l'amico e le stelle, lontanissime.
Le profezie? Ti ricordi delle profezie? Domand ancora Uberto con voce calma, come se stesse raccontando una storia.
Faremo tutto, non ti preoccupare, nulla  perduto, usciremo da qui e tutto torner come prima rispose Matthia.
Il miasma della stanza aveva lasciato il posto a un odore freddo, come in primavera dopo la pioggia, quando l'aria  pregna dei profumi degli alberi e dei fiori dei campi. Matthia inspir. Sent il secchio dall'anima riemergere colmo.
Come prima? domand Uberto, perch?
Matthia sent il secchio di lacrime dal petto riversarsi sulle pietre.
Mosse una mano verso il calzare dell'amico.
Vide il piede mutilato, il sangue. In un lampo comprese.
Non riusc a fare altro che un no col capo.
Uberto era pronto.
Ti prego... disse Matthia disperato, ti prego, no...
Uberto non poteva pi aspettare.
Una folata di vento gentile. Uberto part.
Matthia vide l'anima del compagno salire, diventare tersa, nera, infinita.

21. Praga, 26 dicembre 1363.

Evka sollevava lo strascico della gonnella fino alla caviglia. In punta di piedi saltellava come un merlo tra le pozzanghere e le lastre di ghiaccio. Le fronde dei tigli carichi di neve toccavano specchi di acquitrini azzurri e grigi per il crepuscolo. Il pesante manto in stoffa non mascherava il seno abbondante e turgido che Evka copriva con impaccio.
Doveva tornare dalla badessa a prostituirsi. Un posto caldo e pasti regolari, pezzi di un passato che le sembrava di aver solo sognato, mai realmente vissuto. Pass sopra un ponte e rimase per un momento a osservare la crescita disordinata di alberi ed erbacce ai margini del torrente. Era passato un anno da quando era stata ripudiata dal marito e cacciata di casa come una bestia. Evka non conosceva il linguaggio delle prostitute, non sapeva lamentarsi della sorte. Aveva imparato tutto in un pomeriggio di aprile, quando un gruppetto di nemici del marito, per sollecitare la restituzione di denaro prestato a usura, aveva deciso che Evka era di tutti. Di tutti e sei.
Seduta su una panca in pietra, abbracciata alle ginocchia segnate di morsi e unghiate: cos l'aveva trovata il cavaliere al rientro. Scaraventata fuori per i capelli, scalza, a correre pi veloce dei due mastini. Perch il ripudio fosse pubblico e spettacolare. Perch si sapesse a Praga che un cavaliere non mantiene per moglie una puttana che persino i cani disdegnano di mordere.
Quel giorno non sapeva dove stesse correndo, fin quando non arriv al portone del palazzo. Solo in seguito seppe che era stato cos per tutte. Si corre verso la casa del proprio stupratore che apre la porta sornione.
Grazie. Grazie. Grazie.
Nonostante tutto.
Poi un giorno arriva la badessa e ti porta via. Ed Evka non c'era pi. Restavano solo le sue grosse poppe.
Benice, la pronuncia ceca di Venezia, era il nome del quartiere pieno di badesse che amministravano con autorit i monasteri di piacere.
Il battesimo: il primo cliente.
Meno peggio che chiedere aiuto al proprio stupratore.
Il matrimonio: un vero matrimonio, con il rito della Chiesa sbeffeggiato a suon di bestemmie e sesso infracerimoniale tra invitati e sposa, tra sposo e prete, e chi pi ne ha pi ne metta. La sposa era stata Evka. Sposa di tutti.
Il sentiero era deserto come era da aspettarsi la sera dopo Natale.
Cerchi di terra bruna disegnavano il perimetro dei grossi abeti innevati che avevano fatto da ombrello al sottobosco.
Fu in mezzo al sentiero che Evka lo vide.
Era fermo e sembrava aspettasse qualcuno da molto tempo. Man mano che gli si avvicinava riusciva a distinguerne gli occhi. Un passo dopo l'altro, era certa che stessero fissando proprio lei. Con un misto di soddisfazione e fastidio, Evka si accost al primo cliente della serata. Aveva imparato i modi e il linguaggio delle puttane, eseguiva quanto aveva visto fare. Una interpretazione forzata del ruolo.
Gli occhi dell'uomo erano di pietra verde, freddi e duri, senza sentimento.
Evka non trov traccia di bramosia in quello sguardo. Ebbe paura.
Gli zigomi dell'uomo erano schegge di marmo grezzo, lapidi per un epitaffio di poche parole. Il corpo segaligno il prolungamento dei rami di un tiglio.
Il crepuscolo concedeva loro solo pochi attimi. Evka cerc di mutare la paura in malizia. Prov a fare la puttana. Nella camminata, nello sciogliere un p il mantello, nell'inumidirsi e socchiudere le labbra mentre si avvicinava incerta.
L'uomo indossava un saio da francescano, senza calzari. Una mano scolpita nel gesto di tenere stretto un bastone. Evka socchiuse un p gli occhi per cancellare l'espressione di timore. Non era vecchio, il bastone non doveva servirgli a sostenersi. Forse a difendersi. Da chi deve difendersi un frate? Non sembrava l per farle una predica.
Evka decise di ostentare sicurezza. L'incedere si fece fermo e regolare. Punt dritta all'uomo. Se il destino aveva fatto di lei una puttana, tanto valeva farla sul serio. Tir una mano fuori dal manto, con sensualit and ad accarezzare l'uomo in mezzo alle gambe fissandolo negli occhi. Ma Evka non invitava l'uomo. Lo sfidava. Mentre le dita sollecitavano a una reazione, Evka dentro di s sentiva disagio, nudit, squallore. Si sent piccola, come sulla panca di pietra della sua vecchia casa. Ma non volle cedere.
Ricorse a una frase fatta, vuoi mettere il tuo Diavolo nel mio Inferno? alzandosi la gonnella sotto il manto.
L'uomo la fissava negli occhi. Senza dire nulla, senza scostarsi. Non accettava n respingeva.
Per Evka fu umiliante. Non si era ancora mai sentita una puttana. Lei era Evka, le sue poppe erano la puttana. Mentre il crepuscolo consegnava le chiavi del cielo alla notte, Evka non riusciva a dividersi, il cuore non taceva e la mettevadinanzi a uno specchio. Si guard recitare, si trov grottesca.
Di scatto ritrasse la mano e spinse l'uomo lontano da s, come se fosse stato lui ad avvicinarsi.
L'uomo indietreggi con armonia, come se avesse la consistenza dell'aria ghiacciata.
Cosa cazzo vuoi da me? Mi vuoi battere come si batte la canapa? Allora muoviti, se no vattene. I soldi li hai? parl in tedesco.
Confessami disse in ceco l'uomo, impassibile. Come se la sua richiesta fosse stata normale, come se Evka avesse sempre e solo confessato anime.
Evka si sent ferita da quella richiesta assurda, ridicolizzata, presa in giro. Si pu sapere che vuoi da me? Sei qui a fissarmi da quando ho preso il sentiero, chi sei? disse ancora in tedesco.
Mi chiamo Jan Milic, e ho bisogno di essere confessato rispose in ceco l'uomo.
Perch non vai in chiesa? O vieni con me dalla badessa, troverai pi preti che puttane ironica.
Confessami Milic calmo, serio, in ceco.
Ma che cazzo dici? Tu devi essere pazzo. Vieni qui a Benice scalzo pensando che le puttane di Praga confessino?
Come ti chiami?
Lei esit. La recita prevedeva nomi fittizi, inventati sul momento. Ma rispose Evka, modi e grazia della donna cortese.
Confessami, Evka.
Evka guard con stupore l'uomo che aveva davanti. Non scherzava, non cercava un gioco erotico.
Perch io? domand.
Perch sei pura.
Evka imit il prorompere di una risata sguaiata. Il risultano fu un suono falso e freddo.
Milic non contrasse un solo muscolo del viso. Occhi fissi.
Evka perse la pazienza. Si sedette per terra, divaric le gambe, sollev la gonnella sopra le ginocchia e scost il manto. Gli occhi verdi interrogarono Milic con rabbia.
Milic si poggi con entrambe le mani sul proprio bastone.
Evka lo guard perplessa.
L'uomo non desisteva. Aspettava.
Evka si sent nuda ancora una volta. Prov vergogna e freddo. Nel sollevarsi da terra, ricompose i vestiti con imbarazzo. La notte nascose all'uomo il rossore del volto, ma non a se stessa.
Cosa sei venuto a fare? A sfottermi? disse Evka in ceco, con un tono dolcissimo, amaro.
Gli occhi umidi fecero vacillare la maschera da prostituta.
Non sono pura aggiunse.
Lo sarai.
Evka rimase di pietra. Ricorse a tutta la forza che aveva per controllare lo sfogo, nonostante ne avesse bisogno. Chiuse gli occhi, per riaprirli solo quando ogni lacrima era ridiscesa nel pozzo del cuore. Davvero per un attimo aveva
creduto che quell'uomo fosse l per aiutarla, accudirla, proteggerla, per sottrarla a quella vita, a quel destino. Poi lo guard, scalzo, sguardo da folle, mani nervose.
Il verso di un rapace notturno fece voltare entrambi, e diede a Evka il tempo di realizzare la propria disillusione.
Va bene si affrett a dire. Confessami pure i tuoi peccati, ma sbrigati.
Si guardarono negli occhi nonostante il buio.
Anche gli occhi di Evka erano verdi, grandi e pieni di anima. Il manto era tornato ad avvolgerla e la figura, triste e bella, aveva assunto una dignit nobile e sprezzante. Rimase in silenzio. Non fece nulla per nascondere l'insofferenza.
Milic le sorrise.
Evka sentiva quegli occhi penetrare in angoli della sua vita che dovevano restare nascosti.
Milic senza dire nulla indic con il bastone il disco della luna. Evka segu il gesto con la stessa attenzione che si presta a un ragionamento. La luna rimase zitta. Evka non comprese. La pazienza era al limite, inizi a pensare a un modo per vendicarsi di quanto stava subendo.
Non ti confesser un peccato, ma un segreto disse Milic. Ci sono segreti che sono come i peccati. Richiedono il perdono di un confessore. Ma il peccato  solo di chi lo confessa, il segreto invece diventa anche di chi lo ascolta. Vuoi ancora confessarmi?
Sbrigati disse Evka a denti stretti, occhi cattivi.
Evka doveva ancora pagare la tassa per poter restare dalla badessa. Aveva gi compiuto venticinque anni. Aveva ancora cinque anni per prostituirsi, poi avrebbe campato con quanto messo da parte. Le sue amiche avevano iniziato prima, alcune a diciassette, altre a quindici anni. E si erano subito legate a un artigiano o a un prete che le proteggeva a pagamento. Lei, invece, non aveva un amico, solo i debiti del marito da pagare a un usuraio di Praga.
Ti racconto la storia di un numero e di tre frati, uno buono, uno cattivo e uno pazzo disse Milic.
Fammi indovinare chi  quello pazzo... disse Evka, per tagliare corto.
Milic sorrise ancora.
Quello cattivo d la caccia a quello pazzo, mentre quello buono cerca di salvarli tutti e due.
L'espressione scocciata di Evka chiedeva la fine della storia.
Quello buono finisce al guinzaglio destro di un demone, quello pazzo al guinzaglio sinistro.
E il cattivo? Disse Evka ostentando disinteresse.
Il cattivo li preceder portando un crocefisso capovolto tra le folle.
Evka indietreggi inorridita. Che storia  questa?
Non lo so, ma ho visto queste cose ieri notte, insieme a un numero.
Evka lo interrog con lo sguardo.

1368.
E sei fuggito?
Ho gridato, quindi il buono, il cattivo e il pazzo si sono separati. E io mi sono risvegliato nel palazzo di un inquisitore.
Nella visione? domand Evka.
Nella realt rispose Milic.
Evka si tapp le orecchie e chiuse gli occhi.
Sent i passi dell'uomo allontanarsi.
Avrebbe voluto chiedere del denaro per vendicarsi, ma si sentiva come una radura travolta da cento puledri. Desolata e devastata.
Rimase a osservarlo fin quando la sagoma spar dalla vista.
Guard in alto come se il bastone di Milic fosse ancora puntato in quella direzione. In cielo, sola come lei, c'era la luna. Perfetta e immutabile come i corpi celesti.

27 dicembre 1363.
suepceorncfreismsionneoanlctreerdiiutsudres
anticristi numerus, il numero dell'Anticristo. No, non era la soluzione.
Non aveva avuto il tempo di capire se la visione di Uberto fosse stata un sogno o un miracolo. Mentre dormiva erano entrati in due, lo avevano legato, bendato e condotto in una prigione diversa.
Era stato letteralmente trasportato. Si era addormentato nel punto dove i carcerieri lo avevano abbandonato, senza neppure levarsi le bende dagli occhi.
Solo una volta sveglio aveva sciolto la benda, suepceorncfreismsionneoanlctreerdjiutsudres.
Il sole era gi alto. Matthia covava vendetta.
clerus inducit personam cristi, il clero induce la maschera di Cristo. No, neppure questa era la soluzione.
Il priore e Bastiano gli dovevano delle spiegazioni. Se Uberto era morto doveva scoprire chi e perch. Vendicarsi e fuggire, suep... e cosa diavolo vuol dire?!
Gli avevano lasciato le mani libere da lacci. La prossima visita del priore si annunciava molto pi interessante delle altre. Tesifone aveva preso posto accanto a Matthia. La Furia del sangue, dell'assassinio, della vendetta. Il collo grassoccio e unto del priore sarebbe scivolato sotto le sue dita. Matthia immagin i propri polpastrelli come bava di lumaca sulla pelle viscida e umidiccia del priore. Fracassargli la testa. Mutilargli il naso a colpi di pietra.
Respir profondamente, trattenne il fiato fino a sentire i battiti del cuore decelerare. Calma. Uberto sarebbe stato vendicato a suo tempo.
suep... Maledizione. La porta poteva essere aperta, liberto vendicato, Milic salvato, Bastiano interrogato, Wolfango e il priore denunciati. Continuava ad andare avanti e indietro. Non sopportava nulla di quanto gli stava attorno. Si sedeva, si alzava, sonnecchiava.
Il giorno era trascorso cos, senza che si fosse visto n sentito nessuno. Come se il convento fosse stato abbandonato e si fossero dimenticati di lui. Niente cibo e niente acqua.
Una paura nuova si accomod nella cella insieme alla folla di altri pensieri. Matthia non sentiva il bisogno di rivolgersi a Dio, e ne era spaventato. Le mani eseguirono il gesto meccanico del segno della croce, le labbra formularono a memoria le preghiere. Ma qualcosa dentro si era spezzato, qualcosa che era sempre stato saldo.
Matthia avrebbe ringraziato Dio anche per quella ferita.
Ma non quel giorno. Si sentiva come in cima a un monte dopo una faticosa salita. La salita era la fede, la vetta le profezie di Milic. Ma la vetta era franata e Matthia rotolato gi come una roccia.
Si appese alla feritoia.
Ho fame strill contro le sbarre, che non gli risposero.
Moll la presa. And verso la porta dell'enigma e inizi a pigiare la lettera a. Poi la n. Poi la t, e cos fino a comporre la frase anticristi numerus. Ma non accadde nulla. Aveva ricominciato a pigiare clerus inducit quando un buon profumo anticip l'ingresso del priore.
Dov' Uberto? domand Matthia scoprendo i denti.
Il priore non rispose. Lo guard con una dolcezza schifosa e disse: Le domande le faccio io.
Ora o mai pi. Matthia strinse i pugni e si avvicin al priore.
Qual  il mio nome? domand il priore, frenando sul nascere ogni proposito di morte del suo interlocutore.
Matthia lo fiss perplesso. Era capitato talvolta tra i frati di domandarsi come si chiamasse il priore, ma tutti lo chiamavano semplicemente priore, tanto bastava.
Il priore indovin il pensiero di Matthia e sorrise.
Matthia non rispose al sorriso.
Il precedente priore, frate Johannes, aveva, per l'appunto, un nome. Alla morte di frate Johannes venne nominato priore l'oscuro frate che ora gli stava davanti. Doveva trattarsi del nipote di un qualche vescovo o cardinale o di chiss quale signorotto. In fondo non aveva alcuna importanza, quello che importava era l'obbedienza.
Il 27 dicembre dell'anno del Signore 1363, Matthia si trovava in un carcere con il priore che gli porgeva domande vecchie di sette anni.
Non ho voglia di giocare, ditemi dov' Uberto secco.
Uberto sta bene disse il priore.
A pugni stretti Matthia gli si fece vicino.
Sei pi curioso di conoscere il mio nome o il motivo per il quale non lo conosci? le parole del priore avevano un vago sapore di minaccia.
Matthia avrebbe dovuto saltargli addosso e ferirlo, rubargli le chiavi, rinchiuderlo, raccogliere i frati e consegnare il priore e Wolfango alla giustizia. Forse Matthia avrebbe potuto fermare tutto.
Le nocche dei pugni persero il colore bianco, e le sue dita uscirono dal palmo come teste di tartaruga.
Mangia disse il priore allungando la ciotola. Con gesti lenti e ponderati scelse un punto della stanza dove poggiare il lume. Non attese che Matthia svuotasse ciotola e boccale, cosa che Matthia fece con voracit. Metterei da parte l'idea di colpirmi. Cosa pensavi di fare? Uccidermi e fuggire? Ma a questo punto non importa, mi pare di capire che tu abbia cambiato idea. Allora? Vuoi sentire il resto della storia? Se rispondi di no sei libero, puoi uscire. Il priore indic la porta che era rimasta aperta.
Matthia temette di aver capito male.
Il sorriso beffardo del priore fug ogni possibile fraintendimento.
Trover un altro frate disse il priore.
Mi avete detto che Milic  in pericolo e pretendete che lo lasci in mano a un altro frate? Lo sapete anche voi che non lo permetterei disse Matthia. Solo non capisco cosa abbia a che fare la vostra storia con il pericolo di Milic. E poi cosa vi fa credere che possiate raccontarmi una storia tanto segreta senza alcuna conseguenza? Siete un'autorit in vista, qualunque cosa mi dobbiate rivelare potrebbe costarvi cara. Pi di quanto costerebbe a me che sono l'ultimo dei frati.
Se accetti di ascoltare il racconto non tornerai pi indietro.
Come Herlaking sorrise Matthia.
Ci sei quasi, ancora un piccolo sforzo e capirai dove voglio arrivare il priore rimase a fissare la ciotola vuota come se dentro vi potessero essere nascosti altri appunti. Tu in questi mesi hai ascoltato il tuo maestro per gioco, perch ti ha offerto un piacevole diversivo al mio modo di vivere. Non hai avvertito nessun pericolo?
Herlaking non verr a cercare me, e neppure Milic. Voi siete altrettanto tranquillo? domand Matthia. Voi avete la testa piena di sciocchezze, di demoni e visioni oniriche.
Noi non abbiamo nulla a che fare con tutto ci. Siamo un noi. Qualcosa che voi non sarete mai. Voi e i vostri simili siete come l'acqua e l'olio. Non sarete mai un noi.
Interessante disse il priore.
Che vi piaccia o no, noi continueremo a combattere voi e tutta la muffa che rappresentate.
Il priore guard la parete con le quarantatre lettere. Non poteva permettersi di perdere Matthia.
Lasciatemi libero disse Matthia, vi aiuter a cercare Milic e quello che vi serve.
Vuoi combattermi o aiutarmi? O forse devo dire vuoi combatter o aiutarti? Sto aspettando di sentirti dire chiaramente che non vuoi ascoltare la storia che sto per raccontarti. Allora? domand il priore.
Voglio domandarvi una cosa. Mi avete raccontato la faccenda assurda della morte dell'inquisitore, di come lo avete accolto, delle domande che gli avete fatto per conoscere il suo coinvolgimento nelle profezie di Milic. Mi avete raccontato persino che vi siete buttato ai suoi piedi per supplicare il suo perdono. Presto verr un altro inquisitore ad indagare su quanto accaduto in convento, e voi sarete interamente in mano a Wolfango, oppure in mano mia. A quel punto che farete? Vi getterete anche ai nostri piedi umiliandovi come uomo e come priore, o ucciderete pure lui?
Non hai ancora risposto ribatt il priore.
Tra poco il nuovo inquisitore sar qui, e voi dovrete comprare Wolfango con del denaro o delle promesse. Ma con me non funzioner. Contro la mia volont sono stato coinvolto in questa storia di avvelenamenti e caccia selvaggia, e ora? Cosa intendete fare? Avete detto che mi lascerete libero se rispondo di no. E se rispondessi di s? Dovrei stare in cella? Che razza di alternativa ? Poniamo che io esca da qui perch non voglio ascoltare la vostra maledetta storia, e che poi scopra che Uberto  morto. Che aspettativa di vita avreste? Se Uberto  morto, voi siete morti.
La porta  aperta disse il priore. Esci. Vai pure a denunciarmi. Verr condannato senza dubbio.
Per l'arcivescovato di Praga sarebbe un brutto colpo.
Il convento potrebbe cadere in rovina e la vostra carriera compromessa disse Matthia canzonatorio. Non ci vuole un profeta per sapere come andr. Voi perdereste la carica di priore e sareste espulso dal convento. Avete pensato dove andrete a cercare da mangiare? Un altro convento, magari un p meno noto.
Sei ancora qui?
Fate finta che la cosa non vi riguardi, eppure avete lucidato i calzari dell'inquisitore con lacrime e bava. Mi fate schifo. Non vi stimo come uomo, considero inutile la vostra autorit. Ditemi perch dovrei credere a una vostra storia.
Non c' nulla da credere o non credere. Il sole domani sorger, che tu ci creda o no. Certe storie, per quanto assurde siano, non hanno bisogno di spettatori che credano o non credano. Ci sono storie indifferenti al pubblico, che vanno avanti anche senza essere ascoltate.
Perch non vi fate aiutare da Wolfango o da Bastiano, o da... insomma, perch chiedete aiuto proprio a me? domand Matthia.
Non ti ho ancora chiesto alcun aiuto, ma solo di ascoltare una storia.
Mi avete confessato i vostri delitti senza alcun motivo replic Matthia. L'aiuto che mi chiedete  implicito.
Ti sbagli. Sei tu ad aver trasformato la mia confessione in complicit. La porta  aperta, vai a denunciarmi. Ci sono autorit che hanno il compito di ascoltare le denunce.
Sto solo cercando un modo per aiutare Milic e i miei compagni, non voi. Se per arrivare a loro devo pagare questo prezzo, lo far. Ma non per obbedire a un priore o a un inquisitore replic Matthia. Suppongo che se uscir da quella porta perder la possibilit di sapere in quale guaio si sia cacciato Milic e quale sia il pericolo che sta correndo...
Il priore sorrise soddisfatto.
... e se resto il pericolo diventa anche il mio.
Non solo. In questo momento fai fatica a capire che questa prigione potrebbe diventare il tuo rifugio, la tua salvezza. Non ti rendi ancora conto che tenerti qui dentro significa salvarti. Ci sono cose che non potresti spiegarti e che non potresti in ogni caso fermare. Se tu ora decidessi di uscire da questa cella, non avresti il tempo di denunciare chicchessia. Il giorno di Natale  stata rubata una Bibbia, quella di Milic. Ebbene cosa ti immagineresti? Che ci fossero scritte cose che non dovevano essere lette. Ma se ti dicessi che ieri mattina le pagine di quella Bibbia erano tutte appese i rami delle querce e degli aceri sul sentiero che porta in citt? E il caso ha voluto che a trovarle sia stato l'imperatore in persona.
La Bibbia strappata?
Proprio cos, la tua autorit strappata. Chi rischierebbe l'inquisizione per una Bibbia per poi appenderne pagina per pagina lungo il sentiero nel bosco?
Il peso del racconto del priore aveva piegato il capo di Matthia che fissava il pavimento incredulo.
Conosceva davvero cos poco le persone con cui aveva condiviso i mesi pi belli della propria vita? Forse avrebbe preferito uscire da quella storia senza sapere altro. Conservare un noi nel quale aveva riposto tutto se stesso. Un noi che lo avrebbe aiutato a realizzare il sogno di una Chiesa povera e buona, accogliente e saggia. Sentiva un disperato bisogno di parlare con Milic, di chiedergli spiegazioni.
Forse stai pensando che Bastiano o Milic ti avrebbero detto una cosa del genere disse il priore. A te o a Uberto o a Goffredo. La notte del 24 avevo provato a farti rimanere in convento, perch Bastiano uscisse e io e te avessimo la possibilit di cercare.
Perch non avete ordinato a Bastiano di accompagnare Milic invece di ordinare a me di restare? E poi basta dire che voi e io avremmo cercato qualcosa insieme. Non mi avete ancora detto perch volete me e non Wolfango. E soprattutto per cercare cosa? Avete aspettato la morte dell'inquisitore e del frate bibliotecario per coinvolgermi in questa storia assurda. Due morti che potevano essere evitate.
Non potevo ordinare a Bastiano di accompagnare Milic, avrebbe sospettato qualcosa. Per quanto riguarda i morti... ti consiglio di contarli alla fine.
diu clerus inter nos... impera consenso... deus... cfre... res
L'anagramma si compose nella mente di Matthia, sgrammaticato, vago, come certe figure nelle nuvole.
Il tuo noi  fatto di gente senza scrupoli. Se tu uscissi da qui in questo momento, saresti morto disse il priore.
Voi credete davvero di potermi convincere del fatto che Bastiano cercherebbe di uccidermi? Siete pazzo. Io non so cosa stia accadendo l fuori, ma di una cosa sono certo. Non sarete voi l'occhio attraverso il quale vedr i fatti di questi giorni. Avete voluto creare un clima di sospetti e accuse per mantenere la vostra posizione in questo posto di merda. Che significano le guardie fuori nel chiostro, che vengono di notte a prelevarmi per spostarmi da una prigione a un'altra? Perch i miei confratelli non mi rivolgono la parola? L'altra notte mentre parlavate con me siete corso via, perch?
Perch Bastiano era appena stato catturato, ma prima di essere fermato  riuscito a lanciare la Bibbia fuori dalle mura. Inutile precisare di quale Bibbia sto parlando.
Milic e Bastiano.
Come la birra che viene messa in botte prima che abbia finito la fermentazione, cos Matthia stava per esplodere.
Allora, esci o resti? domand il priore, ma un suono sinistro richiam la sua attenzione dalla stanza accanto.
Ninna nanna, ninna oh...
Ninna nanna, ninna oh...
Una voce di donna grid: Schiacciagli la testa.
No, cazzo no... disse il priore correndo fuori dalla cella.

22. Praga, 27 dicembre 1363.

Il priore ne vuole una indisposta e poco esperta disse il frate.
La badessa lo fiss per accertarsi di aver capito bene. Il frate non aggiunse altro. Rimase a guardarsi intorno, in soggezione.
Pagamento anticipato disse la badessa.
Urletti, risate e canti erano coperti da cortine con figure licenziose. L dietro respiri e odori che fecero venire al frate un solletico che come una piuma gli accarezz la schiena fin gi e oltre.
Psss fece la badessa.
Il frate si gir di scatto e si ritrasse disgustato dal volto della vecchia fattosi troppo vicino al proprio.
I soldi disse la badessa languida e scocciata.
Il frate tir da sotto il saio un sacchetto abbondante di monete che tintinnarono sul banco. Le vecchia controll con finta noncuranza.
Evkaaaaaa strill.
Il frate prov a immaginare chi potesse ancora desiderare di fare il bagno con quella vecchia lenone che vantava pi di mille amanti.
Evka non tard ad arrivare. Vide il frate e disse: Oggi mezzo servizio. Senza perdere tempo, prese per mano il frate e fece per scostare la cortina. Il frate si fece condurre, sognante e privo di volont.
Fu un urlo della vecchia a ricondurlo alla realt.
Evka ascolt perplessa le istruzioni. Poco dopo si trovava sul dorso di un asino, scortata dal frate che procedeva a piedi. Sotto il manto un pesante sacchetto di monete.
Un paio di ore di cammino, gli aveva detto il frate.
Non fu Evka a raggiungerlo, ma il convento a venirle incontro. La prima cosa che vide fu la grande porta in pietra, pi simile a una lapide tombale che a un ingresso. Al di l delle mura non si sentiva alcun rumore o voce che suggerisse la presenza di vita.
Siamo quasi arrivati disse il frate conducendo l'asino oltre l'ingresso finto.
Evka dalla sella dell'asino rimase a fissare la porta, sollevata dal fatto che non sarebbero entrati in convento attraverso quella lastra funebre piantata per terra ed eretta contro il cielo. Sapeva leggere, ma fu forse il buio o forse l'inquietudine a rendere indecifrabile l'iscrizione incisa sulla pietra della porta.
Il raglio improvviso dell'asino parve volersi imporre sull'immobilit del bosco che circondava il convento. Per Evka fu come la voce di un amico in un Paese straniero. Qualcosa di familiare dove non c' nulla di noto.
Passarono accanto a una balla di fieno coperta di neve, la cui punta pareva il tetto spiovente della casa di un essere del bosco boemo.
Era stato su una balla di fieno che poco tempo prima, in un villaggio non lontano da Praga, avevano bruciato una donna. Era stata sorpresa da un vicino a raccogliere certe erbe la notte del 13 giugno, il giorno di Sant'Antonio. Evka aveva letto una raccolta di superstizioni di campagna e ne aveva riso. Per guadagnare dei soldi all'insaputa del marito bisogna aprire uno scrigno con il fieno raccolto la notte del solstizio d'estate. In primavera ne aveva riso a casa sua con il marito e altre dame. Quando la notte del 21 di giugno si trov per campi a raccogliere fieno, le sembr di aver passato l'intera vita a confezionare amuleti e mescolare pozioni. In quella notte di solstizio ripens alla donna bruciata. Anche se non era il giorno 13.
L'incedere irregolare dell'asino la distolse dai ricordi, Evka ripass a mente le istruzioni. L'indomani sarebbe stata la Festa stultorum, la Festa dei pazzi. Il priore aveva organizzato uno scherzo. I frati si sarebbero mascherati, alcuni da animali, altri da donne. Evka si sarebbe mescolata ai frati in incognito. La sua presenza nel convento doveva rimanere segreta, se non al priore e al frate che la stava scortando.
Dove stiamo andando? domand Evka riflettendo su fuoco e paglia umida.
Quell'ingresso  finto rispose il frate indicando col capo la porta in pietra.
Perch c' un ingresso finto?
Il frate si limit a un'alzata di spalle.
Le mura del convento risultavano pi alte sul lato nord cos da proteggere quello sud dall'esposizione ai venti invernali. L'ingresso vero era ubicato sul lato est per rispettare la prospettiva dell'entrata della chiesa. Davanti all'ingresso Evka sent lo scroscio dell'acqua di un torrente coperto dalle mura a ovest.
Da un interstizio il frate estrasse un lume e l'occorrente per accenderlo. Attese che la fiamma fosse viva, quindi fece strada ed entrarono.
Evka cerc sotto il porticato del chiostro le tracce dei preparativi per la Festa dei pazzi. La festa durava in genere tre giorni, dal 28 dicembre al 1 gennaio, ma era stata vietata dalle autorit ecclesiastiche. Il priore doveva sentirsi abbastanza sicuro di s per esporre l'intero convento al rischio di una denuncia.
Il convento, nei giorni precedenti, non si era sottratto alle attenzioni di Praga. In piazza si parlava solo dell'episodio delle pagine della Bibbia appese agli alberi. Il priore doveva aver previsto la possibilit che qualche avventore si avvicinasse a curiosare.
La Festa dei pazzi: una finta messa, con un finto papa e un finto vescovo. Maschere di animali, tenuti al guinzaglio da maschere di donne, celebravano una messa blasfema, parodia oscena della divinit di Cristo e della missione della Chiesa. Seguiva poi l'elezione di un re e una processione per celebrarlo. Era il re dei pazzi, sovrano di un regno rovesciato. Nulla che potesse piacere alla Chiesa.
Il priore li aspettava immobile nel bel mezzo del chiostro. Il frate con la lampada illumin per terra. Fu allora che Evka comprese che non avrebbe dovuto accettare quel lavoro, che non avrebbe dovuto trovarsi l. Come non dovevano trovarsi l, in un convento di Praga, le impronte che precedevano quelle dell'asino. Evka non ne aveva mai visto uno vero, ma avrebbe giurato che si trattava delle impronte di un leone. Il frate ci pass sopra e prosegu illuminando.
Un altro raglio della bestia anticip una raffica di vento che disperse per aria il nevischio. Un asino tempestano, pens Evka con le dita affondate nel crine dell'animale come a cercarne l'aiuto.
Si fermarono davanti all'addome gonfio del priore che li aspettava.
Fu il frate a venirle in aiuto, porgendole una mano per scendere dalla cavalcatura.
Una volta scesa a terra, il priore prese a girarle intorno. Evka cerc di seguire le impronte che per si perdevano nel buio.
Ti sei fatto dare quella indisposta e meno esperta? domand il priore al frate che non rispondeva. L'hai provata, almeno?
Non furono tanto le parole del priore a ferirla, quanto piuttosto il fatto che il frate che l'aveva accompagnata doveva averla guardata per tutto il tragitto come la meno esperta. Non sapeva di essere stata scelta per quella ragione. Sar la pi bella, aveva pensato quando le era stato messo in mano il sacchetto di denaro.
Ho chiesto alla badessa e mi ha chiamato questa disse il frate indicando Evka. Non so... prov ad aggiungere con imbarazzo.
Il priore con un cenno della mano scacci il frate che fugg risollevato.
Rimasero soli. Il priore non pareva intenzionato a raggiungere un posto chiuso, nonostante il freddo.
Sai gi tutto? le domand.
Il frate mi ha detto che volete preparare uno scherzo per la Festa dei pazzi, e che io sar lo scherzo disse Evka. Ma se rimaniamo qua mi vedranno e lo scherzo non riuscir aggiunse cercando con lo sguardo una ghirlanda secca o un festone che adornasse il colonnato.
Non ti vedr nessuno tagli corto il priore.
Evka si guard intorno: E dove dormir stanotte?
Il priore indic un punto sotto il porticato. Evka riconobbe i contorni della porta in pietra che, come scopr in seguito, tutti chiamavano porta dell'enigma.
Cosa dovr fare esattamente domani domand infreddolita.
Secondo te cosa deve fare una puttana?
Evka rimase un momento in silenzio, voleva evitare di formulare una seconda domanda che potesse dare al priore l'occasione per una risposta altrettanto umiliante.
Fu il priore ad anticiparla: Non dovrai battere con tutti i frati.
Evka fiss il viso gonfio e grassoccio dell'uomo. Il priore indovin ancora i suoi pensieri.
Neanche con me disse illuminandole i seni con il lume. Devi unirti al frate che dorme l indicando nuovamente la porta dell'enigma.
Perch?
Lo affligge la malinconia rispose il priore. Cercher di cacciarti. Tu non gli badare, seducilo e unisciti a lui.
Perch  malinconico?
La notte le Succube lo tormentano, e lui non sa scacciarle.
Evka preg in cuor suo che il frate non fosse impotente. Per essere accusate di magia nera bastava essere denunciate di aver praticato la legatura. Si prende una corda e si immagina che sia il membro maschile, si prega uno dei demoni, e infine si fa il nodo alla corda. Con questo maleficio l'uomo sar impotente. Cos recitava il libretto di superstizioni di campagna. Se il frate fosse stato impotente, avrebbe verificato di persona la capacit di combustione della paglia umida.
Se non riesco a unirmi a lui? domand Evka con prudenza.
Quanto pesi? domand a propria volta il priore.
Non so... 120 libbre penso... rispose Evka senza comprendere.
La badessa ricever un sacco di 120 libbre di monete.
Evka deglut.
Se invece ci riesci, il sacco  tuo aggiunse il priore.
Evka si volt in direzione della porta.
Lui  l dentro, vero?
Nella cella accanto disse il priore, si chiama Bastiano.
Perch non lo mandate a Benice, dalla badessa, a scegliersi lui la ragazza?
Il sacco di monete serviva a pagare anche risposte a domande che non potevano averne. Il silenzio del priore diceva questo, cos parve a Evka.
Si trattava di un frate malinconico che non voleva donne, probabilmente neanche uomini.
Le Succube sono demoni che assumono fattezze femminili belle e sensuali, e sono fatte della materia dei sogni. Di notte si infilano tra chi dorme e il suo giaciglio. Una volta che prendono posizione sotto un uomo, iniziano a muoversi sinuosamente, a solleticarlo, a sussurrare cose dolci, a gemere di piacere. Schiacciate dal peso dell'uomo, possono trasmettere sensazioni fisiche e indurre chi sogna a sentire il piacere della pelle liscia, del profumo degli oli e del gemito dell'amplesso. Il dormiente ha l'impressione di avere a disposizione una bella schiava per il proprio piacere. Quindi si unisce alla Succuba che gli succhia forza vitale per alimentare la propria vita.
Non c'era nulla di strano nel fatto che frate Bastiano cercasse di liberarsene senza successo. I demoni sono noti per perseverare nel male.
Centoventi libbre di monete perch un frate preferisca una donna vera alle Succube. Potrebbe fare come faceva Onan.
Il priore sollev la mano aperta.
Evka si copr il naso e le labbra.
Il priore non vibr il colpo e lasci ricadere la mano.
La Festa dei pazzi era un copertura, basta domande, si disse Evka.
Rimarrai qui in convento, in incognito fin quando non ti sarai unita a frate Bastiano. Ci vorranno due o tre giorni, forse di pi. All'inizio sarai coperta dal fracasso della festa, tra maschere, birra e sodomia nessuno si accorger di te. Dormirai sin da stanotte nella stessa cella con Bastiano. Dovrai parlare poco e sempre a voce bassa, nessuno dovr sapere che sei qui. Il priore attese che Evka memorizzasse ogni cosa, quindi prosegu, prima di entrare da Bastiano vai nei bagni e riempi questa ampolla con il tuo sangue mestruale. Ho dato ordine ai frati di rimanere nelle loro celle, non incontrerai nessuno.
Quando il priore le pass l'ampolla, Evka ritrasse impercettibilmente la mano, come se le avessero passato un fegato o qualche altro organo umano. Il buio nascose il gesto all'uomo. Evka prese l'ampolla e con il lume si incammin verso i bagni. Quando fu abbastanza distante dal priore spost il lume rapidamente verso la porta dell'enigma. Lo tenne basso, la luce schiar per terra. Fu un momento, ma le bast per accertarsi che non aveva avuto una visione. Le orme del leone segnavano la neve in direzione della cella accanto a quella di Bastiano.
Si volt un momento per controllare se il priore la stesse tenendo d'occhio. Lo vide confabulare con un frate. Evidentemente il frate che l'aveva condotta sin l era rimasto a disposizione del priore, lontano abbastanza da non sentire, ma a portata di vista per essere richiamato con un cenno.
Evka approfitt della distrazione del priore per avvicinarsi a una delle impronte. La loro direzione andava verso la porta dell'enigma, ma partivano dal centro del chiostro, come se la bestia fosse stata calata dall'alto o fosse emersa da sottoterra. Il verso dell'impronta non lasciava dubbi. Dal centro del chiostro verso la porta dell'enigma. Evka maledisse il buio. Prov a ragionare. La bestia doveva gi trovarsi nel chiostro, ferma nel punto centrale e poi libera di andare verso la porta dell'enigma. Ma non aveva senso. Altra ipotesi: l'animale doveva essere entrato dalla porta dell'enigma, aver raggiunto il centro ed essere tornato indietro. Poteva reggere, tuttavia non si spiegava perch il verso delle orme andasse dalla zona centrale verso la porta e non il contrario. E poi la porta era un finto ingresso.
Vi era una terza soluzione.
Evka si volt e vide il frate allontanarsi dal priore. Si affrett dunque verso i bagni.
Mentre riempiva l'ampolla non riusc a trattenere un conato di vomito. Si macchi le vesti. Sent di essere pallida. Il sudore freddo le cadeva sugli occhi appannandole la vista. Per non svenire fu costretta a mettersi a sedere per terra, cercando di non far caso all'odore di urina e feci. Fu un momento, le lacrime diedero voce alla disperazione.
Non sapeva neppure lei da dove stesse traendo la forza per rialzarsi, prendere l'ampolla e tornare dal priore.
La terza soluzione. Se il leone scopre di essere inseguito dai cacciatori, cancella le proprie impronte con la coda. Perch il leone  Cristo, che cammina tra gli uomini ma vuole nascondere la propria vera natura. Cos diceva il Bestiario. Il leone si nasconde, rende invisibili le proprie tracce, ma alcuni le vedono.
Il proprio umore, sangue liquido e vivo, emanava un tepore che dalla ceramica dell'ampolla si diffondeva sulla mano intorpidita dal freddo, ma era un calore estraneo, del quale voleva liberarsi. Un frammento di vita liquida dentro un vasetto pu servire solo a pratiche nefande, a nutrire entit nere per ottenere magie d'abominio.
Evka consegn l'ampolla al priore mentre questi teneva in una mano una ciotola colma di cibo.
L'odore della carne speziata costrinse Evka a voltarsi e inspirare profondamente per riempire le narici di freddo e gelo, lontana dall'odore di mestruo e spezzatino che divertiva il priore.
Il priore prese la boccetta e l'agit all'altezza dell'orecchio. Lo sciabordio del sangue mestruale lo rese gaio, nascose l'ampolla nello scapolare.
Vuoi mangiare? le domand ridendo in anticipo.
Cos'? Il cibo per un leone?
 per il frate che alloggia nella cella accanto alla vostra disse il priore. Non mangia da diverso tempo.
Evka rimase qualche momento in attesa di una reazione del priore al riferimento al leone. Non ne segu alcuna. A quel punto ne fu certa. Era la sola a vedere quelle impronte. Non erano i segni di un leone in carne e ossa. Non erano orme. Evka avrebbe voluto avere una tinozza di acqua pulita, per lavarsi il volto e vedersi riflessa. Per capire se quanto stava scoprendo di se stessa fosse reale o solo apparente. Da qualche parte nel futuro, nel suo futuro, c'era un leone, c'era la porta dell'enigma.
Mentre si incamminavano verso la cella di Bastiano, il priore consegn a Evka un lume perch, una volta rimasta sola, potesse rischiarare il cammino. Le orme oltrepassavano la cella di Bastiano per fermarsi dinanzi a quella del suo vicino, il frate digiuno.
Il priore indovin la curiosit della donna.
Non andare in quella cella per nessuna ragione, il frate che la occupa non deve sapere che Bastiano  il suo vicino di cella.
Potrebbe farglielo capire Bastiano osserv Evka.
Non lo far.
Se lo far?
Se lo far, vorr dire che non saprai mai se questo spezzatino vale quanto promette.
Cercher di ucciderlo?
Il priore non aggiunse altro. Fu lui ad aprire la cella di Bastiano. Si ferm sulla soglia, orecchie tese verso il buio. Una massa di aria calda si mosse dall'interno, e un calore di cosa viva li invest. Il priore non volle entrare. Evka si arrest. Tese anche lei le orecchie alla ricerca di qualcosa che veniva dal fondo dell'anfratto, irraggiungibile dalla luce del lume.
Sussurri di pi voci.
Chi c' con lui? domand Evka.
Fu un attimo.
Faceva parte del piano.
Le piant un pugno nel centro dello stomaco. Evka pieg il corpo in avanti, fiato strozzato.
Quindi, una spinta violenta.
Evka sent i ferri dei cardini cigolare e i passi del priore allontanarsi verso la cella a fianco.
Non ebbe il tempo di riprendersi. Una mano fredda le afferr la caviglia. Il lume non si era spento. Evka si volt.
Un cadavere con la testa sfondata strisciava sulla pancia e la trascinava verso di s.
Evka si aggrapp alle sbarre della porta e inizi a scalciare.
Dal buio un uomo disse qualcosa. Il cadavere moll la presa, si contorse e rotol su se stesso, quindi rimase immobile a pancia all'aria.
Evka si ritrasse inorridita.
Bisbigli una preghiera a occhi chiusi, seduta con le spalle alle sbarre della porta.
Sei Evka? disse una voce dal fondo della cella.
Evka continuava a chiedere perdono a Dio.
Avvicinati disse la voce dal fondo. Una voce calma, profonda, rassicurante.
Evka si aggrapp alle sbarre, si sollev e prese il lume da terra. Fiancheggi in punta di piedi il cadavere. Ne illumin il volto ma ritrasse con orrore lo sguardo. Gli occhi del morto erano aperti e la seguivano.
Non ti toccher pi disse la voce dal fondo.
Evka oltrepass il cadavere, si fece luce e si addentr nell'anfratto. Il corridoio curvava leggermente e si restringeva. Pass accanto al baule aperto.
Arrivata in fondo lo vide seduto. L'uomo si protesse gli occhi dalla luce.
Aveva le gambe divaricate. All'interno della coscia sinistra un lungo brandello di pelle partiva dal ginocchio e saliva fin sotto i testicoli.
In corrispondenza della ferita, sul pavimento, pezzi di vetro nero erano disposti in fila.
Evka si era aspettata un frate di aspetto simile a quello del priore, invece si trov davanti un uomo dal volto malinconico, dolce e dallo sguardo buono. La voce calma e calda le aveva infuso un senso di fiducia che non provava da troppo tempo. Gli si avvicin, poggi per terra il lume e osserv la ferita. Un impasto di sangue e terra ricopriva i pezzi di vetro. Evka fece per prenderne uno, lui le afferr il polso, con dolcezza ma fermamente. Lei gli illumin il volto. Si guardarono. Evka sfior la sua barba ispida e rimasero cos, senza dirsi nulla. Evka prov l'istinto di stringersi a quel petto caldo che sembrava capace di proteggerla. Ma non lo fece. L'uomo l'aveva gi dimenticata per concentrarsi sui suoi frammenti di vetro.
La scena che segu costrinse Evka a serrare i denti e chiudere gli occhi.
Bastiano raccoglieva i pezzi di vetro per nasconderli nella carne, riponendoli all'interno della ferita, uno per volta.
Quando ebbe finito sfior Evka che riapr gli occhi. Lo vide alla luce del lume pallido e sudato. Fu lei a fasciargli la ferita.
Tu devi essere Bastiano disse Evka mentre girava la stoffa sporca intorno alla gamba dell'uomo.
E tu sei Evka disse lui, anticipando con un sorriso la domanda della donna.
Nonostante la confusione di sensazioni, anche Evka trov lo spirito per sorridere, quindi domand Come fai a sapere il mio nome?
Bastiano indic in direzione del non morto steso a terra.
Ti ha svelato anche perch mi trovo qui? domand Evka.
Bastiano sorrise triste e fece s col capo.
Evka guard in direzione del cadavere e quindi domand chi fosse stato quando era ancora vivo.
Era il frate bibliotecario di questo convento, ucciso da un frate che si chiama Wolfango e nascosto nel baule che hai trovato aperto rispose Bastiano.
Perch  stato ucciso?
Bastiano fiss il soffitto della cella, gli occhi verdi della donna troppo vicini ai propri. Le pareti della cella trasudavano umidit, nessun inchiostro sarebbe stato in grado di impregnarle.
Per un numero disse Bastiano. Un numero comparso sulla parete di una stanza di questo convento.
Evka cerc di rimanere impassibile. Che numero? domand mentre realizzava di essere finita dentro una storia che non voleva ascoltare, la storia che le aveva raccontato frate Milic la notte prima. Il profeta Milic in cerca della profetessa Evka.
Bastiano mise il dito sulle proprie labbra per imporre a Evka di fare silenzio. Si  addormentato disse guardando verso il non morto.
Rimasero in silenzio. Poi Bastiano inizi un racconto.
Quando i Filistei stavano per attaccarlo, re Saul interrog il Signore sugli esiti della battaglia, ma Dio non gli rispose.
Evka fiss le labbra di Bastiano.
Allora Saul si travest e and a Endor dove viveva una negromante. Travestito, Saul si present alla maga e le chiese di evocare il profeta Samuele. Ma i morti avevano gi svelato l'identit del re alla negromante.
Evka, ostentando calma, da sotto la gonna impugn il sacchetto di monete come un mazzafrusto. Studi come e dove colpire.
Bastiano fece finta di non vedere quel disperato tentativo di lotta e prosegu il racconto biblico: Saul, una volta smascherato, chiese apertamente alla negromante di evocare Samuele. La maga evoc il morto. Samuele si impossess della donna e Saul riusc a conoscere il futuro per bocca del morto.
Pausa.
La testa di Evka lavorava per trovare una fuga da quella situazione.
Ma Saul non riusc a conoscere tutto, perch svenne. La negromante posseduta comprese che se avesse continuato con la visione sarebbe morta. Quindi interruppe l'evocazione.
Evka si alz di scatto, Bastiano la afferr. Troppo tardi le disse con voce calma, non dovevi accettare di confessarlo. Ma qualcosa nel tono era fuori posto. Non fare la scema e non ti succeder nulla. Devi solo dirmi cosa ha visto Milic di tanto orribile da farlo gridare e svenire.
Un sibilare soffocato e acuto richiam l'attenzione dei due.
Passi pesanti.
Il lume mostr l'orrore.
Il non morto si era svegliato e correva verso di loro. Precipit per terra. Fu raggiunto da un enorme ramarro che lo immobilizz. La bestia ficc la propria testa nella bocca del non morto. A scatti accelerati, il ramarro iniett le proprie zampe sotto la pelle del cadavere e si fuse al non morto. L'uomo e il rettile saldati in un unico corpo furono preda di violente convulsioni.
Evka, schiacciata contro il muro della parete, aveva perso l'uso della parola.
L'essere, mezzo uomo e mezzo rettile, volse gli occhi verso Bastiano e inizi a strisciare verso di loro.
Ninna nanna, ninna oh, ninna nanna, ninna oh cantilen Bastiano con voce profonda.
Schiacciagli la testa url Evka.

Benice, 27 dicembre 1363.
Uno sputo lo centr in pieno volto. Altri afferrarono manciate di terra e neve pur di colpirlo. Strilli, urla, minacce. Milic guardava le nuvole e l'azzurro oltre la folla. Lo sputo e il fango gli scivolarono sul volto impassibile. La folla si era accalcata per vedere il frate che aveva strappato la Bibbia e aveva trafitto le pagine sacre. Alcuni tra gli accorsi lo avrebbero volentieri affogato nello stagno di Benice per punirlo. Altri si erano fatti largo per ascoltare cosa avesse da dire l'eretico. Altre minacce, altre urla.
Poi Milic fiss la folla.
In nome di Cristo testimone fedele, amen.
Smettila, pazzo che non sei altro grid qualcuno. Amen, amen risposero i pi.
Il Signore non disapprova ascoltando le mie parole. Le tiene in alta considerazione, perch quanto dico proviene da Dio.
La folla si fece attentissima.
Io fui rapito in estasi, e uno spirito mi disse Chi ha orecchi ascolti ci che lo Spirito dice alle Chiese. Al vincitore dar da mangiare dall'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio.
Le parole dell' Apocalisse. La folla cadde in un silenzio solenne.
E compresi che, se avessi vinto in me il peccato, allora avrei gustato il pane della vita, o piuttosto l'intelligenza delle Sacre Scritture. Quindi cominciai a pregare sempre pi spesso affinch Dio onnipotente mi desse lo Spirito Santo e mi ungesse col suo unguento, perch non si sentisse alcun cattivo odore o errore, ma si gustasse il profumo della vera sapienza, che nessuno potrebbe far vacillare. Non volevo sapere nulla di pi di quanto fosse necessario alla mia salvezza e a quella della santa Chiesa. E subito rimbomb nell'orecchio interiore del mio cuore il mio errore, di come un tempo avessi mangiato dall'albero della scienza del bene e del male, volendo sapere e conoscere oltre le cose umane, reputandomi tra gli eletti di Dio. Prima che lo spirito mi rapisse non sapevo quanto fossi bisognoso di penitenza, non conoscevo bene le cose divine, mentre ora so quanto fossi cieco e nudo.
Dalla fronte un rivolo di fango gli rig una palpebra. Lo spirito mi ordin in cuore di abbandonarmi, di rinnegare me stesso di non rivelare nulla fino a quando non avessi ricevuto un segno.
La folla si strinse intorno al predicatore. Questo silenzio di mesi  piaciuto alle autorit spieg Milic.
Un mormorio segu alle parole di Milic. Nel frattempo si incise nella mia mente l'avvento dell'Anticristo. E compresi donde venisse questa visione. Era lo spirito che parlava in me:
Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l'abominio della devastazione, di cui parl il profeta Daniele - chi legge, comprenda - allora quelli che sono in giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, e chi si trova nel campo non tomi indietro a prendere il suo mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! Pregate che la vostra fuga non accada d'inverno o di sabato. Poich vi sar allora una tribolazione grande. Allora, se qualcuno vi dir: Ecco, il Cristo  qui oppure:  l non credeteci; perch sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, cos da ingannare, se possibile, anche gli etetti. Ecco, io ve l'ho predetto. Se dunque vi diranno: Ecco,  nel deserto non andateci; Ecco,  in casa non credeteci. Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, cos sar la venuta del figlio dell'uomo. Dovunque sia il cadavere, l si raduneranno gli avvoltoi.
Alcuni si segnarono. Qualcuno, rivolto al proprio vicino, ripeteva: Non andateci, non credeteci. Ciascuno si domandava chi li avrebbe aiutati a distinguere il vero dal falso. Chi li avrebbe aiutati a fuggire in inverno.
Fui cos tanto ansioso di avere il permesso dell'inquisitore che infine ottenni da lui il consenso di leggere la Bibbia e altri libri, di studiare le date e i numeri in Daniele. Ma commisi degli errori. Allora, l'inquisitore mi imped di calcolare gli anni della profezia di Daniele. Non fui tanto audace da esaminare attentamente i libri senza la sua licenza, e rimasi in attesa per mesi.
Gli occhi fissi su Milic aspettavano che il predicatore rivelasse il risultato di quei calcoli mistici. Ma non li compresi.
Milic cerc qualche sguardo, quindi prosegu: E siccome nessuno tra i giudei e i cristiani conosce queste cose al punto da potermi aiutare, ho deciso di andare a Roma a chiederle al papa.
Esclamazioni di disapprovazione si sollevarono dalla folla. Intanto altri si facevano spazio per ascoltare.
Da lontano uno strill: Perch hai appeso le pagine della Bibbia tra gli ontani e le betulle? La folla annu severa. Tu sai leggere? gli domand Milic. Brusio.
Chi di voi conosce il latino? domand ancora alla folla. Trattiamo la Bibbia come un oggetto, ma la Bibbia  parola non oggetto spieg Milic.
La notte di Natale irruppe in me lo spirito, con una violenza tale da non poterlo pi contenere, e mi disse: Vai, fai sapere pubblicamente con una carta che affiggerai alla porta di San Pietro ci che vuoi predicare. Prima di andare a Roma svela alla citt di Praga dell'avvento dell'Anticristo, esorta il papa e il nostro imperatore a mettere ordine tra le cose spirituali e temporali della santa Chiesa. Scrivi il sermone dell'Anticristo, scrivilo affinch le tue parole non vengano fraintese dagli ipocriti e perch il pericolo venga divulgato, perch a essere cacciati siano i malvagi e non i buoni.
Dalla prima all'ultima parola, in ceco.
Pigi la d. Poi la i. Quindi la u.
diu clerus inter nos... impera consenso... deus... cfre... res
Troppa fretta. Il latino non filava, doveva aver saltato qualche lettera.
Calma. Lentamente e con attenzione. Il rischio era di non riuscire a evadere, dopo aver sentito la storia che il priore aveva da raccontare.
Ricominci, diu clerus inter nos... impera consenso...
La porta rimase immobile.
Cambi parete.
Colpi sferrati con pugni, manate, calci. Poi afferr la ciotola e inizi a colpire con quella.
Dalla cella accanto si sentivano voci, rumori.
Una ninna nanna cantilenata. Un grido di donna. La fuga del priore. La porta della cella accanto che si apre.
Chi c'? Che succede? grid.
A ripetizione le percussioni del legno della ciotola sulla parete adiacente alla cella accanto.
Bastiano grid Matthia, lo so che sei l.
Calci, pugni, percussioni.
Nessuno rispose. Era impossibile che non lo avessero sentito.
Poco dopo la porta della cella venne aperta.
Entr il priore. In volto, il terrore di chi ha visto cose intollerabili.
Richiuse la porta dietro di s come chi per salvarsi deve lasciare fuori casa un inseguitore. Seduto, con la schiena sbarr la porta come a impedire che venisse sfondata.
Che succede di l? domand Matthia.
Il priore ispezion freneticamente la cella di Matthia. Negli occhi sgranati orrore e follia.
L'inquisitore disse il priore quando riusc a riprendere fiato. Afferr una manica del saio di Matthia con violenza. Quindi pu tornare anche lui. Forse  gi tornato. Dobbiamo chiuderlo in una cassa, salirci sopra e inchiodarla. Se no, spinge ed esce disse fissando Matthia in pieno delirio. Non deve incontrarlo.
Quale inquisitore? Hanno gi inviato un nuovo inquisitore? domand Matthia.
No, no,  il morto, l'inquisitore morto che ritorna.
Matthia lo osserv. L'uomo che poteva salvarlo si rivelava un pazzo vagheggiatore.
Le labbra del priore scattarono in una smorfia nervosa che doveva essere un sorriso.
Ti sorprende che ti stia parlando di morti che ritornano, vero?
Matthia lo afferr per il colletto: Ditemi cosa sta succedendo a denti stretti, fronte contro fronte.
Matthia non poteva rimandare oltre, doveva sapere.
Il priore lo guard con attenzione. Sentiva che era pronto, che avrebbe ascoltato tutto. Era Matthia ora a chiederlo, l'attesa era stata premiata.
Sta succedendo quello che accade ormai da secoli, e che forse adesso riusciremo a fermare per sempre disse il priore.
O forse state solo esagerando. Siete ossessionato dai vostri stessi sospetti, mostri che vi divorano dall'interno disse Matthia.
Ascoltami bene, vedrai tu stesso se sto esagerando. Conosci il capitolo 6 del libro del Genesi?
Matthia annu, lo invit a proseguire.
Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero
loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle
e ne presero per mogli a loro scelta.Allora il Signore disse: Il mio spirito
non rester sempre nell'uomo, perch egli  carne e la sua vita sar di
centoventi anni. C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichit, uomini famosi. Il Signore vide che la malvagit degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pent di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolor in cuor suo. Il Signore disse: Canceller dalla faccia della terra l'uomo che ho creato e, con Cuomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perch sono pentito di averli fatti
I figli di Dio si accoppiarono alle figlie degli uomini disse il priore. Un senso di vergogna e imbarazzo guast il racconto. Si tratta di uno dei versi pi neri della Bibbia disse Matthia, dove volete arrivare?
Si tratta della ribellione contro Dio. Creature che sconvolgono l'ordine. La legge che govern il mondo venne trasgredita. Figli di Dio che scesero a unirsi alle figlie degli uomini disse il priore. I figli di Dio sono gli angeli che attratti dal sesso scendono a prendere le donne. Sono due essenze che non possono mescolarsi, come se un pesce si accoppiasse con un ortaggio, sovvertendo cos la legge cosmica. Eppure, ci accadde. Il peggio  che dagli accoppiamenti degli angeli con le donne nacquero i giganti. I giganti a propria volta si accoppiarono con altre donne e cos la specie semidivina prolifer.
Conosco il Genesi e non racconta queste cose disse Matthia, Adamo ed Eva ebbero tre figli: Caino, Abele e Seth. Abele fu ucciso. Caino si un a una donna e nacquero uomini perversi. Seth invece fu padre degli uomini che sono chiamati figli di Dio. Quando i nipoti di Caino e Seth si accoppiarono tra loro, allora vinse la perversione dei figli di Caino. Ma dalla stirpe di Seth nacquero Enoch, No e Cam, che si tramandarono le cose raccontate da Adamo ed Eva. La sapienza degli unici due uomini che conobbero l'Eden.
I racconti non sono sempre gli stessi, cambiano nel tempo pur rimanendo sempre identici disse il priore. Perch secondo te Gioacchino da Fiore and a denunciare se stesso all'Inquisizione? Non certo perch avesse letto la Bibbia, ma perch l'intelligenza delle Sacre Scritture gli si pales. Da quel momento infatti le parole della Bibbia persero significato, smisero di essere lettera per diventare architettura. I due testamenti apparvero come due lastre di vetro di colori differenti, che sovrapposte danno vita a un terzo colore: il Terzo Testamento.
Immagino che voi abbiate il vetrino colorato attraverso il quale leggere la Bibbia nel modo corretto. Voi, o Bastiano, o Milic, o il cadavere dell'inquisitore. Quindi, fatemi capire disse Matthia, la storia del capitolo 6 del Genesi la conoscete solo in pochi, quella vera intendo. Al popolo  stata consegnata una interpretazione letterale, mentre voi eletti siete custodi del significato anagogico, quello che consente di spiegare il destino finale dell'anima, cos che solo in pochi possiate arrivare alle cause prime del disegno di Dio. Ma voi e Bastiano avete condiviso questo convento per sette anni, complici di nefandezze concluse Matthia come uno scolaretto che abbia sentito il maestro sbagliare una parola e voglia sentirla di nuovo.
Non correre, non  cos disse il priore divertito dall'ingenuit di Matthia. I complici siete tu e Bastiano. Tu hai ascoltato Milic, perch  un profeta. Bastiano lo ha solo usato, non gli importa nulla di Milic.
Matthia rimase a riflettere. Complice di Bastiano. La differenza tra volont e intenzione, la terza via.
Il capitolo 6 del Genesi disse Matthia invitando il priore a riprendere la storia.
Bastiano era una persona diversa da quella che Matthia aveva conosciuto. Misterioso lo era sempre stato, ma quel che stava venendo fuori dalle parole del priore era il ritratto di chi intesse un doppio gioco. Una scommessa al lancio dei dadi. Posta in palio: vite di uomini. Indifferente a giocarsi anche la propria. Questo era Bastiano.
Angelos autem prius esse factos non tantum ante firmamentum, quod inter aquas et aquas factum appellatum est caelum, sed ante illud il priore attese che Matthia identificasse'il passo di Sant'Agostino. Gli angeli sono stati creati da Dio prima del firmamento e del cielo. Sono antichissimi. Posseggono esperienza delle cose del mondo. Hanno visto la prima alba del mondo, il primo fiore, il primo Ermafrodita, creatura umana maschio e femmina. Gli angeli hanno visto Dio separare i due sessi dell'Ermafrodita e sono scesi sulla terra per unirsi alle nuove creature senza che queste ancora avessero conosciuto alcunch del mondo. Furono attratti dalle vergini e le violentarono.
Poniamo che abbiate ragione disse Matthia, che ogni tanto porgeva l'orecchio alla cella accanto. Dio pun quegli angeli precipitandoli gi dal cielo.
Non  proprio cos. Dio precipit dal cielo Lucifero e gli angeli ribelli, ma lo fece prima della nascita dell'uomo. Gli angeli stupratori invece non furono precipitati. Rimasero sulla terra, tenendo per s e per la propria discendenza semidivina il mistero della Creazione alla quale avevano assistito. Questa antica sapienza fu trascritta e conservata nei loro libri. Non  della conoscenza dell'albero del bene e del male che sto parlando. Quella fu la conoscenza di Adamo ed Eva. La conoscenza trasmessa dagli angeli stupratori  ben altra cosa.  l'arcano dell'origine, l'atto primordiale della creazione dal nulla.
Matthia tacque, incredulo.
Voi perch siete a conoscenza di questa storia segreta? domand Matthia, scontroso. Genesi 6. Per me non aveva mai avuto molta importanza quel passo. E ora sono ancora pi convinto del fatto che i miei appunti dovessero rimanervi ignoti.
Devi solo sperare che non li abbia letti Bastiano. E poi non ero io a essere interessato ai tuoi appunti, ma l'inquisitore. Non deve tornare in vita, dobbiamo bruciarne il cadavere prima che Bastiano lo evochi. Non c' aspetto del creato che i cercatori non possano usare per i loro scopi.
Come state facendo voi con me.
In un certo senso s disse il priore. Ma ricorda che sei tu ad avermelo chiesto. Fa parte delle regole, comincia a imparare. Potevi lasciare questa cella, invece sei rimasto e mi hai ordinato di dirti tutto. Non ci vuole molto a capire come prosegua la storia della progenie semidivina. I demoni non hanno le corna e le ali. Sono uomini di sapienza superiore al normale, uomini che conoscono un passato antichissimo, capaci di profetizzare il futuro. Perch Dio lascia che ci sia possibile? Non lo so. So invece una cosa: che intorno a questi demoni che chiamiamo profeti si crea sempre un alone di perversione, di morbosit. Ho visto masse di seguaci diventare sempre pi malati, sempre pi pericolosi per se stessi, per la societ e soprattutto per l'ordine dell'autorit. Ho visto masse desiderare la morte di ogni autorit per inseguire un sogno profetico.
Siete ridicolo. Pensare che Milic sia un demone  ridicolo. Io conosco la sua dottrina, e posso assicurarvi che legge la Bibbia come me e voi.
Per questo Bastiano ha lanciato fuori dal convento la Bibbia di Milic che  stata poi strappata e trafitta agli alberi pagina per pagina?
Matthia non rispose.
Cosa ne sai tu del patto tra Milic e Bastiano? domand il priore, col sorriso di chi dice la so lunga.
Sono stato con loro tutto il tempo. Matthia fiss il priore, severo. Non ci sono patti. Sono sicuro che Milic non sapesse nulla di questa storia di Genesi 6. E poi perch non ne avete parlato all'inquisitore, se dite che era anche lui implicato in questa ricerca? E perch non andate da Bastiano a domandargli apertamente di dirvi tutto della Bibbia che ha lanciato fuori dalle mura? Siete pronto a sostenere queste cose dinanzi al prossimo inquisitore?
Vedo che ti infastidisce scoprire che Milic, Bastiano e l'inquisitore condividessero un segreto. Dimmi un po', Matthia, a cosa servono le profezie secondo te? Servono a rendere il mondo pi giusto? Aiutano a rendere gli uomini tutti uguali? Non sar invece che le profezie servono a comandare, a regnare, a sottomettere?
Il priore aveva ragione, Matthia aveva riempito le ore di prigionia con quegli stessi dubbi. L'utilizzo ideale delle profezie  il miglioramento dell'uomo. Ma la realt  diversa. Conoscere le profezie  come leggere nel pensiero. Chi conosce il futuro del prossimo ha il potere di sottometterlo.
Cominci a capire? Secondo te, perch non vado da Bastiano?
Bastiano scorreva dentro una storia che si era interrotta in convento ed era ricominciata nera e beffarda, come certi scogli di notte contro i quali si va a sbattere senza riuscire a distinguerli. Il priore era la diga che aveva tenuto sotto controllo il flusso, e voleva che Bastiano continuasse a pensare al convento come a un luogo sicuro.
Devo aiutarvi a incastrare Bastiano, non  vero? Matthia attese una reazione da parte del priore.
Incastrare  una parola inadatta. Bastiano  molto pericoloso. Ti ho parlato di un patto tra lui e Milic, ma forse hai ragione tu, non c' alcun patto. O almeno non c' un patto che Milic sappia di aver firmato. Speravo di ottenere qualche informazione dall'inquisitore, ma ha preferito morire piuttosto che scucire la verit disse il priore con amarezza.
Volete dirmi che voi state cercando qualcosa ma non sapete cosa? domand Matthia incredulo.
Il silenzio del priore fu l'unica risposta che Matthia ricevette.
Ma allora come fate a sapere chi  implicato in cosa?
Vedi disse il priore le profezie di Cola di Rienzo contenevano qualcosa. Il fatto che Bastiano abbia cercato di fuggire con la Bibbia lo dimostra. Ha poi strappato una pagina da un florilegio, ma lo ha fatto per depistarmi. Se Milic  in possesso del tesoro, allora la sua vita  in pericolo. L'unica cosa che possiamo fare  tenere Bastiano prigioniero. Ha gi evocato il cadavere del bibliotecario per conoscere le cose che capitano in questo momento attorno a lui. Il morto gli offre immagini confuse del futuro, alcune esatte, altre sbagliate.
Chi  la donna?
Deve distruggerlo rispose il priore. Deve fargli perdere la verginit prima che Bastiano trovi le profezie. Quando Bastiano non sar pi vergine le profezie non avranno alcun potere nelle sue mani.
Se avete tanta paura di lui perch non lo fate uccidere? Avete visto morire il bibliotecario, l'inquisitore, perch non Bastiano?
Perch non posso. Fa parte delle regole rispose il priore.
Regole di chi?
Di Bastiano, dell'inquisitore e di molti altri che non conosco neppure io rispose il priore.
Anche vostre?
S, ma io sono sul fronte opposto.
Se non li conoscete, come fate a dire che Bastiano e l'inquisitore sono nel novero dei vostri nemici?
Bastiano lo inseguo da anni.
E l'inquisitore?
Sono stato nel suo palazzo come te rimbrott il priore.
Non capisco.
Nella stanza delle visite non hai visto nulla di strano? Un simbolo riservato a chi deve farsi riconoscere solo dai suoi sodali?
Matthia lo guard poco convinto.
Non hai visto l'arazzo?

23. Praga, dicembre 1363.

All'arcivescovo di Praga. Reverendo padre e signore,
vi scrivo solo perch le circostanze lo richiedono. Mentre lo faccio, so di stare rischiando la vita. Le potenze che dominano il mondo in questo momento sono in stato di agitazione, stanno pregando il loro dio perch possano presto trovarsi al suo cospetto. Il segno nefando che aspettavano  infine arrivato. Ma il nostro Dio, che  pi grande e potente del loro, mi ha fatto assistere a questi fatti straordinari. Loro pregano perch io possa morire, perch possa consumare i miei giorni senza speranza, nella solitudine di chi  abbandonato. Ma io ero qui la notte di Natale e ho visto.
Il segno  quello che ci aspettavamo, 1368. Alla vostra intelligenza il compito di calcolare questo numero.
Prima di essere ucciso o di impazzire, voglio disporre ogni cosa perch voi sappiate e perch chi ci succeder possa raccogliere Co forzo di secol di inseguimenti. I Cupi si trovano a un Bivio. Se riusciranno nel loro intento, il nostro mondo conoscer un lungo autunno e morir durante un triste inverno. Se invece riusciremo a fermarli, per noi sar ancora primavera e il mondo conoscer ancora l'ordine della legge che muove ogni cosa. Il mio primo motivo di allarme  Milic. Per eccesso di fiducia del nostro inquisitore o per non so cosa, Milic  sparito e in questo momento  ancora libero. Gli effetti della sua libert vi saranno arrivati con questa lettera.
Con urgenza vi supplico, padre, di intercedere presso il nostro augusto imperatore Karl, affinch con ogni mezzo vieti a Milic l'ingresso in qualunque convento, albergo o osteria dellimpero. Gli siano negati pane e acqua anche dall' ultimo dei sudditi di Boemia. Siano spesi tutti gli ori e i gioielli delle casse imperiali per corrompere funzionari, abati e preti di campagna. Milic deve essere fermato.
Devo ricordare al reverendo padre, con umilt, quelle che sono le vostre responsabilit in questa vicenda. Mi fu assegnato questo convento di Praga perch facessi da ombra all'ombra. In marzo avete mandato qui Milic sperando che potesse fare da esca, affinch la nostra ombra facesse la mossa che noi della Fedelt ci aspettavamo. Mi era stato garantito che rincontro tra Milic e il frate ombra non avrebbe avuto conseguenze. Mi era stato anzi detto che avremmo ottenuto la chiave. Oggi sono a mostrarvi che anche loro hanno un dio, che tesse trame e non risparmia sorprese. L'unica fortuna  che Milic  ignaro della grande ricerca.
Crocifiggo la mia coscienza di cristiano nel farvi questa richiesta, ma non  alla vostra sagacia che debbo spiegare le ragioni di tanto allarme. Un cercatore non pu essere ucciso,  la pi antica delle regole. Ma Milic non  un cercatore. Dobbiamo prenderlo per fame e freddo. Ucciderlo in altro modo sarebbe uno scandalo enorme per Praga e l'impero. In questi mesi mi sono convinto che qualunque profezia Milic abbia trovato tra le carte di Cola di Rienzo, non so come, ma  riuscito a portarla via dal palazzo imperiale, e che ora  lui ad avere il tesoro. Mentre scrivo mi guardo alle spalle, anche se ho serrato l'uscio. Ho gi avuto modo di dirvi che Milic parlava con gli spiriti. Di questo sono certo. Non so per se li evocasse per mezzo di una profezia. Non si tratta di spiriti di defunti, non  contro la negromanzia che combattiamo. Milic  vergine, dunque perfettamente in grado di essere agito dallo spirito profetico. In principio Milic deve aver subito le profezie senza controllo. In primavera, quando  giunto qui in convento, era spaventato, schiacciato dalla grandezza delle cose che aveva detto o visto. Ora invece  diverso. Torse ora sa, Co spirito deve avergli parlato in verit. Ed  questo che ha attratto il nostro uomo, il frate ombra.
Milic non ha di certo avuto il tempo di memorizzare Ce profezie di Cola. Posto che le abbia lui, qui in convento  stato sorvegliato, dunque non pu averle lette senza essere stato visto. Data la fama di cui godeva come predicatore e come e consigliere del nostro imperatore, nessun frate gli ha mai levato gli occhi di dosso. La cella dove si  segregato  stata perlustrata, e chi entrava e usciva veniva controllato. Le chiavi Ce possedeva solo un frate, Matthia, che vive Ce profezie in modo differente da noi e da Coro. Se avesse trovato Ce carte, lo saprei Su questo frate ho un progetto.
Vi ho tenuto informato intorno atte attivit del gruppo che seguiva Milic e, obbedendo alle vostre disposizioni, ho passato ogni informazione anche all'inquisitore, nonostante le mie personali perplessit che nei giorni scorsi si sono mostrate fondate.
Frate Bastiano, senza mai destare alcuno scandalo o creare scismi tra i confratelli, ha ottenuto la massima fiducia di Milic, appunto che, sospetto, Milic gli ha rivelato di essere in possesso delle profezie di Cola di Rienzo. Sapete perfettamente che il nostro uomo ha un conto in sospeso con la vicenda di Cola, cosa che in pochi conosciamo. I miei sospetti vanno per oltre. Temo che Milic non si sia limitato a informare la nostra ombra, ma che le abbia per un certo periodo affidato proprio le profezie. Ed  per questo che ho pensato che fossero custodite nella sua copia della Bibbia, ma l'ho personalmente sfogliata senza trovarvi nulla.
Se state leggendo questa lettera, il messaggero vi avr gi raccontato delle pagine appese ai rami. Questo episodio dimostra che non mi sbagliavo, Milic deve aver trovato un modo per nascondere Ce carte nella Bibbia, un modo che mi  sfuggito. Ha strappato e deturpato le pagine sacre senza motivo, Ce ha abbandonate nel bosco con indifferenza. Ha preso Ce profezie e poi ha offerto a Praga questo triste spettacolo, (prima di mandare Milic dall'inquisitore, mi sono accertato che fosse nudo. Dunque le profezie erano per forza rimaste in convento.  per questo che ieri notte Milic  tornato qui. Si  arrischiato ad arrivare fin sotto le mura del convento. Non  un caso, cercava qualcosa. Durante la visita dell'inquisitore il frate ombra  rimasto per tutto il tempo nascosto con la Bibbia. L'ha conservata per poi cercare di fuggire con essa, e buttarla oltre le mura. E l il diavolo ha voluto che ci fosse proprio Milic. Un caso? Ho, lo spirito che parla a Milic  pi celere delle nostre preghiere.
La Bibbia e quel che conteneva sono dunque in mano a Cui. Ma non  tutto.
Il convento conserva un florilegio di vite di santi, sono certo che lo conosciate. Una pagina di quel florilegio  stata strappata, ma me ne sfugge il motivo. Deve esserci comunque una relazione con la Bibbia. Ho dato ordine di cercare tra gli scritti di Gioacchino da Fiore. Milic potrebbe aver ripreso a scrivere la profezia di Gioacchino da dove l'aveva interrotta l'ultimo prof et quasi cento anni fa. Sapete bene che il Terzo Testamento non ci  dato. Lo scrivono i profeti. Ebbene i frati sono all'opera, increduli del compito ricevuto, poveracci, davvero non hanno responsabilit della sorte che spetta loro.
Stanotte ho vissuto ore di disperazione, perdere tutto proprio quando ero a un passo dalla soluzione. Poi la scoperta delle pagine appese. Satana ride di noi. Sono corso a scrivervi prima che gli eventi precipitino. Terr prigionieri tutti i frati che stavano con Milic, perch l'ombra non sospetti nulla.
Vengo a un'altra questione. Conoscete la mia ipotesi sull'inquisitore. Come io conosco il vostro desiderio di informarlo di tutto. Cos  stato, anche in merito al 1368. Il messaggero vi avr detto che la notte di Natale l'inquisitore  morto. Una disgrazia. Tuttavia  quel genere di disgrazia che ammanta di sospetto il morto.
Sospetto fondato anche su un altro mistero. Come vi dicevo, l'inquisitore, la mattina di Natale, ha lasciato Milic libero. Mi sono sforzato di pensare che sia stato un eccesso di fiducia. Offenderei Ca vostra intelligenza se pensassi che questa motivazione possa convincere anche voi. Continuo nella certezza che abbiate gi indovinato dove il vostro umile servo voglia arrivare. Dopo aver lasciato andare libero Milic, l'inquisitore  venuto qui in convento. Ragione ufficiale della visita: il numero 1368. Ragione vera: cercare le profezie di Cola di Rienzo, le profezie dell'uomo vestito di stelle. Come cercarle? Aspettando che Milic venisse a riprenderle. Come infatti  stato. Detto ci ritengo di non dover aggiungere altro su chi fosse l'inquisitore. Una imperdonabile svista di tutti i confratelli della Fedelt.
A questo punto debbo aggiornare vostra maest su un problema di ordine interno. Rimedierei personalmente, se te urgenze non mi imponessero di concentrarmi su altre questioni. Vengo al punto. L'inquisitore portava con s un fazzoletto rosso nel quale incartava i propri fogli. Non conosco il contenuto del quaderno, tuttavia, se i miei sospetti sono fondati, quel quaderno potrebbe contenere notizie che non devono essere divulgate. Per una serie di circostanze che risparmio atta vostra pazienza, ora quel quaderno  finito in mano a un frate: Wolfango. Si tratta di un frate instabile, assetato di potere, all'apparenza un perfetto cristiano.Al momento  un burattino, che anela per alla carriera ecclesiastica.
Il merito del segno  anche suo. Non che abbia spirito profetico, anzi, ma  acuto e sospettoso. Come un topo, conosce tutti gli angoli del convento dai quali spiare gli altri, per questo vi aggiorno sullo stato dei fatti Gli appunti dell'inquisitore sono in mano a un uomo infido, che potrebbe non averti capiti o addirittura non avervi trovato nulla di rilevante. Ma non mi fido. Qualche giorno fa, a mensa, frate Wolfango ha iniziato a interrogare l'inquisitore su Urm e Tummm, gli oggetti magici descritti nella Bibbia per interrogare Dio. Non solo. Wo fango ha testimoniato contro se stesso e contro d me dinanzi all'inquisitore, segno evidente che loro stanno cercando di farci fuori, che l' ombra ha parlato a Wolfango per confonderlo. Se Wolfango entrer in contatto con i cercatori potrebbe diventare uno di loro, e allora non potrei pi toglierlo di mezzo. Per precauzione lo uccider prima che rappresenti un problema. Non giurerei che si schiererebbe con la Fedelt.
Speravo che Milic avesse lasciato qualche traccia delle proprie visioni, invece nulla. Non sono riuscito a ottenere una profezia completa. Davanti all'inquisitore ha delirato dell'uomo vestito di stelle, ma non sappiamo quali stelle, dunque non possiamo calcolare il segno zodiacale del secondo Cristo. Pu darsi che la visione stia prendendo forma nella sua mente, per questo insisto sulla necessit di fermarlo, anche a costo che muoia lasciandoci senza profezia. Preferisco non sapere, se questo mi assicura che neppure loro conosceranno l'oroscopo del secondo Cristo. Sceglierei di essere immurato a Druguntia pur di non vedere in mano loro ci che appartiene alla Fedelt e al mondo, che  sempre stato nostro per diritto divino.
Sento rimontare l'antica repulsione, come il dolore del gallo castrato che urla, che fa accapponare la pelle. Quando mi avvicino al frate ombra ripenso al passato. Un tempo li riconoscevo dalle occhiaie e dalla pelle diafana e, quando ne vedevo uno seduto sui gradini di una chiesa a conversare con una giovane donna o con un ingenuo curioso, sputavo per terra. Dovevo trattenermi dall'andare a cavargli gli occhi, mozzargli la lingua. L'arroganza, l'impertinenza, il senso di superiorit con il quale camminano, parlano e spiegano ai meno accorti le loro maledette verit. Se solo potessimo parlare apertamente al mondo e mettere in guardia tutti. Mi conforta sapere che in passato ne sono stati uccisi a centinaia. Mi sarebbe piaciuto sentirli gridare con voce acuta, vedere i loro sorrisi sfrontati diventare maschere di dolore. La voglia di giustizia mi spinge a continuare nella mia missione, nonostante mi sia costata sette anni di convento. Si sentono intoccabili, ma noi procureremo loro un dolore che superer la pi grande delle loro gioie. Odiano il mondo? Ebbene, noi daremo loro una buona ragione per odiarlo per sempre. Vostra eminenza sapeva di avere in mano un profeta. Allontanarlo dalla corte  stato un modo per conservarlo. Lontano da ogni potere decisionale un profeta diventa un pazzo. Date un profeta in mano a un uomo potente e avrete creato l'Anticristo. Chi pu fermare un imperatore e un profeta? L'uomo che pu tutto, alleato all'uomo che conosce il futuro. Sarebbe stata l'alba di un nuovo terribile potere, e il mondo la grande scacchiera sulla quale il profeta vede le mosse e l'imperatore muove le pedine.
Il rischio che corriamo oggi  per ancora maggiore. Date un profeta in mano a un uomo maligno e avrete creato l'Antidio. Sulla scacchiera che  il mondo, il profeta vede le mosse, il maligno cambia le regole. Noi pedine, senza regole, ci scanneremmo e il mondo precipiterebbe nell'abisso della confusione.
Ed  per questo che li odio. Perch non predicano il male, ma il bene, perch raccontano di essere i giusti, i puri, i rinnegati. Raccontano di un dio infinitamente pi buono e pi giusto del nostro, un dio che invece fa schifo. Li odio perch ci costringono a occuparci di toro, insinuano domande fastidiose, obbligano a formulare giudizi. Rendono instabile ci che era fermo, mettono in dubbio regole che i padri si tramandano da generazioni e sulle quali il mondo si regge.
Torse non sopravviver al Capodanno. Ho quindi preso una decisione. Padre, perdonatemi in anticipo per quello che ho fatto. Ho passato giorni come ubriaco. La mia mente cede, la ricerca mi ha consumato. Per questo ho intenzione di affidare tutto a un giovane di valore, Matthia. Se accetter, passer l'incartamento della Fedelt in mano sua. E forse, mentre leggete la lettera, Matthia star gi studiando il fascicolo secolare. Se anche qualcuno di noi decidesse di rischiare di finire immurato a Druguntia, sappiamo dai cercatori del passato che lo spirito smette di parlare al profeta se te regole sono trasgredite. Dall'assassinio del vescovo di Verona a Cola di Rienzo sono passati anni, anni di sonno. Le profezie ci servono. Senza un profeta perderemo ancora una volta te tracce della ricerca. Io, voi e tutti abbiamo solo una vita, solo una possibilit. Cola di Rienzo  stato il nostro pi grande errore. Loro usarono il tribuno come un burattino, riuscendo a muoverne i fili dai monti della Maiella e noi per salvare l'ordine l'abbiamo dovuto uccidere. Lo spirito diprofezia non sceglie il suo contenitore umano per bellezza o per bont o per qualit note. Un uomo sinistro come Cola di Rienzo non era tra quelli che la Fedelt poteva sospettare.
L'uscio, battono all'uscio. Scrivo, scrivo finch ho inchiostro. Non devono vincere. Non devono vincere il loro pallore, la loro invidia, la loro nostalgia. Non devono vincere il loro covare vendetta, il catarro dei loro petti, la loro infelicit. Non deve vincere chi si nasconde dal sole. Non devono vincere il loro odio contro il mondo, il toro mantello nero, la loro rinuncia al piacere, il loro culto del dolore e dello squallore. Non devono vincere il desiderio di morte, il culto del nulla, il loro abisso di geometria immobile, fredda, disumana. Non la loro indifferenza dinanzi all'assoluto, al bello, al dolore, la loro impassibilit, il loro culto di morte. Non devono vincere la loro segretezza, il loro serpeggiare in silenzio tra gli angoli della storia, il loro sapersi camuffare tra gli altri, il loro orgoglio di non essere come gli altri. Non devono vincere. Non deve vincere l'orrore immenso che vorrebbero farci provare, solo perch  il loro orrore quotidiano, l'orrore di essere dinanzi al nulla. E nemmeno la gioia di vedere i bambini uccisi dalle proprie madri prima che esse stesse si diano la morte. Non lo sguardo che si posa sul firmamento e vede solo il nero del nulla, n il loro essere scontenti di ogni cosa del mondo. Non devono vincere il loro dolore di essere stati messi alla luce, il loro piacere nell'umiliare il corpo nel mutilarsi. Non deve vincere chi gioisce mentre si evira. Non deve vincere chi si butta da una rupe nel nome di un dio blasfemo. Non deve vincere chi si permette di essere povero solo perch riceve ricchezze per praticare riti immondi, n chi ha provato piacere nel vedere la morte per le strade, le mosche in bocca ai cadaveri. Non deve vincere il debole che invoca il dio degli esclusi. Non deve chi vede nella morte del mondo la realizzazione del disegno del proprio dio. Non chi desidera la propria morte e quella degli altri, chi nella morte vede la realizzazione di ogni significato autentico, chi vede nel creato la tomba della vita vera. Non devono vincere il potere di annientamento delle loro dottrine, la nullificazione degli aspetti belli e imperfetti dell'uomo. Non deve vincere chi trova banale ogni forzo dell' uomo per migliorarsi, ogni sforzo dell'uomo di darsi un ordine. Non deve vincere chi pu vivere indifferentemente a Roma come a Praga, perch tanto sono entrambe materia, n chi  indifferente se il padrone sar il turco o il romano. Non deve vincere chi il nostro Dio lo chiama Satana.
Vostro nella Fedelt Il priore
Quando bussarono, Arnost aveva ancora la lettera in mano. Sul letto sigilli, penne, sputacchiera e calamaio. Nella sua mente i punti della lettera diventavano problemi, e i problemi soluzioni.
Bussarono di nuovo. Un campanellino a portata di mano gli evit di strillare. La porta si apr. Vostra eccellenza...
Un cenno nervoso con la mano per andare al sodo.
... lo hanno visto a Benice disse l'informatore.
Ancora un cenno, col capo, severo.
Ha predicato... una profezia l'informatore quasi si mangi la parola profezia.
Arnost prese un foglio, scrisse. Consegn all'uomo.
Dovrai imprigionare un uomo.
Disponi ogni cosa perch l'imperatore non possa incontrarmi.
L'informatore lesse, annu, usc.
Erano le ultime parole con Goffredo prima della prigione. Una fanciulla con uno specchio in mano. Il priore stava eseguendo le trame del tessuto, la mente di Matthia era il telaio del motivo ornamentale. La figura dell'arazzo si ricomponeva. Una fanciulla con uno specchio in mano accarezza un unicorno accucciato in grembo.
Molti manoscritti sono decorati con gli unicorni disse Matthia. Provava a mostrarsi grato per la confidenza del priore, questo sforzo lo costringeva a mettere a tacere la sensazione di artificiosit che dal profondo sussurrava al cuore. I bestiari rappresentano sempre l'unicorno con la fanciulla, nel Fisiologo l'unicorno  allegoria di Cristo: come Lui anche l'animale prende dimora in seno a una vergine. Non solo aggiunse Matthia, l'unicorno non  preda da caccia. Come su Cristo gli angeli e le potenze non hanno dominio, cos sull'unicorno il cacciatore non ha alcun potere. Gli uomini non possono domarlo e dunque usano una vergine per trarlo in inganno e catturarlo. Quando l'unicorno vede la vergine, le balza in grembo e si allatta dalle sue mammelle. Solo allora lei pu afferrarlo per il corno, e condurlo al palazzo del re.
Il priore continu il racconto. Una storia differente, ignota. Una storia che veniva dalla sapienza di Ermete Trismegisto, che descriveva l'unicorno come un animale lascivo, attratto da profumi sensuali e donne avvenenti. L'unicorno rappresentato nell'arazzo dell'inquisitore. Un animale che No non port con s nell'arca.
Sai come si dice in ebraico animale? domand il priore.
Matthia scosse lentamente il capo.
Si dice Behemoth. Ti dice nulla questo nome? Isidoro di Siviglia parla di Behemoth, caduto dalla sommit del cielo sulla terra, trasformato in un animale privo di ragione a causa delle proprie colpe. No non porta l'unicorno perch  un animale impuro disse il priore. Per era presente nel momento della creazione, quando Dio pronunci la parola per creare. Quindi anche se quella parola  andata perduta, l'unicorno conosce cosa accadde, conosce la sapienza del momento in cui il tempo non era stato ancora creato. La caccia all'unicorno  la caccia a questo tesoro di saggezza perduta. Solo i profeti hanno la capacit di vedere le cose fuori dal tempo, agli uomini comuni pu infatti capitare soltanto nel sonno.
Tommaso d'Aquino dice che sono conoscenze false. Tutto ci che avviene al di fuori della ragione non pu essere conoscenza, e siccome il sogno avviene durante il sonno che  un momento di sospensione della ragione, il sogno non pu essere conoscenza riassunse Matthia.
Ho dovuto offendere troppe volte la mia ragione per spiegarmi i fatti del mondo... se usassimo solo la ragione la realt ci apparirebbe incomprensibile.
Che relazione avrebbe la Bibbia di Milic con tutta questa storia? tagli corto Matthia.
Credo che tra quelle pagine fossero nascoste le profezie che ha trovato a corte. L'urlo della notte di Natale deve essere stato un movimento di quelle parole antiche, che sono attratte dalla verginit e dal dono profetico. L'unico che al momento  in grado di usarle  Bastiano. Ho la certezza che tu possa sperimentarle. L'unicorno verr catturato dalla vergine. Per questo ho bisogno del tuo aiuto, non abbiamo molto tempo.
Ci sono altri frati che si sono mantenuti vergini disse Matthia. Prima di accettare devo capire perch avete deciso di raccontare tutta questa storia proprio a me. Non  tutto. Voglio sapere che legame avete con Bastiano senza che lui lo sappia.
Non ora.
Almeno ditemi quale dovrebbe essere il patto tra Milic e
Bastiano. Solo questo.
Mentirvi, questo  il patto di cui sono certo. Avete sentito molte profezie, tutte finte, tranne il 1368. Dietro di voi, Milic e Bastiano hanno nascosto il tesoro in attesa del segno, il 1368 appunto. Un segno che aspettava anche l'inquisitore stesso. Bastiano far di tutto per trovare Milic e riprendersi ogni cosa.
Se volete il mio aiuto dovete prima farmi parlare con frate Bastiano Matthia parl senza freno, deciso.
Se quello che  successo la notte di Natale  opera di uno spirito, come temo disse il priore senza freni anche lui, come per anticipare le conseguenze di quella richiesta, tu sei in pericolo quanto Milic. Bastiano ha appena evocato un morto, e so per certo che ricorrer ad altre nefandezze. Prima che uccida anche te, fagli sapere che sei un cercatore. Torner con quello di cui hai bisogno.
E se non avessero un patto e ognuno di loro avesse visto nel segno una cosa diversa?
Non ti seguo.
Qualcuno ha scritto nuovamente il numero, e se lo ha fatto  perch vuole che sia visibile a tutti.
Continuo a non capire dove vuoi arrivare.
Mentre Bastiano  chiuso qui a meditare sul 1368, Milic ha a disposizione il segno e le profezie. Se fossi in voi sarei pi preoccupato per chi pu essere minacciato dalle profezie. Molto preoccupato.
Dio mio disse il priore. Come sarebbe a dire che qualcuno pu essere minacciato dalle profezie?
Matthia disse: Milic vuole andare dal papa. Pensavo che l'inquisitore ve lo avesse detto.

24. Praga, 28 dicembre 1363.
 Festa stultorum
I pasticci caldi strill uno dei famigli portando un vassoio di piatti fumanti. Urla di approvazione, boccali battuti sul tavolo, applausi. Un boccale si rovesci, chi non era ancora ubriaco zomp per non bagnarsi. Un frate sotto il tavolo apr la bocca per rubare alla neve la birra caduta.

 pasticci furono posti accanto alle oche arrostite.
Altra birra, altra birra grid l'orso prima che i famigli
tornassero dentro.
Tutti erano allegri, dimentichi della fine che il cielo avrebbe potuto riservare ai fatti di quei giorni . La mattina era grigia e immersa in un sottile pulviscolo di nebbia. Nonostante il freddo, le tavole furono fatte apparecchiare all'aperto. Vivande e birra.

 l pomeriggio invece di dormire vennero fatti arrivare gli strumenti. Distribuiti liuti e tamburelli, gli animali e le donne si presero per mano. Urla, grida, risate e cadute.
Corri di l, da quella parte. La fila si muoveva a serpente, correva, cambiava direzione, ricomponeva il cerchio per romperlo ancora.
Fate una galleria con le braccia. Braccia alzate e tutti a passare sotto. Batti quel tamburello grid il gatto.
Mi serve un coro disse un frate mascherato da donna.
Voci impastate di birra risposero come potevano, una nota, una rima, un rutto.
Le carole continuavano a intrecciarsi. Una gallina beccava dalla pancia all'aria di un frate mascherato da donna.
Il cervo cospargeva di miele la chierica di uno a cui era caduta la maschera. Il porco portava al guinzaglio il cane.
Altra birra, serve birra.
L'asino confessava una gallina vera mentre la spiumava.
Wolfango aveva visto tutto. Bastiano catturato. Il priore andare da Matthia. La puttana.
Si era mosso nell'ombra, in attesa di un'unica cosa: l'arrivo del nuovo inquisitore.
Aveva letto con attenzione gli appunti dell'inquisitore morto. Tra angeli caduti e ricerche di profezie vi era anche il sogno del priore, due libri in pietra e in argilla scritti da Adamo ed Eva.
Le ultime pagine di appunti erano quasi illeggibili, il tremore della mano aveva deformato la grafia. Tuttavia l'accusa che lo riguardava era scritta a chiare lettere.
Aveva aspettato la Festa dei pazzi, ottima occasione per introdursi nella cella di Bastiano e costringerlo a correggere gli appunti imitando la grafia dell'inquisitore. Bastiano aveva dato prova di saper cancellare e riscrivere testi per far ridere il convento. Lui gli avrebbe dettato ci che era necessario, aveva studiato bene la parte. Era stato capace di prevedere il futuro, l'anno 1368, sarebbe stato capace anche di modificare il passato. Per convincere Bastiano avrebbe portato il sacco dal rumore freddo e metallico.
Il chiasso della festa arrivava fino al piano superiore. Il priore doveva essere ubriaco insieme agli altri. Un buon momento per rubare le chiavi ed entrare.
Wolfango prese il sacco con mannaia e coltelli, port pietra, acciaio e torchietto. Infil nello scapolare il fazzoletto rosso, e usc.
L'orso ricadde nel sonno. Nessuno aveva badato alle sue parole. Wolfango aveva aspettato che il sonnellino pomeridiano facesse il suo compito, invece i frati erano rimasti nel chiostro.
Viva re Bastard.
Bastard, Bastard il gatto e l'asino urlavano battendo le mani.
I frati presero un grosso tronco e lo portarono di fronte
alla cella di Bastiano.
Bastard, esci fuori, ti abbiamo eletto re.
Wolfango nascosto dietro una colonna per spiare.
Con il tronco iniziarono a dare colpi alla porta della cella. Tutti gridarono: Uno gi un colpo, due un altro colpo.
Fermi, che fate? grid l'orso.
... tre!
La porta, come a obbedire al numero della Trinit, si apr.
E improvvisamente spar il chiasso di un attimo prima.
Nessuno ebbe il tempo di realizzare.
Con la furia di un cinghiale, corse fuori dalla cella un essere, mezzo uomo e mezzo ramarro, che si ferm tra i frati.
Qualcuno barcollando diede la colpa alla birra.
Poi il cervo url:  il frate bibliotecario.
Grida di gioia e abbracci. L'uomo ramarro fu sollevato di peso e lanciato per aria. Di nuovo. Di nuovo ancora.
Nessuno badava all'orso che era diventato frenetico.
Che scherzo, che burla ridevano tutti.
Wolfango no.
Si appiatt alla parete con un brutto presentimento.
Il ramarro chiese di parlare.
Dovette chiedere il silenzio pi volte prima di ottenerlo.
Infine ci riusc.
Accanto alla porta di Milic troverete il bastone con il quale Wolfango mi ha spaccato la testa.
Il silenzio si fece solenne.
Seppellitemi e recitate una messa per me. Senn, Arlecchino mi prende. Quindi si afflosci inerme sulla neve.
Wolfango non attese. L'uscita era irraggiungibile. Prima che lo vedessero, entr nella cella di Bastiano. Chiuse la porta. I frati lo avrebbero cercato ovunque, tranne che dentro la stanza che avevano appena aperto a colpi di ariete. Aveva paura. Fuori lo avrebbero ammazzato. Dentro forse... Il sacco era ben stretto in mano.
Bastiano non lo aveva sentito entrare, i rumori avevano coperto il cigolio della porta. I frati, preso il fratello ramarro, lo portarono verso il piccolo cimitero del convento. Quando si furono allontanati, Wolfango rimase al buio.
Bastiano doveva essere in fondo alla stanza dopo il tunnel. La porta della cella rimaneva chiusa ma malferma a causa dei colpi ricevuti. Il vento inizi a tormentare i cardini, lo stridere si fece lento e ritmato. Quando gli occhi si furono abituati al buio, Wolfango osserv la curva del corridoio. Un odore di urina, sudore, cacio e bile viziava l'aria. Saggi il terreno con le mani per non inciampare, ma le ritrasse subito da un liquido gelatinoso e freddo che non riusc a identificare. Non un respiro o un suono.
Il topo segna il territorio con l'urina, memorizza i percorsi che batte, conosce i buchi dove ficcarsi se  inseguito. Ma il topo ama esplorare, ed  mentre esplora che deve guardarsi dal gufo.
Wolfango percorse un breve tratto di corridoio. Il baule sbilenco, con il coperchio perpendicolare, formava una croce irregolare. Torn indietro. Il vento continuava a sbattere la porta. Da uno spiraglio sbirci fuori. Il chiostro era ancora vuoto. Cerc di farsi venire in mente un rifugio alternativo. Si vide senza scampo. Lo avrebbero cercato nella sua cella, avrebbero controllato le mura e l'uscita. Riprese il tunnel, un tintinnio metallico lo costrinse a fermarsi: il sacco aveva urtato contro la parete. Rumore di coltelli. Non era l'approccio migliore. Bastiano a modo suo si era gi vendicato con lo scherzo del bibliotecario ramarro, tornato dalla morte a domandare giustizia. Wolfango andava a proporre un patto contro il priore. E gli appunti.
Bastiano? chiam piano prima di raggiungere la fine del corridoio.
Voci dall'esterno. I frati si davano disposizioni di caccia all'uomo. Poteva trovare una soluzione. Questa volta non da solo. A passi lenti prosegu. Bastiano doveva essersi accorto della sua presenza. Non una risposta, neanche dalla puttana. La donna era ancora dentro. Dal giorno prima Wolfango non aveva perso d'occhio quella porta per un istante, e ora era prigioniero anche lui. Allontan il pensiero. Meglio non perdere la calma.
Dire tutto subito, era l'unico modo per uscirne. Proporre lo scambio degli appunti originali per gli appunti falsificati.
Bastiano avrebbe saputo quello che gli serviva sul priore e lui avrebbe cancellato l'accusa che gli pesava addosso.
Bastiano? chiam di nuovo.
Percorse ancora un piccolo tratto di corridoio, strofin l'acciaio sulla pietra e accese il torchietto.
Dove sei?
La stanza era vuota. Da qualche parte sentiva una debolissima nenia femminile, come di prefica. La cantilena arrivava sempre meno indistinta. Monotona, interminabile, lugubre. Wolfango fece luce davanti a s, un passo lento, un'occhiata intorno. La fiamma non diffondeva la luce in modo uniforme. Dal sacco estrasse un coltello, il pi leggero e maneggevole. Avrebbe spiegato a parole che era animato da buoni propositi, il coltello era solo per sicurezza.
Un passo verso la parete portante. Man mano che si inoltrava, il soffitto si faceva pi basso, lo spazio tra le pareti pi stretto. Un puzzo di muffa, cadavere ed escrementi lo invest in pieno. Rovesciate per terra, scodelle impastate ad avanzi di cibo e fanghiglia marrone. Sul coperchio del baule un piccolo ramarro capovolto con il petto inciso. Cifre di alfabeti immondi tracciate accanto al cadavere del rettile.
Raggiunto il fondo, la parete portante. Di Bastiano e della donna nessuna traccia.
Le pietre continuavano a cantare la nenia.
Illumin il soffitto. Si accorse del controsoffitto, la nenia veniva da l. Torn indietro.
Sistem il coperchio del baule, sal, fece luce e vide.
Un uomo nudo, steso di fianco, grumi scuri tra le natiche e le gambe. Una donna coperta da un mantello, seduta, incastrata tra il soffitto e il controsoffitto, che sussurrava la nenia dondolando al buio. Entrambi di spalle, rivolti verso il muro. Wolfango non aveva ancora capito cosa fosse successo, desider solo di essere fuori da l. Come in un sogno, quando si vuol fuggire ma le gambe pesano come macigni, era paralizzato. Infine vide l'orrore, abbandonato tra i piedi dell'uomo. La donna si volt. Parvenza di volto noto. Wolfango salt gi dal baule e corse.
Come un gatto lei salt sul topo lanciando un grido lacerante, indemoniata.
Fu afferrato da gambe nervose, braccia alla gola tese come fruste. Non riusc a coordinare il lume e il coltello, fin per terra. Una fila di denti gli morse l'orecchio. Con la donna attaccata alla gola Wolfango corse fuori.
Faccia sulla neve. Altri passi. Altre mani. Gli animali avevano catturato il topo. La rabbia negli occhi dei frati era troppa per riuscire a capire perch una donna fosse nel loro convento.
L'orso afferr Evka per un polso, la trascin via. Lei scalciava e urlava a vuoto.
Coricato per terra Wolfango vide gatti, cervi e maiali che lo osservavano dall'alto.
Posso spiegarvi tutto disse. Anche il priore pu spiegarvi tutto, chiedetelo a lui.
Il fiato deformava le parole veloci.
Hai ammazzato un fratello disse il maiale.
Io? Non sono stato io grid scansando mani e scalciando.
Il frate bibliotecario ha detto di essere stato ammazzato da te disse ancora il maiale, mentre le altre maschere mute fissavano Wolfango.
Bastiano  un negromante. Stavo venendo a dirvelo. Dovete fermarlo. Si tratta di magia nera. Wolfango non riusciva a riprendere fiato.
Lo aveva visto, tra i piedi di Bastiano.
Evka si calm e rimase a guardare. Sotto la maschera da orso sent una parola detta tra i denti, le sembr un incitamento per i frati ad andare a fondo.
Wolfango, immobilizzato a terra, cercava di capire l'effetto delle proprie parole. Gli occhi dietro le maschere si consultavano per capire quanto ci fosse da fidarsi del topo. Perch Wolfango era nella cella di Bastiano? E la donna?
Il priore si tolse la maschera da orso, questa ragazza era uno scherzo che avevo preparato per la festa.
Le parole del priore aizzarono gli animi. Segu un calcio ben piazzato nello stomaco di Wolfango. Poi una maschera di cervo gli si fece vicino. Sotto le nocche del cervo il naso di Wolfango fu una frittella di sangue e muco. Ora siamo pari disse il cervo erborista.
Scusami, ti prego, scusami supplic Wolfango. Non
volevo rovinare la festa. Scusatemi. Pensavo che Bastiano vi avrebbe fatto del male, volevo allontanare dal convento magia nera e negromanzia.
Lo aiutarono ad alzarsi.
La lingua non obbed alla ragione, Wolfango disse: Il bibliotecario era un mago, come Bastiano.
Perch la notte del corno hai fermato il priore che stava entrando proprio l da dove sei uscito tu adesso? disse una maschera.
Il priore con la maschera da orso sotto il braccio annu severo e comprensivo verso i suoi frati che lo guardarono con stima e rispetto.
Lui mi ha detto di ucciderlo disse Wolfango indicando il priore. E ha fatto lo stesso con l'inquisitore. Non vi ha detto la verit, lui e Bastiano stanno nascondendo qualcosa a noi tutti. La donna non era per voi,  qui da ieri notte, potete chiedere a... cerc il frate che la notte prima era a Benice dalla badessa. Trov solo maschere inespressive.
Wolfango desiderava mentire. Accusava se stesso e, nel farlo, travolgeva il priore e l'intero convento. Avevano tutti accettato quelle menzogne pur di continuare la loro vita. Diabolus: colui che si mette in mezzo, che usa la parola doppia, che parla male, calunnia. I frati: personae, maschere. Personae pronte a recitare senza uso di ragione. Il Diavolo. Wolfango fu morso dal dubbio. Il potere sugli uomini, Dio, il Nemico. La differenza non gli era mai sembrata cos sottile come in quel momento.
Aveva davvero creduto di poter entrare da Bastiano a proporre un'alleanza? Bastiano lo aveva spiato dalle ragnatele dei soffitti, dagli stipiti delle finestre. Wolfango lo sapeva. Perch non aspettarsi una vendetta?
Mentre lui veniva pestato, Bastiano giaceva di fianco sul controsoffitto.
Nessuno dei frati mascherati si assunse la responsabilit di aver portato la donna in convento. Quindi sempre in cerchio riproposero la domanda, perch aveva fermato il priore la notte del corno?
Avevamo nascosto il bibliotecario nel baule. Andando di nuovo l dentro, il priore avrebbe attirato la vostra attenzione. La frase suon come una ammissione della propria colpa.
Lo scatto di Evka ammutol i frati. Le fecero largo. Si lanci su Wolfango. Non fu violenza, ma qualcosa di diverso, indefinibile, a spingere i frati a farsi guidare da Evka. Uno sciame d'api su Wolfango. Solo dopo avrebbero capito le ragioni di Evka. Lei piangeva e colpiva, con i pugni, i gomiti, le ginocchia, cocci di boccale, manciate di neve. Colpiva, colpiva cieca di vendetta.
Wolfango sentiva formarsi su di s quegli stessi grumi scuri che aveva visto su Bastiano.
Prov a domandare: Che ti ho fatto? Voce deformata da lacrime e dolore.
Evka ferm i frati. Si chin su Wolfango.
Faccia a faccia gli domand: Non mi riconosci?
Parvenza di volto noto.
Sei entrato in casa mia e mi hai fatta violentare sputo in pieno volto. Usuraio di merda.
Wolfango si arrese al proprio destino. Il ricordo confuso di una donna, percosse, gemiti, risate, mobili rovesciati, una panca in pietra, gambe divaricate. Ognuno aveva atteso il proprio turno. Il denaro che andava a ritirare in citt, a casa dei debitori. Scosse la testa incredulo, sorrise del destino beffardo. A un passo dalla carica di priore. Una donna, una puttana. Aristotele dice che forse non hanno neppure l'anima, come le bestie da aratro.
I frati si guardarono e decisero con un'occhiata. Presero Wolfango e si diressero verso il pozzo.
Al pozzo i frati si consultarono. Il maiale sosteneva di buttarlo e raccoglierlo l'indomani con una pertica, soluzione che non comportava fatica nell'immediato. Il gatto invece era dell'avviso che fosse pi comodo legarlo da un piede, soluzione che risparmiava la fatica di riagganciarlo con la pertica.
Wolfango piangeva e gridava. Evka ficcava la testa tra le maschere indaffarate ... balla di fieno... continuava a ripetere.
Lo schianto del legno del portone congel ogni cosa. I frati si voltarono, cos Evka e il priore. Wolfango non poteva vedere, circondato com'era dai sai dei frati. Prima che potessero vederli, sentirono il nitrito e quindi lo scorrazzare di tre cavalli. Quando furono nel chiostro i cavalieri ruppero il trotto. Disposti a triangolo, dall'alto delle cavalcature scrutarono la scena che si presentava ai loro occhi. Goffo e sdegnato, il priore procedeva con zampe da orso a chiedere conto dell'interruzione. I tre non si curarono di lui. Il primo cavaliere domand: Chi  frate Wolfango? Mentre i frati indicavano il fratello, il priore continuava ad agitarsi.
Per ordine dell'arcivescovo di Praga, dovete consegnarci frate Wolfango disse il cavaliere.
Un'ombra pi scura della notte copr il volto del priore. Arrestatelo ordin il cavaliere mentre gli altri due gi scendevano da cavallo.
historia
sectae
umbrarum
Come segretamente furono trovate [e carte che Durando de la Huesca avea rubate con parte della roba che ancora v'era rimasa nella casa dello eretico Belesinanza. E come fede tornare a Roma quelle carte che cagione furono di grandi mutamenti e guerre grandi e carestia grande d'ogni cosa.
Sotto il titolo il foglio era bianco. Non vi era traccia della storia di questo Durando. Matthia pass al foglio successivo.
Il libro delle Ombre racconta tutto ci che  stato detto e che si  potuto trovare sul conto dei tresor, detto anche Vrm, Tummm, Graal, lapis philosophorum, liber aeternum, e tutti i nomi con cui  nominato dalla Fedelt.
Con fedeli ed efficaci parole prover a raccontare. Solo una parte di verit pu uscire dall'ombra. Non  senza pericolo che racconter la storia del tesoro. Per non contravvenire a una delle regole, non dir il mio nome,
ma solo che sono un astronomo, discepolo di un filosofo. I cercatori non hanno bisogno di un nome.
Matthia pens a tutte le persone che conosceva e che non avevano un nome, ma un titolo. Il priore aveva fatto una battuta sul proprio nome, che non era mai stato conosciuto dai frati. Evidentemente doveva essere perfettamente inserito dentro una di queste due Sette. Matthia non credeva nelle gerarchie, se non in quella Dio e uomo. La sorte gli metteva in mano la storia di una gerarchia segreta. Non la sorte, si corresse, ma una mia richiesta. Prosegu nella lettura.
E' la storia delle Tribolazioni dei cercatori, chi fossero, se avessero una famiglia, se fossero guelfi o ghibellini non interessa. Mi  stato comandato di scrivere perch i satanici stanno bruciando noi e i nostri libri. Della Setta delle Ombre si pu dire che  antichissima, non cerca onori e riconoscimenti.
Prima e ultima intenzione dei cercatori  trovare la Verit. I cercatori sono di due genie, gli uni cercano la Verit perch sia nota a tutti, gli altri cercano la Verit perch rimanga nascosta. Queste due genie sono agli estremi opposti delle braccia della croce, gli uni a destra, gli altri a sinistra; gli uni in alto, gli altri in basso. Tuttavia senza destra non esisterebbe la sinistra, senza l'alto il basso. Questi due estremi sono detti anche Bene e Male, ai posteri la scelta del riconoscere dove riposino Cuno e l'altro. Le due genie presero i nomi di Ombra e di Fedelt. Ciascuna epoca ha desiderato raccontare la cronaca delle Tribolazioni. Talune epoche hanno prodotto anche troppe cronache. Nulla di tutto ci  mai avvenuto per caso, vivere troppe informazioni ha lo stesso effetto di non averne affatto.
La Setta delle Ombre ha al suo opposto la Setta detta della Fedelt. Tanto maggiore  la corruzione di un'epoca, quanto pi in alto sono i membri della Fedelt. limale cova tra signorie e principati, la malignit cova laddove dovrebbero operare virt e bene. Il fetore dei potenti  il loro operare mascherati di virt, il corrompere con leggerezza gli animi dei sudditi. Gli uomini sono molto adatti e apparecchiati a ricevere il male, una piccola scintilla di fuoco e la stoppa si accende e si consuma. Non stimare, lettore, che la Verit renda buoni o malvagi La verit rende solo le cose possibili o impossibili a fare. Niente altro.
Due Sette, Ombre e Fedelt. Nemiche. Chi fossero gli adepti della Fedelt sembrava chiaro sin dalle prime righe: i potenti della terra, i pochi che decidono per i molti. Chi si nascondeva invece dietro il nome Setta delle Ombre? Matthia continu.
Come Eva e Adamo rubarono la Verit.
Si legge che Eva sia stata la madre di ogni male, ma noi conosciamo una storia occulta.
Andando per il deserto, un'Ombra trov la testa di un morto. La tocc con il bastone e la interrog, Di chi sei stata la testa?
La testa rispose Di un gigante annegato al tempo del diluvio. Dimmi cosa hai visto e sentito dai nostri padri. Il morto prese a raccontare...
Il foglio era bucato, Matthia riusc comunque a immaginare la situazione proseguendo nella lettura.
... Satana era certo di aver raccolto ogni lacrima di Sofia. Ma non era cos, infatti il serpente conservava la saggezza degli Eoni. Satana nascose le lacrime di Sofia e regn sereno sulla terra. Ma il serpente parl alla donna e disse, Disobbedisci a Satana, mangia dall'albero, va e conosci. La donna allora sent dentro di s accendersi la lacrima di Sofia, and all'albero e disobbed a Satana. Mangi e fu simile a Dio. Satana scopr che la donna e il compagno conoscevano la Verit, allora rese la toro vita dura.
Finita la storia, la testa del morto tacque.
Ora ti domando, lettore, perch Dio non uccise Adamo ed Eva?
Non certo perch Dio non uccide. Una volta esaud la preghiera del profeta Eliseo. Quarantadue bambini lo prendevano in giro perch era calvo. Eliseo chiese allora a Dio di ammazzare i bambini, e Dio mand un'orsa che ti sbran tutti e quarantadue. Dio uccide per nulla.
Perch allora non ha ucciso Adamo ed Eva che avevano rubato? Perch non uccide Caino? O gli architetti e muratori della torre di Babele?
La risposta  la seguente. Sofia impose a Satana la regola, se vuoi il
mondo, non devi uccidere chi inizia la ricerca. Satana obbed perch non  potente quanto un Eone. Eva e Adamo furono i primi possessori del tesoro. Di Eva e Adamo sappiamo poco. Non ci importa se siano stati una buona madre o un buon padre. Non ci importa se preferissero la carne o il pesce. Non ci importa se desiderassero una dimora pi bella. Non sono la donna e l'uomo a interessarci, ma quello che hanno rappresentato. La ri bellione agli ordini, il conflitto con la gerarchia, la rottura con l'autorit. Ci interessano come eroi, non come vittime.
Quello che possiamo dire delle Ombre ad alcuni pu gi essere noto. Questa Historia  rivolta a coloro che delle Ombre non sanno nulla. Per cercare lettori tra quelli che non sono Ombre. Che ancora non sanno di esserlo.
Una dottrina blasfema. Il credo delle Ombre era una bestemmia. Il Dio della Bibbia veniva chiamato Satana, il serpente di Eva era descritto come il salvatore che libera gli uomini dalla schiavit di Satana. Una dottrina che invertiva i ruoli del serpente e di Dio. Matthia cerc una data per capire a quando risalissero i fatti raccontati. Scorse con gli occhi le pagine, poche date, nessuna riferita all'origine delle due Sette. Se dunque vi era qualcosa di vero in quello scritto, non era possibile conoscere l'inizio di tutto. Il pensiero di Matthia and a Milic e Bastiano. Chi faceva parte di cosa, come aveva preso parte a questa storia e perch.
Valut la qualit della carta, se potesse essere raschiata e utilizzata per prendere appunti. No, era vecchia e umida. Mise via l'Historia, si piazz davanti all'enigma. Smise subito di prendersi in giro.
Come nacquero i nomi Setta delle Ombre e Setta della Fedelt. Turbati dalla segretezza di certi simboli e alfabeti, alcuni consiglieri di re e sacerdoti dissimularono interesse per queste cose occulte. Nell'animo loro in verit era gi stato concepito un disegno di ira e vendetta contro i sapienti. Prima ancora di conoscere cosa questi nascondessero, presero a diffamarci, calunniarli e falsamente accusarli di tramare contro il re e contro il tempio. Ebbero cos inizio le persecuzioni, dette anche Tribolazioni. Gli esecutori di queste Tribolazioni trassero piacere dal comandare afflizioni e torture. I sapienti vennero trattati duramente e crudelmente, con improperi e scherni, tanto che pareva che Satana stesso regnasse e non ministri del re. I sapienti allora, pur di seguitare fedelmente e adempiere sinceramente alla ricerca, decisero di essere come ombre. Avvenne che durante la prima cerimonia delle Ombre un sapiente cadesse in estasi e profetasse: pi sarete perfetti, pi pericolosa sar la vostra sovversione e rovina.
Quando i ministri del re e i sacerdoti videro i sapienti scomparire, furono tutti atterriti e impauriti. Drizzarono Ce orecchie per sentire, capire e scoprire cosa stessero facendo le Ombre.
Per meglio dare loco alla loro furia e ira, i ministri e i sacerdoti diedero vita atta maligna e pazza Setta della Fedelt. Fecero giuramento che ovunque le Ombre sarebbero andate, sui monti o nel deserto, in una capanna o su una torre, la Fedelt avrebbe governato per la loro rovina. La Setta delle Ombre  dunque l'accademia occulta di tutti i simboli, gli alfabeti e le rovine antichissime che l'umanit ha disimparato a interpretare, leggere, ricostruire.
Non tutto ci che concerne il sapere  interesse delle Ombre, ma solo tutto ci che tende a liberare lo spirito dalla materia. Chi voglia introdurre un nuovo simbolo o una nuova relgione eversiva, deve interpellare i gradi pi alti delle Ombre. Quando ad esempio nacque l'Islam, Ce Ombre arabe diedero vita a una religione scismatica, eretica, che sbugiardava Allah. Quando nacque il cristianesimo, le Ombre diedero vita al manicheismo, che sbugiardava Yahveh. In realt la ricerca si  dovuta persino ricavare uno spazio per sopravvivere tra le esigenze di semplicit del mondo. Quando le menti dormono, le Ombre introducono discipline e simboli semplici.
L'Historia insegnava che l'inganno era la chiave delle religioni. Tra le righe si capiva che la Fedelt deteneva i ruoli pi alti del potere, che costruiva religioni e divinit a dimensione degli uomini e dei tempi. La Fedelt avrebbe costruito il Cristianesimo e, mezzo millennio dopo, l'Islam. Di contro, nel buio le Ombre avrebbero sempre saputo e combattuto. Un logorio lento, che avrebbe forato le fondamenta per il grande crollo finale.
Come Caino fu sapiente e perch  detto padre delle Ombre.
Un uomo di nome Giona era stato ammaestrato dalle parole di Budda
Josafat a bruciare ogni suo libro di magia. Giona and nella caverna
dove teneva i libri e mise fuoco. Allora l'antico Dragone gli apparve e raccont la storia di Caino.
Disse il dragone Sofia parl a Caino. Le lacrme dell'eone Sophia, caduto per amore, mossero Caino a comprendere. Tu cos che Caino uccise il fratello, perch Abele adorava Satana e faceva sacrifici di sangue. Satana, Dio della materia, si adir contro Caino, ma si ricord della regola. Ebbe paura di perdere il dominio sul mondo, quindi disse: Nessuno pu toccare Caino. Sette volte sar punito chi lo tocca. Quindi il Dragone smise di parlare. Giona, compreso l'errore, pianse per i libri bruciati e maledisse Budda Josafat e le sue dottrine. Dio non uccise Caino, prefer uccidere i quarantadue bambini che canzonavano la calvizie del profeta Eliseo. Caino fu il secondo possessore del tesoro.
Le Ombre trattano tutti gli uomini senza rispetto per il loro credo religioso, come fece Caino con Abele. Questo non perch non pratichino la tolleranza, ma perch sanno che tutte le religioni sono inganno. Il Dio dei Testi sacri di ogni religione  solo una Magna larva che governa sulla terra che essa stessa ha creato vomitandola dalle viscere.
Matthia leggeva. Si poneva domande. Rileggeva. Il testo raccontava di Sophia. Un Eone, cio una porzione di tempo divina, come un anno, un secolo, un millennio. L'Eone  una porzione di tempo tanto antica da diventare viva. Sophia era l'Eone pi giovane, da quanto diceva il testo. Un Eone capace di comunicare con Dio. Il testo usava le parole Dio e Satana indifferentemente. Satana pensava di aver raccolto tutte le lacrime di Sophia e le nascondeva agli uomini per detenere il potere sul mondo, ma poche lacrime erano in possesso del serpente, che ne fece dono a Eva.
Come i primi uomini cercarono di tornare a Sophia.
Bab: significa porta.
Ti: significa Dio.
Babel: porta del cielo.
Dopo poche righe di appunti Matthia trov il passo biblico del Genesi, riportato senza alterazioni.
Gli uomini trovarono un luogo e parlarono una sola lingua, venite, costruiamoci una citt e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra. Ma il Signore scese a vedere la citt e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: Ecco, essi sono un sol popolo e hanno tutti una lingua sola; questo  l'inizio della toro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sar loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perch non comprendano pi l'uno la lingua dell'altro. Il Signore ti disperse di l su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la citt. Per questo la si chiam Babele, perch l il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di l il Signore li disperse su tutta la terra.
Ecco lettore, qui non ti serve fantasia. Satana, il Signore, scese sulla terra. Vide che gli uomini erano uniti e avrebbero costruito la torre, cap che avrebbero raggiunto il cielo, cio la Verit. Dunque decise di confondere la lingua.
Babel prima del crollo significava porta del cielo. Ora significa Baal.
Baal, il demone.
Baal, colui che confonde.
Gli architetti e i muratori della torre di Babele furono i terzi possessori del tesoro.
Yahveh, secondo questa interpretazione del Genesi, aveva fermato gli uomini perch con la torre avrebbero raggiunto il cielo, cio la verit. Yahveh doveva nascondere la verit, se voleva regnare sul mondo. Il tesoro doveva essere questa verit. Uno scritto che conteneva le lacrime di Sophia, vale a dire la sapienza eonica.
Nel frammento successivo la grafia cambiava. La storia era inframmezzata da un foglio con un elenco. Il titolo prometteva chiarimenti.
Le Regulae dei cercatori.
Il tesoro si fa sentire, parta ai cercatori, siano essi Ombre o Fedelt. Se un cercatore viene ucciso da un uomo della Ricerca, il tesoro tace, a volte per secoli, come accadde ai tempi di Giuseppe d'Arimatea, altre volte per un lustro.
I cercatori hanno solo titoli. Il titolo  una rinuncia alla personalit, scelgono di essere inumani. Amico, genitore sono titoli, non uomini. Prendi, lettore, l'aspetto peggiore di tuo padre, di tua madre o della tua migliore amica, e pensa se questo avesse il titolo di tiranno. Sarebbe ancora una brava persona? Eppure non sarebbe cambiato niente altro se non il titolo. Da amico a tiranno. Da padre a tiranno. Da madre a tiranna. Compito dei cercatori non  essere brave persone. Quindi i cercatori sono solo il titolo che rappresentano. Il re non  un uomo. Il papa non  un uomo. Sono esecutori del gioco delle due Sette. Satana possiede settantadue nomi perch Dio  solo un titolo come re o papa. Nient'altro. Chi trova il tesoro domina fin quando non lo perde. Il tesoro non pu essere rubato.
Se il tesoro decide di fasciare il proprio possessore, questo non pu fermarlo.  il tesoro a decidere.
Se un cercatore uccide un cercatore deve essere immurato a Druguntia, dove le Ombre edificarono la loro Chiesa.
La ricerca  solitaria, non ci sono gruppi di cercatori. Esistono i sinodi delle Ombre e della Fedelt. Solo durante i sinodi i cercatori si incontrano con la propria Setta e prendono decisioni. Durante un sinodo, per esempio, la Fedelt invent l'Islam o la recitazione del Credo. Durante un sinodo le Ombre introdussero lo zero nella matematica. E cos via. Non  possibile prestare soccorso a un cercatore che vuole togliersi la vita.
Se un cercatore tocca il tesoro senza essere vergine, muore.
Matthia comprese molte delle cose di quei giorni. Che l'Historia fosse vera o no non importava, ma capiva che chi ne era coinvolto doveva attenersi a quelle regole. Una mano ancora diversa aveva riportato quel che seguiva.
La Setta delle Ombre  sempre esistita. Esisteva prima ancora che venisse fondata. Con la fondazione, la Setta delle Ombre si diede un nome e delle regole.
Dopo i fatti di Eva, Caino e Babel, in motti presero a domandarsi quale fosse la causa di quelle sciagure antiche che avevano dannato l'umana stirpe.
Inizi il poeta greco Esiodo. Con lui l'et di Eva e Adamo prese a essere chiamata aurea.
Gli uomini che popolarono il mondo in quell'ra furono mortali ma con un potere immenso, quello di creare gli dei dell'Olimpo. Vissero ai tempi di Cronos, con animo sgombro da angosce, senza fatica o miseria, senza vecchiaia, godevano di feste, non avevano malattie e morivano nel sonno.
Un giorno questa stirpe aurea fu nascosta sottoterra, cos racconta Esiodo. Noi Ombre non conosciamo cosa intendesse dire il poeta greco. Essere nascosti sottoterra potrebbe significare essere caduti e quindi vivere nell'ombra. Dice Esiodo: uomini vestiti di tenebra stanno a guardia delle opere giuste e delle opere inique. Sono dispensatoti di ricchezza. Questo dice Esiodo.
Gli dei dell'Olimpo, spariti gli aurei, crearono altri uomini. Gli uomini argentei. Non sarebbe lecito domandarsi se la scomparsa degli aurei sia mai stata davvero sostituita dagli argentei.
Gli argentei non erano come gli aurei. Gli dei dell'Olimpo non riuscirono a sottrarre dai loro cuori l'angoscia. Gli argentei vissero nell'angoscia e presero a disprezzare i toro dei. Anch'essi furono nascosti sottoterra. Gli dei dell'Olimpo crearono allora i bronzei. Guerrieri violenti che si uccisero tra toro.
La storia di Esiodo  stata inserita nella Historia delle Ombre perch ci riferisce notizie di quell'epoca. L'et aurea fu posta dalla Fedelt come il massimo modello di vita spirituale mai raggiunto. I periodi argenteo e bronzeo come declino della prima.
Noi Ombre diciamo, lettore, che gli aurei furono trattati da Cronos come bestie. Venivano fatti pascolare, accoppiare e dormire. Quella che Esiodo chiama felicit  solo sonno e pancia piena.
Le Ombre vogliono e lottano per il declino. Il declino delle epoche dove uno governa e motti pascolano.
Non importa se il declino porta dolore, morte, follia. Il declino condurr l'uomo atta sua origine, quando l'uomo era Dio e non aveva bisogno di adorarne uno.
Se i roghi e le stragi servono a riconquistare la nostra divinit, allora pi roghi e pi stragi dovranno attraversare il mercato umano. Ogni caduta dall'Et dell'Oro  una sconftta inflitta dall'uomo a Dio. Satana che perde il proprio pascolo.
A mano a mano che andava avanti con la lettura, Matthia restava scosso dalla pericolosit della dottrina delle Ombre. Un mondo di pace e bene per le Ombre rappresentava una vittoria di Satana. Questo perch pace e bene per molti uomini significava cibo abbondante e appagamento di ogni piacere senza ostacoli. Come per le pecore, pascoli abbondanti e accoppiamenti liberi. Pace e bene sono pace del corpo e bene del corpo. Dio Satana era visto come il cane da guardia che assicura il pascolo e tiene lontani i nemici. Ma
solo dentro al recinto. Matthia, combattuto dentro, continu a leggere.
Nacquero le religioni, i templi, le chiese. Nessuna di queste invenzioni parlava agli uomini di anima o degli Eoni I sacerdoti presero a parlare agli uomini dicendo loro: le donne sono inferiori agli uomini, il venerd non mangiare carne, chi professa un altro culto  tuo nemico, tagliati i capelli in questo modo. Sciocchezze. Le folle ascoltarono e obbedirono. I sacerdoti delle religioni, ladri di spirito, non dovettero spiegare il significato delle cose che professavano, perch ottennero obbedienza con la violenza, perci uomini e donne di nessun valore, obbedendo alle sciocchezze, divennero ricchi e potenti, e furono in grado di professare essi stessi assurdit.
Ma col tempo accadde qualcosa. A lungo i potenti parlarono pensando di avere davanti agnelli mansueti.
Quando la Fedelt ebbe la certezza di aver addomesticato le folle, le Ombre lierarono i leoni.
La Fedelt, senza volerlo, costrinse i fedeli delle religioni a usare la testa. Gli agnelli mansueti iniziarono a porsi domande. Come  sceso il Corano nel cuore di Maometto? Come  nato un figlio da una vergine? Non oggi, ma un giorno tutti sapranno della falsit di queste dottrine nefande. L'incredulit sar il primo sintomo del male di cui si ammaleranno tutti questi putridi servi di Satana. Le loro dottrine, la loro vita, i loro rancori sono nulla. La loro esistenza  nulla. Se il mondo dovesse finire mentre scrivo, di tutto questo ciarpame non rester nulla. Nella storia degli Foni, nella vita cosmica non risuona e non risuoner alcuna eco di questi servi di Satana. La Fedelt, che ha tenuto in piedi Cristo e Maometto, morir per la delusione dei popoli e con essa i suoi feticci Dicono della Setta delle Ombre che sia un culto di morte. Ma guardatele. Le Ombre aspettano il tramonto. Di notte tutto  buio, non ci sono pi Ombre. Allora le Ombre si aggireranno per le strade a gridare l'abominio e la desolazione. I popoli in principio non crederanno. Ma poi metteranno da parte le fiabe delle religioni. Chi non diverr pazzo vedr nascere un nuovo mondo, non su questa terra. Sembra intollerabile un mondo senza Dio. Noi costringeremo il loro Dio al suicidio. Satana non potr comprare Ombre per mantenere in vita la propria civilt. Noi Ombre siamo l'accademia che conserva la ricerca, che conserva il senso vero di questo mondo, che  l'estinzione della materia. Noi insegniamo la Geometria Eterna che regola la gerarchia immutabile, ove non c' altro scopo se non la gerarchia stessa. La processione degli Eoni eterni
e immutabili. Monoliti antichissimi, colmi di essere. Il nome Ombra non si eredita, non si compra. Le Ombre non devono fare proseliti nelle piazze. Si nasce Ombra. Un Ombra sa di esserlo, sin da giovanissima et. Chi nasce Ombra inizia la ricerca. Senza scopo ini zia a cercare.

 secoli IV e VII furono il trionfo della Fedelt, quando le folle erano addomesticate da parole disonno e dalla violenza. Tu allora che accadde qualcosa, come se il destino avesse voluto rendere giustizia agli sforzi secolari delle Ombre. Qualcuno parl addirittura di un segno di Sophia: il ritrovamento del Graal. La resistenza delle Ombre era passata dall'Accademia di Atene al Patriarcato di Alessandria, dal Vivarium di Cassiodoro alla Scuola medica di Salerno e quindi nelle Universit di Bologna e Parigi. La lega occulta di Ombre penetr nei luoghi del sapere. I dibattiti divennero pubblici, i clerici vagantes poterono ascoltare le lezioni dei maestri, abbandonare le aule, non pagare gli stipendi ai maestri se le lezioni non erano valide. La Fedelt perse il controllo, per resistere diede vita all'Ordine dei Cavalieri Templari. L'Ordine ebbe un ruolo centrale nella civilt dell'epoca, e lo ha ancora oggi.
Matthia finalmente aveva un elemento per datare lo scritto. L'autore del frammento della Historia parlava di fatti precedenti alla soppressione dell'Ordine avvenuta intorno al 1310.
L'Ordine templare  circondato da un'aura occulta. I pellegrini in Terra Santa guardano con perplessit a questi ricchi mercanti, in affari con gli infedeli che si dice posseggano il Graal. Con l'invenzione dell' Ordine dei cavalieri del tempio, la Fedelt aggiunse altra legna nel proprio camino. Le Ombre, di contro, usarono i propri mezzi. Se la Fedelt ricorreva alla violenza e al denaro dell'Ordine per sedare gli animi in rivolta, le Ombre rinunciavano alla lotta per mettere a punto un arma mortale. L'arte, poeti e scrittori lavorarono contemporaneamente a opere che raccontavano del Graal. Almeno tre generazioni lessero i poemi del Graal.

 l sapere delle Ombre aveva messo sotto scacco la Fedelt. Oggi non abbiamo pi una traccia precisa di cosa accadde in quegli anni. Nacquero altri poemi, opere della Fedelt, con il solo scopo di confondere. La ricerca del Tesoro si fece confusa e il Graal divenne argomento da favola. I trattati delle Ombre allora si mascherano sotto titoli assurdi e fuorvianti: L'arte di estrarre la mandragola, La leggenda dell'ebreo errante, Regole del gioco degli scacchi. Persino dietro certi giochi come sator,
rotas. Scritti permeati di malinconia e decadenza. Il tesoro smise di essere studiato dai teologi e dai politici, iniziarono a cercarlo i mercanti, anzi divenne pi popolare tra questi che tra le alte sfere dei sacerdoti. Questo a causa del suo lungo silenzio. L'interesse dei mercanti calcolatori per il tesoro spinse le Ombre ad affilare meglio un'arma sino ad allora poco usata, una nuova disciplina mistica: la matematica. Scoperta dopo scoperta il mondo invecchi.
L'Ombra si fece pi fitta. Il mondo era gi cam6iato quando la Fedelt ruppe il patto e infranse la prima regola.
Accadde infatti che il Graal fin in mano a un Ombra, un italano seguace di Gioacchino da Fiore. L'italano non predic la rinuncia al piacere e al mondo, non vener Dio. Predic l'era dello Spirito Santo, iniziata nel 1260 secondo la profezia di Gioacchino. Possiamo riassumere il suo messaggio nel detto: il peccato esiste solo nell'intenzione. Se uomo e donna devono unirsi per tornare all'Eone, allora devono farlo, ci non  peccato.
Questa dottrina avrebbe aperto le porte all' Anticristo. Non possiamo svelare il nome di questa grande Ombra, secondo la regola che le Ombre non sono individui, ma idee. Ci che disse del peccato era quanto gi altri pensavano dell'Et dello Spirito Santo. Fu lui a spiegare che, se gli uomini non vedono la fine del mondo e non vedono la distruzione di tutto, ci vuol dire solamente che tutto  giusto. Non vi  peccato che Dio debba punire. Molti appuntamenti erano stati fissati per la fine del mondo: l'anno 666, Canno 1000, Canno 1260. Ma il mondo non fin. Le folle diedero ragione al frate Ombra: il mondo  perfetto, non c' bene n male, non c' da aspettare il ritorno al passato, n la fine in futuro. Dio non deve punire nulla perch non c' nulla da punire. La colpa non esiste. Tutti gli uomini sono puri e senza peccato. A queste parole la Fedelt trem di paura. Se il mondo avesse accolto questa dottrina, sarebbero cadute moschee, chiese, imperi e sultanati La morte della Fedelt, il suicidio di Satana.
La dottrina del frate Ombra si diffuse rapidamente, si dice che cambier volto, ma non morir mai pi.
L'Et dell' Oro di Erodoto non fu pi la meta ideale. Fu invece l'Et dello Spirito Santo di Gioacchino da Fiore. Il regno senza Dio, il regno dove l'uomo  Dio. Se l'uomo  Dio, come Dio deve conoscere il bene e il male. Eva sarebbe stata vendicata. Dio non fa bene o male, semplicemente fa. Cos anche l'uomo. Niente divieti, niente autorit. Non bast vietare la dottrina. La Fedelt fu costretta a infrangere la prima regola.
In nomine Domini Dei et Salvatoris Ihesu Christi. Anno Domini millesimo trecentesimo, mense iulii, Parma. Il boia e gli assistenti presero con le molle la colonna vertebrale scarnificata dadde fiamme, incastrata tra le catene ancora incandescenti. Lo stesso fecero con il cranio e le costole. Allinearono i trofei lontano dalla brace, pestarono le ossa coi piedi, fino a ridurle in polvere. Gettarono la polvere nella brace. Attesero che il fuoco consumasse l'ultima scheggia ossea, gettarono tutto nel Po, in modo che nessuno potesse conservare reliquie dell'eretico. Del tesoro si persero le tracce. Il Graal smise di parlare.
L'autore del frammento sulla morte del frate Ombra apriva la cronaca con la preghiera a Ges Cristo. Una incongruenza o una maschera? Il frammento sembrava elogiare il libero amore e negare ogni peccato. Ma le Ombre pretendevano la verginit dell'adepto per la ricerca del tesoro, o Graal, come veniva chiamato nel frammento.
Capit che alcuni della Fedelt per dare la caccia alle Ombre avessero dovuto fingersi Ombre essi stessi per poi diventarlo davvero. Chi allora detiene realmente il potere, la Fedelt o Ce Ombre? Il dominio non  stabile. La Fedelt voleva la morte delle Ombre, ma le ha viste crescere nell'unico luogo dove non si possono combattere: nel dubbio, Ecco il dubbio: credi seriamente che un Dio vero lascerebbe il mondo in balia della materia e del male?
Non il Primo Eone. Quando il Trentesimo Eone, chiamato Sophia, si innamor del Primo, sali verso di lui. Ma tanta fu la distanza, che Sophia non resse l'ascesa e cadde. Il primo Eone non fece nulla. Non la pun n l'ammon. N bene n male. Solo azioni e reazioni. Se lasci cadere una mela, il frutto finisce a terra. Non  bene, non  mate. Qui riposa la morale del mondo eonico.
La realt non si muove. Dietro quello che la Fedelt chiama progresso c' il vuoto. Non esiste il superamento di un'epoca, il superamento di una crisi, il superamento di un periodo. Quello che la Fedelt chiama superamento  solo un aumento delle catene che ci tengono legati a questo mondo. Questo hanno voluto le istituzioni, gli imperi, i regni e te religioni. Cosa abbiamo osservato del tesoro: che quanto pi la ricerca sulla sua natura si fa approfondita, tanto pi la societ si dimentica che esiste. Quanto pi i pochi affinano la sua conoscenza, tanto pi i molti che non lo conoscono cadono in dissidi assurdi e inutili. Se l'intera umanit fosse
dedita all'unica ricerca possibile, non avrebbero ragione di esistere guerre
e contrasti, ma solo una calma e ragionata attesa della fine.
Matthia non riusc a non pensare a Bastiano. Mentre leggeva, nella sua mente la parola Ombra coincideva sempre di pi con la figura di Bastiano. Era successo spontaneamente, leggeva e scopriva il passato di un compagno, una vita occulta fatta di cose indicibili. Scopriva di non volergli bene quanto aveva pensato.
Bastiano aveva messo Milic in pericolo. La scoperta di Milic doveva aver attratto le attenzioni delle Ombre.
Quanti erano? Si domandava Matthia sfogliando avanti e indietro l'incartamento in cerca di conferme.
LHistoria sectae umbrarum non diceva nulla dei suoi adepti. Sembrava piuttosto un elenco di storie di sapienti del passato e del presente raccolte nel corso del tempo, senza ordine e senza un unico autore. Stile, grafia, uso dei termini, cambiavano pi volte in una stessa pagina.
Matthia e Bastiano.
Negli ultimi mesi, quando Milic aveva scelto la segregazione in cella, lui e Bastiano avevano stretto un rapporto privilegiato.
In convento avevano persino cominciato a girare storielle sull'ambiguit di un rapporto tanto stretto.
SUEPCEORNCFREISMSIONNEOANLCTREERDIIUTSUDRES.
Ripens a tutte le volte che lui e Bastiano, per dispetto al priore o per inacidire l'animo a Wolfango, erano rimasti seduti nella penombra a sciogliere l'enigma.
Bastiano si divertiva a giocare con la porta. Dopo aver assolto a tutte le funzioni della giornata, prima che il buio sottraesse le lettere alla vista, invitava Matthia a sfidare la porta dell'enigma secolare. Intanto il convento mormorava.
Una leggenda voleva che lo scalpellino, esecutore delle lettere, alla fine dell'opera fosse andato a lavarsi al torrente e che lo scalpello gli fosse caduto in acqua. Aveva chiesto aiuto ai frati per recuperarlo ma nessuno era riuscito a ritrovare il prezioso strumento. Pass un merlo e disse ai frati e allo scalpellino, solo l'Anticristo, alla fine dei tempi, sar in grado di ripescare lo scalpello perduto.
Matthia fiss la porta. L'Anticristo.
Strinse l'Historia tra le dita come a fargli male.
Nella pagina successiva la grafia cambiava mano.
Le Ombre vorrebbero vedere il mondo rovesciato, senza religiosi e senza politici. Il loro scopo  trovare il tesoro e aprire le porte all'Anticristo.
Matthia leggeva con grande attenzione.
L'Anticristo  il loro strumento per la distruzione della materia.
La smania del priore per il numero e per la Bibbia di Milic non sembrava a Matthia l'atteggiamento di chi rincorre cose false. Questo ultimo frammento doveva essere di mano di uno della Fedelt.
Pass al frammento successivo. Ancora una mano e una grafia diverse.
Non mi pare di dover tacere delle cose che ho sentito dal discepolo di Peregrino, che mi disse che un giorno trov su un muro una data MCCLX. Millduecentosessanta fu l'anno profetato da frate Giovacchino per la fine del mondo. Ma passato il detto anno, nessuno vi era pi che credesse a quello che la profezia del numero prometteva. Ma il numero sul muro rimase meraviglia grande e ricevette culto e reverenza, fino al giorno in cui un monaco che pregava sul detto muro fu malamente preso dal dimonio e tormentato. Allora venne un santo uomo che diede un calcio nel sedere detto indemoniato e lo demonio fugg. Il numero venne cancellato e il muro distrutto.
Il frammento riport Matthia alla realt. Lo rilesse con attenzione.
Era su un foglio separato dagli altri. Apparentemente sembrava aggiunto all'incartamento senza coerenza col resto. Come tutti gli altri frammenti, anche questo non era datato e non vi era alcuna firma dell'autore.
1260. Un muro. Un indemoniato.
Se quel frammento si trovava nella storia della Setta delle Ombre, voleva dire che il numero, il muro e il demonio erano una storia che si ripeteva.
Il frammento si concludeva in modo troppo secco: numero cancellato, muro distrutto. La scena comica del calcio nel sedere serviva a sviare l'attenzione.
Il nome di Gioacchino, ancora una volta. L'esegeta e profeta calabrese che aveva ipotizzato l'esistenza di un Terzo Testamento, ritornava. Il Terzo Testamento avrebbe superato il Vecchio e il Nuovo, perch dettato dallo Spirito Santo, la pi luminosa delle persone della Trinit. Il Padre era stato superato dal Figlio. Il Figlio sarebbe stato superato dallo Spirito Santo. Le Ombre potevano vedere in Gioacchino un dispregiatore di Dio Padre, Satana. Matthia pass al frammento successivo.
Tamara era sposa di Er. Ma il Signore odiava Er e lo uccise. Allora Giuda, il padre di Er, regal Tamara a Onan perch questo la fecondasse. Onan si divert con Tamara. Taceva sesso con lei e poi eiaculava per terra. Allora il Signore uccise Onan. Tamara, prima di essere regalata di nuovo, decise di ingannare Giuda. Si travest da prostituta e attese che Giuda passasse. Giuda pass, la vide, ma non la riconobbe. Fece sesso con lei pensando fosse una prostituta. Tamara chiese di essere pagata con un sigillo. Giuda pag con il sigillo. Da quell'incontro Tamara rimase incinta. Quando Giuda vide Tamara incinta, non sapendo dell'inganno, voleva bruciarla, ma lei mostr il sigillo. Giuda allora fu umiliato dalla propria stoltezza e riconobbe la saggezza di Tamara.
Il priore aveva assoldato una prostituta per rendere inefficace la ricerca di Bastiano. Il passo di Tamara del Genesi non era stato inserito nella Historia per caso, raccontava di un inganno. Del Signore che premia l'inganno.
Matthia prov a ragionare come avrebbe ragionato un'Ombra.
Satana domina sugli uomini rendendoli felici con la carne, con la materia.
Tamara ha subito un'ingiustizia da Satana. Tamara combatte Satana con le sue stesse armi, il sesso e il piacere, e vince.
Il frammento successivo era dello stesso autore del passo su Tamara.
Del fratello di Cristo.
Ges aveva quattro fratelli, Giacomo, Ioses, Giuda e Simone. Aveva anche delle sorelle, ma di queste ignoriamo i nomi.
Donne senza nome. L'associazione fu pi rapida degli occhi che leggevano. La Historia, folle e delirante, insinuava il sospetto che le figlie di Maria e Giuseppe, le sorelle di Ges, appartenessero alla Setta delle Ombre.
Matthia ora sapeva che la Setta delle Ombre era gi presente ai tempi di Cristo. Alcuni frammenti servivano solo a dare le date. Il mistero tuttavia si faceva pi fitto. Inserire le sorelle di Cristo costringeva a interrogarsi su chi fossero e se fossero di et maggiore o minore di Cristo. Una sorella maggiore di Cristo poteva rappresentare un problema. Un serio problema.
Il sesso, secondo quanto aveva raccontato il priore, era stato la causa della mescolanza della genia umana con quella angelica. Il sesso tornava in questa storia delle Ombre come uno strumento di Satana per addomesticare gli uomini. Il passo sulle sorelle di Ges per diceva qualcosa in pi. Apriva il dubbio su uno dei dogmi pi spinosi della cristianit: la Vergine.
Matthia doveva ancora decidere se dare credito a quelle carte che il priore, ubriaco e travestito da orso, gli aveva lanciato nella cella senza neppure dirgli di che si trattasse.
Accordare valore a quelle carte significava diventare un eretico, sia che si fosse della Fedelt, sia che si fosse delle Ombre.
Matthia si domand che scelta gli sarebbe stata chiesta. I fogli che aveva in mano non proponevano, ordinavano: o con la Fedelt o con le Ombre. O con noi o contro di noi.
Noi. Pens con tristezza.
L'incartamento che aveva in mano, che leggeva con concentrazione e incertezza era singolare. Feriva Matthia il fatto che non vi fosse traccia di solidariet, giustizia o amore.
Nulla che facesse pensare alle parole di Milic, alle discussioni con Bastiano, alla bont di Uberto. Ripens a quando si erano trovati tutti insieme per la prima volta a commentare il miracolo delle catene. Un miracolo semplice, che si ripeteva ogni notte. Come il canto del gallo.
Le catene di Milic.
Non c'era catenaccio capace di tenere Milic legato.
Il miracolo che li aveva uniti, il segreto condiviso. Poi erano arrivate le profezie. Erano diventati un noi.
Matthia e gli altri sapevano, scherzavano. Se un giorno fossero finiti in catene, avrebbero dovuto solo aspettare la notte.
Erano passati solo tre giorni dall'ultima volta che li aveva visti. Il miracolo delle catene era stato superato dal miracolo del numero. Senza catene o vincoli e con una data profetica.
Milic aveva ottenuto un segno ed era partito. Matthia si domand se stesse gi parlando alle folle come aveva parlato loro prima di prendere gli abiti ecclesiastici, prima di leggere le profezie di Cola di Rienzo.
Dove le aveva tenute nascoste per tutto quel tempo?
Matthia ragion su quanto aveva letto e sul mistero che circondava le profezie di Cola di Rienzo. Era evidente che quello che nella Historia sectae umbrarum veniva chiamato tesoro, doveva essere lo stesso libro che Cola di Rienzo portava sempre con s. Il Graal.
Le carte della cancelleria imperiale trovate da Milic.
La prigionia, il senso di tradimento, l'incertezza costrinsero Matthia all'esegesi dell Historia. Eva, Caino, i muratori della torre di Babele avevano in comune la caduta. Da un luogo, da un contesto sociale, da un sogno era indifferente. Erano caduti, tutti. Avevano in comune un'altra cosa: la rottura con l'autorit. Il furto del fructus malus. Malus, parola dal doppio significato: male, mela.
Nella Historia sectae umbrarum il tesoro era la mela di Eva. Il priore era sicuro che Milic avesse trovato la mela e che l'avesse data a Bastiano.
Si saranno detti qualcosa, pens Matthia, ma forse non per sancire un patto vero e proprio.
A marzo, quando il priore aveva presentato il nuovo arrivato, Milic era incapace di muoversi. Tutti i frati, a turno, lo avevano accudito, lavato, medicato a causa di una ferita, vestito, tanto che Milic nei giorni successivi non si era mosso dalla cella. Doveva quindi aver consegnato il tesoro durante la notte, quando ad accoglierlo erano stati solo Wolfango e Bastiano. Testa o croce, ed era uscito Bastiano.
Sfogli le pagine appena lette. La regola di Sophia, non uccidere. Ma in fondo Bastiano non avrebbe avuto motivo di uccidere Milic, che forse aveva capito di aver trovato qualcosa di importante, ma che probabilmente ignorava tutta quella storia di Ombre e Fedelt.
Un momento. Ferm il flusso dei pensieri. Bastiano aveva lanciato la Bibbia fuori dalle mura. Ora il tesoro era in mano a Milic, che non era coperto da alcuna regola. Milic doveva solo completare la profezia dell'uomo vestito di stelle, dopo lo avrebbero ucciso per il tesoro.
Matthia si sent in colpa. Il priore aveva insinuato il dubbio, a piccole dosi, con il sorriso, la confidenza. Matthia si rovist dentro, come in un solaio di campagna, sono un vigliacco fu l'unica espressione che trov.
Il dubbio  come il veleno, poche gocce per avvelenare un intero pozzo. Il priore aveva separato lui e Bastiano, ma in modo che potessero sentire i movimenti l'uno dell'altro, le parole capite e non capite, qualcuno che entrava e che usciva. Chi? Che cosa? Il potere satanico del dubbio, che consuma come la carie i denti e le ossa pi dure.
Un veleno senza antidoto. L'inquisitore doveva essere morto a causa di un dubbio generato dall'arazzo.
Dopo tutti quegli anni insieme, nel giro di tre giorni Matthia era passato da nemico a sincero confidente. Non solo. L'Historia consegnava Matthia all'enigma di una scelta obbligata. Forse era tutto falso. Ma se non lo era, Matthia doveva scegliere: Ombre o Fedelt.
Maledetto bivio.
La consegna dell'incartamento era avvenuta senza enfasi o teatralit. Fuori il rumore della Festa dei pazzi.
Tutto troppo in fretta perch Matthia potesse capire.
Come se ci fosse l'urgenza di giocare d'anticipo. Di scampare dalla mossa distruttiva di qualcuno in grado di muovere senza rispettare il turno di gioco.
Il gioco non riguardava solo Bastiano e il priore. Bastiano doveva aver abbandonato la scacchiera sette anni prima, e il priore era rimasto per tutto quel tempo a controllare che i pezzi non venissero toccati. Quando si gioca la scacchiera  un universo, muovere un pedone  come deviare il corso di un fiume. Pu far vincere la partita o far morire di sete la propria citt per un calcolo sbagliato.
Vi ho portato la mela di Eva, avrebbe detto Milic al papa. Lo avrebbero guardato come un topo al quale hanno legato un campanellino alla coda, finito il gioco lo avrebbero schiacciato. Matthia fece no con la testa, come a scacciare quel paragone che occupava gi una casella nella propria immaginazione.
Le pagine che aveva in mano erano come vetri colorati, che davano significati diversi alla realt. Come in cielo cos in terra ora significava Fedelt. Cielo nuovo e terra nuova significava Ombre. Quel che non piacque a Matthia fu il tentativo di ricordare come interpretasse quei due passi prima di conoscere l'Historia. Lo inquiet il non ricordare nulla.
Il frenetico movimento delle dita tortur la carta. Sfogli per trovare qualcosa che potesse essergli sfuggito. Una citazione, un nome, l'episodio pi recente registrato in quella Historia. Qualcosa che potesse giustificare la paura del priore.
Non trov nulla che portasse al nome di un personaggio noto, n una testimonianza riconducibile a Praga.
Le ultime righe dello scritto erano forse le pi enigmatiche.
I governi sono in pericolo. Le Ombre possono invocare oscure potenze. Quando i volti del popolo si fanno oscuri e tristi la Fedelt deve temere. Non basta allevare uomini. Se la Fedelt vuole vincere dovr spegnere ogni fiamma di Sophia. La Fedelt dovr domare l'unicorno. La Fedelt non ha potuto uccidere Eva, non ha potuto uccidere Tamara, non ha potuto uccidere Ce sorelle di Cristo, non ha potuto uccidere la papessa Giovanna. Queste Ombre si sono infiltrate nella Fedelt e ne hanno rosicchiato Ce fondamenta. Le Ombre sanno come usare il Graal, la Fedelt invece non conosce la formula. Se la Fedelt arriver a conoscere la formula potrebbero capitare due cose grandi e terribili: Satana pascolerebbe gli uomini in una nuova Et dell'Oro, l'Anticristo non potrebbe pi nulla contro il Padre. Le Ombre useranno ogni magia legittima e illegittima per aiutarle.
Taluni si domandano quale sia la componente spirituale di questa Setta delle Ombre, quale ruolo abbia l'anima.
Noi Ombre insegniamo il culto della morte perch sappiamo che una sola  la ragione dell'esistere terreno: il fallimento della conoscenza imposta dalle autorit. La nostra esistenza bestiale e materiale fu causata dall'irruzione di Satana nel mondo. Questa conquista ha dato vita all'et aurea. Noi combattiamo e combatteremo per l'et del bronzo e del piombo, perch le cose precipitano fino a un grado di deterioramento tale da rendere necessaria la domanda: che senso ha tutto ci, i templi, gl imperi, le guerre, il bianco e il nero? Noi siamo di un altro mondo.
Chi ha avuto il tesoro in mano si  pi spesso trovato dinanzi a un enigma morale piuttosto che tecnico. La formula per usare il tesoro prima o poi salter fuori. Sciogliere il dilemma morale  pi complesso. Far funzionare il tesoro significa aprire le porte all'Anticristo. L Anticristo far quello che fece il grande Cristo. Mander in frantumi il regno del Padre. Perch un'Ombra dovrebbe far funzionare il tesoro?
Il testo era cancellato. A chiusura, una frase dell'Apocalisse:
Non vidi alcun tempio in essa perch il Signore Dio, Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio.
In mezzo alla piazza della citt e da una parte e dall'altra del fiume si trova un albero di vita che d dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni. La Citt mistica, senza templi, governata dai frutti di un albero.
Arrivato alla fine dell' Historia, Matthia lesse le ultime righe. Fu percorso da un brivido freddo.
Non ti deprimere se non ti  tutto chiaro, lettore. Il rito che devi compiere  gi iniziato alla prima riga di questa Hstoria. Il pi puro e potente di tutti i riti: il dubbio.
Matthia cerc il tempo di riflettere, di mettere ordine ai pensieri, di sospendere il giudizio.
Non gli fu concesso.
Dalla parete accanto giunsero dei colpetti.
Bastiano.
Matthia accost l'orecchio alla parete.
I colpetti si alternavano a pause.
Matthia batt alla parete con le nocche.
I colpetti si fermarono. Quindi ripresero. Non erano casuali n ritmati.
Parla grid Matthia piazzando un calcio di rabbia contro la parete.
Accost l'orecchio. Sent Bastiano sospirare.
I colpetti ripresero. Matthia li cont.
Dodici. Poi una pausa. Seguirono tredici colpetti. Una pausa. Seguirono dodici colpetti.
Bastiano stava battendo il numero di colpi corrispondenti alle lettere dell'alfabeto latino. Aveva risposto non: no. Non voleva parlare.
Matthia, con stupore, si scopr felice di quel contatto.
Ut vales? Come stai? Domand Matthia battendo a propria volta.
Attese che i colpi componessero la risposta.
Non... credere... al... priore...
I colpi cessarono.
L'hai letta?
La voce alle spalle di Matthia lo costrinse a rinviare ancora una volta il momento di riflessione di cui aveva bisogno.
Non c' un luogo e neppure una firma, un'accozzaglia di pagine scritte durante una riunione di pazzi replic Matthia senza neppure voltarsi. Potrebbe averle scritte chiunque. Con tutti i libri proibiti che circolano per Praga, mi domando perch proprio questa Historia dovrebbe mettere in pericolo qualcuno.
Devi fidarti rispose il priore ancora alle spalle di Matthia.
Aprite immediatamente la porta di questa cella disse
Matthia, duro. Partir stanotte per cercare Milic. A costo di mettermi sulla via per Roma.
Durando de la Huasca trad le Ombre disse il priore. Un caso raro. Ma fu una grande fortuna per noi. Durando conosceva la formula. And a chiedere aiuto alla Fedelt per paura di essere ucciso dalle Ombre, consegn tutte le carte che aveva rubato in una chiesa Ombra.
Matthia si volt, si incammin con decisione verso la porta. Il priore lo rincorse.
Accadde poco pi di un secolo fa. Le carte rimasero a Roma, l'Inquisizione studi ogni cosa e fece redigere pi copie delle carte, per diffonderle tra gli adepti della Fedelt. Quando io fui iniziato alla Fedelt, Bastiano era gi un'Ombra. Mi assegnarono subito lui, e divenni la sua ombra. L'ombra dell'Ombra. Ecco quali sono i miei rapporti con Bastiano. Tutto qua.
E lo avete pedinato fino a Praga e sorvegliato per sette anni qui in convento disse Matthia mentre raccoglieva la ciotola di Milic e la conservava nello scapolare. Terr a mente questa Historia quando sar con Milic davanti al papa. Sempre che a Roma non ne girino altre copie. Dite pure a Bastiano di raggiungermi a San Pietro. Se invece non vuol venire salutatelo da parte mia.
La Fedelt venne a sapere che Bastiano era stato scelto per una missione disse il priore. Io non ero ancora conosciuto da nessuno, tuttavia mi era gi stato assegnato un compito, ed ero l'unico a non sapere quale. Dopo pochi mesi l'odore di morte si piazz nelle mie narici.
Non mi sembra facciate molto per levarvelo da sotto il naso. Eravate con l'inquisitore mentre moriva, o sbaglio?
Quando sei dentro un gioco cos grande, tutto il resto sembra piccolo disse il priore. Non mi sembra di aver mai vissuto quei giorni. Strade, messe, cantine, volti. Sempre diversi. Come negli incubi. Bastiano cambiava casa ogni giorno, incontrava persone losche, eremiti, occultisti, rabbini. Partecipava a riti ai quali non potevo assistere, ma ne immaginavo l'orrore. Poi iniziarono gli omicidi, la situazione divenne incontrollabile. Tornai dagli anziani della Fedelt e chiesi di poter lasciare la Setta. Ma non funziona cos. La Fedelt  tutto ci che un cristiano possa desiderare, denaro, potere, piaceri. Quello che ognuno vuole. La Setta lavora a che tutti possano ottenere queste cose. Il prezzo che chiede non  alto,  noto a chiunque e tutti lo pagano volentieri: la paura. La Fedelt pretende obbedienza.
Vi hanno minacciato?
No.
Paura di cosa, allora?
La stessa paura di tutti o almeno della maggior parte degli uomini. Non mi hanno minacciato, anzi, mi hanno lasciato libero. Ma, nel momento in cui dovevo andare, mi sono bloccato. Non sono uscito. Sono rimasto. Ho scelto di essere protetto, di giocare al gioco dei grandi. Non  una vera e propria scelta. Non  un s e neppure un no. Semplicemente, ci capiti dentro. E il gioco inizia senza che tu te ne accorga, nonostante tu faccia gi parte delle pedine. Ecco cosa intendevo quando ti parlavo di una terza via. Non bisogna pi scegliere. C' qualcuno che lo fa per te, qualcuno che  vivo da migliaia di anni e non ha un nome. Roma, Verona, Praga, non importa dove, neanche come. Poche semplici regole e la ricerca parte. La ricerca parla lingue sconosciute, il tesoro si muove, d ordini, sceglie il suo portatore come l'unicorno sceglie la vergine.
Come l'inquisitore che, a quanto mi risulta, ha commesso il crimine di avere un arazzo in casa disse Matthia. O come Milic, che ha commesso il peccato di aver trovato vecchie scartoffie che la vostra Setta cerca da millenni.
Puoi vedere tu stesso cosa ha causato disse il priore.
La porta della cella era rimasta aperta. Un muro di dubbi impediva il passaggio verso la libert. Matthia tremava di rabbia. Bastiano aveva appena cercato di metterlo in guardia dall'uomo che aveva davanti. Rimase a indagare gli occhi del priore per trovarvi qualche traccia di menzogna. Dovette arrendersi. Il priore gli aveva consegnato un pezzo della propria vita. Lui aveva giurato vendetta, ma non era pi sicuro su chi. Non sapeva pi cosa vendicare.
Mio padre era un contadino disse Matthia coprendosi con il saio, mentre con il piede impediva al vento di chiudere la porta. Non eravamo ricchi, si viveva tutti in una stanza. Si viveva di poco, nessuno in casa aveva pretese di una vita migliore, se non quella che un giorno attende tutti. Nonostante fossimo umili, mio padre ringraziava re Jan ogni giorno, ogni giorno pregava per lui. Nessuno in casa protestava, noi bambini sapevamo di avere un re che aveva fatto qualcosa di buono per nostro padre e per noi.
Matthia aveva messo le mani nello scapolare per affrontare il freddo una volta fuori. Mentre parlava fece un passetto verso l'interno della cella.
Misi tutte insieme le mie domande e le riassunsi in una sola, come la pioggia in una tinozza continu Matthia.
Mi racconti queste cose per giustificare i tuoi appunti, lo so disse il priore. Le domande sulla cena e sulla croce che l'inquisitore ha usato come scusa per venire qui in convento.
Non sto giustificando i miei appunti disse Matthia stringendo la ciotola sotto il saio. Non l'ho fatto davanti all'inquisitore e di certo non lo far con voi. Ma voglio spiegarvi qualcosa. In un fresco crepuscolo d'aprile decisi di andare incontro a mio padre che tornava dalla terra. Mi piazzai davanti a lui. Camminava curvo per la fatica, si accorse appena di me e mi oltrepass. Chi ha deciso che la terra  di re Jan? Gli domandai. Raccolse la zappa buttata in mezzo al campo e se la mise in spalla. Rimase a guardare i confini del terreno, come a chiedersi quanta altra terra dovesse dissodare per la gioia del signore fondiario. Questo saio  la conseguenza di quella risposta. Dio, mi disse. E riprese la via di casa. Che strano,  la seconda storia che vi racconto nel giro di qualche giorno. Herlaking, mio padre... Ad ogni modo abbandonai casa e mi trasferii in convento. Qui imparai a leggere e lessi la Bibbia. E imparai anche che mio padre si sbagliava.
Cosa vorresti dire? domand il priore. Non potevi certo pensare che un contadino boemo potesse darti una risposta differente. N puoi aspettarti che la Bibbia dia risposte dirette a queste domande.
Qualche anno fa, sette per la precisione, Bastiano mi aiut a porre le domande giuste. La Bibbia non pu dirmi se Dio abbia dato la terra a re Jan o all'imperatore Karl, ma pu dirmi altre cose. Dixitque Deus ecce dedi vobs omnem herbam adferentem semen super terram et universa Ugna quae habent in semet ipsis sementem generis sui ut sint vobis in escam.
Dio disse ecco io vi do ogni erba che produce seme e che  su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo.
Tuo padre come tutti mangia dei frutti della terra.
Certo, ma io non guardo le cose dal punto di vista delle Ombre o da quello della Fedelt replic Matthia. Dio dice dedi vobis, dono a voi, a voi uomini. A noi uomini. Non a un sacerdote o a un politico. Dio ha dato tutto a tutti. La terra non  di re Jan, non  dell'imperatore Karl, non  di una setta o dell'altra. Ecco di cosa parlano i miei appunti. Parlano della cena, della grande cena alla quale l'umanit non partecipa pi perch  diventata la cena di qualcuno, mentre Dio aveva invitato tutti. Non mi importa se andrete a denunciarmi al prossimo inquisitore. Fate quel che volete dei miei appunti. Un giorno diventeranno centinaia di pagine, quando avr capito come ha fatto l'Anticristo a prendersi la terra e a distribuirla a gente come voi, avida e perversa.
Non hai ancora capito che qualcuno ha gi deciso per te? Qualunque sia la tua prossima mossa sei gi entrato nel gioco disse il priore.
Non sono come voi. Guardate Matthia fece un passo e oltrepass la soglia della porta della cella. Nessuno decide per me. Il mondo  mio quanto vostro. La mia parte non intendo consegnarla a nessuna autorit. Come non intendo consegnarvi Bastiano n tantomeno Milic. La mia parte di mondo  di tutti.
Vuoi andare a liberare Bastiano?
Vado a denunciare voi e Wolfango, e ci andr con Bastiano disse Matthia.
Era nei patti. Sei libero disse il priore. Vai a recuperare Bastiano.
Matthia fece un passo, il chiostro era vuoto.
Perch la porta di Bastiano  distrutta e non c' neppure un frate di guardia?
Toccava a Wolfango sorvegliarlo,  stato sempre con Bastiano in questi giorni.
Con la prostituta?
Il priore fece s col capo.
E ora? domand Matthia.
Ora Wolfango  con tre cavalieri inviati qui dall'arcivescovo. Nel trambusto  fuggita anche la puttana.
La figura dritta di Matthia si irrigid.
Milic era andato senza dire niente.
Uberto e Goffredo sembravano scomparsi nel nulla.
La porta di Bastiano era distrutta, qualcosa non tornava. Ha cercato di fuggire poco fa, perch ora non lo fa? Proprio ora che ha lanciato il tesoro fuori dal convento. Posso tornare tra gli altri frati? domand Matthia.
Se resti, devi rimanere in prigione rispose il priore. Se esci, uscir anche Bastiano. Sai gi cosa dirgli quando cercher di ucciderti.
Matthia cerc le proprie impronte sulla neve, cammin su un percorso segnato di caselle bianche e nere.
Torn nella propria cella come se non avesse altre strade, altre mosse da fare.
Come un pedone sulla scacchiera.

25. Praga, 28 dicembre 1363.

 Festa stultorum
Dolore.
Per una parte di s tagliata via. Per un dubbio irrisolto. Non c'era altro da fare.
Posizione fetale da molte ore. Nudo, pietre aguzze conficcate sul fianco sinistro, inverno praghese ad attenuare la sofferenza.
Evka fuggita. Dolce Evka, povera Evka. Non poteva capire. Solo restare a guardare impotente. Aveva chiuso gli occhi, poi li aveva riaperti, era bellissima mentre gli afferrava il polso piangendo in silenzio. Lo aveva pregato di non farlo.
Ecco il mio sacrificio. Per non finire al guinzaglio di un demone.
Con un pezzo di vetro nero. Non c'era altro da fare.
Fatto. Con la forza rimasta aveva riposto il vetro dentro la coscia sotto la propria pelle aperta.
Evka, dove sei? Non aver paura di farmi del male, adesso sono libero.
Voci confuse. Due uomini parlano nella stanza accanto. Il priore e Matthia.
Non c'era altro da fare. Vero? Vero che non potevi fare altro? Vero Bastiano?
Evka aveva visto tutto. Assente, lontana. Ma era l con lui. Ora non c'era pi. Fuggita.
Non c'era altro da fare.
Cercare Matthia. Con dei colpetti alla parete. Matthia risponde, gli grida: Parla. No, Bastiano, pochi colpetti ma non parlare. Altri colpetti per dire all'amico di non fidarsi del priore.
Poi la nebbia.
Occhi appannati. Il controsoffitto galleggia sul mare. Le pietre appuntite, denti di creatura degli abissi marini. La creatura non mangia. Morde e rimane immobile a fissarlo con occhi ignoranti.
Non muoverti, non muoverti o cadrai in mare.
Posizione fetale, da molto tempo, anni, millenni.
Ancora voci. Una porta si apre. Poi si chiude. Passi. Viene a prendermi. No  dall'altra parte. In mezzo al mare non mi troveranno.
Acqua. La lingua si incolla al palato. Le labbra non si staccano l'una dall'altra. Sete, acqua, che non sia quella del mare, che non venga da questi abissi. Acqua di fonte.
L'acqua di Roma, l'acqua di Aquisgrana, l'acqua di Jicin.
Svengo, no, dormo.
Wolfango lo raggiunge in mare, ma non lo vede. Bastiano grida, dove sei?
Come fa a non vedermi? Certo, il mare mi nasconde. Ecco perch non pu vedermi.
Occhi aperti. La prigione intera fluttua.
Ginocchia incollate una sull'altra. Prov ad aprirle. Prov a raggiungerle con le dita. Lo sforzo lo fece svenire ancora.
Urinare. Senza alzarsi. Pisciarsi addosso. L'urina non esce. Uno sforzo. Nulla.
Il cuore non rispetta l'immobilit marmorea del corpo. Batte rompendo il respiro.
Che faccio ora? Matthia cercher di uccidermi.
L'Anticristo, i graffi del figlio della perdizione. Matthia non lo avrebbe aiutato, l'Anticristo veniva, Matthia avrebbe fatto la spia. L'Anticristo che aveva suonato il corno.
Non ti muovere, in mezzo al mare non ti troveranno.
Aria, non c'era pi aria. Solo il fiato pestilenziale della creatura abissale. Irrespirabile. Bocca aperta per raccogliere tutta l'aria, respiri strozzati. L'aria di Jicin, dei boschi di Boemia.
Evka. Era tornata.
Bastiano, come stai? Ti ho portato questa.
Passi. Evka era andata via. Questa volta per sempre.
Cosa ho fatto? Mio Dio, cosa ho fatto.
Non c'era altro da fare.
Vero?

29 dicembre
Risveglio. Bastiano non volle guardare subito. Sper che fosse solo un sogno. Aveva ancora la febbre. Il saio gli faceva da coperta. Non ricordava di essersene servito per coprirsi.
Fu investito da un odore nauseabondo che veniva dal basso. Pus e sangue incrostato.
Non era un sogno.
Non pianse.
Si volt, si guard intorno.
Bursa pastoris. Erba per fermare il sangue.
Evka. Doveva aver portato l l'erba e poi averlo coperto con il saio.
Evka.
Aveva lasciato l'erba tra i piedi di Bastiano. Accanto a quel che rimaneva del delirio di quelle ore.
Strapp una striscia di stoffa dal saio. Si medic con l'erba.
Avrebbe voluto bussare alla parete. Parlare con Matthia, spiegargli tutto. Doveva farlo. Il perch di tutto quel sangue, di quelle morti. Quattro giorni con il priore potevano rovinare anni di compagnia, mesi di amicizia e progetti. Dinanzi al nuovo inquisitore Matthia da che parte sarebbe stato? Forse avrebbe compreso, magari anche capito. Nonostante il priore.
Wolfango. Lui era un'altra questione. Il ramarro lo aveva accusato davanti a tutti. Un topo in meno, pens Bastiano.
Un profeta in meno? pens Bastiano. Se avessero pensato che aveva il tesoro la risposta era s. Milic. Il maestro, la guida. Il profeta Milic avrebbe patito la tribolazione pi grande, olocausto incosciente per l'adorazione millenaria di un tesoro chiamato con molti nomi, pi di quanti fossero
i pezzi di vetro nero. Camminerai su aspidi e vipere, su ricordi e rimpianti, su amici e maestri. Aspidi e vipere.
Bastiano sent su di s il disprezzo di Matthia. Per il tradimento della fiducia di Milic, per la menomazione del corpo che si era auto inflitto.
Febbre.
Sorrise. Avrebbe avuto bisogno di chiedere aiuto a Matthia, ma Matthia, nella stanza accanto, era lontanissimo.
Matthia non poteva sospettare quanto Bastiano si stesse adoperando per salvare lui e Goffredo. Solo loro due.
Per Milic e Uberto non c'era nulla da fare. Il frate ramarro aveva visto Uberto tra i morti. Milic sarebbe stato ucciso dai cercatori.
Bastiano si sent stringere lo stomaco. Pensava di aver chiuso la porta al Millennio sette anni prima. Aveva messo a repentaglio la propria vita pur di non sapere pi nulla della ricerca.
Ma non  cos facile. Dopo sette anni le profezie tornano, entrano in casa di notte, silenziose come salamandre. Come le salamandre hanno un aspetto buono, ma trasudano veleno. Morte.
Bastiano sent la febbre che tornava a indebolirlo. Prov a muoversi. Sollev una gamba, lo sforzo lo costrinse a fermarsi, a riposare.
Sto morendo. Realizz razionalmente. Non aveva molto tempo, doveva provare.
La visione di Milic.
La ferita puzzava, nonostante l'erba. Bastiano indoss il saio. Fu come portare un aratro per i campi. Quando infil le maniche, cadde spossato sul piano del controsoffitto.
Non c'era tempo. Mettere in guardia Matthia e provare su di s le profezie.
Se la notte di Natale Matthia lo avesse aspettato nel chiostro per andare insieme dall'inquisitore, forse non sarebbe accaduto nulla. Se non avessi rubato la Bibbia? L'inquisitore non si sarebbe trattenuto in convento a cercarla e non sarebbe morto, e neppure il bibliotecario. Se avessi lasciato la Bibbia al suo posto? Milic non voleva che finisse in mani infide. Milic non sapeva perch, sentiva solo di dover proteggere le profezie, di doverle nascondere. In fondo, Bastiano aveva obbedito anche al sentire di Milic. Cerc di convincersi di aver fatto il volere del maestro, ma non ci riusc. La verit era un'altra. Fredda e orrida: se la Bibbia fosse finita nelle mani sbagliate, Satana avrebbe regnato per sempre sul mondo.
Un rischio che Bastiano non pensava di star correndo proprio l in convento. Il topo, senza volerlo, lo aveva aiutato a svelargli chi era davvero il priore.
Bastiano adesso sapeva che il priore era un uomo della Ricerca. Che gli aveva dato la caccia probabilmente senza neppure essere sicuro di pedinare la persona giusta.
Si sent mancare. Stava davvero per morire. Lo faccio o no? Pens accarezzando i vetri sottopelle.
Rovist nel saio, prese la pagina del florilegio. Lesse. Inutilmente.
Erano anni che conosceva quella pagina a memoria.

28 dicembre, Festa stultorum
L'informatore segu la folla. Odore di letame e paglia bagnata. Una balla di fieno fu presto un pulpito. Un mare di braccia lo sollev. In piedi, dal pulpito di fieno, Milic guard la folla.
Qualcuno incitava altri a farsi vicino, altri ancora raccontavano di aver sentito dire che Milic aveva...
L'informatore si fece largo tra la folla. Per non perdere una parola. Accorreva altra gente. Facce stanche, pronte a combattere. Contadini, borghesi, qualche nobile. Senza preavviso, Milic cominci.
Questo ho sentito dallo spirito che mi ha posseduto: l'Anticristo verr. Il silenzio si fece lugubre. Milic riprese, dice il profeta Daniele:
Ora, dal tempo in cui sar abolito il sacrifcio quotidiano e sar eretto l'abominio devastante, passeranno milleduecentonovanta giorni. Beato chi aspetter con pazienza e giunger a milletrecentotrentacinque giorni. Tu, va' pure alla tua fine e riposa: ti alzerai per la tua sorte alla fine dei giorni.
Qualcuno tra la folla conosceva il passo a memoria.
Il sacrificio venne di continuo abolito. Venne abolito uccidendo Cristo. Da allora in avanti non ebbe alcun effetto, perch Cristo fu abolito per mezzo della morte della carne. Il sacrificio della carne non  simbolico, ma reale.
Occhi commossi.
L'abominio inizi l'anno della passione di Cristo, quando Pilato fece entrare l'idolo nel tempio di Dio. L'abominio fu completo quando Tito e Vespasiano distrussero il tempio nell'anno 70, trentasette anni dopo la morte di Cristo.
Tra la folla inizi la discussione. Sottovoce. Annuendo al proprio vicino.
Milic si accese. A tutta gola.
Daniele dice: passeranno 1290 giorni dalla distruzione del tempio. L'abominio avvenne nell'anno 70. Contate, fratelli, contate.
Fa 1360 grid uno dalla folla.
L'informatore memorizz.
In che anno siamo? domand Milic alla folla.
1363 si sent da pi parti.
Sapete cosa significa? domand il predicatore, il pulpito di paglia pareva dovesse bruciare da un momento all'altro.
Sussurri e silenzio. La folla pendeva dalle labbra di Milic.
Significa che siamo nella decade dell'Anticristo.
Qualcuno cadde in ginocchio. Occhi rivolti al cielo, perdonaci si ud da pi parti. Singhiozzi.
Il secondo numero di Daniele, 1335,  contato dall'anno della morte di Cristo, cio dal 33, da quando il sacrificio  stato abolito. Contate fratelli.

1368.
Beato chi aspetter e giunger al 1368. Chi arriver al 1368 sar salvo. Un'occhiata sulla folla per cercare una conferma dell'effetto della profezia. Per arrivare all'anno della salvezza, occorrer superare gli anni dell'Anticristo. Anni in cui il suo esercito mieter vite. Questo mi ha detto lo spirito che mi ha posseduto.
Voci. Manca poco. Preghiere. Il 15 marzo saremo gi nel 1364. Mea culpa.
La voce di Milic si sovrappose alla folla.
Il nostro imperatore e il nostro arcivescovo nascondono qualcosa. Praga nasconde qualcosa. Io ho detto all'imperatore che conosco il loro segreto... loro hanno avuto paura.
Dicci questo segreto.
Milic ignor la richiesta.
Beato dunque chi perviene a questo anno di beatitudine. Il 1368 sar un anno di pace. Ma prima molti saranno perseguitati, e molti moriranno per difendere Dio, uccisi sotto il regno dell'Anticristo che verr.
Silenzio.
L'informatore sospett il seguito della predica.
Molti di voi penseranno che i tempi sono lontani, che la profezia  falsa. Ebbene, io vi invito a osservare quanto  desolata la Chiesa a causa della negligenza dei pastori, come un tempo fu desolata la Sinagoga. La Chiesa abbonda di ricchezze, ma  povera di beni spirituali. Questa  l'opera dell'Anticristo. E sapete perch ci accade? Perch l'amore dei fedeli si raffredda giorno dopo giorno. Non solo per la Chiesa, ma anche per l'impero. Guardate gli uomini di potere. Comprano e vendono ministeri, comprano e vendono prostitute e parenti come se fossero merce di scambio. E molti uomini onesti, a causa di ci, sono costretti a mendicare e a delirare, i poveri a commettere crimini per sopravvivere. E cosa fanno i potenti? Usano il corpo di Cristo come scudo per difendersi da chi li denuncia.
Tra la folla qualcuno afferrava il bastone con forza. Pietre scalciate per dar sfogo alla rabbia.
Questi potenti, che sono sacerdoti o ministri, non sono forse gli idoli messi nel tempio? Non sono forse le abominazioni che distrussero Gerusalemme e che resero il tempio del Signore un deserto?
Urla di approvazione. Pugni chiusi. Mandibole serrate. Bastoni branditi.
Con un cenno delle mani Milic impose il silenzio, che cadde unanime sulla folla.
Sorgeranno molti falsi profeti di Cristo. I potenti, dal pi grande al pi piccolo, sono quasi tutti ipocriti. Conoscono un solo credo, il Vitello d'oro. Dai potenti del mondo nascer l'Anticristo. Perch i potenti sono gli stessi in tutto il mondo.
Un ragazzino, seduto ai piedi del predicatore, lo vide commuoversi e gli porse un pezzo di stoffa.
L'Anticristo umano non vuole che si conosca, non vuole che la gente parli. L'Anticristo umano fa scendere l'ombra della cecit sulle folle. L'Anticristo umano morde la gola dei cavalli, perch i potenti sono come cavalli, forti e bestiali.  cos che l'Anticristo infetta gli animi, con il veleno dell'iniquit. I potenti spacceranno veleno come fosse dolce, come se facessero la carit ai poveri. I potenti tacciono come cani muti che vogliono il cibo senza fare la guardia, cani ingordi che tralasciano i doveri. I potenti sono nei templi e nei ministeri solo per essere retribuiti. Lo dice tremendamente il Signore per mezzo del suo profeta Ezechiele: Io ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro... per difendere il Paese... ma non l'ho trovato. Quale dei potenti che conoscete morirebbe per salvarvi?
L'informatore cerc con gli occhi un corridoio tra la folla, per fuggire se la situazione fosse precipitata.
Ecco perch il sacrificio di Cristo  continuamente annullato, perch gli idolatri stanno nei luoghi del potere. Ecco perch lo spirito mi ha detto che l'abominio della desolazione  giunto. Perch i potenti chiedono il sacrificio dei poveri, dei deboli. Sapete qual  la loro benedizione?
Milic non attese risposta: La ricchezza.
Porci! Carogne! Che Dio li anneghi tutti! urla tra la folla.
L'Anticristo non figura nel libro dei salvati. I salvati saranno centoquarantaquattromila, l'Anticristo non  in quel libro santo. Come non lo sono i re e i principi della terra, i nobili e i baroni. La folla in tripudio. Io vi dico, cittadini, mercanti, artigiani, agricoltori, popolo tutto la folla rispose all'appello con urla di esaltazione, che voi siete oscurati da molti gravissimi peccati, perch i potenti vivono comodamente nella superbia, nella vanit. Loro sono la causa dei vostri peccati. Giudicano senza giustizia, opprimono i poveri, si muovono guerra reciprocamente, non obbediscono a Cristo, anzi lo combattono. Esercitano l'usura e commerci illeciti, agiscono dolosamente. Come falsi testimoni, falsi avvocati, sovvertono la giustizia e il giudizio, credono maggiormente alle dominazioni e ai sortilegi che al Vangelo. Credono solo nell'adulterio, nelle fornicazioni, nella sodomia. Servono l'avarizia e la gola, non pagano le decime come invece dovete fare voi.
L'informatore lentamente, senza dare nell'occhio, pass dalla prima fila a quelle dietro.
Se vogliono continuare a comandare, devono prima obbedire ai nostri ordini.
Dicci il segreto grid uno tra le urla di approvazione di cento uomini.
Milic rimase a gustarsi la vittoria. Ignor la richiesta del segreto.
Cappuccio calato a nascondere il volto. L'informatore, guardingo, si dilegu tra urla di rabbia e occhi iniettati di sangue.
Il lancio dei morti. Si svegli. I vetri sottopelle pungevano come l'odio di... come si chiama?... Matthia. Matthia, che avrebbe capito. Ma cosa c'era da capire? Il mondo che vorresti tu, con sora luna e sora formica a me fa schifo. Matthia avrebbe capito, non compreso ma capito. E avrebbe cercato di bloccarlo. Un Matthia in meno.
La febbre si alz e, con il calore, il rimorso di frasi non pensate, suggerite da un dovere altro, lontano.
Sogn un girotondo di bambini con i volti di Matthia, del priore, di Milic, di Wolfango e di Goffredo, che cantavano una filastrocca per il morto dissanguato. Poi ognuno andava per la propria strada, lasciandolo sull'uscio di una casa deserta. Nel frattempo, un maestro leggeva la storia di un certo Bastiano per spiegare agli alunni che si pu morire in modo stupido.
Dur poco, si svegli.
Prendi, conserva tutto gli aveva detto Milic.
Bastiano non gli aveva domandato cosa, era rimasto a guardarlo mentre scioglieva la benda della coscia sinistra. E non gli aveva domandato neppure come era potuto succedere che una manciata di vetri neri fosse finita in fila ordinata dentro la pelle della sua coscia, in una ferita lunga dall'inguine al ginocchio. Mentre Milic gli metteva quei vetri in mano, Bastiano pensava solo che non esisteva una primavera senza inverno, o un giorno senza notte, che tutto era necessario. Anche porre fine al girotondo.
Aveva la formula, aveva il tesoro. Era predestinato. La formula era nella pagina che si era portato a Praga e che aveva cancellato, coperto con un episodio di san Girolamo e rilegato nel florilegio.
Aveva la formula, aveva il tesoro. Era Dio. Poggi l'orecchio alla parete. Dall'altra parte la prigione sembrava vuota. Non un passo, non un sospiro. Matthia doveva sentirsi distrutto, senza la forza per reagire a quell'orrore. Bastiano si sent divorare dall'interno. La sete torn a tormentarlo.
Decise di scendere a raccogliere un poco di neve dalla grata della prigione.
Pregust la freschezza della neve sciolta in bocca. Il baule era sotto il controsoffitto. Come un sogno, gli torn in mente che qualche sera prima quella stessa panca si era mossa da sola. Senza rumore e senza danno. Come un avvertimento.
Nonostante la febbre, Bastiano salt dal controsoffitto al baule e dal baule a terra.
Ai suoi piedi, calpestato e sporco di fango, un fagotto avvolto dentro a un fazzoletto rosso. Lo raccolse.
Sciolse il fazzoletto. Conteneva dei fogli. Lesse.
... mi ha raccontato... di angeli rimasti in terra a fornicare con donne mortali e dei figli di queste donne... Lui ritiene che il 1368 comparso sul muro sia una data. Ho la ferma convinzione che mi nasconda qualcosa, come se quel numero gli fosse gi noto. Mi rimangono da verificare tre cose: dove Matthia nasconda i suoi scritti...
Quell'ultima frase cancell i residui di colpa, lavati come i cerchi rossi di vino intorno al bicchiere.
Non esiste la colpa, poi pens a Evka e a quanto valesse poco la ragione per sanare le contraddizioni della morale. Assassino, ma vergine. O quanto valesse poco cercare una verit pi antica del tempo stesso. Ripens alla conversazione tra Wolfango e il priore sui sogni dal giorno di luna piena. Perch arrivare a promettere un priorato per sentirsi raccontare un sogno? Bastiano lo sapeva benissimo perch, sapeva cosa significasse essere dentro una clessidra, vedere tutto scorrere sperando solo di vederne la fine.
E quella fine si allontana con un semplice capovolgimento della clessidra, che ricomincia indifferente. Allora ci si aggrappa a tutto pur di non farsi ingoiare dalla sabbia, anche ai sogni, a costo di cedere un priorato.
Il tesoro generava sogni, tracce per giocare ad acqua, fuochino, fuoco.
Nel proprio sogno Bastiano aveva visto un libro del quale non riusciva e leggere i caratteri. Doveva essere un modo del demonio per confonderlo. Per fargli sorgere il dubbio su una formula che conosceva a memoria. La formula che avrebbe aperto le porte all'Anticristo.
Evidentemente anche il priore aveva sognato qualcosa, forse anche lui pagine o libri illeggibili.
Il proprio nome e quello del priore erano stati troppo spesso associati in quei giorni. La cosa infastid Bastiano.
Febbre. Mal di testa. Troppe domande.
Lesse il resto degli appunti.
Lesse dell'ammissione di colpa di Wolfango.
Lesse del vino.
Comprese che Wolfango era vittima del suo stesso scherzo, che le profezie lo usavano come un burattino. Wolfango, che si domandava cosa fossero gli Urm e i Tummm... Bastiano soffoc una risata nervosa.
Comprese che l'inquisitore era morto perch caduto nei sospetti del priore.
Perch mi hanno lasciato solo nel chiostro?
Non aveva altre risposte. Perch doveva andare cos.
Riavvolse gli appunti nel fazzoletto rosso. Li lanci nel controsoffitto deciso a sfidare il destino. Quelle carte avrebbero significato qualcosa in mano a un nuovo inquisitore.
Aggrappato alle pietre del corridoio, cerc di raggiungere la porta. Sete, mal di testa, bocca impastata di febbre e malumore. Il sudore si raffreddava man mano che si avvicinava all'uscita.
Febbre. Il corridoio divenne fluido. Bastiano perse l'equilibrio. Buio.
Nel delirio frammenti del passato.
Autunno caldo, umido. Folla. Un uomo nel mezzo. Braccia conserte, a sfidare tutti con occhi di fuoco.
Una pugnalata nel ventre.
Coltelli e colpi. Centinaia di coltellate.
Del corpo dell'uomo rimangono brandelli per terra.
La testa rotola per la strada.
Il corpo appeso a un balcone.
Una folata di vento freddo. Bastiano riprese lentamente i sensi. Era calata la notte. Se non avesse bevuto dell'acqua sarebbe morto entro breve. Lott contro la debolezza delle gambe. Non aveva pensato a levarsi i vetri dalla gamba. Non lo avrei fatto comunque, pens.
Tra delirio e realt Bastiano trov per terra due ciotole con cibo e acqua. Veleno? Qualunque risposta gli apparve inutile. Sarebbe morto comunque. Tanto valeva mangiare e bere, qualunque fosse l'intenzione di chi gli aveva portato le ciotole.
Not che la porta della propria prigione doveva essere stata sfondata e riparata alla buona mentre lui era incosciente. Cos com'era, si sedette in terra e bevve. Vuot l'intera ciotola d'acqua, poi pass a quella con il cibo. Al buio non vide di cosa si trattava. Infil le dita e port alla bocca.
Sanguinaccio fritto con sale e farina.
Trangugi tutto il contenuto della ciotola senza sentirne il gusto.
Schiena al muro, gambe stese, sazio e dissetato.
Stava per tornare indietro quando la porta del refettorio si apr. Uscirono due figure. Una rimase ferma, immobile, l'altra percorse un breve tratto.
Il lume rischiar il volto di Wolfango. Questo usc nel chiostro guardandosi intorno, come se sospettasse di essere spiato. Si avvicin al muro di cinta e lanci qualcosa dall'altra parte. Fatto ci, torn a prendere il compagno che lo aspettava immobile.
Il lume mostr anche il secondo volto. Wolfango teneva a braccetto Goffredo che camminava curvo e zoppicante.
Bastiano si stup di vedere Wolfango ancora vivo aggirarsi tranquillamente per il chiostro. Ancora pi sorprendente fu vederlo con Goffredo.
Bastiano cerc di capire qualcosa in pi.
Goffredo sembrava invecchiato, si affidava completamente a Wolfango.
Presero la direzione del refettorio e furono dietro a una porta che li nascose alla vista.
La notte precedente, 28 dicembre, Festa stultorum
Una volta ne aveva beccato uno nello scriptorium che leggeva Livio. Aveva immediatamente tolto di mano il libro al frate per controllare. Il frate, un boemo, stava studiando la leggenda della nascita della Boemia. Wolfango aveva presto denunciato la faccenda al priore.
La leggenda voleva che Ambigatus, re dei celti, avesse ordinato al figlio Sigoves di condurre il popolo in altre terre. Sigoves, allora, aveva seguito il volo degli uccelli ed era giunto in una stupenda selva. Questa era diventata la Boemia.
Wolfango aveva subito chiesto un sermone per denunciare la minaccia che i pagani rappresentavano per i frati. Aveva poi chiesto al suo amico bibliotecario di avvertirlo ogni qual volta venisse fatta richiesta di un autore pagano.
Dove sono finiti quei tempi ?
Il crepuscolo mescolava le fronde dei tigli con le nuvole del cielo. Cielo e terra furono presto un'unica nera selva che scorreva veloce.
Con l'arrivo di Milic tutto era cambiato. Lentamente. Wolfgango aveva preso a interessarsi a lui, poi a disinteressarsi il resto, infine a interessarsi unicamente alla sua Bibbia.
Merlino, le Sibille, Cirillo, Gioacchino da Fiore, Daniele, l'Apocalisse. Non ricordava neppure da quanto tempo leggesse solo profezie. Mesi di profezie, che gli avevano fatto perdere la ragione.
Era entrato in un tunnel di dubbi e calcoli che prima non gli interessavano affatto, anzi, che trovava roba da stupidi. Merlino e Gioacchino erano stati dei truffatori, degli impostori. Nessuno pu conoscere il futuro. E, anche se fosse, chi sarebbe stato cos pazzo da andarlo a raccontare in giro piuttosto che tenerlo tutto per s e sfruttarlo per il proprio interesse?
La verit era un'altra. Studiare profezie significava studiare le grandi paure umane.
Wolfango si rese conto che quelle paure stavano logorando anche lui. Guard la grande collina del Petrin, mentre i cavalli galoppavano in direzione del palazzo dell'inquisitore. I cavalieri lo avevano salvato da morte certa, ma non era stato per bont. Wolfango non aveva neppure domandato dove lo stessero conducendo.
Qualche giorno prima aveva visto un frate uscire dal convento con l'asino. Non aveva fatto in tempo a indagare. Aveva sospettato una macchinazione del priore. Ora ne era certo. Il priore lo aveva accusato alle autorit. Avvelenamento, assassinio, profetismo. Un complotto, e lui ci era cascato. Qualcuno aveva evocato Satana, e Satana aveva usato le mani di Wolfango. Forse aveva ragione Matthia. Dio non premia con il potere sugli uomini. Wolfango guardava alle proprie azioni come se non le avesse mai valutate per quello che erano: cattiverie.
Nello scriptorium alcuni frati, sorpresi a leggere autori proibiti, lo avevano temuto, gli avevano promesso ogni cosa, dai pasti ai favori sessuali. Wolfango non mangiava troppo, e aveva trovato la sodomia inappagante. Preferiva chiedere ai frati obbedienza. Piano piano, tutti i frati erano caduti in errori che lui aveva scoperto e per i quali aveva chiuso un occhio. Wolfango, con il tempo, era entrato in ciascuna delle vite di quel convento. Odiato e temuto. Per questo avevano cercato di annegarlo nel pozzo. Annegando lui, ciascuno avrebbe annegato i propri peccati.
Quando aveva colpito il frate bibliotecario, non intendeva ucciderlo davvero. Voleva solo che non ci fossero testimoni. Il priore doveva essergli grato, in fondo. Anche per l'avvelenamento dell'inquisitore.
Gli appunti dell'inquisitore interessavano anche il priore. Non parlavano forse di dottrine ereticali? Il priore gli aveva promesso il priorato. In cambio diceva di volere il racconto dei sogni, ma in fondo voleva il Graal.
Non c'era motivo di cedere il priorato se non per qualche cosa di davvero prezioso. Il Graal poteva valere un titolo di vescovo. Almeno di vescovo. Con una rendita annuale di migliaia di fiorini.
Wolfango non capiva perch il priore coinvolgesse Matthia e non lui da un giorno all'altro. Negli appunti dell'inquisitore Matthia era trattato come l'accusato numero uno. Il priore sembrava detestarlo. Ma improvvisamente la fiducia del priore era passata interamente nelle mani di Matthia. Morto l'inquisitore, Matthia era l'ospite d'onore del convento. Cibo, bevande. Tutto consegnato dal priore in persona.
Devi capirlo, gli unici ordini a cui obbedisce un topo sono i colpi di ramazza. Con queste parole il priore lo aveva ridicolizzato davanti a tutti la notte del corno.
Il naso ancora faceva male per il pugno ricambiato dal frate erborista.
E la puttana? Da non crederci. Balla di fieno, balla di fieno continuava a ripetere, per dare ai frati una spettacolare alternativa al pozzo.
L'unico che non aveva speso parole contro di lui era il bibliotecario. Non ne aveva avuto il tempo, non da vivo. Da morto invece aveva parlato, anche troppo.
Ognuno di loro aveva solo proferito contro di lui offese, minacce, accuse. L'unico che era morto senza fiatare era stato Uberto. Wolfango ogni tanto dimenticava di inserirlo nell'elenco dei morti di quei quattro giorni. Lo aveva sempre considerato inutile, come frate, come uomo. Inutile nel complesso. L'unica morte che meritava era quella che Wolfango gli aveva offerto. Una morte inutile.
In realt non era stata completamente inutile. Insieme a Uberto c'era Goffredo. Goffredo era stato ragionevole. Era bastato un palo orizzontale tra le ginocchia. Poche martellate ben piazzate e la lingua si era sciolta. Dividere la prigione con il cadavere dissanguato di Uberto doveva aver contribuito alla scelta di collaborare, come aveva anche contribuito il digiuno forzato di cibo e acqua. E perch no, anche sapere che gli amici avevano tutti confessato, che Milic si era gettato tra le braccia dell'inquisitore a chiedere perdono, che aveva rivelato i loro piani di rivolta. Tra le menzogne raccontate, la pi efficace era stata quella delle profezie di Cola di Rienzo.
Goffredo allora aveva aperto il proprio cuore a un amico pronto a trasformare i dubbi in certezze. L'amico Wolfango.
Wolfango aveva dato a Goffredo l'occasione di pentirsi e di mettersi dalla parte giusta.
Il topo pens ai giorni che avevano preceduto il Natale. A ben pensarci gli ultimi giorni di tranquillit, quando stava ultimando i dettagli per scrivere il numero sul muro e liberarsi per sempre di Milic e Matthia. Se li avesse odiati davvero avrebbe dovuto ucciderli. Aveva freddato uomini che gli erano indifferenti come Uberto, aveva ammazzato un quasi amico come il bibliotecario. Perch non aveva pensato di poter uccidere Milic o Matthia?
Wolfango non poteva ancora immaginare cosa il cielo avesse in serbo per lui. La selva lasciava il posto alle prime case. I cavalli procedevano spediti. Wolfango aveva domandato pi volte al priore di poterlo accompagnare durante le visite al palazzo dell'inquisitore. Ma quello prima di uscire si ficcava sempre un pezzo di focaccia in bocca. Wolfango a volte ripeteva la domanda, ma il priore impugnava un nappo ben colmo di birra, trangugiava e partiva. Anche i ricordi meno gradevoli sembravano capaci di dargli conforto. Il priore non lo aveva mai voluto con s fuori dal convento.
Wolfango era convinto che fosse per via del proprio aspetto. Non che il priore fosse bello, ma almeno non sembrava un topo.
Dopo anni di obbedienza Wolfango era stato messo da parte per far spazio a Matthia.
Ora si trovava solo, con tre cavalieri che non gli avevano neppure detto dove lo stessero portando. Si erano presentati come messaggeri dell'arcivescovo. Ma l'arcivescovo non interrogava.
Si domand se l'inquisitore gli avrebbe mostrato il carrello con gli strumenti prima di iniziare o dopo qualche domanda.
Non si sarebbe fatto torturare.
Gli torn in mente Roberto il bulgaro.
Duecento eretici torturati.
Essere sepolto vivo. Le bestie che brulicano sottoterra non aspettano la morte, si infilano nel naso, nelle orecchie, nel sedere, e iniziano a divorare dall'interno.
Staromestsk namesti, la piazza della citt vecchia. Gli zoccoli sulle pozzanghere di neve sporca riecheggiarono per la piazza deserta.
Superarono con rumore la meravigliosa facciata del palazzo Alla campana di pietra, un tempo residenza ufficiale di re Jan.
I cavalli imboccarono il ponte.
Mala Strana. Il palazzo dell'inquisitore si trovava nella parte orientale del quartiere.
I cavalieri non svoltarono, tirarono dritti.
Dopo poco spunt tra le case un torrione.

 cavalli puntarono dritti verso la grossa torre merlata.
 Il palazzo dell'arcivescovo.
Quando i cavalli si fermarono, Wolfango ebbe paura di scendere, come se toccare terra dopo quella cavalcata potesse rappresentare una resa al nemico.
I cavalieri si scambiarono qualche occhiata e risolini beffardi. Rivolti a lui, evidentemente.
Dove mi trovo? disse Wolfango che gi sapeva, come chiunque a Praga, che quello era il palazzo arcivescovile.
Un cavaliere si volt appena, con la coda dell'occhio. Nessuno dei cavalieri rispose.
Il palazzo era una meravigliosa residenza in stile francese. Il portone fu aperto dall'interno. I cavalieri entrarono. Nessuno di loro rivolse a Wolfango un qualunque invito a entrare.
Saio infangato e volto coperto di lividi e sangue. La faccia di Wolfango doveva sembrare particolarmente stupida.
Rimase perplesso fuori dal palazzo a capire il da farsi.
Vide la cappella di corte. Poteva entrare l a ripararsi dal freddo.
Frate grid uno dei cavalieri affacciatosi dal portone.
Wolfango non se lo lasci ripetere e corse verso l'ingresso.
I cavalieri continuarono a ignorarlo.
Lungo un corridoio di sculture e ritratti di vescovi, Wolfango segu i propri carcerieri.
Arrivati a una grossa porta, i cavalieri fecero cenno di fermarsi. I tre uomini bussarono, attesero e quindi entrarono.
Wolfango aspett fuori dalla porta.
Da una grata ammir la biblioteca vescovile. Assente, separato dalla situazione irreale che stava vivendo.
Era nel palazzo dell'uomo pi temuto di Praga, l'uomo che aveva consegnato all'Inquisizione le chiavi per purificare Praga dai ceppi ereticali.
Perch sono qui?
Si fece due conti.
Se mi mettono in prigione dovranno nutrirmi. Bere e mangiare costa.
Per apparecchiare un rogo serve legna, un boia, una tunica. Pagare i boscaioli, pagare il boia costa. Per non parlare dello spreco di una tunica bruciata.
Se non muoio, non possono bruciarmi un'altra volta,  la regola. Serviranno un posto dove dormire, un medico. Non potr muovermi, dovranno pagare camerieri e servitori per provvedere ai miei bisogni.
Se invece muoio non possono lasciarmi senza sepoltura. La sepoltura costa.
Le casse imperiali erano tutt'altro che colme. Wolfango convenne che il rogo poteva essere solo una scelta estrema, non adatta al proprio caso.
Se avessero istituito un processo?
Il notaio dell'Inquisizione costa.
I redattori degli atti di inchiesta costano.
La carta per i documenti costa.
Un processo pu durare anni, un decennio. Nel frattempo dovranno mantenermi.
Se non mi presento dovranno mandare qualcuno a cercarmi. Altri soldi.
Se mi costringeranno a pagare la cauzione dir loro che sono un povero frate, senza soldi.
Gli inquisitori avrebbero dovuto studiare gli atti, interrogare i testimoni, convocare il presunto eretico pi e pi volte.
Non  poi detto che mi dichiarino eretico manifesto.
L'abiura. Posso sempre abiurare. Piangere, gridare al mondo il pentimento.
Insomma, prima di consegnarlo tra le mani del braccio secolare, gli inquisitori avrebbero dovuto sudare.
Quando a marzo aveva accolto Milic, era convinto che avrebbe ottenuto informazioni utili sulla corte, sulle macchinazioni, sui potenti d'Europa. Se avesse guardato meglio poteva arrivare a capire che non avrebbe ottenuto alcun vantaggio da un pazzo che era stato spedito in un convento, svenuto e con una coscia ferita.
Inoltre non poteva esservi accusa di disordine sociale. Concluse Wolfango. Era noto che i reati di eresia erano tanto pi gravi quanto maggiore era il successo che ottenevano tra la gente.
Quella notte di marzo Wolfango si era sporcato le dita con il sangue dell'abito di Milic. L'eretico non solo non lo aveva ringraziato per l'accoglienza, ma lo aveva evitato come si evita la peste. Mentre con Bastiano era stato gentile. Bastiano lo aveva portato nei bagni, Bastiano gli aveva curato la coscia, Bastiano lo aveva aiutato a levarsi l'abito per indossare il saio.
I ritratti e le statue di tutti quegli uomini morti davano al corridoio del palazzo l'aspetto di un rifugio per anime condannate a vagare. Tra quei dipinti funebri, Wolfango si sent egli stesso un ritratto. Pens a cosa dire quando gli avrebbero domandato del numero 1368. Lo attravers un pensiero bizzarro. In fondo quel numero mi ha portato a casa dell'arcivescovo. In un'altra circostanza avrebbe riso.
Diabolus: colui che si mette di traverso. Il numero in qualche modo gli aveva dato fama. Ora era giunto il momento di scontare la colpa. Avrebbe detto tutto, di Milic, degli appunti di Matthia, dell'ambiguit del priore. Ma soprattutto di Bastiano. Bastiano e il priore nascondevano qualcosa. Il Graal. Wolfango era deciso a denunciare la faccenda. Non solo. Avrebbe raccontato dei riti di negromanzia, della puttana, dell'orrore che aveva visto sul controsoffitto. Per il bene del convento e dell'arcidiocesi di Praga. Per questo mi sono macchiato di quei delitti.
L'attesa lo stava consumando.
Wolfango cerc di fissare nella propria memoria il discorso che aveva appena preparato.
Chi mi interrogher? si domand Wolfango.
Non ebbe il tempo di rispondere.
La porta venne aperta.
Con un cenno della mano uno dei cavalieri gli ordin di entrare.
Wolfango pul il naso con la manica del saio.
Non poteva immaginare chi lo aspettava.
L'arcivescovo in persona.
Era sdraiato a letto, un lenzuolo disordinato di carte e sigilli lo copriva dal petto ai piedi.
Wolfango entr. Nessuno lo degn, tutti erano concentrati ad ascoltare un quarto uomo.
Continua disse Arnost a quest'ultimo.
L'informatore stava in piedi davanti al letto, leggeva da un foglio.
... 1290 sommato a 70 fa 1360. L'informatore diede ai presenti il tempo di fare il calcolo. Quindi riprese a leggere: Poi ha profetizzato due date, una di salvezza e una di distruzione. Queste date si ottengono dalla somma di 1335 con 33. Secondo il profeta eretico Milic, nel 1368 torner il Signore. Prima, Gog e Magog guideranno l'esercito dell'Anticristo contro la cristianit. L'informatore attese che i presenti reagissero a quelle parole.
Continua ordin Arnost.
Ha poi detto alla folla che voi e l'imperatore conservate un segreto qui a Praga.
Arnost inizi a tossire.
Con un cenno della mano invit a proseguire.
L'informatore guard Wolfango come un intruso.
Super il fastidio per lo sconosciuto e riprese a leggere.
Nonostante la folla abbia domandato pi volte informazioni su questo segreto, Milic lo ha taciuto.
Arnost bevve. Inspir profondamente. La stoffa del poggiatesta prese la forma della nuca.
Sappiamo dove si trova?
Si nasconde in fienili, stalle, non riusciamo a controllarlo completamente. L'informatore si interruppe. I fedeli lo aiutano a nascondersi, lo ospitano in casa, gli danno da mangiare e da bere incuranti del fatto che sia un eretico.
Tu Arnost rivolto a Wolfango, sei vergine?
Wolfango, confuso, non rispose.
Rispondi.
No.
Bene. Arnost indic dei fogli.
Wolfango non cap. Rest fermo.
Arnost lo guard con disprezzo.
Un cavaliere gli diede uno spintone: Prendili.
Wolfango li prese. Historia sectae umbrarum.
Dove sono gli appunti? Arnost, freddo.
Wolfango incredulo. Non se lo lasci ripetere. Si mise a cercare.
Cappuccio. Mantello. Scapolare.
Nessuno disse nulla che potesse levarlo dall'imbarazzo.
Li ho persi, forse so dove.
Torna a recuperarli.
Mi uccideranno.
I cavalieri sorrisero, l'informatore alz gli occhi.
Nessuno ti torcer pi un capello.
Wolfango rimase a fissare l'Historia, cercando un nesso tra quel libro e la propria sicurezza.
Verrai riaccompagnato in convento e porterai con te quello.
Avvolto con cura, un grande arazzo era poggiato alla parete alle spalle di Wolfango.
A chi devo consegnarlo?
Ti spiegher tutto lui Arnost indic l'informatore.
Dimmi quali sono le ultime notizie che hai di frate Bastiano.
Ero andato ad aiutarlo disse Wolfango. Io non c'entro niente.
Arnost lo guard preoccupato.
Si  evirato le lacrime deformarono il volto del topo. Si  evirato.
...
FINE Parte 2.